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Lui & Lei

la nostra fuga segreta tra gli aranceti


di Nobraino
08.06.2026    |    1.536    |    1 9.6
"Iniziai a leccarla ovunque, senza sosta, seguendo il mio istinto, finché non sentii che stava per venire..."
Conoscevo quel ragazzo già da un po'; era uno dei giovani della mia cerchia, uno con cui scambiavo sempre volentieri due chiacchiere. Quella sera, però, al nostro tavolo, in un locale del centro di Messina, non era solo.
"Ti presento la mia fidanzata", mi ha detto, indicando la ragazza seduta accanto a lui.
Quando lei mi ha guardato e mi ha teso la mano, ho percepito subito la sua timidezza. Era molto più giovane di me, si muoveva con cautela, quasi temesse di non essere all'altezza di quel gruppo. Eppure, siamo entrati subito in empatia. Con qualche parola giusta e un sorriso sincero ho sciolto quell'imbarazzo, facendola sentire accolta. Fin da subito è nata tra noi un'amicizia spontanea; la differenza d'età si annullava di fronte a una naturalezza rara, che rendeva facile ogni nostro discorso.
La storia tra loro, purtroppo, è finita male. Lui si era rivelato immaturo ed egoista. Mentre lui voltava pagina con la superficialità dei suoi anni, lei era rimasta a pezzi. Una sera, dopo che la comitiva si era salutata, siamo rimasti a parlare da soli vicino alle auto, in un angolo tranquillo della città. Si stringeva nelle spalle, visibilmente fragile.
"Ho paura," mi ha confessato, guardando l'asfalto. "Ho paura che adesso che non sto più con lui, non avrò più nessuno. Siete tutti amici suoi da prima... non voglio perdere anche voi."
Sentire quella fragilità mi ha smosso dentro. Le ho fatto un passo incontro. "Ascoltami," le ho detto con fermezza. "Tu con lui hai chiuso, ma con noi non c'entra niente. Tu ormai fai parte del gruppo per quello che sei. E io sono qui, non vai da nessuna parte." In quel momento, vedendo i suoi occhi lucidi, ho capito che era diventata qualcuno di prezioso da proteggere.
Passavano le settimane e lei, forte del mio appoggio, aveva ripreso sicurezza. Ma il vero cambiamento avveniva quando restavamo soli, magari proprio seduti in auto a parlare dopo una serata passata insieme. L'empatia era diventata profonda, le parole fluivano senza sforzo mentre il resto della città dormiva. Il discorso scivolava spesso su territori intimi. Lei mi parlava dei suoi desideri con una trasparenza che mi toglieva il fiato. "Con te è diverso," mi diceva, avvicinandosi. "Con i ragazzi della mia età è tutto un gioco di apparenze. Con te sento di poter essere me stessa, di poter dire e volere qualsiasi cosa."
Una di quelle sere, in macchina, l'atmosfera si è fatta più densa. Mi ha guardato dritto negli occhi e ha buttato giù l'ultima barriera.
"In tutta la mia vita, ho fatto l'amore solo con chi ero fidanzata," ha detto con voce bassa ma ferma. "Ma dopo quello che è successo, sento di dover superare questo schema, di scoprire la mia intimità fuori da quel passato. E ho pensato che la persona più giusta per farlo fossi tu."
Le sue parole mi hanno gelato e acceso. La differenza d'età pesava, così come il fatto che fosse l'ex di un amico. Non potevo agire d'impulso. Le ho chiesto tempo per riflettere. Due giorni dopo, l'ho cercata.
"Ci sto," le ho detto, "ma a una condizione: nessuno deve sapere nulla. Deve rimanere una cosa soltanto nostra."
Lei ha annuito, sollevata. "Allora sabato ti passo a prendere," ho concluso. "Ti porto in un posto che decido io. Lontano da tutti."
Era un sabato caldo di fine estate del 2022. Siamo partiti insieme, lasciandoci Messina alle spalle per addentrarci nella provincia. Abbiamo macinato chilometri, allontanandoci sempre di più dai luoghi conosciuti, fino a raggiungere una struttura isolata, un esclusivo B&B immerso nella quiete profonda della campagna. Davanti a noi si è aperto uno scenario incredibile: un immenso aranceto che si estendeva a perdita d'occhio. L'aria era satura di un profumo pungente e dolciastro di zagara e terra arsa.
Una volta in camera, la sua timidezza provò a fare capolino, ma la complicità tra noi era troppo forte. "Vado a farmi una doccia," le dissi con un sorriso, lasciandola sola a familiarizzare con l'ambiente.
Quando uscii dal bagno, il profumo del bagnoschiuma si mescolava a quello degli agrumi che entrava dalla finestra aperta. Ero solo con un asciugamano sui fianchi. Mi sedetti sul letto e iniziammo a parlare. Faceva caldo, e lei, con una mossa decisa, si sfilò il vestito intero che indossava, restando in reggiseno. Poi, lentamente, continuò a spogliarsi finché non rimase completamente nuda davanti a me. Era bellissima, ma visibilmente agitata: un misto di timidezza e una voglia che non riusciva più a nascondere.
Mi guardò dritto negli occhi e, con la voce appena un po' incrinata, mi chiese: "E adesso? Che cosa vogliamo fare?".
Io rimasi fermo, godendomi quel momento di tensione elettrica. "Sei tu che hai voluto tutto questo," le risposi con calma. "Hai fatto tutto tu fino a qui, ora decidi tu cosa vuoi fare."
Quelle parole furono la scintilla. Si avvicinò e iniziò a toccarmi, esplorandomi con le mani, finché non si mise in ginocchio tra le mie gambe, prendendo con la bocca l'iniziativa che cercava. Sentire la sua dedizione, in quel silenzio rotto solo dai nostri respiri, fu una scossa potente. Non mi controllai più: la presi e la feci stendere, passando all'attacco. Iniziai a leccarla ovunque, senza sosta, seguendo il mio istinto, finché non sentii che stava per venire.
Dopo quel momento di puro piacere, la presi e ci unimmo davvero. L'atto divenne quasi animalesco: non c'era più spazio per i discorsi o per le paranoie sulla differenza d'età. Eravamo solo io e lei, in un ritmo serrato e affannato che riempì la stanza per tutta la notte, finché non crollammo stremati quando l'alba iniziò a filtrare dalle persiane.
Non dormimmo molto. Quando la luce del mattino ci svegliò, bastò uno sguardo complice per capire che non era finita. Con la stessa fame della notte prima, ci tirammo di nuovo l'uno verso l'altra, ricominciando da capo in quel rifugio segreto, lontano dal mondo, a consumare fino in fondo quella nostra libertà.
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