Il Campeggio
ragazzo96
Laura aveva quarantotto anni. Corpo maturo, generoso, pesante nei punti giusti. Seni enormi e pieni che la canottiera da spiaggia non riusciva a contenere: si muovevano pesanti a ogni passo, i capezzoli larghi e scuri che si segnavano sempre. Fianchi larghi, culo rotondo e morbido, cosce carnose. Tra le gambe portava una riga scura e ordinata di pelo che scendeva dritta fino alle labbra della figa. Il resto era rasato. Quella striscia scura si vedeva ogni volta che indossava il costume intero troppo stretto.
Lo zio era un uomo silenzioso, gli occhi sempre un po’ troppo attenti.
Il terzo pomeriggio il caldo era soffocante. Lo zio aveva detto che sarebbe andato a fare una passeggiata lunga verso il paese. In realtà si era nascosto dietro i cespugli a pochi metri dalla tenda di Marco, con il binocolo e il cazzo già duro dentro i pantaloni corti.
Laura uscì dalla roulotte in un costume intero nero, troppo piccolo. Le tette enormi spingevano contro il tessuto, i capezzoli già turgidi. Si sedette sulla sdraio davanti alla tenda del nipote, le gambe leggermente divaricate, e chiamò Marco.
«Vieni qui… aiutami a mettermi la crema sulla schiena.»
Marco uscì solo con i costumi. Aveva già il cazzo mezzo gonfio solo a guardarla. Si inginocchiò dietro di lei e cominciò a spalmarsi la crema. Le mani scesero più in basso, lungo la schiena, fino all’inizio del culo. Laura non si mosse. Si inarcò appena.
«Più in basso…» mormorò.
Marco le sfilò le bretelle del costume. Le tette pesanti uscirono libere, bianche nella parte nascosta, i capezzoli scuri e già duri. Laura gli prese una mano e se la posò su un seno.
«Toccale. So che vuoi.»
Dietro i cespugli lo zio teneva già il cazzo fuori, se lo strofinava lentamente mentre guardava. Gli occhi erano fissi sulle tette della moglie che il nipote ventenne stava massaggiando, stringendo, sollevando.
Laura si alzò, si tolse del tutto il costume e si sdraiò sulla sdraio con le gambe divaricate. La passera era già umida. La riga di pelo scuro scendeva dritta fino alle labbra gonfie e lucide. Si toccò con due dita, aprì le labbra e guardò il nipote.
«Succhiamela. Piano. Voglio sentire la tua lingua.»
Marco si chinò tra le cosce della zia. La lingua le percorse la riga di pelo, poi scese sulle labbra bagnate, le leccò lentamente, entrò dentro. Laura gemette basso, tenendogli la testa con una mano mentre con l’altra si stringeva una tetta pesante. Il suono umido della lingua sulla figa arrivava chiaro fino allo zio, che ora si segava più in fretta.
Dopo un po’ Laura tirò su il nipote, gli calò i costumi e prese il cazzo duro tra le mani. Era grosso, venato, la punta già lucida di liquido. Se lo portò alla bocca e lo succhiò a fondo, le labbra carnose che scendevano fino quasi alla base, mentre le tette le dondolavano a ogni movimento della testa. Ogni tanto lo tirava fuori e se lo strofinava tra i seni enormi, lasciando una scia lucida nel solco caldo.
Poi si alzò, si mise a carponi sulla sdraio e alzò il culo.
«Inculami. Forte. Voglio sentirlo tutto dentro.»
Marco le prese i fianchi e spinse. Il cazzo entrò d’un colpo nella figa calda, stretta e già completamente bagnata della zia. Laura emise un gemito lungo, grosso, quasi un grugnito. Marco cominciò a scoparla a spinte profonde e regolari. Le tette enormi oscillavano pesanti sotto di lei a ogni colpo. Il suono umido e ritmico della figa che veniva presa riempiva l’aria calda del pomeriggio.
Dietro i cespugli lo zio si segava furiosamente, gli occhi spalancati. Guardava il cazzo del nipote ventenne sparire dentro la moglie, le natiche di lei che si muovevano, la riga di pelo bagnata che si vedeva ogni volta che Marco si ritraeva.
Laura iniziò a venire per prima. La figa le si strinse a scatti intorno al cazzo, i fluidi le colavano sulle cosce mentre gemetteva a bocca aperta, il corpo che tremava. Marco non si fermò. Continuò a scoparla attraverso l’orgasmo, poi la girò, la fece sedere sulla sdraio e se la infilò di nuovo dal basso. Le succhiò i capezzoli mentre la inculcava, le morse piano, le stringeva le tette con entrambe le mani, sentendo il peso caldo e pesante.
«Sborrami dentro… cazzo, sborrami tutta… voglio sentirla calda…»
Marco le diede ancora alcune spinte dure e profonde e esplose. Il cazzo pulsò forte mentre scaricava il seme caldo in fondo alla figa della zia, spinta dopo spinta, finché non ebbe più nulla. Rimasero uniti, respirando pesanti, il liquido bianco che già iniziava a colare fuori intorno al cazzo ancora semi-duro.
Solo allora lo zio uscì dai cespugli, il cazzo ancora duro e lucido in mano, il respiro corto. Laura lo guardò senza sorpresa, con un sorriso lento e sporco, ancora con il cazzo del nipote dentro.
«Hai visto tutto, vero?» disse lei. «Allora vieni qui. Ora tocca a te leccarmi mentre lui è ancora caldo dentro di me.»
Lo zio si avvicinò, si inginocchiò tra le cosce della moglie e cominciò a leccare la figa piena di sborra del nipote, la lingua che raccoglieva il seme e la bagnava ancora di più. Marco, ancora semi-duro, le stringeva le tette da dietro e le pizzicava i capezzoli.
Il mare batteva piano sullo sfondo. E nessuno dei tre aveva intenzione di fermarsi.
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