bdsm
Insieme, volentieri
02.05.2026 |
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"Lei si mise a quattro zampe e lui la coprì con forza, le diede qualche colpo e non resistette, le venne dentro gridando dal piacere..."
Lara era sul divano in cucina e pensava, pensava a loro due.Quante cose avevano fatto insieme in quegli anni, quante gioie e progetti, quante avventure.
Ma il loro amore, che era stato così forte e libero, si stava spegnendo lentamente.
Lei per molto tempo lo aveva rifiutato, lo aveva abbandonato. La voglia di Carlo, le sue fantasie, le sue perversioni pazzesche, la sua sete di carne e giochi, era stata zittita e soffocata troppe e troppe volte, perché lei non aveva voluto incontrarlo veramente.
Era stata, troppe volte, preda delle sue insicurezze e delle sue chiusure. Così, negli anni, i litigi si erano fatti via via più frequenti, fino allo sfinimento in cui si trovavano ora.
Lei, che aveva avuto centinaia di uomini e di esperienze, che aveva sempre sognato un compagno solido e perverso, gli aveva detto di no.
E ora quel no pesava come un macigno nel cuore.
Capì che il vero problema non era lui, era sé stessa.
Non si riconosceva più. Piagnucolava amore, lo rincorreva e perdeva ogni giorno la sua forza e la sua sicurezza.
Doveva cambiare e doveva farlo per Lara. Anche se tra di loro fosse finita, non poteva permettere che tutto quel dolore restasse sterile, lo doveva trasformare in energia di cambiamento e autonomia, e sapeva perfettamente che la prima energia che doveva ritrovare era quella sessuale, perché questa energia era sempre stata alla base della sua forza.
Aveva bisogno di ritrovare la Lara calda, indipendente e magnetica che era stata, aveva bisogno di scoprire che, con la maturità, quella forza e sensualità nascoste erano diventate un vulcano inesauribile di nuove e incredibili fantasie, ma non sapeva come farlo.
Non voleva tradirlo, ma non voleva neanche assecondarlo: aveva solo bisogno di usarlo per ritrovare la sua forza.
Le venne un'idea.
Andò su un sito e iniziò a curiosare.
C'erano migliaia di articoli, era difficile scegliere.
Per cominciare si comprò una catsuit nera, un paio di stivali di vernice e un paio di guanti di lattice, rossi. A casa aveva una maschera di lattice rossa con una lunga coda bionda. Immaginò sé stessa e le venne un fremito.
Andò in camera e si spogliò. Guardava il suo corpo maturo ma ancora bellissimo, snello, le sue tette fantastiche e sode e la sua fighettina con le labbra sempre di fuori, sempre bagnata. Si sedette sul letto, davanti allo specchio, prese la crema per il corpo e piano piano iniziò a titillarsi il buco del culo con un bel cazzo di gomma rosa, quello che le aveva regalato la sua amica qualche anno prima. Era molto eccitata e lo sfintere si allargò pronto a ricevere tutto il cazzo. Mentre se lo infilava su e giù si guardava allo specchio e si strofinava velocemente il clitoride con le dita. Venne in pochi secondi con un orgasmo violento che la lasciò spossata per un po'.
Tornò di sotto e guardò nel telefono il carrello della spesa: ora veniva il bello.
Gli comprò una maschera da cane aperta sotto il naso, una museruola e una grossa coda di gomma da infilare nel culo, un perizoma nero aperto dietro e una pettorina di cinghie. Si ricordò di avere anche delle zampe nel baule, ma non era sicura che gli andassero bene così ne comprò quattro nuove.
Voleva che lui fosse il suo cane fedele.
Quando arrivò la merce gli scrisse: "Sabato andiamo in un posto, non prendere impegni, vestiti bene".
Quella sera andarono a cena in un ristorante elegante. Lei era bellissima, aveva un nuovo abito nero con uno spacco inguinale e dei bellissimi sandali di strass, nuovi anch'essi. Rossetto rosso, occhi ben truccati e i biondi capelli ricci e vaporosi, parzialmente raccolti. E un profumo nuovo.
Lo guardò negli occhi intensamente e gli diede un pacchettino: "Questa è la tua gabbietta di castità, quella di plastica che non si trovava più. C'è anche un piccolo plug da infilare nel tuo bel culetto; vai in bagno e indossali".
Lui tornò e sembrava un'altra persona. L'uomo freddo, distaccato e deluso che era fino a pochi minuti prima si era incendiato di piacere e devozione e la guardava con smania. Si vede che il buco del culo è innervato dalla parte affettiva del cervello del maschio, deve essere proprio così.
Mangiarono e parlarono tranquillamente dei figli, del lavoro, di cose banali e neutre. In lui si era accesa una luce di attrazione e forse, forse sì, di speranza.
Uscirono e lei guidò fino al locale, un noto e storico club milanese dove si praticava il BDSM.
Entrarono e lei gli chiese di aspettarlo mentre andava a cambiarsi. Quando tornò lui la vide e restò sbalordito dalla sua trasformazione: era una Padrona in carne e ossa, vestita in modo impeccabile, con un guinzaglio e uno spanker in mano. Fece altrettanto: il suo cagnolone ora era pronto per la sessione. Gli mise collare e guinzaglio ed entrarono nella sala.
C'erano molte coppie, travestiti e trans, c'era anche qualche singolo. Era una di quelle serate miste dove succede di tutto e dove il BDSM si intreccia con lo scambio vanilla: la serata ideale per loro due.
Lei si sedette al bar e ordinò da bere; gli disse di mettersi a cuccia e scodinzolare un po', gli tirava la grossa coda e ad ogni movimento lo sentiva agitarsi e gemere di piacere. Gli toccò la gabbietta e la mano rimase viscida dal suo cazzo stretto che gocciolava desiderio. Sorrise compiaciuta e si guardò intorno.
C'era un uomo dall'altro lato del bar che la guardava. Era un bell'uomo, più giovane di lei. La guardava e le sorrise alzando il bicchiere; lei ricambiò e lui le andò incontro.
"Ciao, sei molto bella, vieni qui spesso?"
"Non abbastanza", rispose lei. "Ti piace il mio cane? Stasera non sapevo dove lasciarlo e l'ho portato con me. Vero cucciolone? Saluta questo bel signore". Il cane annusò i pantaloni di lui e gli alzò una zampa in segno di festa.
"E dimmi una cosa, bel ragazzo, ti piacciono solo le femmine o ti fai anche leccare dai cani?"
"Diciamo che mi piace giocare, mia Signora, perché me lo chiedi?"
"Perché avrei voglia di un po' di compagnia e il mio cane sicuramente ha piacere quando mi ubbidisce e fa le feste anche ai bei ragazzi come te; vuoi venire di là con me?"
"Molto volentieri", le disse sorridendo.
"Allora adesso tu finisci il tuo drink con molta calma e intanto io e il mio cagnolone andiamo nel privè e ci mettiamo comodi, così poi tra una decina di minuti ci raggiungi. Ok?"
Entrarono nel privè e trovarono una stanza con delle sbarre, dove avrebbero potuto chiudersi dentro. Lei si mise seduta sul letto, si aprì la tuta sull'inguine, gli tolse la museruola lo guardò.
"Vieni cucciolone, fammi vedere quanto vuoi bene alla tua Padrona. Mettimi la bocca sulla figa che ti piscio un po' dentro". Lui fremendo appoggiò le labbra e attese un piccolo scroscio che ingoiò prontamente senza lasciare una goccia.
"Bravo cucciolone, però adesso girati e fammi vedere il culo". Lo sculacciò con lo spanker, facendo attenzione a non esagerare, alternando lo strumento a carezze, palpate sulla gabbietta e massaggi anali con la coda.
Lui stava impazzendo.
Arrivò il bell'uomo, lei lo fece sedere accanto e iniziò a baciarlo avidamente.
Gli massaggiò il cazzo e lo sentì bello duro e grosso. "Sai cane che questo signore ha un bel cazzone da assaggiare? Guarda qui". Glielo tirò fuori e gli mise un preservativo, offrendolo a lui.
Il cane iniziò a fargli le feste e a leccarlo, poi glielo prese in bocca e glielo pompava. Carlo aveva una bocca molto grande e accogliente, con grosse labbra carnose: vederlo succhiare abilmente era un grande piacere. "Fai dei pompini che è uno spettacolo guardarti".
Lei si godette la scena per un po' e intanto baciava lo sconosciuto, poi lo tirò a sé e gli montò sopra per scoparselo. Il cane, da sotto, leccava quello che trovava: il buco di lei, le palle di lui, e ogni tanto lei si sfilava e glielo lasciava prendere in bocca.
Poi accelerò, si strofinò il clitoride e venne insieme allo sconosciuto.
L'uomo si rivestì velocemente e se ne andò, rimasero soli.
"Sei stato bravo, ti meriti un premio", gli disse armeggiando con la gabbietta per aprigliela. Il cazzo finalmente libero era fradicio e duro come il marmo. "Vieni, scopami e sborrami dentro come fanno i cani". Lei si mise a quattro zampe e lui la coprì con forza, le diede qualche colpo e non resistette, le venne dentro gridando dal piacere.
Si sistemarono, andarono a cambiarsi e uscirono di lì. Lei non disse più una parola e gli regalò grandi sorrisi.
Arrivarono a casa.
I loro problemi aprirono la porta per riceverli, come era normale che fosse.
In silenzio, lei andò a dormire in un'altra stanza.
Il giorno dopo si alzò e lo trovò di sotto, che beveva il caffè.
Fece un respiro profondo e sorrise: "Andiamo a fare la spesa insieme?"
Lui rimase in silenzio per un po'. Finì il caffè e poi la guardò negli occhi come non faceva da tempo.
Infine, le prese la mano e rispose: "Insieme, volentieri".
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Il passato non si può cancellare.
Ho capito che l’amore non si perde in un giorno.
Si consuma piano, nelle rinunce, nella paura, nel non incontrarsi davvero.
Si può anche ritrovare, ma solo se prima si torna a sé stessi.
Forse questo amore non tornerà mai più.
O forse sì.
Ma oggi sono pronta a diventare la Donna che ho sempre voluto essere.
Buon viaggio a tutti.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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