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La Milfona...cap 2 Sottomessa


di Membro VIP di Annunci69.it Midi90
26.06.2026    |    1.611    |    2 9.6
"La vidi scendere i gradini e sparire nella notte, lasciandomi in casa da solo, stanco morto ma incredibilmente soddisfatto per aver osato e vissuto un'esperienza del genere..."
Passarono diverse settimane in cui io e Greta non riuscimmo a organizzarci per vederci. In quel lasso di tempo ci scambiammo continui messaggi; la sera ci spingevamo decisamente oltre facendo sexting, ma il desiderio di trovarci dal vivo era ormai altissimo. Una sera, durante una di queste conversazioni particolarmente spinte, mi confidò di aver frequentato in passato un uomo al quale piaceva spingersi oltre. Mi raccontò dettagliatamente di quando lui la legò al letto, bloccandole i polsi e le caviglie, di quando le fece bere la sua sborra direttamente da un calice e di come, a volte, la scopasse con violenza, accompagnando il ritmo con schiaffi decisi sul suo culone. Quell'esperienza le era piaciuta moltissimo, ma da allora non aveva mai più trovato un uomo con quei gusti.
Io non ero un amante del genere, ma quei racconti catturarono totalmente la mia curiosità. Passai l'intera notte a guardare video e a leggere articoli sull'argomento per capirne i dettagli. L'indomani, mentre mi trovavo al lavoro, le scrissi per chiederle se avesse impegni per il sabato successivo. La sua risposta positiva accese immediatamente in me l'idea di proporle proprio ciò di cui mi aveva parlato.
Perciò, dopo esserci messi d'accordo, le chiesi apertamente se le andasse di fare un gioco: da quel preciso momento lei sarebbe stata la mia schiava e io il suo padrone. La sua replica mi lasciò tanto stupito quanto eccitato: «Tutto ciò che desidera il mio padrone lo farò».

In quei giorni che precedettero il nostro incontro, le ordinai diverse cose da fare, testando la sua totale sottomissione. Prima di tutto doveva mandarmi il buongiorno e la buonanotte accompagnati da sue foto completamente nuda. Più volte, inoltre, le imposi di andarsi a chiudere in bagno proprio mentre si trovava al lavoro per infilarsi le dita nella figa e darmene prova. Le scrivevo sempre rivolgendomi a lei con un tono autoritario e dominante, privo di esitazioni, e Greta rispondeva ogni singola volta da schiava devota, alimentando un'adrenalina pazzesca.
Il sabato mattina, subito dopo aver ricevuto il suo consueto buongiorno, passai ai comandi definitivi per la serata. Le dissi che sarebbe dovuta venire da me alle 21:00 precise; poteva vestirsi come voleva, ma con un'unica e tassativa regola: sotto gli abiti non doveva indossare né il reggiseno né gli slip. La salutai precisando di essere svizzera con l'orario, e la sua replica arrivò secca e immediata: «Non tarderò, padrone».

Alle 21:00 in punto, il suono del campanello ruppe il silenzio e lo schermo del videocitofono mostrò l'immagine di Greta, pronta a dare inizio alla nostra serata. Nei giorni precedenti mi ero documentato a fondo sulle regole del gioco di ruolo e sulla sottomissione psicologica, decidendo che per questo primo appuntamento fosse fondamentale mantenere un approccio soft, concentrato sul controllo e sull'atmosfera, senza spingerci subito in dinamiche troppo forti.
Quando varcò la soglia, la sua presenza riempì la stanza. Indossava un abito scuro che valorizzava le sue forme prorompenti da BBW con una sensualità decisa ma per nulla volgare. La sala era completamente al buio, illuminata soltanto dal calore di numerose candele profumate che creavano ombre profonde sulle pareti. Al centro del pavimento, vicino al divano, avevo preparato un materassino da campeggio circondato da diversi asciugamani puliti.
«Buonasera, padrone», esordì lei con un sorriso che tradiva un mix di emozione e attesa.
«Inginocchiati», le ordinai subito, mantenendo un tono fermo e autoritario per stabilire immediatamente i ruoli.
Greta eseguì il comando senza la minima esitazione, abbassando lo sguardo sul pavimento in segno di rispetto. Mi avvicinai a lei e, dopo aver liberato il mio cazzo duro, le ordinai di prenderlo in bocca. Le sue mani lo afferrarono delicatamente e se lo mise nella in bocca senza esitare, cominciando a farmi un grandioso pompino.
Dopo qualche minuto le ordinai di rialzarsi e ci accomodammo al tavolo della sala per bere insieme una bottiglia di prosecco. Iniziammo a scambiare qualche chiacchiera sulla sua giornata ma, nel bel mezzo della conversazione, decisi di alzare la posta in gioco e di testare la sua capacità di astrazione: le ordinai di spogliarsi completamente e di continuare a raccontarmi le sue cose come se nulla fosse accaduto. Greta eseguì il comando con una sicurezza che mi stupì, restando nuda davanti a me e rivelando come l'adrenalina del momento stesse accendendo ogni sua reazione fisica.

Finito il drink, passai alla fase successiva dell'esperimento di controllo. Le ordinai di spostarsi sul materassino al centro della stanza e di posizionarsi a pecora, tenendo le mani dietro la schiena. La visione della figona già umida in quella posizione era magnetica. Le legai i polsi con una corda morbida, quel tanto che bastava per limitarle i movimenti, e iniziai a utilizzare un piccolo frustino sulla sua pelle, partendo con tocchi leggerissimi per poi aumentare gradualmente l'intensità su sua esplicita richiesta, lasciando che il brivido della punizione psicologica facesse effetto.
Le sue urla mi incitavano a colpi sempre più duri: «Sì padrone, ancora, ancora!».
Sentire la sua totale sottomissione e la sua voce che implorava di continuare aumentò al massimo la mia determinazione, spingendomi a mantenere quel ritmo autoritario e deciso che aveva trasformato la stanza in un concentrato di pura adrenalina.
Poi decisi di passare al dildo. Presi l'accessorio che avevo preparato, ne inumidii la superficie per facilitare ogni movimento e mi riposizionai dietro di lei. Greta rimase immobile sul materassino, con i polsi ancora legati dietro la schiena e il respiro profondamente affannato, in totale attesa del mio prossimo comando. Senza esitare, iniziai a usarlo su di lei, guidando la stimolazione con forza e precisione. Più sentivo la sentivo godere più aumentavo l'intensità con la quale spingevo l'enorme dildo dentro la sua figa ormai fradicia di umori, facendole raggiungere l'orgasmo nel giro di qualche minuto.
"Vengoooo! Cristo padrone vengoooo" quelle urla erano un chiaro segnale di quanto la cosa le stesse piacendo.

Il gioco continuò per almeno mezz'ora tra schiaffi, frustate, dildo e leccate di figa...mi stava dando tanto piacere ma decisi di voler godere anche io.
Estrassi delicatamente il dildo dalla sua figa grondante e mi liberai dei miei vestiti. Salì sul materassino, le misi un piede in testa ed entrai nella sua figa con un colpo secco e deciso che la fece urlare ancora. Cominciai a spingere con forza, cercando di infilare il mio cazzo più a fondo che potevo, sentendo le pareti della sua figa che si tendevano e rilassavano, mentre con una mano le continuavo a dare schiaffi decisi sul culo.
Dopo dieci minuti, sentì che stavo per venire anche io: quindi la slegai, le ordinai di mettersi in ginocchio di fronte a me per il momento finale di quella lunghissima sessione. Greta sollevò lo sguardo, con il respiro ancora spezzato dall'adrenalina e i lineamenti accesi dal calore del gioco. Senza esitare, aprì le labbra per accogliere l'ultimo e definitivo atto di sottomissione.
Pochi istanti dopo, l'intensità accumulata esplose in un potente e liberatorio fiotto di sborra, che si riversò interamente sul suo viso, bagnandole le guance e gli occhi in un gesto assoluto di possesso che sigillò la nostra intesa.
Rimanemmo immobili per qualche minuto, avvolti dal silenzio della sala e dal profumo delle candele che continuavano a consumarsi. Io ero ancora sul materassino, svuotato di ogni energia, mentre Greta si accasciò dolcemente di fianco a me, con la pelle lucida di sudore che brillava nella penombra. Il brivido del proibito e del controllo totale aveva superato ogni nostra aspettativa.
Dopo esserci ripresi, andammo in bagno per darci una rinfrescata. Ci rivestimmo senza fretta, scambiando solo poche parole sussurrate, quasi come se parlassimo a voce bassa per non rompere l'incanto di quello che era appena successo tra quelle mura.
La riaccompagnai alla porta e, prima di uscire, Greta si voltò, mi guardò dritto negli occhi con un'intensità pazzesca e mi lasciò un ultimo bacio morbido sulle labbra, mormorando un timido «Grazie, padrone...» che mi fece capire quanto avesse adorato ogni singolo secondo.
La vidi scendere i gradini e sparire nella notte, lasciandomi in casa da solo, stanco morto ma incredibilmente soddisfatto per aver osato e vissuto un'esperienza del genere.

L'indomani mattina, non appena mi svegliai, trovai subito una sua notifica sul telefono. Era il suo buongiorno, arrivato puntuale alle nove, accompagnato da un messaggio che non lasciava spazio a dubbi: “Non riesco a smettere di pensare a ieri sera... ho ancora i segni sulla pelle e la mente ferma su ogni tuo ordine. Quando posso tornare a essere la tua schiava?”.


Continua...

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