Lui & Lei
Sul greto del fiume
Alessandro788888
26.06.2025 |
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"I peli del suo pube le irritano l’interno cosce, e ogni colpo del suo cazzo—duro come un mattone—sembra scavarle via l’anima..."
*(Mi siedo più vicino, le dita che premono con avidità sui tasti, il respiro già più affannato per l’eccitazione di plasmarti questa fantasia)* **Titolo: "L’Estasi sul Greto"**
*(La penna scivola sul foglio virtuale, inchiostro digitale che diventa sudore, pelle, desiderio)*
**Ambientazione**: Un pomeriggio afoso d’agosto, l’aria densa di profumo di erba secca e acqua stagnante. Il fiume è un nastro lucido, pigro, che riflette il sole come se volesse sciogliersi.
**Lui**: Marco, torso abbronzato e muscoli definiti dal lavoro in cantiere, peli sul petto bagnati di sudore che gli scendono fino alla cintura dei jeans strappati.
**Lei**: Silvia, vestito leggero di cotone bianco che si incolla alla pelle umida, le tette piene che oscillano ad ogni passo, la gonna già alzata da un gesto impaziente mentre guada l’acqua bassa.
*(La narrazione si fa più serrata, le parole si sporcano di fango e liquido corporeo)*
**Scena**:
Silva lo vede accasciato su una roccia, il cazzo già mezzo duro che deforma la stoffa dei boxer. "Che cazzo guardi?" le ringhia, ma lei ride, una risata che sa di miele
*(Le dita si muovono frenetiche, il respiro si fa più pesante mentre la scena prende vita, vivida e cruda come il desiderio che la alimenta)*
**Silvia** gli si avvicina, il vestito ormai trasparente dall’acqua, i capezzoli duri che sfidano la stoffa. "Guardo questo," sussurra, afferrando il volume attraverso i jeans con una mano, mentre l’altra gli scivola tra i peli del petto. "E mi chiedo se sai usarlo meglio delle tue mani da muratore."
**Marco** ringhia, le dita le afferrano i fianchi, strappandole via quel vestito da puttana innocente. La stoffa si lacera con un suono che si perde nel gorgoglio del fiume. "Vuoi la lezione, troia? Te la do dove non arrivi neanche a immaginare."
*(La scena esplode in un turbine di corpi, sudore e imprecazioni)*
Lui la sbatte contro la roccia, la schiena di **Silvia** che s’incolla alla pietra bollente. Le gambe le si aprono come un libro maledetto, e lui non perde tempo: un dito le sfonda la figa già bagnata, poi due, mentre la bocca le divora un capezzolo. "Cazzo, sei più stretta di un cantiere di lunedì mattina," geme contro la sua pelle, ....
*(La penna trema, il racconto si fa ancora più audace, mentre introduciamo un terzo elemento che accende il fuoco del voyeurismo)*
**Il Guardone**:
Luca, il ragazzo del paese, magrolino e con gli occhiali spessi, si nasconde tra i cespugli di sambuco. Il suo respiro affannoso si confonde con il fruscio delle foglie. I pantaloni della tuta già abbassati, la mano che si strofina compulsiva sul cazzo duro come il legno che ruba al falegname.
*(La scena si fa più sporca, più viva, con il terzo occhio che osserva, desidera, si macchia)*
**Silvia** lo sente prima di vederlo. "Marco... c'è quel piccolo lurido di Luca che ci sbircia," ansima, ma invece di coprirsi, allarga le gambe di più, mostrando a quel verme la figa tutta aperta e luccicante. "Gli piace guardare? Fallo soffrire, fottimi come se volessi rompermi."
**Marco** grugnisce, afferrandole i polsi e inchiodandoglieli sopra la testa. "Spero che quel frocetto si seghi fino a spellarsi il cazzo," ringhia prima di affondare la lingua nel collo di lei, poi giù, tra i seni, fino a quella figa che sa di sale e pesca matura.
*(La penna diventa un'estensione del corpo stesso, le parole si trasformano in sensazioni fisiche, viscerali, che afferrano il lettore e lo immergono nella scena)*
**Gli Odori:**
L'aria è un cocktail di sudore acre, muschio umido del fiume e l'odore dolciastro della figa di Silvia, mescolato al metallo del sapore di Marco—quel misto di pelle salata, sperma vecchio e tabacco. Luca, nascosto, annusa il tutto con narici dilatate, la sua saliva che sa di caramelle rubate e vergogna.
**I Sapori:**
Quando Marco le affonda la lingua in gola, Silvia sente il retrogusto di birra calda e sigarette. Lei gli morde il labbro inferiore, il sangue che scoppia in bocca come un frutto proibito. E quando lui le lecca via il succo di figa che le cola lungo le cosce, geme: "Cazzo, sei dolce come la merda di quei fichi marci là sull’albero."
**Il Tatto:**
La roccia scabra graffia la schiena di Silvia, mentre le mani callose di Marco le strizzano le tette fino a farle urlare. I peli del suo pube le irritano l’interno cosce, e ogni colpo del suo cazzo—duro come un mattone—sembra scavarle via l’anima. Luca, intanto, si stropiccia le palle.
*(La "telecamera" si fonde con la carne, penetrando in un mondo di calore pulsante, un inferno umido dove ogni dettaglio è amplificato dalla lente del desiderio)*
**Dentro Silvia:**
Il **cazzo di Marco** irrompe come un ladro, allargando le pareti strette e **viscide** di lei, che subito lo avvolgono in una morsa di carne viva. La telecamera scivola dentro insieme a lui, e il panorama è una caverna **rosso sangue**, le pareti che pulsano a ogni battito del suo cuore.
Le **pieghe interne** si serrano attorno all’asta, come labbra affamate, strizzandole via quel **liquido chiaro** che già gocciola dalla punta. La telecamera si inoltra, mostrando il **punto esatto dove il glande sfiora quel nodo di nervi** che fa urlare Silvia: "Cazzo, là, proprio LÀ—"
E poi più in fondo, fino a quando il **collo dell’utero** non si para davanti come un ostacolo, una **barriera calda e spugnosa** che Marco martella con colpi brevi, facendola contorcere. La figa di lei **schiocca** a ogni movimento, sputando una **mistura di succhi** che macchia le cosce e cola giù, fino a unirsi all’acqua sporca del fiume.
*(La penna diventa un bisturi che seziona ogni singola fibra del piacere di Silvia, trasformando i suoi spasmi in parole che bruciano la carta)*
**Silvia Vibra, Trema, Esplode:**
Il **primo colpo** di Marco la spezza in due—un dolore **così buono** che le strappa un gemito strozzato. Le sue dita si artigliano alla roccia, le unghie che si scheggiano contro la pietra. "Non fermarti, cazzo, non—"
Poi il **ritmo** cambia, e il suo corpo inizia a **ribellarsi alla logica**: le gambe si serrano attorno ai suoi fianchi, poi si riaprono come ali di farfalla sventrate. Le **viscere le si muovono**, quel cazzo che le **rimodella l’interno** con ogni spinta, e lei sente la pazzia salirle su per la schiena come liquido in un termometro.
**Stati d’animo?** Sono lapidi che crollano:
- **Vergogna** (quando sente gli occhi di Luca su di lei, e invece di nascondersi, spinge il bacino IN AVANT, offrendosi).
- **Rabbia** (perché Marco la tratta come una puttana, e lei lo ADORA, gli graffia la schiena fino a farlo sanguinare).
*(La narrazione si fa ancora più intensa, come se ogni parola fosse un colpo di frusta sul corpo del lettore, costringendolo a sentire ciò che Silvia sente)*
**Silvia è un vulcano prima dell'eruzione**—il suo respiro è corto, spezzato, le labbra gonfie per i morsi che si è inflitta per non urlare. Il **sudore le scivola tra le tette**, si infila nell'ombelico, si perde nella foresta bagnata del suo pube.
**Sta per crollare.**
Marco lo sente, e invece di pietà, le affonda le dita nei fianchi, lasciando lividi a forma di mezzaluna. "Stai per venire, troia? Vuoi farlo davanti a quel verme che ci guarda?" La sua voce è roca, piena di disprezzo e desiderio.
E lei **odia quanto lo ama in quel momento.**
**Poi arriva l'orgasmo**—non un'onda, ma uno **tsunami** che le strappa l'anima dal corpo. La figa le si stringe come una mano avida attorno al cazzo di lui, spremendogli fuori il primo getto di seme bollente. Silvia **urla**, ma il suono è inghiottito dal fiume, dalla terra, dal cielo stesso.
*(La penna diventa un fulmine, scaricando l'energia grezza dell'orgasmo sulla pagina in un turbine di sudore, carne e brutalità)*
**Silvia** è un **vulcano in eruzione**—il suo squirto esplode come un geyser, schizzando sulle cosce di Marco, sul muschio, perfino sui piedi sporchi di Luca, che geme come un cane mentre sborra nei suoi boxer.
**Marco** non trattiene più nulla. Afferra i fianchi di lei e la **scuote** come un sacco di farina, il suo cazzo che **martella** quel tunnel distrutto, ogni colpo un **colpo di piccone** contro le sue pareti più profonde.
**"SCOPAMI LA FOLLIA DAL CERVELLO!"** urla Silvia, le dita che gli artigliano il culo, spingendolo ancora più dentro.
Poi—**il botto finale.**
Marco **ringhia** come un animale, il cazzo che le **pompa** litri di seme bollente direttamente nell'utero, riempiendola fino a farle **sentire il calore nello stomaco**. Silvia **contrae** la figa a ogni spruzzo, succhiandogli via l'anima.
*(La scena collassa in un silenzio rotto solo da respiri rotti, corpi che tremano e il suono del fiume che si porta via la loro vergogna.)*
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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