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SONO MAGGIORENNE ESCI
Lui & Lei

Ufficio


di Acquelibere72
06.09.2026    |    838    |    0 9.6
"Lei dalla camicia vide uscire un petto pieno, appena villoso, morbido ma non flaccido, senza la marmorea e ruvida aggressività di un bellimbusto uscito dalla palestra e vittima del rasoio..."
Quella mattina era iniziata male.
Il ronzio nelle orecchie, il peso delle palpebre, un generale senso di malessere e quel fastidio che ogni cosa gli provocava non volevano proprio abbandonarlo.

La notte l’aveva passata madido di sudore tra continui risvegli e contorsioni nel letto, tanto che aveva atteso con ansia la sveglia e la doccia mattutina, maledetta afa. Pochi minuti dopo, tuttavia, l’arrivo di camicia, cravatta e giacca avevano spento ogni entusiasmo e gli avevano dato un senso di soffocamento condito da un forte desiderio di togliersi tutto e ritornare a letto. Il solito rito di tutte le mattine con in più una vocina che faceva sempre più fatica a fingere di non sentire e che parlava della reale necessità di tutto questo, di quanto era inutile per il mondo il suo lavoro e del fatto che tra qualche anno di lui sarebbe rimasto solo il sollievo di non dover pagare più uno stipendio o una pensione.

Con questi pensieri addosso era uscito di casa e appena sul pianerottolo si era detto: “andiamo, almeno tra pochi minuti sarò in auto” e si era rassegnato a chiamare l’ascensore,
L’ascensore arrivò gravato della vicina del piano di sotto che si guardava intorno spaesata.
“Ma siamo al piano terra?”
“No, signora, siamo al quinto, sto scendendo”
“Ah… mi pareva, ma come mai sono qui, mi ha chiamato lei?”
“Probabile” bofonchiò lui facendo finta di non vedere l’occhiata, maliziosa nelle intenzioni, patetica nell’effetto, che lo aveva raggiunto da dietro gli occhiali.
La donna, nonostante gli anni e qualche chilo di troppo non sarebbe stata nemmeno inguardabile, ciò che la rendeva inavvicinabile era l’odore di sudore che già di prima mattina emanava.
Quel viaggio in ascensore lo avrebbe provato molto.

Adesso si ritrovava sulla porta dell’ufficio e, a completamento della strada cosparsa di semafori rossi, motorini invadenti, automobilisti evidentemente più interessati alla meditazione che alla velocità del loro tragitto aveva anche dovuto parcheggiare lontano.
L’oltraggio finale fu il carrello delle pulizie davanti alla porta del suo ufficio: dover sopportare i tentativi di conversazione della signora delle pulizie era davvero troppo.
Era intento in questi pensieri quando, nell’aprire la porta, lo accolse un “buongiorno!” diverso dal solito, fresco e squillante.

La solita signora delle pulizie era in ferie e l’avrebbe sostituita Sabrina, una ragazza, dai lunghi capelli rossi e, a quanto si intuiva attraverso il camice da lavoro, dalle forme ragguardevoli.

Dopo i saluti lui prese posto alla scrivania, accese il computer e iniziò a far girare la ruota del criceto: mail, mail, telefonata, lettura di documento interrotta da telefonata, sguardo al seno della ragazza, mail, mail, ripresa della lettura, tentativo velleitario di scacciare l’immagine delle sue mani su quelle mammelle, altra telefonata, altro sguardo e sospetto che sotto il camice portasse solo la biancheria, incontro con cliente, rientro in ufficio, lei ha finito e se ne è andata, mail, telefonata, altro cliente, tentativo di ripresa della lettura della mattina, decisione di leggerlo con calma domani, mail, telefonata, a casa.
Uscendo, nel corridoio, vide il carrello delle pulizie e poco più in là riconobbe la sagoma che non si toglieva dalla testa dalla mattina.
“Buonasera, ancora al lavoro?”
“Buonasera, sì ma ho quasi finito”
“Quand’è così quasi quasi ti aspetto e ti offro l’aperitivo al bar qui sotto”
“Perché no? Però prima vado a cambiarmi”
“Ti aspetto”
E la vide sparire dietro la porta dello spogliatoio.

In seguito non avrebbe saputo spiegare il perché, ma non poté fare a meno di seguirla, nonostante il rischio di un sonoro ceffone e magari di qualcosa di peggio.
Quando lei lo sentì entrare si voltò e lo guardò più meravigliata che infastidita.
Lei abbozzò un “ma cosa…” mentre lui si avvicinava come in trance.
Le baciò dapprima le labbra, quindi dalla bocca scese sul collo candido e assaporò il suo odore, da lì a sbottonare il camice il passo fu breve.
Emerse da dietro i bottoni un seno generoso costretto dentro un reggiseno semplice, baciare quei globi di carne, sentirne il tepore e passare la lingua in mezzo alla fenditura fecero di lui un uomo felice e, improvvisamente, cosciente di quello che stava facendo.
Alzò la testa e la guardò imbarazzato, lei ricambiò lo sguardo e la sua meraviglia era sparita, gli occhi si erano fatti decisi, “ci stavo quasi sperando…” gli mormorò e ricambiò il bacio.

Senza staccare le labbra e con le lingue che mulinavano si spogliarono. Lui vide apparire due seni candidi, resi ancora più bianchi dal segno di una leggera abbronzatura che, nella penombra dello spogliatoio, sembrarono accendersi di luce propria e poi i capezzoli, tondi, piccoli, di un colore rosa intenso che risaltava sulla pelle chiara.
Lei dalla camicia vide uscire un petto pieno, appena villoso, morbido ma non flaccido, senza la marmorea e ruvida aggressività di un bellimbusto uscito dalla palestra e vittima del rasoio.

Mentre lei gli toglieva la camicia e cominciava ad armeggiare con la cintura lui chinò la testa sui capezzoli e li toccò dapprima con le labbra, poi con la punta della lingua e quindi iniziò a succhiarli avidamente, prima uno e poi l’altro.
Fu la volta di lei che liberò dalla biancheria un fallo eretto e violaceo di passione su cui si chinò cominciando una serie di colpetti con la lingua veloce e morbida, dapprima sulla punta e quindi su tutta l’asta fino ad arrivare alle palle che baciò avidamente per poi risalire verso la punta.

Lui sentì un fremito che gli percorreva tutto il membro ma riuscì a connettere quel tanto che basta per pregarla di fermarsi, allora lei si alzò e si sedette sulla panca, lui girò alle sue spalle e, delicatamente la tirò fino a farla sdraiare sulla schiena, quindi iniziò a baciarla a partire dalla fronte, poi entrambe le palpebre, la bocca, la gola, il seno, l’ombelico e lei cominciò a sentire il membro che le sfiorava dapprima i capelli e poi il viso fino ad avvicinarsi alla bocca.

Man mano che scendeva vedeva avvicinarsi il ciuffo fulvo dei peli pubici e, finalmente, quando sentì l’estremità del suo membro entrare nella bocca di lei arrivò a baciare dapprima le cosce, quindi l’inguine e da qui vide il sesso di lei rosso, umido, circondato da una peluria quasi arancione, che si stagliava meravigliosamente sul candore della pelle.
Scostò con la lingua le piccole labbra e, girandoci intorno, arrivò al clitoride eretto che cominciò a succhiare, per poi scendere a bere il succo che cominciava a formarsi in mezzo alle piccole labbra.

Continuarono così per qualche minuto fino a quando lei non cominciò a ondeggiare il bacino e a mugolare con le labbra ben strette intorno al membro, lui non seppe resistere a quelle vibrazioni ed esplose in un fiotto di sperma nella bocca e sul collo mentre la bocca gli si riempiva del sapore di lei.

Si rialzarono trovandosi seduti sulla panca e si baciarono gustando ciascuno il proprio sapore misto al sapore dell’altro.

Mentre si baciavano lei avvinghiò le sue gambe alla vita di lui e prese possesso del membro fino a quando non riuscirono ad appoggiarsi sulla panca dove lui le sollevò le gambe fino a portarle all’altezza delle proprie spalle e cominciò a muoversi in modo profondo e regolare che le dava un senso di sicurezza e la invitava ad un piacevole abbandono.

La conclusione arrivò prima per lei e immediatamente dopo per lui.

Alla fine, si separarono e, rivestendosi assaporavano il momento tanto appagante quanto inaspettato.
“Allora, quell’aperitivo, l’invito è sempre valido?”
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