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Un forte vento si è levato
04.05.2026 |
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"So solo che ora sta piovendo, pesanti gocce sopra le nostre teste, che aderisco al tuo fianco e poggio la testa sulla tua spalla e mi dà un incredibile senso di pace sapere che basta che uno dei..."
Un forte vento si è levato nel cuore della notte e ha iniziato a piovere vigorosamente. Piove sul tetto della mansarda nella quale ci stiamo nascondendo.
La pioggia, un muro sonoro costante ed ovattato, echeggia sulle tegole e riempie le nostre orecchie mentre noi due, che lo ascoltiamo pigramente, assorti, giacciamo nelle tenebre.
Da quanto siamo in questa stanza?
Quante notti sono passate?
Quando e come ci siamo conosciuti?
Questo, sì, me lo ricordo.
Abbiamo pranzato insieme, lo ricordo. In silenzio, le mani e soprattutto le gambe che si cercavano, le altre persone accanto a noi che ci scrutavano a disagio, come se fossimo già nudi.
Ed in effetti io stessa mi sentivo già nuda e percorrevo con non poca discrezione le linee della tua impressionante anatomia pregustando te, nudo.
Un pranzo non rilassante, carico di soffocante desiderio e di una certa, strana familiarità che, ora che ci penso, è un po’ il marchio di fabbrica di questo nostro binomio che non si definisce.
E infine, entrati nella stanza stare lontani non è più stato possibile.
Mani lungo gli abiti, che afferravano gli abiti, li stringevano. Labbra che si incontravano violentemente, sempre con quella naturale, spontanea confidenza, come se lo facessimo da sempre.
Il mio imbarazzo nel farmi trovare così indegnamente eccitata e l’enorme soddisfazione con cui ti ci sei immerso, in quella eccitazione. Io attonita di fronte al tuo corpo nudo, totalmente confusa e persa.
Hai aspettato che fossi nuda e vulnerabile per elargire la mano.
Il primo schiaffo è arrivato come una saetta e mi ha girato la faccia. Non sono mai stata schiaffeggiata in tutta la mia vita. Te l’ho reso, con forza inaspettata.
Hai riso, divertito, e mi hai bloccato i polsi. E poi hai amministrato indicibile piacere ed estremo dolore, entrambi con la tua bocca, con le tue mani, con il tuo sesso.
Sono rimasta stupita di quanto in fretta io abbia accettato di subire la tua disciplina e con quanta remissività abbia accettato di farmi avvolgere il cuoio intorno al collo. Ho osservato come in un sogno il tuo viso mutare, perdere espressione mentre chiudevi le cinghie, la tua mano farsi molto dura e tirare con violenza il guinzaglio fino ad attirare la mia carne contro la tua, la tua voce diventare scura e graffiante e somministrare insulti, ordini.
Quando sei così brutale sono presa fra il desiderio di obbedire immediatamente per compiacerti, da un lato, e l’insopprimibile impulso di sfidarti per vederti fare di più e farmi di peggio, dall’altra.
Da quanti giorni siamo qui? Non ricordo se abbiamo mangiato, in questi giorni, non ricordo come fosse il sesso prima di subirti.
So solo che ora sta piovendo, pesanti gocce sopra le nostre teste, che aderisco al tuo fianco e poggio la testa sulla tua spalla e mi dà un incredibile senso di pace sapere che basta che uno dei due muova un muscolo perché tutto riinizi.
Ti cerco con la mano e con la bocca e il tuo braccio, in automatico, con due giri accorcia la catena del guinzaglio e le tue dita si serrano intorno all’impugnatura.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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