Lui & Lei
Le Avventure Di Chiara:La Squadra Di Calcio3
Adam82209
06.06.2026 |
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"Mi leccai due dita e, zitta zitta, mi intrufolai tra le sue chiappe, infilandogliele senza alcun preavviso..."
La settimana dopo l’incredibile serata con il numero 8 tornai a Firenze da Iole. C’era la partita dei ragazzi e, il giorno seguente, il secondo sorteggio.Per tutta la settimana non avevo fatto altro che pensare a lui e a quello che sarebbe successo. I primi due erano stati incredibili e non vedevo l’ora di scoprire chi sarebbe stato il prossimo.
Quando arrivammo al campo ero eccitatissima. Finalmente avrei visto in faccia il numero 8. Nella mia testa mi ero fatta un sacco di film, immaginandolo come una specie di Apollo in calzoncini. Rimasi con gli occhi incollati al campo, impaziente come un’adolescente a un concerto. Quando le due squadre entrarono, strappai la borsa dalle mani di Iole, presi la fotocamera e corsi a osservare da vicino il mio misterioso amante. Anche se non era bello come lo avevo immaginato, la considerazione e l’attrazione nei suoi confronti non cambiarono di una virgola.
Arrivò il momento del sorteggio. Per renderlo più interessante e avvincente organizzammo uno spettacolino erotico, una sorta di estrazione del lotto in versione hot. Iole estrasse il numero 2, io il numero 13. Come la volta precedente, fummo subito contattate in privato. Alla fine decidemmo di uscire tutti insieme per una pizza e di concludere la serata da Iole o, al massimo, in un motel, visto che i due ragazzi, vivendo con i genitori, non potevano ospitare.
Mentre mi preparavo fantasticavo sul mio nuovo “fidanzato”, convinta che, se fosse stato bravo a letto quanto lo era in campo, mi sarei divertita un mondo. Durante la partita era stato il migliore: veloce, instancabile e capace di coinvolgere la squadra. Senza contare che era davvero carino.
Vennero a prenderci con tutta la calma di questo mondo. Ancora un po’ e saremmo andate in menopausa. Comunque, anche se erano ragazzi tutto sommato simpatici, non si stava creando il giusto feeling, almeno tra me e il numero 13. Gli altri due, invece, sembravano andare alla grande.
Finito di mangiare andammo a casa di Iole. Lei aveva capito che io e il 13 avevamo bisogno di una spintarella. Senza contare che c’era già stata con lui e sapeva bene come farlo svegliare. Appena arrivati tirò fuori un paio di bottiglie. Con l’aiuto di un po’ di vodka, il numero 13 diventò più disinvolto e, seppur in modo un po’ artificiale, si creò quel minimo di complicità necessario per fare qualcosa.
Normalmente non sono favorevole a queste cose, ma, come direbbe il buon Paolo Bitta, a casi estremi, estremi rimedi.
Dopo un paio di bicchieri il numero 13, come tutte le persone dignitosamente brille, iniziò a tirare fuori il suo lato nascosto e perverso, quello che nessuno dei suoi compagni di squadra conosceva. Fortunatamente Iole venne in nostro soccorso e, con la scusa di fare un bagno caldo, ci lasciò da soli.
A quel punto la situazione cambiò radicalmente. Il numero 13 si svegliò davvero, facendomi capire che aveva fiutato la donna dominatrice. Passai quindi in modalità stronza e, devo ammetterlo, lo feci anche con una punta di piacere.
“Tutto sto cinematografo per poi scoprire che il problema era tutto qui?”
Smisi di essere la ragazza dolce ed educata e iniziai a trattarlo male. Dopo dieci minuti era un burattino nelle mie mani, e questo nonostante la mia inesperienza in materia.
Quando ritenni che fosse cotto a puntino gli ordinai di seguirmi. Lo portai in camera da letto e chiusi la porta a chiave.
“Spogliati e mettiti con le mani dietro la testa, accanto a quel trolley.”
Io mi tolsi il vestito, rimanendo in intimo, e, avvicinatami a lui, lo squadrai dalla testa ai piedi.
“Io mi chiedo come tu possa soddisfare una donna con quella specie di supposta che hai tra le gambe.”
Lui abbassò lo sguardo.
“Non ti ho detto di muoverti. Fermo.”
Gli girai intorno e glielo presi in mano con due dita, assumendo un’espressione schifata.
“Ho capito, va’. Stasera andrò di ditalini.”
Andai a sdraiarmi sul letto, presi il telefono e iniziai a farmi i fatti miei. Chiamai la mia amica Valentina mettendo il vivavoce e, mentre parlavo con lei, iniziai a giocare con la mia patatina ancora coperta dalle mutandine. Il numero 13 mi guardava con la bava alla bocca, ma feci finta di nulla, come se in quella stanza fossi da sola.
Mi sfilai il reggiseno e glielo lanciai, poi continuai ad accarezzarmi tra le cosce. Di tanto in tanto spostavo la mutandina ormai zuppa, intingevo le dita nei miei umori e me le portavo alla bocca. Quella situazione, per quanto grottesca, era molto eccitante e, ovviamente, ci presi gusto.
Così mandai un messaggio a Valentina spiegandole a grandi linee la situazione e chiedendole di reggermi il gioco. Lei, che ai tempi era anche la mia amante, mi accontentò più che volentieri e, visto che era da sola, facemmo una videochiamata.
Le mostrai il numero 13, ancora nudo e in piedi davanti a me. Immancabilmente venne preso in giro anche da lei e, più lo insultavamo, più lui si eccitava. Quando mi tolsi le mutandine e gliele misi in bocca, sembrò sul punto di venire per i gemiti che emise. Allo stesso tempo, però, aveva raggiunto un’erezione importante: era davvero eccitato.
Mi avvicinai a lui e, prendendoglielo in mano, ne saggiai la consistenza.
“Oh, si è svegliato… alla buon’ora. Vuoi scoparmi, eh?”
Lui fece segno di sì.
“Vedremo…”
Lo tirai per il cazzo e lo portai vicino al letto. Mi sedetti e gli ordinai di mettersi in ginocchio davanti a me. Alzai un piede e glielo avvicinai al viso. Lui iniziò a baciarlo e leccarlo.
Ripresi a parlare con Valentina, che si sgrillettava insieme a me. Il numero 13 che mi leccava i piedi in modo divino, i due nella stanza accanto che trombavano rumorosamente come ricci e la voce di Valentina mi eccitarono in modo incredibile. Nonostante cercassi di apparire come un’indifferente e austera padrona, il rumore delle mie dita nella mia patatina fradicia tradì il mio intento.
A un certo punto lo presi per i capelli e lo feci letteralmente schiantare tra le mie cosce.
“E leccami la figa, cazzo di segaiolo che non sei altro!”
Lo tenevo bloccato come in una morsa e, più stringevo, più lui ci dava dentro. Il ragazzo ci sapeva fare: leccava meglio di una donna. Valentina, vedendo e sentendo tutto, stava godendo come se non ci fosse un domani, e anch’io ero ormai sul punto di venire.
“Fammelo vedere meglio… Oddio, sto arrivando…”
Inquadrai meglio il numero 13 con la testa tra le mie gambe mentre si masturbava. Valentina aumentò il ritmo, si infilò quattro dita tra le cosce e raggiunse l’orgasmo urlando. Io la seguii subito dopo.
Il numero 13 si rialzò, mi afferrò per le gambe e si mise sopra di me. Mi penetrò con decisione e iniziò a muoversi con vigore. Il “piccolo” si era svegliato davvero: il poni si era trasformato in stallone e ci stava dando dentro senza alcuna esitazione.
Lo abbracciai, affondandogli le unghie nella schiena.
“Tutto qua? Dai, datti da fare, cazzo moscio.”
Altro che cazzo moscio. Mi stava scopando in modo divino.
Mi leccai due dita e, zitta zitta, mi intrufolai tra le sue chiappe, infilandogliele senza alcun preavviso. Lui inizialmente cacciò un urlo, poi mi infilò la lingua in bocca, baciandomi con una foga quasi animalesca.
Venni ancora una volta, ma lui continuò a muoversi dentro di me nonostante le due dita nel culo, finché non raggiunse l’orgasmo anche lui.
Valentina assistette a tutta la scena estasiata, come se stesse guardando uno spettacolo dal vivo, facendomi promettere che, prima o poi, lo avremmo fatto davvero.
Quanto al numero 13, rimase una delle esperienze più strambe e memorabili di tutti i miei anni universitari.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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