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Sotto i tuoi piedi – Parte 5: La Cagna al Gui


di Alex_991
08.06.2026    |    267    |    0 8.7
"» Per quasi un’ora Giulia giocò con lei senza pietà, ma con evidente divertimento..."
Erano passate tre settimane da quando Giulia aveva ufficialmente preso il controllo. Tre settimane in cui ogni giorno era stato un passo più profondo nell’abisso della sottomissione di Valeria. Il collare nero era diventato la sua seconda pelle, un promemoria costante che non poteva più ignorare.
Ogni mattina, prima ancora di bere il caffè, Valeria si inginocchiava nuda davanti allo specchio del bagno e lo chiudeva intorno al collo muscoloso. Ogni sera Giulia controllava la stretta, infilando due dita sotto il cuoio con un gesto possessivo e quasi affettuoso.
«Deve ricordarti sempre chi sei,» le ripeteva con un sorriso.
«Sì, Dea,» rispondeva Valeria, lo sguardo basso.
Quel giovedì Giulia era particolarmente allegra. Aveva un luccichio malizioso negli occhi mentre guardava la sua schiava in ginocchio.
«Oggi porto la mia cagnetta fuori a prendere un po’ d’aria. Voglio divertirmi un po’ con te.»
Valeria alzò lo sguardo di scatto, preoccupata.
«Giulia… ti prego. Non in pubblico. Non così…»
Giulia rise piano, una risata leggera e divertita che fece rabbrividire Valeria. Si avvicinò, le afferrò il mento con dolcezza crudele e le sollevò il viso.
«Hai detto “Giulia”?» chiese con finto stupore, sorridendo. «Oh, cagna… stai ancora imparando le regole, vero?»
Valeria deglutì.
«Mi… mi dispiace, Dea.»
«Troppo tardi,» rispose Giulia con un tono giocoso, quasi cantilenante. Agganciò il guinzaglio all’anello del collare e lo tirò verso il basso, costringendo Valeria a quattro zampe. «Camminerai dietro di me. Occhi a terra. E quando te lo dico, adorerai i miei piedi come la brava cagnolina che sei.»
Decise di portarla in una zona del parco abbastanza tranquilla, una radura seminascosta da alcuni alberi ma ancora accessibile. Giulia si sedette su una panchina appartata, visibilmente di buon umore. Si tolse lentamente una sneaker, rivelando il piede caldo e leggermente sudato dopo la camminata.
«Lecca,» ordinò con un sorriso divertito.
Valeria esitò, guardandosi intorno nervosa.
«Dea… potrebbero passare…»
Giulia ridacchiò, chiaramente divertita dalla sua paura. Invece di arrabbiarsi, poggiò il piede sulla faccia di Valeria con calma, premendo la pianta calda contro la sua bocca.
«Shh. Non fare la noiosa. Lecca e basta. Voglio vedere quanto sei brava a obbedirmi mentre cerchi di non farti scoprire.» Il suo tono era leggero, quasi giocoso. «Mi eccita da morire vederti così in difficoltà.»
Valeria, con il cuore a mille, tirò fuori la lingua e cominciò a leccare la pianta del piede di Giulia, dal tallone fino alle dita. Il sapore salato e caldo le riempì la bocca. Giulia sospirò di piacere, appoggiandosi allo schienale con un’espressione di puro divertimento.
«Brava cagnetta… Senti che buon sapore ha la tua Dea? Questo è il tuo nuovo dessert preferito.»
Ogni tanto Giulia ridacchiava piano, soprattutto quando Valeria sussultava sentendo dei rumori in lontananza. Le infilò l’alluce in bocca con un gesto giocoso, spingendolo dentro e fuori lentamente.
«Succhialo bene. Guardati… una donna così forte che succhia le dita dei miei piedi in mezzo al parco. È troppo divertente,» mormorò Giulia, mordendosi il labbro per trattenere una risata eccitata.
Tornate a casa, Giulia chiuse la porta con un sorriso enorme.
«Spogliati. Collare visibile. A quattro zampe. Subito.»
Valeria obbedì. Giulia si sedette sul divano, gambe aperte, piedi nudi poggiati sul tavolino, visibilmente euforica.
«Vieni qui, cagnetta. Voglio giocare.»
Valeria si avvicinò carponi. Iniziò a baciare e leccare i piedi di Giulia con devozione, passando la lingua con lentezza religiosa su ogni centimetro di pelle.
«Dimmi cosa sei,» ordinò Giulia, sorridendo.
«Sono la tua cagna, Dea…»
«Più forte. E con sentimento,» disse Giulia ridendo piano.
Valeria premette la faccia contro le piante dei piedi, inspirando profondamente.
«Sono la tua cagna patetica… la tua ex leonessa fallita… vivo solo per adorare i tuoi piedi…»
Giulia rise di gusto, chiaramente divertita e eccitata dal contrasto tra il corpo possente di Valeria e la sua totale sottomissione.
«Sei così carina quando ti umili. Mi fai impazzire.»
Notando un residuo di resistenza negli occhi di Valeria, Giulia le afferrò i capelli e le spinse la faccia più a fondo contro i piedi.
«Lecca tra le dita, troietta. Voglio sentirti davvero.»
Per quasi un’ora Giulia giocò con lei senza pietà, ma con evidente divertimento. La faceva sdraiare, le metteva i piedi sul viso, la costringeva a leccare mentre con l’altro piede le massaggiava il clitoride gonfio. Ogni volta che Valeria si avvicinava all’orgasmo, Giulia ritirava il piede e le dava uno schiaffetto giocoso sul seno o sulla guancia, ridendo.
«Negato! Non ancora, cagnetta. Voglio vederti implorare.»
Dopo la settima volta Valeria stava tremando e piangendo, disperata.
«Ti prego Dea… ti prego, non ce la faccio più… sto impazzendo…»
Giulia, con un sorriso luminoso e sadico, si sedette sopra di lei, i piedi sul suo petto.
«Implora come si deve. Voglio sentirti supplicare da brava cagna in calore.»
Valeria, rotta, si mise a quattro zampe, lingua fuori.
«Sono la tua cagna in calore… ti prego, permettimi di venire sotto i tuoi piedi… anche se sono patetica… ho bisogno di te…»
Giulia finalmente le diede il permesso, ridendo di pura soddisfazione.
Premette la pianta del piede contro il sesso fradicio di Valeria e la fece cavalcare con forza. Valeria si muoveva con disperazione, gemendo, sbavando, il collare che tintinnava.
L’orgasmo fu devastante.
Il corpo muscoloso di Valeria si irrigidì completamente. Un tremito violentissimo la attraversò dalla testa ai piedi. La bocca si aprì in un urlo silenzioso, gli occhi si rovesciarono all’indietro mentre entrava in una trance profonda di resa totale. Le lacrime scendevano copiose, il suo sesso pulsava e contraeva ritmicamente contro la pianta del piede di Giulia, bagnandolo completamente. Sembrava persa in un altro mondo, scossa da spasmi lunghi e profondi, completamente dissolta nella sottomissione.
Giulia la guardava ipnotizzata, con un sorriso estasiato.
«Cazzo… sei stupenda così,» mormorò, accarezzandole il viso con il piede bagnato. «Completamente rotta per me. Mi diverti da morire.»
Quando Valeria tornò lentamente in sé, tremando e singhiozzando, Giulia le prese il viso tra le mani con dolcezza pericolosa.
«Hai visto cosa ti ho fatto? Questo è solo l’inizio. Voglio vederti crollare così sempre più spesso. Voglio giocare con te fino a farti dissolvere completamente.»
Si chinò e le baciò la fronte, poi sussurrò con un sorriso:
«Da oggi il mio nuovo divertimento preferito sarà portarti in questo stato. Sei la mia cagnetta perfetta.»
Valeria, ancora scossa, baciò debolmente il piede che le veniva offerto.
Giulia sorrise, gli occhi pieni di eccitazione e gioia oscura.
«Brava la mia cagna. Abbiamo tanto da giocare.»
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