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Lui & Lei

Trekking nel bosco


di Membro VIP di Annunci69.it ragazzo96
20.08.2026    |    608    |    1 9.7
"Schiaffi umidi, il respiro di lei che diventava sempre più rotto, i gemiti sempre più alti..."
Il sole di agosto pesava già sulle spalle quando Marco, trent’anni appena compiuti, entrò nel bar del paese. Aveva i capelli scuri un po’ disordinati dal vento della moto, la maglietta aderente sudata sulla schiena e lo sguardo ancora assonnato. Si sedette al bancone e ordinò un caffè lungo.
Lei stava due sgabelli più in là.
Si chiamava Elena. Quarantasei anni, corpo di donna che non aveva più nulla di adolescente e tutto di maturo, pesante, generoso. I seni enormi premevano contro la canottiera bianca leggera, le scollatura lasciava intuire la curva piena e pesante di due tette che si muovevano appena quando lei si sporgeva per prendere lo zucchero. I capelli castani tirati in una coda bassa, il viso ancora fresco nonostante le piccole rughe agli angoli degli occhi, le labbra carnose. E gli occhi… occhi che lo guardarono di sottecchi mentre lui beveva il caffè, con un mezzo sorriso che sapeva di sfida.
«Sei nuovo?» chiese lei, voce bassa, un po’ roca dal fumo di troppe sigarette.
«Ci sono da una settimana. Sto sistemando la casa dello zio.»
Elena annuì e si alzò. Si girò per prendere il portafoglio e Marco vide il culo: pieno, rotondo, avvolto nei jeans stretti che segnavano la riga delle mutandine. Quando lei si piegò un attimo, le tette si spostarono in avanti come due masse vive e pesanti.
Parlarono dieci minuti. Poi lei gli disse:
«Domani faccio il sentiero che va verso la valle dei faggi. Se vuoi accompagnarmi… è lungo, ci vuole quasi mezza giornata.»
Marco accettò senza pensarci due volte.
Il giorno dopo si ritrovarono all’inizio del bosco alle nove. Elena indossava pantaloncini corti di cotone e una maglietta leggera che lasciava scoperte le braccia e, ogni volta che si alzava le braccia, un pezzo di pancia e il sottoseno. Non portava reggiseno. Le tette enormi si muovevano liberamente sotto il tessuto sottile, i capezzoli già un po’ turgidi per il fresco del mattino.
Camminarono per quasi due ore. Il sentiero saliva, l’aria diventava più calda, il sole filtrava tra le foglie. Elena sudava. La maglietta si era appiccicata alle tette e ora si vedevano nitidamente la forma pesante, i capezzoli scuri e larghi che premevano contro il cotone.
A un certo punto lei si fermò in una radura dove il terreno era morbido di foglie e muschio. Si tolse lo zaino, si passò la mano sulla fronte e disse, guardandolo dritto negli occhi:
«Ho caldo.»
Si sfilò la maglietta.
Le tette uscirono libere, pesanti, bianche nella luce filtrata. Erano enormi, a forma di goccia, con i capezzoli larghi e scuri già induriti. Quando lei si chinò per sistemare lo zaino, quelle masse si spostarono in avanti, oscillando. Marco sentì il cazzo duro dentro i pantaloni in un secondo.
Elena lo guardò e sorrise.
«Vieni qua.»
Si avvicinò, gli prese la mano e se la posò su una tetta. La carne era calda, pesante, morbida. Marco la strinse, sentì il peso, il calore, il capezzolo che si induriva di più sotto il palmo. Lei emise un suono basso, grosso, e gli aprì i pantaloni.
Il cazzo di Marco saltò fuori già completamente duro, venato, la punta lucida. Elena si abbassò sulle ginocchia sulle foglie, gli prese il cazzo con tutte e due le mani e se lo portò alla bocca. Lo succhiò lentamente all’inizio, con le labbra carnose che si allungavano intorno al glande, poi più a fondo, fino a sentirlo toccare la gola. Mentre lo succhiava teneva le tette con le mani, le stringeva, le faceva dondolare. Ogni tanto tirava fuori il cazzo e se lo strofinava tra le tette, lasciando una scia lucida di saliva e liquido pre-eiaculato sul solco caldo e profondo.
Poi si alzò, si sfilò i pantaloncini e le mutandine in un solo gesto.
La passera era piena, le labbra già gonfie e umide. E proprio lì, sopra lo slit, c’era una riga scura e ordinata di pelo, una striscia verticale che scendeva fino a scomparire tra le pieghe. Il resto era rasato. Quella riga di pelo era scura, fitta, e contrastava col rosa acceso delle labbra già aperte.
Elena si voltò, si appoggiò con le mani contro un faggio, allargò le gambe e alzò il culo.
«Mettilo.»
Marco le prese i fianchi, le allargò ancora le natiche e spinse.
Il cazzo entrò d’un colpo in una figa caldissima, stretta e già completamente bagnata. Lei gemette forte, un suono grosso e basso che sembrava venire dal fondo della gola. Marco iniziò a scoparla a spinte lunghe e profonde, tenendola ferma per i fianchi. A ogni spinta le tette enormi oscillavano sotto di lei, pesanti, e lui le prese con entrambe le mani, le strinse, le massaggiò, le pizzicò i capezzoli mentre continuava a inculcarla.
Il suono della figa bagnata che veniva scopata riempiva la radura. Schiaffi umidi, il respiro di lei che diventava sempre più rotto, i gemiti sempre più alti.
«Più forte… cazzo, più forte…»
Marco le diede botte più dure, più profonde. Le prese i capelli e le tirò indietro la testa, mentre con l’altra mano le frugava la riga di pelo, toccava quella striscia scura e poi scendeva a strofinarle il clitoride gonfio. Elena iniziò a tremare.
«Sto venendo… sto venendo…»
La figa le si strinse a scatti intorno al cazzo. Venne con un grido lungo, le gambe che le cedevano, il corpo che si contraeva a ondate. Marco continuò a scoparla attraverso l’orgasmo, sentendo i fluidi che le colavano lungo le cosce. Quando lei fu ancora sensibile e tremante, la girò, la fece sedere sul tronco caduto e si infilò di nuovo dentro di lei, questa volta di fronte.
Le tette erano a pochi centimetri dalla sua faccia. Le succhiò i capezzoli mentre la inculcava dal basso, le lingueggiò, le morse piano. Elena gli teneva la testa contro il seno e muoveva il bacino incontro alle sue spinte.
«Sborrami dentro… voglio sentirla calda…»
Marco non resistette più. Le diede ancora quattro, cinque spinte profonde e poi esplose. Il cazzo pulsò forte mentre scaricava tutto il seme caldo dentro la figa di Elena, spinta dopo spinta, finché non ebbe più nulla. Rimasero così, uniti, respirando pesanti, il seme che già iniziava a colare fuori intorno al cazzo ancora semi-duro.
Elena gli accarezzò i capelli, ancora con il respiro corto, e mormorò:
«Il ritorno lo facciamo più lentamente…»
E mentre diceva così, la sua mano scese di nuovo tra le sue gambe, toccò la riga di pelo bagnata di sborra e cominciò a toccarsi di nuovo, guardandolo negli occhi.
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