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Gay & Bisex

Sotto la luce dei riflessi


di Dorian_Gray69
06.02.2026    |    37    |    1 8.7
"Era dolce e potente insieme, un attimo rubato al tempo che sembrava allungarsi all’infinito..."
La palestra era aperta da pochi minuti e, come ogni mattina alle 6:00, il ritmo dei passi e dei pesi iniziava ad affievolirsi, finì l’ultimo esercizio con un sospiro di fatica, spingendo indietro la schiena stanca e guardando distrattamente lo specchio davanti a me. La sua mente era altrove, da quando poco prima aveva incrociato lo sguardo di Andrea, un uomo di 55 anni muscoloso, con una barba d'argento ed un sorriso niente male, profondo, calmo, come se nascondesse un messaggio troppo bello per essere solo uno sguardo.

Andrea era arrivato da poco nella palestra. Alta statura, capelli bianchi ancora umidi di sudore, un portamento elegante anche tra i manubri arrugginiti. Io non mi ero mai sentito così osservato e tuttavia così visto.

Terminata la routine, l’eco dei passi li portò entrambi verso gli spogliatoi. Lì, il rumore della doccia aperta riempiva l’aria di vapore, avvolgendo ogni presenza in un’atmosfera ovattata e quasi sospesa.

Io entrai in doccia, gettai lo sguardo verso le piastrelle lucide d’acqua e sentì il cuore accelerare quando riconobbi Andrea già sotto il getto caldo. Le gocce d’acqua correvano sulla sua pelle come se cercassero di raccontare qualcosa che le parole non riuscivano a trattenere.

Andrea alzò gli occhi e incontrò il mio sguardo curioso. Non c’era imbarazzo, solo una curiosità intensa, come se entrambe le anime stessero riconoscendo un richiamo profondo.

“Bella giornata,” disse Andrea con voce bassa, appena percettibile sotto il rumore dell’acqua.

“Più bella di quanto mi aspettassi,” risposi, con la voce rotta, sentendo un brivido attraversarmi la schiena. Non per il freddo, ma per l’effetto che quelle parole, semplici eppure cariche di significato, avevano su di lui.

Passo dopo passo, lui si avvicinò, insaponando con la mano destra il suo pene ormai già in erezione. La luce soffusa si rifletteva sulla pelle bagnata, creando riflessi dorati come se ogni goccia fosse un battito di cuore. Non mi mossi, anzi, sembrai accogliere quell’avvicinamento con una leggerezza che fece gonfiare il mio pene di attesa e desiderio.

Quando i nostri corpi si sfiorarono per la prima volta, fu come se il mondo si fosse fermato. Non c’era fretta, solo il calore degli sguardi che si intrecciavano e il ritmo dei respiri che si sincronizzava. Le mani di Andrea trovarono la mia schiena, morbida e forte, e sentì ogni tensione sciogliersi in un guizzo di emozione pura.

Sotto la doccia, tra il vapore e il bagliore delle luci, le distanze si annullarono. Sentì le labbra di Andrea sfiorarmi la guancia, lente, come se stessero esplorando una melodia segreta, e poi finalmente incontrarsi in un bacio che non era soltanto desiderio ma promessa di connessione. Era dolce e potente insieme, un attimo rubato al tempo che sembrava allungarsi all’infinito.

Quando ci separammo, il respiro un po’ affannato, i nostri occhi si fermarono l’uno sull’altro come se avessero appena letto una pagina importante di un libro che entrambi stavano scrivendo insieme.

“Mi chiamo Andrea,” mi sussurrò lui, quel nome che ora risuonava nelle mie orecchie come melodia. Mentre lui, leccava il mio ano ormai già pronto ad accoglierlo, le mie palle nella sua bocca, ed il mio pisello che si faceva spazio nella sua gola.

Risposi alle sue parole, con un sorriso in cui c’era già la promessa di un’altra giornata, un’altra luce, un altro incontro sotto la doccia che si trasformò in un attimo in un momento indimenticabile di piacere.

Andrea, mi fece inginocchiare, accolsi il suo membro in bocca, le sue mani che mi bloccavano il viso, mentre con il suo grosso membro, mi scopava la bocca, ed io mi osservavo nello specchio in ginocchio, con il mio culo già pronto ad accoglierlo, come una brava geisha. Andra mi solleva mi gira, mi bacia, e mi sussurra "facciamo presto prima che arrivi qualcuno".

Io risposi, "fai ciò che devi fare", lui prese il suo grosso membro entrò nel mio sedere, ed iniziò a scoparmi forte, spingendomi la faccia nelle piastrelle, e segandomi forte, e mi disse "quando stai per venire dimmelo", dopo pochi minuti e forti martellate nel mio ano, lui mi venne dentro, e sul mio culo copiosamente, inarcando la testa all'indietro e ripetendo: "Brava la mia puttanella, sei stata pazzesca".

Lui si inginocchiò e mi disse "ora tocca a te godere" iniziò a succhiarmelo, venni dopo pochi secondi sul suo viso, nella sua bocca, e su quella stupenda barba bianca, piena del mio sperma. Quando finimmo, in accappatoio, continuammo a guardarci, a ridere e scherzare, più volte mentre lui si rivestiva, per tornare dalla moglie, gli prendevo il cazzo in bocca, per farglielo venire duro di nuovo, ero affamato, avevo ancora voglia di lui! e mentre ci stavo riuscendo, delle voci dal corridoio, ci allarmarono, stavano arrivando altri clienti della palestra. Nascondemmo i nostri cazzi arrapati nelle mutande, ci baciammo ancora una volta e ci demmo appuntamento al Sabato successivo - Ma non lo più rincontrato.

Non ci siamo più rivisti. La vita, con i suoi impegni e i suoi percorsi, ci aveva portati su strade diverse. Eppure quel ricordo non era svanito; non era un rimpianto, ma una carezza gentile sul mio cazzo e nella mia anima. Ogni volta che la pioggia batte sui vetri o che sento il rumore dell’acqua nella doccia, il mio pensiero si posa su quel momento come su una fotografia dai colori caldi: Andrea che mi guarda negli occhi, i suoi respiri che si fondevano in un unico ritmo, e l’eco soffuso della passione che ci aveva avvolti.

Quel singolo incontro, intenso e vero, era diventato una piccola luce dentro di me un ricordo che non voleva essere replicato, ma custodito. Perché in quell’istante rubato sotto l’acqua, Avevi conosciuto un frammento di me che non si può dimenticare: la dolcezza di sentirsi amato e stuprato, posseduto con desiderio, anche se solo per un attimo.

E nel silenzio della mia auto, con il cuore che batteva piano, sorridevo a quel ricordo, mentre mia moglie mi parlava, ma io non l'ascoltavo grato per ciò che era stato, e sereno per i giorni che ancora sarebbero dovuti venire, facendo uscire fuori il mio lato femminile.

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