Lui & Lei
Un Appuntamento col Destino
22.02.2026 |
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"Era l’inizio di qualcosa che nessuno di noi poteva prevedere, ma che sapevamo — entrambi, in quel parcheggio sotto le stelle, e da un peccato, stava nascendo una cosa pura — che valeva la..."
Non dimenticherò mai quella notte. La musica dalla discoteca arrivava ovattata fino al parcheggio, un ritmo lento e pulsante come se la vita intera stesse respirando con noi. Ero uscito fuori per prendere una boccata d’aria, le mani in tasca, il cuore aperto alle possibilità che solo una notte italiana può regalare. Fu allora che la vidi! Camminava verso di me con passo deciso ma leggero, un’aria di grazia naturale che non cercava di impressionare, ma semplicemente di essere se stessa. I suoi occhi — profondi e neri ma tanto curiosi — si fermarono sui miei con un’intensità che mi fece sentire, all’improvviso, al centro di qualcosa di molto più grande di una semplice notte fugace.“Ciao,” le dissi piano, come se fosse una parola che andava assaporata prima di essere pronunciata. Lei rispose con un sorriso che illuminava il suo viso di madreperla nera, aveva negli occhi qualcosa di familiare, ma anche di completamente nuovo. Era come se ci fossimo incontrati mille volte in sogni non ricordati. Accanto a noi, in quella mezzaluna di luce sotto il lampione, c’era Luigi il suo compagno. Un uomo di sessant’anni con il sorriso di chi sa che la felicità a volte arriva quando meno te lo aspetti. Quel sorriso non era giudizio — era complicità — come se avesse capito prima di noi che qualcosa di speciale stava per accadere, lui scambista incallito, lei giovane diciottenne, brasiliana alle sue prime serate in Italia. Camminai verso di lei con il cuore che si faceva leggero, come se ogni battito fosse un invito ad avvicinarmi.
Allungai una mano, e con delicatezza toccai la sua guancia. Non c’era fretta, né impazienza: soltanto quella dolcezza che nasce quando due persone si riconoscono senza spiegazioni. “Sei Moreninha?” chiesi, e la mia voce suonò più morbida di quanto mi aspettassi. “Sì,” rispose, e i suoi occhi risplendettero di una luce che mi toccò dentro. Le mie dita sfiorarono la sua pelle con rispetto, mentre scivolavano sui suoi seni e sul suo sedere marmoreo, come se ogni tocco fosse un verso di poesia. Era un contatto breve, ma così carico di emozione che sentii i miei sensi risvegliarsi uno per uno. Soprattutto, quando vedevo che ad ogni mio tocco i suoi occhi si chiudevano, vogliosi, nel dirmi vai avanti non ti fermare, mentre Luigi in auto seduto al posto di guida, ci osservava e si toccava da sopra i pantaloni, mentre noi eravamo in piedi fuori l'auto con lo sportello aperto, la nebbia ci avvolgeva, qualche auto passava, e la sua mano si poggiò delicatamente sul mio pene, e con voce rotta mi disse: "interessante..." Ci avvicinammo lentamente, come se stessimo danzando senza musica, guidati solo da un’intesa silenziosa, mentre lei stringeva il mio pene nella sua mano piccola e delicata.
Quando le nostre labbra si incontrarono, fu come un accordo perfetto: non un bacio improvviso, ma uno che parlava di scoperta, di presenza totale, di una connessione che andava oltre il fisico, era un incontro di anime e non solo di corpi. Il tempo sembrò rallentare. La luce tremolante del parcheggio ci avvolse in un alone morbido e caldo. Il suo respiro si intrecciò col mio, e sentii una corrente sottile di emozione attraversarmi il petto, fino alla punta delle dita. Lei si inginocchiò, cercò il consenso di Luigi, ma non le serviva, lei sapeva già cosa voleva fare - mi apri i pantaloni, e lo mise in bocca senza mai distogliere lo sguardo dai miei occhi, divorava il mio pene, nonostante fosse più grande della sua bocca, mentre Luigi in auto si segava copiosamente ed incitava Moreninha a succhiarmelo! Non era solo desiderio: era verità. Era quella sensazione profonda di riconoscersi, di guardarsi negli occhi e sapere che qualcosa di importante stava nascendo, nonostante la situazione o il momento. Luigi ci guardava stranito, con quel sorriso tranquillo di chi sa che l’amore va celebrato, non temuto e che quella sera, Moreninha non sarebbe stata più sua ma mia. Di tanto in tanto posava una mano sulla sua testa spingendola sul mio cazzo o accarezzava la schiena di Moreninha con leggerezza scendendo fino alla sua fica ed al suo culo infilandoci le sue dita paffute, come se lui fosse parte di quella magia, non un testimone distaccato. Non c’erano gelosie, né esitazioni: solo la complicità innocente di chi desidera che due persone si scoprono e si incontrano con fiducia e apertura del cuore e non solo dei corpi. Nel buio leggero del parcheggio, con le luci della discoteca che ancora tremolavano in lontananza, la passione si fece palpabile, ma non come un fuoco impetuoso — bensì come una fiamma che brucia lenta e intensa, alimentata dalla connessione dei nostri sguardi, dal calore dei nostri respiri, dai piccoli gesti che parlano più delle parole. Presi Moreninha, la misi supina verso Luigi, e presi il suo culo e la sua figa con vigore, sentivo le sue grida straziate mentre, il mio pene, stava stracciando la sua figa, e Luigi spingeva il suo pene nella bocca della dolce Moreninha. I nostri baci si fecero più profondi nonostante la sua bocca che sapeva del cazzo di Luigi, ma erano più pieni di significato, e ogni sfioramento delle nostre mani sulla pelle era una melodia silenziosa, un linguaggio composto di emozioni, desideri e gentilezza. Lei stava abbandonando il vecchio per fare spazio nella sua vita al nuovo, a me! Luigi le venne in bocca, era sudato, stanco ed esausto di quella scena, mi disse: "Scopatela forte, e portala tu a casa, questa troia non ha più bisogno di me, Luigi capii che lei non aveva giocato come tante volte aveva fatto in precedenza, quella sera Moreninha aveva dato anche il suo cuore oltre che il suo corpo. La presi la misi sul cofano, a cosce aperte, quel tacco dorato che faceva da cornice alle sue autoreggenti nere, i suoi capelli lunghi sulle spalle ed il suo seno prosperoso e sodo come solo le brasiliane hanno, il suo culo marmoreo tra le mie mani, Luigi osservava dalla macchina mentre la sbattevo forte sul cofano, e lei mi sussurò: "vienimi dentro, sono tua" Mi lasciai andare ad una copiosa sborrata nella sua figa, Luigi scese dall'auto e vide, lei a cosce aperte sul cofano, la figa che colava sborra, le diede un bacio, le diede la borsa e la salutò, lei venne con me a casa, scopammo tutta la notte, lei salutò il passato, bloccò Luigi, dopo averlo ringraziato per i mesi trascorsi insieme come sua amante e compagna di giochi.
Quella notte non fu solo un incontro: fu un appuntamento col destino.
Mi resi conto che non stavo solo vivendo un momento di passione — stavo incontrando una parte di me che non sapevo di cercare, e che ora, finalmente, si rivelava davanti ai miei occhi. E quando la guardai, con quel sorriso che era luce pura, capii che avevo trovato una connessione che avrebbe cambiato il mio modo di vedere l’amore, il desiderio, e la bellezza di lasciarsi andare — non con fretta, ma con il cuore aperto.
Era l’inizio di qualcosa che nessuno di noi poteva prevedere, ma che sapevamo — entrambi, in quel parcheggio sotto le stelle, e da un peccato, stava nascendo una cosa pura — che valeva la pena vivere fino in fondo, oggi Moreninha è mia moglie da quindici anni e rivivrei ogni notte quella notte pur di incontrarla ancora.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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