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Gay & Bisex

L'ira funesta di Achille 1


di LuogoCaldo
27.03.2024    |    5.573    |    6 9.3
"Poi, finalmente, tramortito dal vino, si abbandonò sul vello che usava come giaciglio, disteso sul pavimento della tenda..."
Ilario, il messaggero di Agamennone, attraversava il campo di tende polveroso con passo deciso. Alto, esile ed imberbe, le sue fattezze somigliavano a quelle di una vergine.
Il ragazzo ne era profondamente frustrato perché, nonostante la giovane età, nel suo petto batteva un cuore virile desideroso di dimostrare il proprio valore sul campo di battaglia.
L’apparenza gli rendeva però difficile farsi rispettare dagli altri guerrieri, che molto spesso lo escludevano dalle esperienze con le donne dei territori conquistati.
A soli 16 anni, tuttavia, le pulsioni sessuali lo assalivano.
Spesso, nei sogni, si trovava a desiderare di dominare le madri dei suoi coetanei, quelle matrone navigate che, da piccolo, tante volte l'avevano sfamato e gli avevano aggiustato la tunica, e talvolta, dopo gli allenamenti, prima di andare a dormire, immaginava di possedere i suoi coetanei stessi, in uno slancio di rivalsa e ambizione che la notte gli facevano bagnare il letto di sudore.

Mentre avanzava tra le tende, Ilario si sentiva sospeso dentro una bolla di silenzio interrotto solo dal suono dei passi leggeri e dal battito irregolare del cuore, ansioso d’incontrare il leggendario Achille.
La polvere che sollevava coi piedi danzava nell'aria calda in spire fitte e sottili e il sole del tramonto tingeva il paesaggio del colore del fuoco.
Quando finalmente raggiunse la dimora dell’eroe il ragazzo avvertì un riso ebbro provenire dall'interno, un vociare alticcio ora sussurrato ora sospirato.
Per un attimo parve esitare, ma, conscio dell'importanza del suo compito, fece un respiro profondo, sollevò il tessuto dell’ingresso e si trovò suo malgrado di fronte a uno spettacolo che lo turbo' come il più inquieto dei suoi sogni.

Achille giaceva nel letto circondato da due donne così solerti che avrebbero potuto essere cento, il viso rosso per il vino e per il piacere.
Per un momento Ilario si sentì a disagio ad essere testimone di un momento così intimo, pensò di uscire ma infine non riuscì a muoversi e rimase ad osservare la foga dell’eroe che passava instancabile da una concubina all’altra.
Le prostitute, abili e sensuali, lo compiacevano con dedizione, i loro corpi s’intrecciavano in un gioco di desiderio e potere.
Il marcantonio abbatteva la mole del suo bacino sulle carni esili delle troie, lasciando le che loro vagine ingoiassero, prima l’una e poi l’altra, la trave gonfia e dura che svettava con tracotanza.
Era impetuoso Achille, eccitato e violento.
Uno schiaffo al seno, un colpo di reni ben assestato e un “godi troia” urlato con prepotenza facevano latrare le puttane come se fossero cagne ferite tra le cosce.
Il giovane messaggero avvertì un nodo d'ansia sciogliersi in gola come miele rappreso e le gambe stanche per il viaggio divenire improvvisamente molli.
Rilasso' le carni, dischiuse le labbra e in silenzio iniziò a muovere le mani sopra le vesti, tradendo solo nel respiro affannato la sua grande esaltazione.
“ Che maschio”. Pensò."E che culo ..."
Mentre si toccava il bastone nodoso, infatti, il suo sguardo indugiava sui glutei perfetti del Pelide: due mele alte e sode che sussultavano con ritmo martellante tra le gambe spalancate delle donne e, al centro, una rosetta carnosa che somigliava a una bocca desiderosa d’essere baciata.
Avrebbe voluto fondarsi su quella carne, Ilario, infilare la lingua dentro al retto dell'eroe e riversarci, insieme alla saliva, tutta la virilità che il mondo gli disconosceva.

Mentre assisteva all'amplesso, il ragazzo era combattuto tra sentimenti di curiosità e attrazione.
Le pupille dilatate fotografavano ogni dettaglio e il cuore galoppava nel petto come un cavallo selvaggio.
Le donne si concedevano sinuose e i loro gemiti riempivano l'aria della tenda insieme al profumo avvolgente del vino.
“Puttane”. Strillava Achille mentre si fiondava su una e infilava le dita nella vulva ferita dell’altra. “Squirta troia, squirta”.
E la vacca gridava di piacere, zampillando tra le cosce un liquido copioso.
Quando finalmente l'uomo balzò in piedi e protese la proboscide imperiosa verso le bocche delle prostitute il ragazzo fu sul punto di esplodere.
“Succhiami il cazzo cagna”. Ordinava Achille prima all’una e poi all’altra, ghermendo senza delicatezza i seni gonfi e duri.
Le gambe rigide erano tronchi enormi incredibilmente innervati e i glutei contratti per lo sforzo di trattenere l’eiaculazione sembravano sfere di marmo. Il ventre allenato era percorso dalle mani bramose delle fanciulle e sulle spalle enormi cadevano radi i folti riccioli d’oro del Pelide.
“Sborro ….Ah sborro …. Tieni tieni”
E, piantato il seme nella bocca di una, afferrò i capelli dell’altra e, avvicinatole il volto al culo, la costrinse a leccargli lo sfintere fino a che non si fu completamente svuotato.

Dopo l'amplesso, Achille si mostrò ancora più crudele nei confronti delle donne offendendo la loro dignità con parole ebbre di misoginia.
Poi, finalmente, tramortito dal vino, si abbandonò sul vello che usava come giaciglio, disteso sul pavimento della tenda.
Le due concubine ne approfittarono per trafugare piccoli oggetti d'oro e, senza rimorso, se ne andarono silenziosamente, lasciando l’uomo nudo e semicosciente, col corpo rivolto a pancia in giù.
Ilario avvertiva ancora il calore della scena, ma sapeva di dover concentrare la mente sul compito che lo attendeva.
Con un sospiro, si avvicinò ad Achille, il cui sguardo sbiadito si posò sul suo viso con curiosità.
"Signore”. Esordì. “Il grande Agamennone ti convoca. L'esercito ha bisogno del tuo comando."
Achille volse il capo verso di lui e con un sorriso beffardo, incurante della nudità esposta rispose.
"Dì ad Agamennone che verrò presto," disse con voce pesante e tornò a dormire.
Ilario annuì e uscì dalla tenda, lasciandosi alle spalle il ricordo di quella scena surreale.
Ma per tutto il tempo che attese fuori nel campo non fece che rievocare l'immagine dei glutei di Achille, le linee perfette, il corpo liscio che avrebbe voluto percorrere con la bocca.
E fu con questo fremito che dopo oltre un’ora di anticamera si decise a irrompere nuovamente nella dimora dell’eroe.
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