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Il prezzo del silenzio 2
14.06.2026 |
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«E infine Cristian», la incalzò Maurizio, facendo un passo verso di lei, con l'odore del suo dopobarba che le riempiva le narici..."
Maurizio fece schioccare nuovamente il frustino nell'aria: un suono secco che rimbombò tra le pareti foderate di libri della presidenza. Il riflesso della luce della scrivania colpiva gli occhiali da lettura, nascondendo parzialmente i suoi occhi d'acciaio, ma l'intensità del suo sguardo dominante era palpabile.«Hai confessato i tuoi giochi con Mariella e le tue discese nei bassifondi della periferia milanese con la benedizione di tuo marito», proseguì il preside. La voce era bassa e ferma, dal tono quasi burocratico, se non fosse stato per la natura dei dettagli richiesti. «Ma nel fascicolo c'è dell'altro. Molto altro. Voglio sentire della tua collega, la professoressa di lettere. Com'è che si chiama? Patrizia. E poi del figlio di Mariella, Fabio. E infine di Cristian. Voglio sapere come la professoressa stimata da tutto l'istituto si trasforma in una cagna in calore non appena si chiudono le porte della scuola. Parla, Alessandra. E ricorda che ogni singola omissione potrebbe costarti la cattedra. Inoltre, non ho le prove, ma girano certe voci sul fatto che stuzzichi e provochi gli studenti: se è vero, confessa anche questo.»
Alessandra sussultò, ritraendo la mano dalla propria intimità ancora bagnata e fremente, obbedendo all'ordine di non cercare il proprio piacere autonomamente. Sentiva la pelle delle cosce, segnata dal nylon delle calze velate, bruciare per l'eccitazione e la tensione. Il contrasto tra la sua figura pubblica e la totale sottomissione a cui era costretta in quel momento la faceva tremare, ma la sua mente logica e matematica capitulava di fronte al magnetismo patriarcale dell'uomo che la sovrastava.
«Patrizia...» iniziò Alessandra, con la voce che cercava stabilità mentre manteneva lo sguardo basso, fisso sulle scarpe lucide di Maurizio. «Patrizia è arrivata in questa scuola l'anno scorso. Trent'anni, timida, con quell'aria da intellettuale distratta, ma con una sensualità repressa che ho avvertito subito. Ha iniziato a cercarmi con la scusa dei programmi interdisciplinari, ma i suoi occhi parlavano chiaro. Era segretamente prima affascinata e poi, successivamente, innamorata di me, della mia sicurezza. Per me è stato un gioco da ragazzi prenderne il controllo.»
Fece un piccolo passo in avanti, la gonna a tubino nera leggermente sollevata che rivelava l'attaccatura delle calze.
«Una sera di giugno, dopo gli scrutini, eravamo rimaste sole in aula professori. Piangeva per una delusione amorosa e per lo stress dell'anno scolastico. Mi sono avvicinata, l'ho consolata, poi l'ho baciata. Con quel bacio, inizialmente casto e poi perverso, è stato come aprire una diga. Patrizia si è concessa totalmente. Mi sono alzata la gonna e mi sono seduta sul tavolone; lei ha cominciato a leccarmi i piedi. Avevo i sandali: li ha sfilati e con devozione li ha adorati, salendo lungo le cosce fino alla mia figa, ormai un lago. Mi ha lappata tutta, riempiendomi la figa con tre dita e succhiando il clitoride; mi ha fatto esplodere in un orgasmo devastante, adorandomi come una dea. A quel punto, per avere la sua sottomissione totale, l'ho fatta spogliare e l'ho messa alla pecorina. Bagnando il suo buco del culo, ho tirato fuori dalla borsetta il mio dildo portatile e l'ho infilata: ormai era in mia totale sottomissione. La sua sottomissione era diversa dalla mia con lei, Maurizio... lei cercava l'amore, io cercavo il potere di plasmarla. L'ho iniziata a giochi di cui non conosceva nemmeno l'esistenza, usandola per il mio piacere personale e facendola assistere ai giochi erotici che facevo con altri uomini. Lei, essendo lesbica, mi baciava e mi leccava la figa quando avevo voglia e ogni volta che avevo bisogno di sentirmi una regina, prima che la mia vera natura di schiava emergesse con uomini come lei.»
Maurizio cambiò posizione, appoggiando una mano sulla scrivania, vicino al fascicolo aperto. «E il ragazzo? Il figlio della tua amica? Questo è ancora più grave, Alessandra. Questo tocca il limite della decenza professionale.»
Alessandra deglutì, sentendo il calore del proprio sesso aumentare a dismisura. «Fabio... ha compiuto diciotto anni a settembre. Mariella stessa mi ha chiesto di "istruirlo". Mi disse: "Alessandra, tu mi puoi aiutare. Lo farei io, ma Fabio è un minchione e si scandalizzerebbe per un incesto. Ha una buona dotazione di base ed è un po' feticista: l'ho spiato ad annusare le mie mutandine e a segarsi con quelle". E poi continuò: "Io vi lascio soli, tu cominci, poi io arrivo e finiamo in tre. Vorrei che fosse in grado, poi, di soddisfare una donna senza farsi fottere, e di farlo diventare un uomo". Un pomeriggio a casa loro, mentre Mariella era fuori, l'ho preso in disparte. Era terrorizzato e affascinato. Mi sono spogliata lentamente, mettendo in mostra il mio corpo e ogni ben di Dio che possiedo, senza fretta, rallentando ogni movimento per farlo impazzire. Mi sono tolta le mutandine e le ho passate sotto il suo naso: era in estasi, si vedeva dai jeans il cazzo diventare enorme. Lui ha accennato solo un: "Alessandra, che fai? Se arriva mia madre..." Al che ho capito chissà quante seghe si era fatto pensando a me.»
Prese un respiro più profondo, continuando il respiro dell'esibizione. «Prima gli ho tolto i pantaloni e i boxer: è uscito un cazzo di tutto rispetto. Usando la lingua gli ho leccato prima le palle, poi sono andata verso il buco del culo leccandolo; ha avuto un sussulto di piacere. Sono risalita lungo l'asta, ho leccato la cappella e, preso tutto in bocca, ho iniziato a spompinarlo. Quando ho capito che stava per venire mi sono fermata. Lui ha fatto una smorfia, e io: "Fabio, pazienza, non è ancora il momento". Mi sono spogliata e coricata sul letto, ho aperto le gambe, gli ho preso la testa tra le mani e l'ho avvicinata alla mia figa. Appena ha sentito l'odore ha cominciato a leccare con frenesia. L'ho fatto rallentare: "Fabio, devi avere pazienza. Con la lingua gioca col clitoride, e poi allarga le labbra e piano comincia ad infilare uno, poi due dita; inclinale ad uncino e gioca dentro, vedrai che la tua donna impazzirà". Era infognato duro. A questo punto gli ho detto: "Fabio, scopami, metti il tuo bel cazzo nella figa". L'ho preso in mano, l'ho puntato sulle mie labbra e ho tirato; da tanto che ero fradicia, è entrato come il coltello nel burro. Dopo tre o quattro colpi sento che sta per venire: "Sulla pancia, sborra sulla pancia!". Un idrante: mi ha spruzzato una quantità enorme di sborra.»
«Ho iniziato a ripulirlo e nel frattempo è rientrata Mariella. Vedendo il cazzo del figlio e la sborra sulla mia pancia, ha emesso un suono di stupore. "Mamma, scusa, ma Alessandra mi ha eccitato", ha detto lui. E Mariella: "Fabio, ora fai godere la mamma, ti sogno da sempre, voglio il cazzo di mio figlio ovunque". Si è spogliata in un attimo: "Prendi la troia di tua madre!". Io gli ho detto: "Fabio, fai come ti ho insegnato: leccala lentamente, bagnala tutta, anche se non ne ha bisogno, poi penetrala". Questa volta ha preso un ritmo molto efficace, colpi lenti alternati a colpi da sfondarla. Mariella era in estasi: "Fottimi, fammi sentire una cagna, e tu Ale dammi la figa da succhiare!". In un attimo ha goduto come una vacca, ed io anche, con la sua lingua. Poi, piano, mi sono tolta e li ho lasciati a scopare tra di loro. Ha imparato in fretta: gli ho insegnato come usare la bocca, come toccare e come scopare. Avevo fatto il mio dovere come amica e tutrice. Un ragazzo giovane, vigoroso, ma totalmente inetto, plasmato secondo i miei – anzi i nostri, della madre – desideri più perversi. Padrone, adoro i maturi che mi scopano come animali, ma mi eccita stuzzicare anche i ragazzini. Come hai ben visto, in classe spesso non portavo le mutandine e aprivo le gambe per farmi ammirare dagli alunni, e questo mi provocava un'eccitazione pazzesca che acquetavo con ditalini pazzeschi.»
«E infine Cristian», la incalzò Maurizio, facendo un passo verso di lei, con l'odore del suo dopobarba che le riempiva le narici. «Il professore di educazione fisica. Lì non eri tu a dominare, vero?»
«No, Padrone...» sussurrò Alessandra, e un brivido le scosse la schiena. «Cristian è un animale. Una virilità prorompente, rozza, priva di romanticismo; il suo cazzo enorme ti sfonda, ti sconquassa. Gli incontri avvenivano negli spogliatoi della palestra, a sera tardi, quando le luci erano spente. Gli odori di sudore e di sborra dei ragazzi che si segavano mi mandavano il cervello ai matti. Mi sbatteva contro gli armadietti di metallo, mi strappava le mutandine senza cura; anche se ero fradicia, mi penetrava con una forza animalesca, sfondandomi figa e buco del culo. Non c'erano preliminari con lui. Mi prendeva da dietro, sollevandomi di peso, riempiendomi ogni orifizio con una forza bruta che mi svuotava la testa da ogni pensiero logico. Diventavo il suo sfogo, la sua troia privata tra le docce e l'odore di sudore e gomma. Mi usava e mi riempiva di sborra nel culo, nella figa, sul corpo, e poi ero la sua scrofa, il suo orinatoio: mi pisciava ovunque e se ne andava, lasciandomi tremante sul pavimento viscido, piena del suo seme e della sua pipì, ma appagata e vogliosa che arrivasse la prossima scopata il prima possibile.»
Alessandra terminò il racconto col fiato corto, il petto che si alzava e abbassava rapidamente sotto la camicetta bianca. Guardò Maurizio con occhi lucidi, imploranti, completamente nuda nella sua perversione e nella sua sottomissione.
Maurizio la squadrò per qualche secondo in silenzio, poi sollevò lentamente il frustino, accarezzandole la guancia con l'estremità di cuoio.
«Sei stata molto precisa, Alessandra. Ma ora che ho sentito tutto... è il momento che la professoressa paghi il prezzo del mio silenzio. Inginocchiati.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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