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Barista Sottomessa 12 – La Ciotola di Sperma
11.06.2026 |
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"Lui la guardò dall’alto per qualche secondo, poi le diede un paio di forti schiaffi sul culo nudo..."
Sara arrivò al bar quella mattina presto, il cielo ancora grigio dell’alba. I capelli corti e spettinati alla Dua Lipa le ricadevano disordinati sul viso, la maglietta nera attillata le segnava i seni sodi e turgidi, mentre i jeans ultra-aderenti le avvolgevano le gambe toniche da runner e il culo alto, rotondo e sodo come una seconda pelle. Nonostante l’aria ribelle di sempre, dentro di lei ribolliva un misto di vergogna profonda ed eccitazione incontrollabile.La sera prima, dopo averla piegata sul bancone e averle sfondato il culo fino a riempirla di sborra calda, il Padrone le aveva dato le istruzioni con quel tono basso e crudele che la faceva bagnare all’istante.
«Domani sarai la mia cagnetta leccatrice personale. Ti ho lasciato una ciotola speciale nel bagno del personale. È piena del mio sperma raccolto in questi giorni: preservativi legati, sborrate abbondanti, tutto per te. Ogni volta che hai una pausa — anche solo di due minuti — andrai lì, ti accuccerai a quattro zampe come una vera cagna in calore e leccherai. Voglio che torni in sala con le labbra lucide e sporche del mio seme. E guai a te se ti pulisci troppo bene.»
Sara aveva annuito, già fradicia, mentre lui le tirava i capelli e la obbligava a baciarlo con la bocca ancora impastata del sapore del suo culo.
Quella mattina, appena entrata nel locale vuoto, Sara corse nel piccolo bagno del personale. La ciotola di metallo inox era lì, sul pavimento accanto al water, piena per più di metà di sperma denso, bianco-grigiastro, con grumi vischiosi che galleggiavano in superficie. L’odore forte, muschiato e leggermente acido riempiva tutto il bagno.
Sara chiuse la porta a chiave con le mani tremanti, si guardò un’ultima volta allo specchio e si arrese. Si abbassò i jeans e le mutandine fino alle ginocchia, si mise in ginocchio e poi si accucciò a quattro zampe, il culo per aria, la schiena inarcata e il viso abbassato sulla ciotola.
«Sono diventata davvero la sua cagnetta…» sussurrò con voce rotta.
Si sporse in avanti. La lingua uscì timidamente, poi sempre più avida. Leccò una prima, lunga passata sul bordo, raccogliendo una grossa quantità di sperma denso. Il sapore era intenso: salato, amaro, con quel retrogusto forte che ormai associava solo a lui. Deglutì con fatica, sentendo la consistenza viscida scenderle in gola. Leccò ancora, più in profondità, sporcandosi il naso, il mento e le labbra. Succhiò i grumi più grossi, raspando il fondo con la lingua piatta come una cagna affamata. Quando si rialzò, aveva un evidente sbaffo bianco e lucido sul labbro inferiore, all’angolo della bocca e persino una piccola striscia sul mento.
Si guardò allo specchio: sembrava esattamente ciò che era — una barista sottomessa con la bocca sporca di sperma del suo Padrone. Si passò la lingua sulle labbra, spalmando ulteriormente il seme, ma non lo tolse del tutto.
Il turno iniziò.
I primi clienti arrivarono poco dopo. Sara serviva caffè, cornetti e sorrisi ribelli, ma ogni volta che parlava o sorrideva lo sbaffo bianco sulle sue labbra era visibile. Un cliente abituale, un uomo sulla quarantina, la fissò perplesso mentre lei gli porgeva il cappuccino.
«Sara… hai qualcosa sulla bocca. Sembra… crema?»
Lei arrossì violentemente fino alle orecchie. Si passò lentamente la lingua sul labbro inferiore, raccogliendo lo sperma e ingoiandolo davanti a lui.
«Oh… sì, devo aver assaggiato la panna dei cornetti. Scusa» mentì con voce rauca, sentendo il sapore del Padrone ancora forte sulla lingua.
Ogni 30-40 minuti, quando il locale glielo permetteva o quando arrivava il messaggio secco dal Padrone, Sara sgattaiolava nel bagno.
Messaggio: “Pausa. Ciotola. Subito, troia.”
Seconda pausa. Si accucciò di nuovo a quattro zampe, il culo alto e rotondo esposto, e affondò il viso nella ciotola. Leccava con più foga adesso, gemendo piano mentre la figa le pulsava tra le gambe. Il livello di sperma scendeva lentamente. Quando uscì, aveva le labbra gonfie, lucide e completamente spalmate. Servì un tavolo di tre ragazze così. Una di loro la guardò strana.
«Tutto bene? Hai le labbra… strane.»
Sara si leccò di nuovo, raccogliendo un grumo denso e ingoiandolo.
«Tutto ok, grazie. Solo un po’ di burro cacao secco» rispose, le guance in fiamme.
Terza pausa, verso metà mattina. Il locale era più pieno. Sara dovette fare in fretta. Si chiuse nel bagno, si accucciò disperata e leccò con avidità, raspando il fondo, succhiando rumorosamente. Il mento le colava. Quando tornò in sala aveva un grosso sbaffo bianco visibile anche da lontano. Mentre prendeva un ordine da una coppia, dovette chinarsi: lo sperma le colò leggermente verso il mento. L’uomo la fissò con uno sguardo confuso ma interessato.
A pranzo il Padrone arrivò. Si sedette al solito tavolo appartato in fondo al locale. Quando Sara gli portò il caffè, lui le fece cenno di avvicinarsi di più.
«Fammi vedere la tua bocca da cagnetta» mormorò.
Sara si chinò sul tavolo. Lui passò il pollice sulle sue labbra sporche, raccogliendo una striscia densa di sperma e infilandoglielo in bocca. Lei succhiò il dito obbediente.
«La ciotola è ancora piena?» chiese lui.
«Ancora… parecchio, Padrone.»
«Bene. Vai a leccare di nuovo. Voglio che quando torni abbia le labbra che colano.»
Sara obbedì. Nella quarta pausa si accucciò più a lungo, leccando con devozione quasi religiosa, gemendo sommessamente mentre il sapore le impregnava tutta la bocca. Uscì con le labbra gonfie, lucide e con evidenti filamenti bianchi.
Nel pomeriggio il tormento continuò. Altre due pause intense. In una di queste, mentre era accucciata con il culo per aria, sentì il Padrone entrare silenziosamente nel bagno. Lui la guardò dall’alto per qualche secondo, poi le diede un paio di forti schiaffi sul culo nudo.
«Brava cagnetta. Lecca più a fondo.»
Sara gemette e affondò la lingua ancora di più, sporcandosi tutta la parte inferiore del viso.
Poco prima della chiusura, quando il locale era quasi vuoto, Sara fece l’ultima pausa. La ciotola era quasi finita. Si accucciò e leccò fino all’ultima goccia, raspando il metallo con la lingua fino a farlo brillare. Quando uscì aveva la bocca, il mento e persino la punta del naso sporchi di sperma secco e fresco.
Il Padrone la raggiunse nel bagno.
«In ginocchio.»
Sara si abbassò. Lui tirò fuori il cazzo duro e le scaricò una sborrata abbondante e fresca direttamente nella ciotola pulita.
«Leccala tutta. Poi finisci il turno così.»
Sara si accucciò di nuovo come una cagna, leccando avidamente la sborra calda e densa mentre lui la guardava soddisfatto. Quando finì, aveva le labbra gonfie, lucide e con un grosso sbaffo bianco ben visibile.
Servì gli ultimi due clienti con la bocca sporca di sperma, sorridendo e leccandosi le labbra ogni tanto. Uno di loro la guardò a lungo, incuriosito e turbato.
Quando finalmente chiuse il locale, il Padrone la piegò sul bancone, le abbassò i jeans e la inculò con forza brutale mentre lei ancora sentiva il sapore denso sulla lingua e sulle labbra.
«Domani alzeremo ancora il livello» le ringhiò mentre la sbatteva senza pietà. «Forse ti farò leccare la ciotola mentre servi… o magari te la farò portare in giro legata al collo.»
Sara, con le labbra ancora sporche di sperma e il culo pieno, gemette solo una risposta rotta dal piacere:
«Sì, Padrone… sono la tua cagnetta leccatrice… usami come vuoi.»
La sua degradazione diventava ogni giorno più totale, più umiliante, più profonda. E Sara ne era ormai irrimediabilmente dipendente.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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