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Lui & Lei

il tappa buchi


di corsaro200
28.05.2026    |    12    |    0 8.0
"Allora può darsi che i tre buchi di tua moglie potranno non bastare e serviranno anche i due tuoi per accontentarci tutti..."
Capitolo 1
Primo episodio
- Siamo i signori Rossi.
- Ben venuti a Sharm, la perla del Mar Rosso.
Il nostro motto è: il personale ha il dovere e l’ordine di esaudire desideri.
Vi abbiamo riservato la camera sessantanove con vista panoramica. Abdul prendi i bagnagli e accompagna i signori in camera.
“Questo bel manzo che ci ha ricevuto, si chiama Amed, lo leggo sul cartellino che porta, chi sa se riesce a immaginare quali sono i miei desideri. Anche Abdul non è male. Che dotazione avranno?
Si dice che i neri sono tutti ben forniti. È da verificare”.
Questo è il pensiero di Matteo, il signor Rossi, un merto e ottanta, settantacinque chili, trentotto anni. La signora Rossi, Loredana, un metro e sessanta, cinquanta chili, di anni ne ha trentanove, hanno due figli piccoli lasciati ai nonni.
La vacanza a Sharm è per festeggiare il loro decimo anniversario di matrimonio.
È stato l’interesse per i cazzi grossi a far scegliere Sharm e Matteo l’ha fatto più che per sé, per quella troia di sua moglie che nel loro privato, nella loro camera da letto, ambisce fare la porno star che lui riprende, per poi vedere e rivedere questi video desiderando coinvolgere altri cazzi.
Quello che hanno potuto fare, protagonisti solo loro due, è stato di fare uso di grossi dildi per impegnare contemporaneamente più buchi di sua moglie.
Ora in vacanza, con tanta merce in giro, Matteo che si definisce gay/bisex, spera di sostituire i dildi con cazzi veri e non solo per Loredana.
Ci vuole però una strategia, mostrare l’esca per acchiappare i pesci, si comincia dai mini-costumi che indosseranno, costumi che lasciano vedere quello che si può senza dover immaginare.
Data una buona mancia ad Abdul, con la speranza che questa sia la prima e l’unica e che le altre, che daranno, saranno “in natura”, per non perdere neanche un minuto, aprono i bagagli, tirano fuori i costumi, a casa nella loro camera da letto hanno fatto le prove, e se ne vanno in piscina.
Loredana con addosso tre triangolini, tenuti insieme da cordoncini color carne quasi invisibili, si sta sistemando sul suo lettino. Matteo addosso ne ha uno solo, tenuto su da strisce più visibili per le dimensioni e il colore, va al bar a prendere da bere.
Il marsupio con dentro il telefono, la chiave della camera a cui è ovviamente attaccato il numero e altre cose di nessun interesse, viene poggiato sul bancone del bar e lì lasciato quando, con le mani impegnate dai bicchieri se ne torna al suo lettino. Poggiato le bevande con la cannuccia sui tavolini, anche lui si distende bocconi di fianco alla moglie.
I due, sdraiati a culo in aria sui lettini, sono letteralmente nudi perché i laccetti color carne di Loredana pur invisibili sono stati slacciati e il cordoncino del tanga è sparito tra le chiappe. Quelli di Matteo leggermente più grandi coprono sì e no qualche centimetro di pelle. I due stanno felicemente sorseggiando già da un po' la bevanda con la cannuccia, quando sentono qualcuno che si sta rivolgendo a loro.
- Scusate, siete voi i signori Rossi, camera sessantanove?
- Sì. Perché?
- Questo marsupio allora è vostro.
- Uh! Che sbadato, grazie, grazie.
Nel dire ciò Matteo si è messo a sedere e sta riprendendosi il marsupio dalla mano di un nero notevole, non un giovane inserviente ma un maturo autoritario e ben piantato che si presenta.
- Sono Faruk, il direttore dell’albergo, al vostro servizio.
E chinandosi fa con il braccio un ossequioso gesto di saluto e porge un bigliettino da visita all’uomo.
Intanto anche Loredana si è messa a sedere, così Matteo la presenta.
- Mia moglie Loredana
L’uomo le si avvicina. È in piedi a pochi centimetri da lei che stando seduta sul lettino, è nella posizione giusta per fargli un pompino.
È questo il pensiero di Matteo e forse non è il solo a pensarlo.
Un pesce, e non un pesce qualsiasi, ha abboccato e, ritornando ai suoi impegni, dice:
- Non tardate a farmi visita.

Secondo episodio
Il lettore ha una posizione privilegiata, c’è chi, inventandoli, gli può raccontare i fatti mentre accadono.
Il marsupio lasciato sul bancone del bar è stato subito adocchiato da un cameriere che, senza indugiare si avvicina al banco, lo prende, se lo mette in tasca e si dirige al bagno. Entra in una cabina e lo apre. Non c’è il portafogli, niente soldi, c’è la chiave e il telefono, lo accende, non c’è richiesta di pin, l’accesso è libero. Entra nella galleria per capire dalle foto a chi appartiene e c’è la sorpresa. La prima foto mostra una donna giovane, nuda, col viso coperto da una mascherina che, spostato il tanga nero che indossa si sta titillando il clitoride.
La reazione sotto il caftano del cameriere non si fa attendere, il cazzo gli viene duro. Passa alla foto successiva, è la stessa di prima ma questa non è una foto, al centro c’è il triangolino, clicca e il video parte. Il cameriere, sul cartellino che porta c’è scritto Mahmud, con l’altra mano si alza il caftano, tira fuori dalle mutande l’uccello duro e inizia a masturbarsi. Qualcuno però lo sta chiamando, deve uscire e spegne il telefono. Aspetta un po' per ricomporsi, fa sparire nella tunica il marsupio ed esce.
Liquida in fretta come meglio può il collega che lo cercava e, capito che la cosa che gli è capitata può avere dei grossi risvolti. Non potendo tenere il telefono per troppo tempo, per guardarne bene il contenuto, sa che deve consegnarlo, e decide di darlo non al suo superiore, ma al cappo in testa. Così va dal direttore e bussa alla porta.
- Avanti.
- Mi scusi direttore.
Ho trovato questo marsupio.
- E perché lo vieni a portare a me e non hai cercato il proprietario o dato al tuo superiore?
- Perché dentro c’è un telefono e l’ho aperto. Ho sbagliato, ma chi non lo avrebbe fatto.
- Non farmi perdere tempo, accendilo e fammi vedere cosa hai visto.
- Un attimo direttore.
Mahmud lo accende fa apparire sullo schermo la foto dove c’è il triangolino e passa il telefono al direttore.
Parte il video. Pochi secondi e la mano libera del direttore sparisce sotto la scrivania dove è seduto. È andata a liberare il cazzo che indurendosi si è impigliato nella stoffa delle mutande. Prima di parlare, il direttore spegne il telefono e dice.
- Mahmud non parlare a nessuno di questa cosa, o lo hai già fatto?
- No, no, direttore. Ho acceso il telefono che ero nel bagno, anch’io mi sono eccitato e ho fatto quello che ha fatto lei. Poi mi hanno chiamato, l’ho spento, sono uscito e dopo aver parlato con chi mi aveva chiamato, ho deciso di venire da lei.
- Hai detto qualcosa a quello che ti chiamava.
- No, no, e che gli dicevo.
- Bene Mahmud, ci penso io a farlo riavere al proprietario, non parlare con nessuno di questa cosa.
- Direttore, una bella figa, eh!
- Sei sposato?
- Sì.
- Attento che tua moglie non venga a sapere di questi tuoi apprezzamenti per un’altra donna.
- Ma gli occhi per vedere li ho.

Terzo episodio
- Matteo, cosa avrà voluto dire il direttore con la frase, “non tardate a farmi visita”.
- Loredana, la cosa migliore è verificarlo subito.
- Come?
- Andando a ringraziarlo nel suo ufficio. Così facciamo vedere a tutti, clienti e personale di servizio, che conosciamo il direttore, e la cosa non può che favorirci.
Un po' prima dell’ora di pranzo lasciano la piscina e Matteo seguito da Loredana, bussa alla porta del direttore, dopo che se l’è fatta indicare da un inserviente.
- Avanti
- Eccoci direttore, il suo invito è per noi un ordine, cosa possiamo fare per ringraziarla “come si deve”.
- Da te ancora non lo so bene, da tua moglie sì.
Siete nel mio studio, qui nessuno ci disturberà.
Loredana, vestita ci perdi, togliti tutto, anche i tre triangolini con cui ti coprivi stando sul lettino. L’ora di pranzo si avvicina, abbiamo tempo giusto per un aperitivo.
- Ma direttore si spieghi meglio.
- Ho visto che tua moglie ci sa fare, la vorrai mica per te anche ora che sei nel mio albergo. Ma non capisci che tu non le basti e che, poverina è costretta a ricorrere a surrogati per soddisfarsi.
- Di che genere di surrogati parla?
- Come se tu non lo sapessi. Vuoi che faccia vedere a te, che l’hai filmata, cosa fa la tua mogliettina per soddisfarsi?
- Il cellulare. Ha visto le foto e i video?
- Ci sei arrivato?
I dildi potranno essere stati necessari a casa vostra, nel vostro privato, ma qui con tanta abbondanza di cazzi vanno messi da parte. Ora comincio io e subito. Poi, il tempo di organizzarmi, di spargere la voce e ci sarà la fila. Allora può darsi che i tre buchi di tua moglie potranno non bastare e serviranno anche i due tuoi per accontentarci tutti. Ho visto foto delle tue chiappe uscire dai tanga. Li indossi per sentirti femmina!
Bene, ti mettiamo una veletta araba sulla faccia, lasciando libera la bocca, schiacciamo bene quello che hai davanti tra le gambe con una di quelle mutande che coprono davanti e lasciano libero il buco del culo, non hanno neanche il filo dei tanga che dà fastidio. Non ricordo mai il nome. Così, liberi entrambi i tuoi buchi, potrai comodamente dare piacere senza che si sappia che sei un maschio.
Pensa Matteo come sei fortunato, ho la bellezza di quindici dipendenti tutti maschi sotto i quarant’anni, pronti a tappare tutti i buchi che trovano.
Ora spiega a tua moglie, che sembra ancora di non averlo capito che se non mi si inginocchia immediatamente davanti e mi fa un pompino, le foto e i video che ho preso dal tuo cellulare verranno mandati ai numeri di telefono che stanno nella rubrica.
Ti permetto di prendere un cuscino e metterlo per terra per farla stare più comoda.
Fatto?
Ora esci, vattene in camera e non ti muovere da lì. Devo pensare cosa fare con voi due.
- Ma io.
- Ma tu cosa. Esci immediatamente.
………………
Ecco fatto.
Ora Loredana mettiamo le cose in chiaro. Ho visto dalle foto e dai video che ti piace il cazzo.
- Ma …
- Stai zitta e ascolta cosa ho da dirti, in questi dieci giorni che sarai mia ospite, non più cliente, scordati di avere la lingua per parlare, la userai solo per leccare e succhiare.
È chiaro?
Non parlare, usa la testa, sai come si fa a dire sì o no.
Ho visto video in cui hai un cazzo in bocca e uno in culo o nella figa anche finti. In uno nella tua figa ce ne stanno addirittura due. Il più delle volte hai usato cazzi di lattice “dildi”. Qui ci sono quelli veri.
Ma non è il caso di spiegare tutto subito, anche perché ci devo ancora ragionare.
Ora occupati del mio cazzo. Dai aprimi i pantaloni tiralo fuori e fagli prendere aria.
E guardami con desiderio, sembri spaventata. Ti spaventa un cazzo?
Tranquilla non verrai maltrattata fisicamente da nessuno. Umiliata sì, trattata da troia, sì. Ma dovrebbe piacerti perché lo sei e qui avrai anche un pubblico, non avrai un palcoscenico, forse chi sa, ma intorno a te ci saranno maschi che si ecciteranno guadando mentre altri maschi ti scopano.
Dai, fammi la linguetta, la sai fare?
Ti faccio vedere.
Così.
Vuol dire che me lo vuoi succiare e me lo devi succhiare, quindi fallo con gusto, che ti piace.
Ho una dotazione non eccezionale ma buona, la natura a noi neri ci ha privilegiato.
Ah, ah, ah. Così … continua, non fermarti … fattelo arrivare in gola e tienicelo. In certe situazioni, e questa è una di quelle, siamo un po' precoci. Sto sborrando.
Brava, ci hai saputo fare.
Ora vai in camera. Il pranzo vi verrà servito lì. Tu dovrai stare come adesso, nuda. Ti manderò in camera un bel maschio. Se vuoi spogliarlo e vedere che dotazione ha, lo puoi fare. Gli darò l’ordine di non toccarti, tu invece puoi farlo.
Ora vai.
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