Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > bdsm > La trasformazione
bdsm

La trasformazione


di Distratta
24.06.2026    |    576    |    4 9.6
"Nel frattempo l'altra ragazza prese quel pene durissimo del mio uomo, lo puntò contro se stessa e lentamente, lentissimamente vi si calò sopra accogliendolo tutto fino all'elsa..."
"Amore, mi ha scritto Sonia." La voce di Marco era stranamente neutra quella mattina, mentre posava lo smartphone sul tavolo della colazione accanto alla sua tazza vuota.
«Mi ha detto che questa sera ha un buco per la ceretta... per me.»
La mia forchetta si fermò a mezz'aria sopra il toast. Sonia. La nostra estetista di fiducia - o almeno, questo era ciò che pensavo il mondo sapesse. Ma in realtà, Sonia era molto di più. Era stata la prima donna con cui avevamo condiviso qualcosa oltre alle semplici sedute depilatorie mesi fa - una serata dove il massaggio post-ceretta era diventato qualcosa di molto più intimo tra tutte e tre. Da allora però, nulla più. Fino ad ora.
«A te non ha preannunciato niente?» chiese Marco osservandomi attentamente. Scossi la testa lentamente. «No. Non una parola.»
Questo mi destava sospetti. Sonia non era solita agire unilateralmente nelle nostre dinamiche. C'era sempre stato un tacito accordo: comunicazione trasparente tra tutti. Ma allo stesso tempo una curiosità bruciante cominciò ad accendersi nella mia pancia. «Non ci sono problemi», risposi infine. Ma sapevamo entrambi quanto quella frase fosse incompleta. C'erano problemi? Forse. Ma erano superati dall'eccitazione strisciante dell'imprevisto. Appena Marco partì per lavoro - dopo avermi dato quel bacio mattutino carico dell'elettricità non detta - presi subito lo smartphone.
Scrissi a Sonia: «Ciao, amore! Marco mi ha detto della ceretta stasera. Che hai in mente?» La risposta arrivò circa venti minuti dopo. Poche parole. Ma un vero pugno allo stomaco: «Vedrai quando tornerà a casa. Ti chiamerò alle 21:00 via FaceTime.» Non aggiunse altro. Non spiegò. Non rassicurò. Semplicemente gettò il guanto. Io, invece di sentire paura o gelosia vera, sentii quella stessa umidità familiare tra le cosce, quella risposta involontaria del corpo che precede la consapevolezza della mente. La giornata passò inesorabilmente lenta. Ogni ora fu scandita dall'attesa. Le 18:00. Le 19:00. Le 20:00... Marco tornò a casa alle 20:30. Si preparò velocemente, quasi ritualmente.
Indossò abiti semplici - jeans stretti da cui intravedevo la forma del suo pacco già pronunciata - e una maglietta grigia che sapeva adorassi togliergli. Prima di partire venne da me - ero seduta sul divano, fingevo interesse per uno show televisivo - si inginocchiò davanti a me.
«Tesoro, io vado alla ceretta. Ci vediamo dopo.» Mi prese il viso tra le mani e mi baciò. Non fu un semplice bacio d'addio. Fu profondo - lingue che si cercavano immediatamente - un bacio carico delle promesse non dette, delle trasgressioni imminenti. Sentii contro la mia coscia l'erezione dura che già premeva contro i suoi jeans. Lo lasciavo andare. Lo incoraggiavo. E forse... lo offrivo. Poi uscì. E io rimasi sola nell'appartamento silenzioso, ad aspettare le 21:00 esatte.
Il telefono squillò con una chiamata FaceTime. Sonia. Accettai. Il suo viso apparve sullo schermo - quei lineamenti mediterranei netti ed eleganti, gli occhi scuri che già brillavano della complicità che ci legava.
«Ciao, amore», disse, senza preamboli.
«Stasera sarai spettatrice privilegiata dello spettacolo.»
«Quale spettacolo?» chiesi - ma sapevo già. Sonia sorrise - quel sorriso da gatta sazia - poi posizionò lo smartphone su qualcosa. L'inquadratura cambiò. Ora vedevo tutto l'ampio soggiorno moderno della sua casa - luci soffuse - colori caldi - pavimento in legno scuro.
Un tappeto persiano al centro. E poi... nulla. Per circa un minuto interminabile - solo quel salotto vuoto - silenzioso - carico d'attesa come me stessa.
Poi... la porta d'ingresso apparve nell'inquadratura. Si aprì. E Marco entrò. Vestito. Normale. Il mio uomo - nella casa dell'altra donna - con quell'espressione tra timida ed eccitata sul volto - quell'espressione che conoscevo bene - quella dei momenti dove sapeva stesse per consegnarsi completamente. Sonia entrò nell'inquadratura - vestita semplicemente - jeans ed una canottiera bianca. Si avvicinò a Marco - parlottarono qualcosa - io non sentivo - solo immagini mute - ma vidi Sonia prendere qualcosa dalle mani. Un cappuccio nero. Di pelle morbida - lucida. Con solo due buchi - uno minuscolo per respirare - uno più grande... per la bocca. Lo mise sulla testa del mio uomo - coprendogli completamente viso ed identità - lasciando solo quella bocca umida - aperta - ansimante già lievemente.
Poi cominciò a spogliarlo. Con gesti metodici - quasi professionali - come fosse davvero solo una seduta estetica.
La maglietta via. I jeans via. Le scarpe. I calzini. Gli slip neri - via. E lui... rimase nudo nel mezzo del salotto. Il corpo atletico - i muscoli tesi - i capezzoli durissimi - quel pacco già semiduro ma destinato ad ingrandirsi - lo sapevo - lo sentivo attraverso lo schermo. E quel cappuccio nero - quell'annullamento dell'identità - quell'essere ridotto solo ad un corpo - ad una bocca - ad un desiderio anonimo... Sonia uscì dall'inquadratura. Rimase solo Marco - nudo - bendato - eretto nel centro della stanza - come un'offerta sacrificale. Il mio cuore batteva forte. Le mie mani stringevano lo smartphone fino quasi a far scricchiolare lo schermo protettivo.
E poi... Sonia tornò. Ma non più Sonia come l'avevo vista prima. Ora indossava... latex. Un completo interamente latex - nero lucido - brillante sotto le luci soffuse - aderente come seconda pelle - modellante ogni curva del suo corpo già generoso. E tra le gambe uno strap-on. Gigante. Enorme. Di dimensioni quasi grottesche color carne realistico, così grande da sembrare impossibile, minaccioso, eccitante. La gelosia vera ora, quella fisica, viscerale, mi morse allo stomaco. Ma fu immediatamente sopraffatta dall'eccitazione, dall'immagine del mio uomo nudo ed anonimo davanti alla donna vestita come dominatrice futura, pronta ad usarlo come voleva. Sonia si avvicinò. Con gesto possessivo, quasi clinico, prese tra pollice ed indice il pene semiduro del mio uomo. Lo toccò, lo misurò come fosse "un atto dovuto". Come se stesse valutando lo strumento prima dell'uso. Marco trasalì, vidi i muscoli delle cosce contrarsi ma non si mosse. Accettava. Offriva. Ed io dall'altra parte dello schermo trattenevo letteralmente il respiro, sentendo già l'umidità aumentare tra le mie cosce senza nemmeno toccarmi.
Poi successe qualcosa d'inaspettato. Un'altra figura entrò nell'inquadratura. Una ragazza, mai vista prima. Giovane, forse venticinque anni, capelli castano chiarissimo lunghi fino alla vita, corpo snello ma sinuoso vestita solo con una sottoveste nera trasparente sotto cui intravedevo nulla. Si avvicinò a Sonia. E senza preamboli le due donne si baciarono. Con lingua profondamente e avidamente mentre le mani dell'estranea accarezzavano i fianchi fasciati nel latex della nostra amica. Poi entrambe si abbassarono. A livello del mio uomo e cominciarono, a turno.
Prima Sonia poi l'altra, poi Sonia ancora. Un doppio pompino sincronizzato perfetto. Bocche esperte, lingue avvolgenti, mani intrecciate sui fianchi del mio uomo. Vidi attraverso lo schermo. Vidi chiaramente come quel pene reagisse immediatamente ingrossandosi, allungandosi diventando completamente eretto . Durissimo, lucido già della loro saliva combinata.
Marco gemette. Lo sentii attraverso lo speaker del telefono. Quel gemito soffocato dal cappuccio, quel gemito d'abbandono totale. Poi Sonia fece segno all'altra ragazza. Lo fecero distendere sul tappeto persiano, sulla schiena, gambe aperte, braccia lungo i fianchi, completamente offerto. Sonia si posizionò sopra al suo viso, sopra quella bocca ansimante ed aperta. Aprì una zip laterale del completo latex e ne uscì lei stessa. La sua vagina glabra e perfetta, rosa umida già visibile anche da lontano. Si abbassò posizionandola direttamente sulla bocca del mio uomo e lui immediatamente cominciò a leccarla. Vidi i movimenti della sua mandibola sotto al cappuccio. Vidi Sonia gettare indietro la testa, gemere silenziosamente. Nel frattempo l'altra ragazza prese quel pene durissimo del mio uomo, lo puntò contro se stessa e lentamente, lentissimamente vi si calò sopra accogliendolo tutto fino all'elsa. Fino alle palle. Fino ad avere quel corpo snello completamente impalato su quello del mio uomo. In quel preciso istante qualcosa scattò dentro me stessa. Una scintilla vera, fisica nel basso ventre. Un desiderio così acuto da farmi quasi urlare. Istintivamente una delle mie mani lasciò lo smartphone e scivolò sotto l'elastico dei miei leggings, sotto quello degli slip e trovai ciò che sapevo di trovare. Bagnatissima, inzuppata, pronta. Cominciai a masturbarmi lentamente mentre guardavo lo schermo, mentre immaginavo fossi lì in mezzo a quei corpi, tra quelle donne, sopra o sotto o dentro. Vedevo i movimenti del bacino della ragazza sconosciuta ritmici e profondi. Ogni volta che scendeva completamente su quel pene vedevo Sonia che si muoveva sopra quella bocca, sfregando il proprio clitoride contro quelle labbra anonime. Poi Sonia prese due dita, le portò alla propria vagina, le inserì dentro profondamente e iniziò ad urlare silenziosamente. Un getto trasparente e abbondante uscì da lei. Squirting. Lo riconoscevo. Ne conoscevo il gusto e l'odore. Quella dolcezza salata particolare. Tutto quel liquido finì direttamente nella bocca aperta del mio uomo e lui deglutì avidamente bevendo ogni goccia, come fosse sacro. Poi Sonia si spostò, si alzò lasciando Marco ansimante. Quella bocca bagnata del suo stesso orgasmo e andò verso un tavolino dove prese una bottiglia di lubrificante trasparente. Ne versò una quantità generosa sullo strap-on gigantesco. Lo spalmò lungo tutta la lunghezza fino alla punta. Fino a farlo brillare ancora di più. Nel frattempo l'altra ragazza continuava a cavalcare il mio uomo. Più veloce, più disperata finché vidi il corpo del mio uomo irrigidirsi improvvisamente, le sue mani che si aggrapparono al tappeto, le sue gambe tese e quel getto, quello che sapevo essere. La ragazza urlò silenziosa continuando ad andare su è giù estraendo fino all'ultima goccia, poi lentamente si sollevò dal suo pene ancora semiduro ma grondante. Si alzò in piedi barcollando lievemente, si portò una mano tra le cosce tappando la propria vagina e camminando verso la testa del mio uomo, si inginocchiò, tolse la mano e fece colare tutto. Tutto il seme caldo appena ricevuto direttamente su quella bocca ansimante. Marco iniziò immediatamente ad usare la lingua, a cercare ogni goccia, a pulire quella vulva bagnata del proprio stesso seme, mentre io dall'altra parte dello schermo acceleravo il ritmo delle mie dita. Sapevo cosa stesse provando, sapevo il gusto. Ero gelosa, ma anche eccitata all'inverosimile. Poi la ragazza si spostò, prese le gambe del mio uomo, le sollevò, le tenne aperte offrendo completamente quel buco. Sonia si avvicinò con lo strap-on gigantesco ora lucido ed unto. Si mise dietro al mio uomo puntò quella punta enorme contro lo sfintere ancora verginalmente stretto ed iniziò, pian piano, millimetro dopo millimetro, penetrava. I lamenti del mio uomo ora si sentivano chiaramente. Non più di piacere ma di dolore misto ad estasi. Gemiti soffocati, rantoli. Io non riuscivo a vedere bene.
L'inquadratura era troppo ampia.
«Avvicina!» dissi istintivamente dimenticando fossi in modalitá muta ma, forse intuendo, la ragazza sconosciuta sembrò capire. Prese lo smartphone e si avvicinò. Posizionò l'obiettivo proprio dietro, vicino. Ora vedevo nitidamente quel buco stretto, quell'ano ancora rosa chiaro che si apriva lentamente attorno alla punta gigantesca dello strap-on, ma non abbastanza, non ancora. I lamenti di Marco aumentavano, Sonia prese la bottiglia e versò lubrificante direttamente sul buco. Lo fece scivolare dentro con le dita. Poi ne spalmò ancora sull'oggetto ed io ebbi un presentimento che diventò realtà immediata. Con un colpo di bacino deciso, secco, brutale spinse tutta la punta enorme. Scomparve dentro, ingoiata e il resto dell'oggetto seguì fino alla base. Fino ad avere Sonia completamente incastrata contro le natiche del mio uomo. Lei si fermò, lasciando respirare, lasciando adattare e fu in quel momento che notai qualcosa. Il pene del mio uomo, che era rimasto semiduro dopo l'orgasmo, tornò completamente eretto. Durissimo, pulsante. Gli piaceva nonostante tutto.
Forse proprio per tutto. Sonia notò e con una mano, mentre teneva ferma l'altra sul proprio bacino, afferrò quel pene. Lo scappellò delicatamente mentre spinse ulteriormente. Altri centimetri finché tutto fu dentro. Completamente. Lo sfintere avvolgeva strettamente quella base enorme. Era successo. Poi lentamente Sonia iniziò a ritrarsi. Tirò fuori millimetro dopo millimetro finché con uno schiocco umido uscì completamente. E io vidi quel buco che non ebbe lo spasmo immediato della chiusura. Rimase aperto. Vergognosamente aperto.
Un cerchio scuro, dilatato, quasi irreale.
Sonia si tolse lo strap-on e anche i pantaloni latex, rimanendo solo col bustier. Prese altra bottiglia e si lubrificò abbondantemente tutta una mano. Senza alcuna resistenza gli infilò tutta quella mano dentro quel buco aperto. Io da casa con quella visione così oscenamente porca decisi.
Posizionai lo smartphone su qualcosa perché stesse diritto. Mi tolsi completamente i leggings, mi sdraiai sul divano e dito dopo dito mi misi tutta una mano dentro me stessa.
Sonia faceva dentro è fuori col pugno.
Marco urlava, ma erano urla d'estasi pura. La ragazza sconosciuta non volle essere da meno e mentre con una mano teneva ancora lo smartphone puntato, con l'altra la infilò accanto alla mano dell'altra donna. Due mani dentro lo stesso buco. Sonia, per la prima volta dall'inizio dello spettacolo, guardó direttamente nell'obiettivo. Mi guardó negli occhi attraverso lo schermo e sorrise. Un sorriso trionfante, complice e malizioso. Due pugni femminili entranti e uscenti insieme. Lo sfintere ormai era aperto definitivamente.
Era quello che voleva Sonia. Marco venne copiosamente una seconda volta. Il suo pene pulsante, senza nemmeno essere toccato, schizzò il seme sul proprio ventre. La ragazza sconosciuta si avvicinó al pene e lo ripulì con delicatezza quasi affettuosa.
Poi l'inquadratura tornó su Sonia.
«A domani», disse semplicemente. E chiuse la chiamata. Io rimasi sul divano con ancora tutta una mano dentro me stessa. Venni immediatamente dopo pochi secondi. Un orgasmo carico della trasgressione vista, dell'abbandono del mio uomo, della complicità femminile vissuta attraverso lo schermo. Mezz'ora dopo sentii le chiavi nella serratura. Marco entrò. Sembrava diverso.
Camminava lentamente e dolorosamente ma anche con una strana fierezza. La prima cosa che feci fu corrergli incontro è baciarlo profondamente. Poi, senza preamboli gli abbassai i pantaloni è gli slip insieme. Lo girai. «Mettiti a novanta», ordinai dolcemente.
«Apri le natiche con le tue mani.» Lui obbedì immediatamente. Si piegó sul bracciolo del divano. Prese entrambe le proprie natiche tra le mani e le aprì. Quello che vidi fu uno spettacolo surreale. Il suo sfintere era ancora aperto. Così aperto da poter vedere chiaramente le pareti rosa e umide dell'intestino. Un cerchio perfetto dilatato permanentemente. Lo feci rialzare. Lo baciai nuovamente. «Il tuo buco rimarrà sempre così aperto ormai», sussurrai contro le sue labbra.
«Sei perfetto.» Lui sorrise stanco ma felice. Poi andammo a letto e dormimmo stretti. Io continuavo ad accarezzargli dolcemente quelle natiche. La mattina dopo scrissi a Sonia. Una sola parola: «Grazie.»
La sua risposta arrivó immediatamente:
«Di nulla... era ora che qualcuno lo aprisse definitivamente...». Misi giù lo smartphone e guardai fuori dalla finestra. Nella mia mente cominció a piantarsi un'idea. Fissa. Persistente. Desiderosa. Volevo anch'io. Volevo un buco aperto come quello del mio uomo.
Volevo diventare come lui e sapevo già chi avrebbe potuto aiutarmi. Sonia.
Sempre lei. Ma questa sarebbe stata storia per un'altra volta perché ora dovevo solo godermi questa nuova versione del mio uomo e pianificare la mia prossima trasformazione.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.6
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per La trasformazione:

Altri Racconti Erotici in bdsm:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni