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Barista Sottomessa 20 – La Bottiglia di Vetro
25.06.2026 |
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"«Ahhh… cazzo… mi sta spaccando…»
Con un ultimo, lento movimento, Sara si sedette completamente..."
Sara aveva ormai ventiquattro anni e un corpo che il suo Padrone aveva modellato a suo piacimento: capelli mori corti e spettinati alla Dua Lipa, fisico atletico da runner, gambe lunghe e toniche, vita stretta e quel culo alto, rotondo e sodo che sembrava creato apposta per essere violato. Dopo la marchiatura a fuoco della Fenice sulla natica destra, la sua sottomissione aveva raggiunto un livello quasi mistico. Ogni volta che si muoveva sentiva il marchio tirare sotto i jeans stretti, un promemoria bruciante di chi possedeva davvero il suo corpo.Quella sera il bar era stranamente vuoto. Solo qualche cliente sporadico. Il Padrone arrivò poco dopo le dieci, con una borsa di tela nera che posò sul tavolino in fondo al locale.
Quando l’ultimo avventore uscì, chiuse la porta a chiave e girò il cartello su “Chiuso”.
«Bagno. Spogliati dalla vita in giù.»
Sara ubbidì tremando. Si abbassò i jeans aderenti e le mutandine fino alle caviglie, poggiando le mani sul lavandino e inarcando la schiena. Il marchio della Fenice era ancora leggermente gonfio e sensibile.
Lui tirò fuori dalla borsa una bottiglia di vetro trasparente, di quelle classiche di birra da 66 cl, fredda e liscia. La base era stata leggermente smussata, ma rimaneva comunque un oggetto brutale.
«Stasera ti scopo con questa» disse con calma crudele, versandoci sopra una generosa quantità di lubrificante denso. «E voglio che la prendi tutta. Fino al collo.»
Sara sbiancò. La bottiglia era spessa, fredda, implacabile.
«Padrone… è troppo grande…»
Lui non rispose. Appoggiò la base della bottiglia sul pavimento del bagno, proprio sotto di lei, e la afferrò per i fianchi.
«Siediti sopra. Lentamente. Voglio vederti mentre ti impali da sola.»
Sara, con le gambe tremanti, si accovacciò sopra la bottiglia. La punta fredda premette contro il suo buchetto ancora sensibile. Respirò profondamente e cominciò a scendere.
I primi centimetri furono terribili. Il vetro la allargava in modo inumano, freddo e spietato. Sara gemette forte, mordendosi il labbro fino a farlo sanguinare. Il marchio sulla natica destra bruciava mentre i muscoli del culo si dilatavano intorno alla bottiglia.
«Più giù, troia.»
Lei scese ancora. La bottiglia la invadeva, spessa e rigida. Quando arrivò a metà, il ventre le si gonfiò visibilmente. Sentiva il vetro premere contro le pareti interne, freddo, pesante, osceno.
«Ahhh… cazzo… mi sta spaccando…»
Con un ultimo, lento movimento, Sara si sedette completamente. La bottiglia scomparve quasi del tutto dentro di lei, solo il fondo arrotondato sporgeva tra le natiche. Il collo della bottiglia era profondamente conficcato nel suo retto. Sara tremava violentemente, le lacrime che le rigavano le guance, la figa che gocciolava sul pavimento.
Il Padrone la fece rialzare con cautela. La bottiglia rimase dentro, pesante, che si muoveva a ogni respiro.
«Adesso pulisci il locale così. Voglio vederti muoverti con quella bottiglia piantata nel culo.»
Per i successivi quaranta minuti Sara pulì il bancone, i tavoli e il pavimento con la bottiglia di vetro conficcata dentro di sé. Ogni passo la faceva gemere. La bottiglia si muoveva, ruotava, premeva contro punti profondi e sensibili. Il marchio sulla natica pulsava. Quando si chinava, la base sporgeva oscenamente tra le natiche nude.
A un certo punto lui la chiamò al suo tavolo.
«Vieni qui e chinati.»
Sara si piegò in avanti sul tavolino. Lui afferrò la bottiglia per il fondo e cominciò a scoparla con quella, spingendola dentro e fuori con movimenti lenti ma profondi. Il vetro freddo scivolava nel suo culo dilatato producendo rumori bagnati e osceni.
«Senti come ti apro con una bottiglia, puttana? Il tuo culo ormai prende di tutto.»
Sara venne per la prima volta così, piegata sul tavolo, gemendo come un animale mentre la bottiglia la martellava senza pietà. Il secondo orgasmo arrivò pochi minuti dopo, più violento, con le gambe che le cedevano.
Alla fine lui la fece inginocchiare.
«Apri la bocca.»
Mentre la scopava in gola con il cazzo duro, lasciò la bottiglia conficcata nel culo. Quando venne, le scaricò tutto in gola, obbligandola a ingoiare ogni goccia.
Solo allora estrasse lentamente la bottiglia. Il buchetto di Sara rimase spalancato per diversi secondi, rosso, gonfio e pulsante, prima di cominciare a chiudersi lentamente.
Lui le diede uno schiaffo forte sul culo marchiato.
«Domani sera porterai una bottiglia più grande. E la terrai dentro per tutto il turno.»
Sara, ancora in ginocchio con il viso sporco di saliva e sperma, alzò lo sguardo completamente distrutto ma devoto:
«Sì, Padrone… il mio culo è tuo. Usalo come vuoi.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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