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Gay & Bisex

L'ira funesta di Achille 2


di LuogoCaldo
02.04.2024    |    4.800    |    7 9.4
"Il buco dell’eroe emanava suoni di lacerazione e il battito delle palle contro i glutei risuonava nel silenzio irreale della tenda..."
Il cielo notturno brillava sopra di lui, ricoperto di stelle scintillanti, quando il giovane, impaziente, decise di interrompere il sonno dell’eroe e fare ritorno nella dimora, pregando gli Dei di non risultare molesto.
Schiuse delicatamente i drappi che costituivano l'ingresso e si avventurò dentro l'alcova.

Achille giaceva nella stessa posizione in cui lo aveva lasciato dopo la prima incursione, addormentato, nudo e supino sul vello che fungeva da giaciglio.
Il culo, candido come latte d’asino, era esposto alla luce fioca delle lampade che dondolavano nella brezza della notte.
Ilario si avvicinò cercando di non fare rumore e si sedette accanto all’eroe, posandogli una mano sulla sua spalla per svegliarlo con dolcezza.
“O Achille”. Sussurrò appena. “Signore...”. Insistette imbarazzato. “Rispondo al nome di Ilario, messaggero di Agamennone”.
Immerso nel suo torpore alcolico, il Pelide si limitò a digrignare i denti, ma non si mosse.
Il giovane non sapeva più cosa fare. Era evidente che quell’uomo non si sarebbe svegliato a breve. Decise perciò di accomodarsi accanto al corpo inerme dell’eroe, sperando che, infastidito per la presenza della sua ombra, Achille si sarebbe ripreso.
Contemplò il respiro regolare gonfiare ritmicamente i muscoli del dorso e fece scivolare la mano prima sul collo e poi lungo il solco della schiena, fino al rigonfiamento dei glutei, che declinavano lungo i femorali delle cosce scolpiti dalla corsa.
La pelle nuda e calda esercitava una forza d’attrazione irresistibile: in essa pulsava una virilità che era anche la sua virilità. La forza di un guerriero. La gloria di un eroe.
Un senso di eccitazione gli fece battere forte il cuore nel petto, e tra le gambe il membro gli si intostò come il ferro di una lancia.
Osò avvicinare le dita delle mani al piede addormentato dell’uomo, e il contatto lo fece rabbrividire mentre il corpo opalescente del Pelide brillava nell’oscurità della tenda esposto al suo desiderio sotto quella coltre di silenzio.
Le dita di Ilario risalirono le cosce possenti di Achille.
La pelle dell’eroe era morbida, ma sotto di essa la muscolatura tesa offriva al tatto una sensazione straordinaria.
“Che sto facendo?” si domandò il ragazzo. “Se si sveglia adesso, mi ucciderà”. L’attrazione verso quella figura era sempre più potente.
“Le gambe di Achille”, pensò il ragazzo, “due tronchi che hanno puntellato decine di campi di battaglia e inchiodato centinaia di donne. Esposte sotto le mie mani...”
L'erezione gli pulsava sotto la tunica. Scostò il tessuto e iniziò a masturbarsi senza pudore. “E questo culo... Un culo maschile, ma liscio... Bianco come il latte ma qui, proprio qui, in centro, rosso come il sangue... E tenerissimo”, pensò mentre avvicinava le dita allo sfintere. “Qui la pelle ha una consistenza tutta sua, grinzosa ma vellutata, quasi umida direi...”
Il ragazzo si riversò un grosso sputo di saliva nell’altra mano e prese ad accarezzarsi il glande dal basso verso l'alto. Il membro era spesso e solido come il tronco di una quercia, e la cappella viola per la tensione e il vigoroso sfregamento

Le carezze di Ilario si fecero sempre più audaci. Lo sfintere di Achille fu prima circumnavigato e poi attraversato, quindi accarezzato e stimolato.
“Se si sveglia, mi uccide”, continuava a pensare il ragazzo.
Poi, d’un tratto, mentre il messaggero continuava a toccarsi, il Pelide grugnì, girò il volto sul cuscino nella direzione opposta rispetto a quella del giovane e spalancò gli occhi. “Sono perduto”, si disse il fanciullo mentre fissava, nello scudo in fondo alla tenda, il volto scomposto dell’eroe.
Ma, un secondo dopo, Achille richiuse le palpebre e sembrò tornare a dormire, mostrando sulle labbra un sorriso soddisfatto.
“Cazzo, devo fermarmi…”. Ma l’occasione era troppo invitante per desistere.
Lo scudo brillava alla luce delle fiaccole e rifletteva le sagome nel buio.
Achille il Grande, nudo e indifeso, e il piccolo messaggero, eccitato come un fauno con le dita infilate nelle natiche dell’eroe.
Il respiro dell’uomo si fece più pesante. “Ma dorme o è sveglio?”, si domandò il ragazzo. “Per tutti gli Dei! È sveglio, è sveglio… e si sta preparando a balzare in piedi per trafiggermi…”
Gli occhi del Pelide erano chiusi, ma la schiena si inarcava e i glutei si contraevano nel tentativo di risucchiare le dita.
“Sta fingendo di dormire”, pensò Ilario… “Ma no che dico… Non è possibile…”
Poi, d’un tratto, il movimento del bacino di Achille divenne irregolare.
Le carezze di Ilario divennero sempre più intense e la punta del membro iniziò a brillare di umidità.
Per un istante al ragazzo parve di vedere, attraverso lo scudo, gli occhi spalancati dell’uomo e la bocca socchiusa in una smorfia di piacere.
Lasciò che il dito s’insinuasse più in profondità, dentro le viscere dell’eroe. “Non è possibile che stia dormendo…”.
Ilario si fece coraggio, estrasse il dito umido, si spogliò e avvicinò le labbra al deretano di Achille. “Che odore maschile”, pensò… E mentre con le mani apriva i glutei come se fossero due parti di un frutto tropicale, avvicinò la lingua allo sfintere umido che sussultò come una bocca desiderosa d’essere baciata.
La lingua del ragazzo corse lungo la corona e scivolò internamente con la rapidità di un’anguilla.
Il respiro del Pelide si fece pesante, come il raglio di un ubriaco, ma il suo corpo rimase immobile. Ilario risalì la schiena e iniziò a baciare il collo, appoggiò la punta del membro contro la rosetta e cominciò a spingere.
Il culo era stretto e aspirò il cazzo come una ventosa affamata.
Lo scudo rifletteva l’immagine di quell’uomo enorme sovrastato dal ragazzo, una montagna di muscoli dominata da un corpo esile.
Ma la minchia di Ilario riuniva quelle ombre in tutto il suo straordinario spessore.
“Il mio primo atto virile è sul culo di Achille”, pensò inebriato da quella rivelazione.
Lo penetrò lentamente, per timore di reazioni e perché se avesse accelerato il ritmo sarebbe sicuramente esploso.
Inarcava la schiena, sollevava i fianchi stretti e assestava forti colpi di reni, per giungere più in fondo possibile.
Achille aveva aperto gli occhi, rivolti contro il riflesso dello scudo. Il labbro socchiuso scintillava di saliva. Lo sguardo era stravolto dall’alcol e dall’eccitazione.
“Fottimi”, sibilò appena.
E Ilario non aspettò ulteriori inviti. Serrò i pugni contro il vello, puntò le dita dei piedi al pavimento e iniziò a scopare come un forsennato.
Il buco dell’eroe emanava suoni di lacerazione e il battito delle palle contro i glutei risuonava nel silenzio irreale della tenda.
Potevano essere passati dieci o cento colpi quando il giovane sentì i testicoli riempirsi e la sborra scorrere inarrestabilmente lungo l’asta divenuta rigida come le travi di quella dimora.
Un gemito appena accennato si levò nell’accampamento come il suono di un animale ferito e, piombando sul corpo di Achille, Ilario avvicinò le labbra all’orecchio dell’uomo e ivi riversò gli ultimi spasmi del suo orgasmo. “Signore”, disse compiaciuto ma anche intimorito. “Mi hai fatto godere come una bestia…”
E fece per abbracciarlo, ma l’eroe, infastidito, lo scrollò di dosso mentre ancora il pene pulsava dentro di lui.

“Aspettami fuori, servo”, si limitò a dire e tornò a dormire.
Ilario raccolse le sue vesti e, ancora sconvolto dall’orgasmo, brancolò nel buio della tenda verso la feritoia che lasciava filtrare la luce delle stelle.
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