In ufficio con la capa
ragazzo96
Da circa 6 anni condivido ufficio e scrivania con francesca , una collega più grande di me di 10 anni, già sposata e madre da 3 anni.
Tra noi c'è sempre stato un buon rapporto, si ride, si scherza, si flirta anche ogni tanto, infatti entrambi non abbiamo mai nascosto un po' di apprezzamento reciproco a livello fisico. Tra noi si è instaurata fin da subito una certa confidenza, non abbiamo mai evitato l'argomento sesso anzi, ci siamo sempre raccontati molto delle nostre esperienze sessuali e talvolta ci siamo perfino dati dei consigli a vicenda.
Lei fisicamente non si può definire una bellezza da farti perdere la testa ma ha decisamente il suo perchè...viso normale su cui non manca mai un paio di classici occhiali da segretaria che solitamente cerca di abbinare all'abito del giorno (ha buoni gusti nell'abbigliamento anche se a volte forse si "invecchia" un po' per come veste), fisico abbastanza formoso , alta circa 1.70 , seno adeguato alla sua fisicità (4 ) ma un lato b meraviglioso su cui ammetto di avere fantasticato parecchio in questi anni.
L'estate scorsa, è accaduto il primo fatto che ha cambiato un po' il nostro rapporto di amichevole complicità, si è trattato di una cosa banalissima che però ha aperto la via ad altro. Un pomeriggio mi cade una penna sotto la scrivania, lei nemmeno se ne accorge intenta com'è suo lavoro, io mi abbasso per recuperarla e mi ritrovo davanti la vista di lei con le gambe spalancate che indossa delle mutandine con cuciture nere ma parecchio trasparenti nel mezzo, da cui si intravede abbastanza nitidamente cosa c'è sotto. Rialzandomi le dico istintivamente "ti conviene chiudere le gambe perchè se mi ricasca la penna finisce che ti vedo le tonsille", lei rimane attonita per un attimo, poi dopo essersi resa conto poi di cosa avessi visto mi risponde "Beh non hai mica sempre sognato di vedere ciò che hai appena visto?". Per qualche giorno abbiamo scherzato sulla cosa, io ogni tanto tiravo fuori l'argomento, lei rispondeva facendo la finta offesa e ci marciavamo un po' sopra.
Qualche tempo dopo abbiamo avuto una divergenza di vedute su una questione lavorativa, o meglio lei sosteneva una tesi e io un'altra, entrambi eravamo convintissimi del fatto nostro tanto da arrivare a scommettere. Lei mi propone di mettere in palio 100 € e io le rispondo "se hai ragione tu ti dò 100 €, se ho ragione io voglio un tuo strip integrale", lei inizialmente mi risponde le solite cose, che è sposata, madre di famiglia e non può fare certe cose, ma dietro mia provocazione ("se sei così sicura di vincere perchè non scommetti?") cede e dopo pochi minuti si accorge di aver perso la scommessa. A quel punto io la martello per un po' (sempre scherzosamente), cerco di pungerla nell'orgoglio e di farla sentire in torto, ma lei è inflessibile e non cade nel tranello, per cui la giornata finisce con la solita convinzione di aver passato qualche momento piacevole a flirtare e niente più.
Il giorno seguente quando arrivo in ufficio lei è già seduta alla sua postazione, ci salutiamo come sempre, accendo il pc e leggo una sua mail che dice "Ho trovato il modo in cui posso pagare la scommessa", nello stesso istante sento una penna cadere sotto la scrivania e lei mi dice "me la raccoglieresti per cortesia?". Mi abbasso sotto la scrivania quasi automaticamente pensando a cosa avesse in mente, raccolgo la penna e alzando gli occhi vedo che indossa una gonna stretta di pelle blu, le gambe sono spalancate e sotto si vedono le mutandine trasparenti della volta precedente. Mi rialzo, le sorrido, guardo il pc e lei nel frattempo mi ha scritto un'altra mail "Oggi puoi far cadere la penna quante volte vuoi...basta per pagare il debito?" e io le rispondo "Beh come sempre mi tieni nascosto il tuo favoloso lato b però mi accontenterò, scommessa pagata", entrambi ci facciamo una risatina e riprendiamo il lavoro. Ovviamente quel giorno penso di aver passato più tempo sotto la scrivania che davanti al pc, lei a volte faceva la finta offesa, altre volte sorrideva maliziosamente e la giornata è trascorsa via così.
Il mattino dopo parcheggiamo nello stesso istante, ci salutiamo e salendo le scale mi chiede "Allora?non hai niente da dirmi a riguardo dello spettacolino di ieri?" risposta "Ho gradito molto e credo pure la mia compagna, quando sono arrivato a casa ero talmente eccitato che l'ho letteralmente sbattuta sul letto e abbiamo passato una serata di fuoco!", a quel punto lei mi dice "Devo ammettere che anche a me la cosa ha fatto un effetto simile" e io "Ah, non ti facevo così eisibizionista!" e lei conclude "Ci sono ancora tanti lati di me che non conosci così a fondo!", ci facciamo la solita risata ed entriamo in ufficio .
Passano i giorni e io compio gli anni e qualche giorno dopo il mio compleanno, mentre stavamo uscendo dal bar sotto l'ufficio dove avevamo fatto la pausa caffè con alcuni colleghi, Francesca mi prende in disparte e mi dice "Mi raccomando, stasera aspettami che mi devi accompagnare all'auto. Ti ho preso un regalo per il compleanno ma l'ho dimenticato nel baule", al che quasi senza pensarci le rispondo "Un regalo?Ma non ci siamo mai fatti regali per il compleanno!" e lei "Ma guarda che è una cavolata non aspettarti niente di che, l'ho visto in negozio, mi sei venuto in mente e te l'ho preso". Quel pomeriggio ricordo di aver passato quasi tutto il tempo a pensare al mio regalo, avevo intuito che Francesca non me la stava raccontando tutta fino in fondo e devo ammettere che avevo la sensazione che si trattasse di qualcosa che avesse a che fare con la sfera sessuale.
Era un lunedì lo ricordo bene, i soci dello studio erano all'estero per lavoro, i colleghi dalle 18:00 hanno cominciato ad andarsene uno ad uno e vedevo che S. non accennava minimamente ad alzare lo sguardo dalle sue pratiche. Intorno alle 18:45 l'ultimo collega rimasto si affaccia alla porta del nostro ufficio e ci dice "Io sto andando, ci pensate voi a chiudere lo studio?" e lei prontamente "Sì tranquillo, io qui ne ho ancora per un po', ci penso io", il collega ci ha salutati e se n'è andato. Dopo qualche minuto finalmente alza lo sguardo dalle sue pratiche, mi guarda e mi dice "Ho finito!Mi faresti un favore?Controlla che negli altri uffici abbiano spento tutto e abbiano tirato le tendine, io nel frattempo vado un attimo in bagno e poi finalmente ce ne andiamo". Mi alzo e comincio a fare il giro dei vari uffici, dopo aver finito vado in corridoio e mentre prendo il mio piumino mi accorgo che dall'attaccapanni è sparito il suo cappotto. E' un attimo, mentre sto cercando di capire cosa stia succedendo, lei esce dalla porta del bagno con già addosso il cappotto e noto subito che le scarpe che indossa non sono le stesse che ha avuto per il resto della giornata e che soprattutto i pantaloni del completo gessato grigio e bianco avevano lasciato spazio ad una finissima calza nera nera lavorata. Non faccio a tempo a mettere insieme gli indizi che lei apre il cappotto e mi si spalancano le porte del paradiso. Sotto indossa un magnifico completino intimo con reggiseno e perizoma in pizzo nero, il tutto condito da reggicalze e calze nere lavorate ed infine un paio di scarpe nere con vertiginosi tacchi a spillo. Sono letteralmente a bocca aperta e lei sorridendo maliziosamente mi dice "Allora?Ti piace il mio regalo?" io imbambolato le chiedo "Ma cosa significa?" e lei prontamente, come se si aspettasse quella mia domanda, mi risponde "Avevo o non avevo una scommessa da onorare?Sono una donna di parola io!Ho voluto solo lasciarti aspettare un po' e ho pensato di farti questo regalo che aspettavi tanto...però se non gradisci non fa nulla, torno a rivestirmi" io "No no assolutamente, anzi adesso mi siedo e mi godo tutto lo spettacolo" poi in un momento di lucidità "Ma la porta dell'ufficio?" e lei prontamente "Sono andata subito a chiuderla mentre facevi il giro degli uffici (e ridendo) sei proprio stordito, non ti sei accorto di nulla!". A quel punto mi siedo, lei lascia cadere il cappotto, si avvicina a me guardandomi con un sorrisetto malizioso e mi dice "Però che sia ben chiara una cosa, guardare ma non toccare, ok?" io "Ma nemmeno il tuo fantastico lato b, lo sogno da una vita!" e lei prontamente "No!Sappi che se anche solo mi sfiori, addio regalo". A quel punto resto sulla mia sedia, tanto eccitato quanto deluso dal fatto di poter solo osservare tutto quel ben di Dio, la guardo mentre a pochi centimetri da me si sgancia la prima calza dal reggicalze e se la sfila, così anche la seconda, poi fa spazio sulla mia scrivania, ci sale sopra e comincia a muoversi e ad ammiccare come una vera strip girl. Cambia varie posizioni, si avvicina per poi subito riallontanarsi fino a che, in ginocchio sulla scrivania, si volta mostrandomi il suo magnifico lato b coperto solo da quello striminzito perizoma di pizzo nero, si slaccia il reggiseno e lo lancia via, si gira tenendosi le mani davanti ai suoi grandi seni e poi finalmente li scopre Io fatico a trattenere la mia eccitazione, istintivamente con la mano cerco di tenere a bada il mio membro sotto i pantaloni, lei se ne accorge e sorridendo mi dice "Se vuoi puoi liberarlo, non puoi toccarmi ma ti concedo almeno di godere appieno dello spettacolo". Sinceramente la cosa mi imbarazza un po', mi sembra di essere un ragazzino eccitato davanti ad una stripper professionista, ma non ce la faccio davvero più così decido di tirarlo fuori e lei con uno sguardo compiaciuto e facendomi l'occhiolino mi dice "Beh l'ho sempre immaginato che lì sotto ci fosse qualcosa di importante". A quel punto scende dalla scrivania, si mette in piedi davanti a me a non più di 20 cm. di distanza, posso sentire distintamente il suo profumo, si gira dandomi nuovamente la schiena e comincia pian piano a sfilarsi il perizoma voltandosi e ammiccando. Gioca con il suo indumento, lo abbassa un pochino per poi rialzarlo quasi subito almeno 4/5 volte finendo poi farlo sfilare giù alle caviglie con una mossa secca e decisa, si mette a 90° gradi restano in piedi davanti a me guardandomi con il suo viso tra le sue gambe leggermente divaricate. A quella vista mi va il sangue al cervello e perdo il controllo, la afferro per il braccio e con forza la tiro a me voltandola e facendola sedere sulle mie cosce, a quel punto il sorrisetto malizioso le sparisce dal viso lasciando il posto ad uno sguardo eccitato e mi dice "Finalmente!Volevo proprio vedere quanto ci mettevi...ora scopami!". Detto fatto!Con un leggero balzo in avanti si accomoda sul mio membro duro ed eretto, riesco a sentire perfettamente che la sua fighetta e già bagnata e noto anche un sottile pelo curato non ci do molta importanza e cominciamo a farlo lì sulla sedia, guardandoci negli occhi ma senza scambiarci alcun bacio. Stiamo in quella posizione per un po', le bacio e le mordicchio le sue belle tettone …Stiamo in quella posizione per un po’, le bacio e le mordicchio le sue belle tettone. I capezzoli le sono già duri, gonfi, e ogni volta che li prendo tra le labbra o li strofino con la lingua lei emette un gemito basso, quasi soffocato, e stringe le cosce intorno a me. La sento scivolare su e giù sul mio cazzo, lenta all’inizio, poi sempre più insistente. È stretta, caldissima, e bagnata da far schifo: ogni volta che scende fino in fondo un piccolo schiocco umido riempie l’ufficio silenzioso.
Le mani le scorrono sulla schiena, scendono e infine afferrano con forza quel culo meraviglioso che avevo sognato per anni. Lo stringo, lo apro, lo massaggio mentre lei accelera il ritmo. Francesca ha gli occhi socchiusi, le labbra semiaperte, e ogni tanto mi guarda con un’espressione che è metà eccitazione e metà sorpresa di essere davvero lì, nuda, a cavalcarmi sulla sedia dell’ufficio.
«Più forte… cazzo, più forte», mormora.
La sollevo di peso, la faccio scendere dal mio grembo e la spingo verso la scrivania. Con un gesto secco le faccio girare le spalle e la piego in avanti. Lei capisce subito, si allarga le gambe e appoggia i gomiti sulla superficie di legno, offrendomi la schiena e quel sedere perfetto. Il perizoma nero è ancora appeso a una caviglia; lo calcò via con il piede. Mi posiziono dietro di lei, le afferro i fianchi e la penetro di nuovo con una spinta lunga e profonda.
«Ah… merda…» ansima, e la testa le cade in avanti.
La scopo con decisione, le spalle le oscillano a ogni colpo, le tette le pendono e si muovono al ritmo. Ogni tanto le do uno schiaffo leggero su una chiappa, poi sull’altra, e lei risponde con un gemito più alto. La mano sinistra le scivola sotto il ventre, trova il clitoride già gonfio e ci gira sopra con due dita mentre continuo a spingere. Francesca trema, le gambe le vacillano, e dopo pochi minuti la sento contrarsi forte intorno al mio cazzo.
«Sto venendo… cazzo, sto venendo…»
Si stringe a morsa, un’ondata di calore la percorre e un filo di liquido le scende lungo l’interno coscia. Continuo a scoparla attraverso l’orgasmo, più lento ma più profondo, fino a che lei non emette un ultimo gemito rotto e si lascia andare completamente sulla scrivania, ansimando.
Non mi fermo. La lascio un attimo, le faccio girare di nuovo il corpo e la sollevo a sedere sul bordo della scrivania. Le gambe le restano aperte, i piedi con i tacchi a spillo ancora ai piedi. Mi infilo di nuovo dentro di lei e ricomincio a spingere, questa volta guardandola dritto in faccia. Le mani le stringono le cosce, i pollici le premono sull’inguine. Lei mi guarda con gli occhi lucidi, le labbra gonfie, e ogni tanto mi sorride stanca e soddisfatta.
«Vieni… vieni pure tu», sussurra.
Accelero. Sento il piacere salirmi dalla base della schiena, diventare urgente, incontrollabile. Al momento giusto mi sfilo da lei, mi raddrizzo e le afferro il cazzo con la mano. Due, tre pompe decisive e esplodo. Il primo getto le colpisce dritto il panciotto, caldo e denso; il secondo e il terzo le si spargono sul ventre, scivolano verso l’ombelico e scendono lentamente verso il pube. Continuo a pompare finché non esce più nulla, e resto lì a guardare il mio sperma bianco che le luccica sulla pelle, a contrasto con il pizzo nero del reggiseno che le pende ancora da una spalla.
Francesca abbassa lo sguardo, osserva la spruzzata sul suo panciotto e poi alza gli occhi verso di me con un sorriso stanco e malizioso.
«Bel regalo di compleanno, eh?»
Si passa un dito sul ventre, raccoglie un po’ di sperma e se lo porta alle labbra, assaggiandolo senza troppa enfasi, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Poi si lascia scivolare giù dalla scrivania, raccoglie il perizoma e il reggiseno e inizia a rivestirsi con calma, mentre io mi sistemo i pantaloni e cerco di recuperare un minimo di compostezza.
Fuori l’ufficio è completamente silenzioso. Solo il rumore lontano di qualche macchina e il respiro ancora pesante di entrambi.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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