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Secondo le mie regole


di Eleonora6
08.07.2026    |    794    |    10 10.0
"Gli metto in bocca le mie mutandine fradice e mi siedo sulle sue gambe, strofinando piano la mia figa sul suo cazzo..."
Lo guardo, immobile sulla sedia, i polsi legati dietro lo schienale, le caviglie serrate. Il bavaglio gli riempie la bocca, soffocando ogni parola in un mugolio che mi eccita più di qualsiasi supplica. La gabbietta brilla tra le sue gambe, ricordo costante di chi ha il controllo.

Cammino lenta verso di lui, il rumore dei miei tacchi scandisce la sua attesa.
Non parla, ma sento il suo respiro crescere. Ogni mio passo lo fa fremere.

Mi fermo davanti a lui. Mi sfilo un tacco, alzo la gamba e poso il piede sul suo petto, sento il respiro accelerare mentre scivolo con il piede giù per il petto, l’addome, fino a fermarmi proprio sulla gabbietta.
Lo sfioro appena, muovendomi piano, il suo corpo si tende come una corda pronta a spezzarsi.

Ridefinisco il confine tra piacere e frustrazione, e dentro di me sento crescere un brivido caldo: il potere di decidere quando e come.

Gli tolgo il bavaglio e lecco le sue labbra. Per un istante tolgo la benda dai suoi occhi: voglio che mi guardi mentre faccio colare un rivolo di saliva nella sua bocca.

Mi chino su di lui, la mia bocca sfiora il suo collo. Sento il suo respiro diventare sempre più corto. Lo lecco, un gesto lento e provocante, mentre il mio corpo si muove contro il suo.
So che sente il calore della mia pelle, l’umidità che tradisce il mio desiderio.
So che ne è prigioniero, e che questo lo consuma più di qualsiasi colpo di frusta.

La mia lingua percorre la sua guancia, e mentre i miei fianchi si muovono su di lui, il suo gemito soffocato riempie la stanza. Io godo della sua impotenza, del suo desiderio senza sfogo. Ogni mio movimento è una tortura dolce, una promessa che non sa se manterrò.
Lui è mio, completamente, e io decido quanto a lungo lo terrò in questo limbo.

Sento il suo cazzo premere contro la gabbietta, lo guardo contorcersi e rido piano. Voglio farlo impazzire… e ci sto riuscendo!

Apro la gabbietta, il suo cazzo balza fuori gonfio, teso, bagnato. Lo prendo in bocca, lo sento pulsare e gonfiarsi sempre di più mentre si agita legato, incapace di resistere. Lo sento sul punto di esplodere e… proprio allora mi fermo. Lo guardo e gli ricordo che non decide lui, decido io.

Gli metto in bocca le mie mutandine fradice e mi siedo sulle sue gambe, strofinando piano la mia figa sul suo cazzo. Poi, quando decido che è il momento, lo slego. Non per lasciarlo libero, ma per vederlo lottare con la sua stessa fame. Lo lascio sfogare per un attimo, mi prende per il collo e mi bacia con foga, trasportato da un’urgenza che avevo sapientemente costruito. Mi spinge contro al muro, sento le sue dita penetrarmi.

Lo conduco verso il letto, mi stendo e gli apro le gambe: così, davanti, all’improvviso.
Sono pronta ad accoglierlo dentro di me. La mia figa si stringe attorno a lui e nel mio orgasmo lo trascino al suo. E mentre gode dentro di me, io lo guardo, soddisfatta.
Perché è venuto, sì, ma secondo le mie regole.

Poi lo bacio dolcemente e gli sussurro all’orecchio, con voce bassa e ferma: “sei solo il mio giocattolo”.
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