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incesto

Ventenni: storia di una famiglia dalle ampie


di Membro VIP di Annunci69.it Principin0
24.06.2026    |    2.394    |    0 9.8
"Una donna incredibile dal sapore pazzesco che più leccavo e più si eccitava stringendo la figlia a se..."
Erano le 16 del pomeriggio, di un piovoso e grigio giovedì di dicembre, ed io, insieme ad Elisa tornavo dall’ università verso i castelli romani. Già a Termini la situazione era altamente densa e tesa tra noi: un po’ perchè lei non sapeva se il percorso di laurea scelto insieme fosse giusto, poi perché c’era in lei il timore di deludere i suoi nel lungo periodo, infine per la seccatura provocata dall’estenuante incertezza legata ai mezzi pubblici che si sa, spesso deludono, come le persone.
Ma il binario uscì di li a poco, ed il treno partì. Il viaggio di ritorno fù un continuo aggrovigliarsi sulla scelta migliore per il futuro, con il costante e profondo timore di deludere le persone che tutto sommato quegli studi finanziavano con tanti sacrifici. Mentre fuori dal treno l’acqua scivolava sui cristalli verticali dei finestrini. Finchè arrivammo alla nostra stazione, scendemmo e al parcheggio ci lasciammo andare a quelle effusioni così intense che ripensarle genera sempre una certa emozione. Quelle di sempre, direi.
Iniziammo fuori dall’ auto con l’ombrello aperto, baci infiniti, mani che ancora e ancora si afferravano e si spostavano nelle zone proibite agli altri, mani che eccitavano e riscaldavano, mani per niente timide agli sguardi di chi sceso alla stessa stazione si dirigeva verso la propria auto e non perdeva occasione per guardarci.. e proseguimmo poi in macchina dove, anziché spegnere la passione da bravi e diligenti ragazzi universitari, continuammo a provocarci e a ridere, ad assaggiarci e a fonderci continuamente.
Ogni martedì e giovedì quello era l’epilogo. Fino a che ripartivamo ed andavamo poi a casa.
A casa di lei, dove la riaccompagnavo per tornare poi indietro ed andare a casa mia.
A circa metà del primo semestre, un martedì, l’iter seguito per mesi di cui mai eravamo sazi, fu bruscamente interrotto da una notizia sconcertante: la mia fidanzata, sotto pressione dei genitori avrebbe cambiato facoltà, spostandosi nella sede di Latina.
Io ero innamorato perso, era un amore di quelli che lasciano il segno per sempre, forse era il primo vero amore della mia particolare vita da quando avevo messo piede in Italia. Al di fuori del “bel paese” non è sempre facile essere innamorati o vivere un’amore a 360 gradi: spesso lo si è in modo infantile e quei sentimenti provati, seppur fortissimi e totalmente istintivi, si moltiplicano in modo esponenziale tra ragazzi, per cui è facilissimo esternalizzarli verso altre persone altrettanto belle, affascinanti e di moda. Molto spesso ci sono gli ostacoli sociali e familiari poi a mettere alla prova l’amore.
Ma qui, con lei, ogni cosa era diversa: ci amavamo, seriamente, eravamo pronti a sacrificarci e a non lasciarci andare come due qualunque, eravamo pronti a lottare per quell’amore. E da due anni ci donavamo quel sesso selvaggio e quelle carezze che a tante sue amiche facevano invidia.
E così fù anche quel martedì. La sera la riaccompagnai a casa, come sempre. La notizia che mi aveva dato al ritorno, in stazione fu per me difficile da digerire, da accettare e da gestire. Cercavo in ogni modo di suggerirle possibili soluzioni, opzioni, atti di forza verso i genitori, ignorando stupidamente il fatto che poi, in ogni caso, era lei a rimanere in casa coi suoi e i loro problemi dal momento in cui la porta si chiudeva alle sue spalle.
Ma una soluzione c’era. Io lo sapevo e lo sentivo. Quella soluzione era racchiusa nella madre. Una donna di 43 anni, poco più del doppio della mia età. A dire il vero, io conobbi la figlia attraverso la madre: frequentavo mesi prima un’associazione locale di volontariato per il supporto a ragazzi disabili in un paese dei castelli romani e la notai subito.
Quando la vidi durante il volontariato ne rimasi affascinato e sorpreso dai modi. Una donna spigliata, dagli occhi verdi come quelli donati alla figlia, limpidi e sinceri, di quel vitreo che al primo soffio di vento non nasconde le venature rosse né la lacrimazione. Una donna che sapeva ancora arrossire. Col viso dal contorno spigoloso, dalla pelle candida e ancora estremamente giovanile.
E quel modo di fare…Lo stesso che mi fece perdere la testa per la figlia, per Elisa appunto, qualche mese dopo quando ebbe l’occasione di presentarmela.
Erano entrambe mosse da uno spirito di fratellanza e di altruismo e da una vitalità uguale alla mia. Quella positività e quella gentilezza innate di chi dei problemi, quelli veri, ne ha fatto una costante di vita. Di chi li ha inclusi nella propria vita ed ha imparato ad affrontarli e a gestirli, col pragmatismo che ha colui, o colei che appena nato si è già trovato in un grande problema, e nessuno festeggia come si dovrebbe. Proprio come me. Proprio come chi nasce in Colombia da famiglie povere, ma loro erano nati tutti a Roma e provincia, solo che la vita, come per molti altri non era mai stata in discesa per quella famiglia. Ma avevano trovato la ricetta, il segreto e la forza di reagire e non lasciarsi travolgere, avevano trovato il coraggio di voler essere felici.
Io amavo quegli animi, come ancora oggi. E madre e figlia, quando uscivamo insieme erano uniche: due veri e propri uragani che col loro moto accentravano attenzioni, attiravano sguardi e facevano convergere ogni attenzione su di loro.
In stazione ferroviaria quel martedì, nel bel mezzo della nostra prima grande crisi data da quella notizia, un vento leggero mi riportò al mese di luglio isolandomi per qualche istante dalla tremenda verità che avevo appena ascoltato sull’imminente cambio di ateneo.
Un venerdì di piena estate, mesi prima avevo appuntamento con Elisa per andare a San Felice Circeo al mare. Tuttavia per mille motivi arrivai prima dell’orario concordato. Lei col suo modo di fare estremamente premuroso, era uscita con la sorella per comprare tutto il necessario a preparare i panini per la giornata e la frutta.
Appena sotto casa di Elisa, battei un colpo di clacson e Maria, la madre affacciandosi dalla finestra mi invitò a salire. Salendo respirai già dal pianerottolo del loro piano quell’aria fresca mattutina dei castelli romani in estate, quasi un preludio a dei profumi che ancora non conoscevo, ma che avrei scoperto di lì a poco. Mi aprì la porta Maria con una sottoveste apparentemente setosa ed un asciugamano in testa atto a raccogliere i capelli appena lavati, profumata di quell’aria di una madre che si è presa il suo tempo dedicandosi al proprio corpo di prima mattina. Per nulla stanca o annoiata, piuttosto carica, entusiasta e felice di prepararmi quel caffè nell’attesa del ritorno delle figlie.
Non era un segreto che avevo un debole per lei: in una delle feste presso l’associazione in cui la conobbi, un ragazzo con Coprolalia, interruppe un discorso che stavamo facendo annunciando a tutti del mio fidanzamento con Maria, sostenendo che la mia espressione quando la vedevo era di chi è innamorato. Arrossii come mai e a stento riuscii a sorridere guardandola. In realtà non ero affatto innamorato. Avevo un debole per lei (innegabile) ma prevaleva più quel senso di ammirazione e di felicità per quell’amicizia e per le tonalità pastello che avvolgevano costantemente quella splendida donna.
E poi non sapevo che mi avrebbe presentato Elisa e che si, di lei sarei stato realmente innamorato. Avevo e vivevo semplicemente quella passione irrefrenabile verso una bella donna più grande di me, istintiva e naturale che ad ogni occasione mi metteva in imbarazzo spostando facilmente il flusso sanguigno verso una specifica parte del corpo.
Quella mattina, ricordai dalla macchina mentre Elisa mi parlava del problema reale e in corso, mi sedetti in cucina, dopo aver lasciato il mio borsello all’ingresso. Era molto serena e tranquilla, e mi chiese info su dove saremmo andati al mare, se eravamo con amici, se a Sabaudia c’era ancora quel cancello mezzo diroccato verde sul lato sinistro prima della spiaggia di Saporetti.
Il caffè era pronto, e me lo servì accompagnato da due piccoli biscottini. Ma prima di alzare la tazzina, quando lo stavo già gustando mentalmente, mise, inaspettatamente una mano sul mio avambraccio lasciandomi di stucco. L’inesperienza che conviveva col mio profondo senso di ammirazione verso quella donna mista ad una forte attrazione fisica fecero si che non seppi minimamente comportarmi, alchè lasciai la sua mano li, mano che però in pochissimi interminabili secondi infiniti, da immobile iniziò a muoversi accarezzandomi dolcemente, come si fa ad un figlio o ad un uomo verso cui si prova un forte senso di ammirazione.
Feci del tutto per allontanare dalla mia mente le sue gambe perfette che uscivano dalla veste mattutina, o quel seno che attraverso la veste lasciava intravedere i capezzoli e cercai di non incrociare mai il suo sguardo.
Mi sentivo in colpa, per Elisa, per il padre e di rovinare tutto. Ero combattuto come mai prima d’ora. Ma lei non mollava, avevo ormai l’impressione che il mio avambraccio le piacesse, la eccitasse e che fosse eccitata dal toccarlo, mi guardava intensamente quasi come una buonissima pietanza che stai per assaporare e che sentivi già in bocca.
Ciò che successe dopo l’ho raccontato solo a mio padre. Un secondo dopo infatti, Maria si alzò, venne a sedersi al mio fianco e mi guardò negli occhi e senza esitare né parlare, mi baciò ad occhi chiusi. Come due fidanzati, come due innamorati che aspettano quel momento estasiante e sublime da tempo. O come una mamma che da sempre, guardando la figlia baciare quel ragazzo, sognava di essere al suo posto o magari di essere li insieme alla figlia a baciarlo.
A me piace baciare, e devo dire che a volte mentre mi masturbavo un pensiero alle sue labbra o al suo corpo lo dedicai. Fu la realizzazione di un sogno nascosto anche a me stesso e rievocato solo in momenti di eccitazione massima prima della venuta davanti ad un porno.
Il bacio durò un lasso di tempo pari all’infinito, forse 20 secondi, forse poco meno. Ma fu come l’improvvisa esplosione in bocca di “Guayaba” mentre sei senz’acqua in Sud America. Una lingua umida, custodita in una bocca che sapeva di fresco alternava movimenti dolci su sottofondo diversi dati da una voce ansimante. Di voce che non voleva fermarsi. Mi avvicinò a se, seduti entrambi uno di fianco all’altra continuando con quella pratica, spingendomi i seni sulla spalla sinistra. Mi voleva, ed io la desiderai con tutta la mia forza.
Ma il tempo era tiranno, e da perfetta quale era in ogni sua cosa, si alzò subito, come nulla fosse successo e nel tempo di pochi minuti Elisa e la sorella tornarono.
Eccola, mi dissi: ecco dove avevo già sentito quel sapore, quella saliva su cui avevo fantasticato era la stessa di cui mi nutrivo ad ogni bacio dato dalla figlia Elisa ogni giorno. Le due donne erano identiche, non solo nello spirito, ma anche nel corpo e nel sapore. Volli la prova: baciai immediatamente e dolcemente appena vista la figlia all’ingresso per averne la prova, a caldo. L’dea che le tre bocche mentalmente erano diventata una mi fece letteralmente decollare. Lei, libertina quale era e sempre pronta colse subito l’occasione per darmi una di quelle occhiate che hanno il potere di farti scendere le scale con un palo tra le gambe.
Ed uscimmo di casa salutando Maria, la mamma che mi guardò compiaciuta e gioiosa.
La giornata al mare trascorse in modo piacevole, effettivamente andammo a San Felice quel giorno e notai che il cancello non esisteva più, sostituito da un cancello nuovo, delle sorelle Prada dicono. Ogni dettaglio di quella giornata, ogni volta che il vento in spiaggia si alzava, e ad ogni bacio di Elisa sentivo che in bocca, tra la mia lingua e la sua c’era quella di Maria, di sua madre e tutto sommato fu una giornata splendida nonostante le indiscutibili emozioni contrastanti che mi agitarono tutto il giorno. E nonostante il senso di “tradimento” che mi preoccupava fu una giornata incredibile.
Come la chiusura di uno splendido flashback stile “Lost” tornai in macchina, alla stazione del treno, ai castelli romani di ritorno dall’università a dicembre.
“Ci sei?!!Sei qui o chissà dove con quella testa che hai!?!? Ti fermi un secondo!?” Esclamò Elisa per riportarmi alla realtà in macchina e alla nostra discussione. “Andiamo a parlare con i tuoi”, dobbiamo farlo e ce lo devono” dissi a lei guardandola negli occhi. Li convinciamo a non farti cambiare ateneo.
Scoppiò a piangere, ma volle comunque perdersi nel nostro meraviglioso sesso. Ci fermammo al lago, in riva e volle uscire dall’auto per poter avere la massima libertà. Io la vissi come fosse l’ultima volta, forse anche lei. Ma non sapevamo che in realtà sarebbe stata solo l’ennesima parentesi prima di arrivare a casa sua, come ogni martedi e giovedi e per tutto il successivo semestre. Adorava che i miei umori mentre me lo succhiava le sporcassero tutte le labbra, il mento il collo, adorava sentirsi la bocca piena di quella saliva per cui impazzivo mista al mio cazzo. Ed io adoravo questa sua passione e quegli occhi verdi come quelli della madre che mi guardavano.
Adorava ed impazziva soffocare col mio cazzo fino in gola e gemere di piacere e farsi colare tutto fino in basso dove nel mentre con l’aiuto di due dita si toccava, come solo lei sapeva, approfittandone anche per godere tra se e se prima di ricevermi.
E la stessa cosa valeva per quel culo: stupendo, le mie prime grandi inculate a pelle. Lente, veloci in mille modi e posizioni, lei amava ed impazziva per quelle penetrazioni a fondo. Ricordo che una volta per egoismo le feci male, ma seppe perfettamente come non mortificarmi, anzi, mi invito ed insegnò a non farle male. Era una Donna matura, una grande Donna e l’amore vero che ci legava faceva si che niente avrebbe potuto sciogliere l’incantesimo.
Anche quel giorno al lago finimmo esattamente come piaceva ad entrambi: una lunga colata di sperma le arrivò sulla guancia e sul collo, poco sotto quegli occhi incredibili che mi guardavano. Tempo due secondi e la sua bocca aveva già avvolto la mia cappella per gustarne il resto e non perderne nemmeno una goccia, mentre con le mani continuava a masturbarsi. Non mi schifavo al termine, e ci baciavamo in segno d’Amore con ancora il mio sperma in bocca. Ci amavamo seriamente e sopra ogni cosa.
Ma dalla realtà non si sfugge e avremmo dovuto parlare coi genitori prima o poi.
Quel momento arrivò molto presto, il sabato successivo avevamo una festa di compleanno, a Frascati. Per cui intorno alle 19 passai da lei a prenderla dove trovai Elisa, la sorella Francesca e Maria. Il padre non era ancora rincasato, a lavoro per il turno pomeridiano.
Diciamo che le facce che mi trovai davanti erano ambigue: serie ma distese, severe ma compiacenti. Io ero abbastanza elegante, capelli tagliati da poco, profumato e molto spigliato per la serata in vista.
Mi offrirono un in solito spritz, e vidi che loro ne avevano già terminato uno. Francesca subito dopo lo spritz uscì col fidanzato anche lui passato a prenderla sotto casa.
Capii che era il momento giusto: poco dopo mi alzai in piedi mentre Maria si era postata verso la finestra col drink in mano per affacciarsi un secondo, la chiamai dicendole:
”Maria parliamo un attimo di questo cambio di ateneo che avete programmato tu e Sandro?” Si girò lentamente con già un sorriso sulla bocca dicendomi “Si, è già tutto deciso poiché logisticamente non è più sostenibile questa situazione che ti obbliga a riportare sempre Elisa a casa. Sandro lavora a Latina e per due giorni a settimana sa già come organizzare il ritorno di Elisa”. Avevano calcolato tutto, ed era tutto finalizzato a non farmi più spostare fin li, scrupolosamente ed in maniera premurosa. Con altrettanta dolcezza mi disse “Non significa che dovete lasciarvi ragazzi, inizia una fase nuova che vi unirà ancora di più” ma io sapevo che gli studi universitari, portati avanti separatamente ci avrebbero allontanato. E mi chiusi a ragionare su questo fatto tra me e me.
Maria si avvicinò nel mentre girando attorno al tavolo del salone, davanti alla figlia seduta sul divano, e mi mise la mano su una spalla. Tutto normale agli occhi di Elisa. Però poi quella mano con troppa sicurezza andò sulla mia schiena, e Maria si avvicinò poi al mio collo, sferrandomi un bacio mentre cercava il mio sguardo. Alchè Elisa esclamò subito “Mamma!” “Elisa! Guarda!” rispose Maria.
Io non avevo avuto il coraggio di guardarla fino a quel momento e mi bastò un millesimo di secondo per incrociarne lo sguardo e mi ritrovai con le sue labbra sulle mie, mentre la figlia si alzava di scatto venendoci incontro velocemente. Elisa mi afferrò per la mandibola e per il collo e con un brusco atto di forza mi tirò verso di lei, arrossendo gelosa ed in senso di protezione. Ma Maria, totalmente a suo agio, la accarezzò, e seppur tra le sue braccia proseguì a baciarmi con più intensità di prima e con la lingua. Elisa tolse la madre dalla mia bocca e mi baciò, con forza e con quella femminile e travolgente passione che il mio cazzo era diventato come in quegli Hentai che vanno di moda oggi: venoso, colante e duro come il marmo. Elisa mi baciò come se dovesse far capire alla madre di chi fossi, chi avesse il reale potere su di me e quanto ne avesse.
Mi sentivo subito liberato della mia colpa di quel bacio dato durante la precedente estate davanti al caffè prima di andare al mare. Mi sentii subito pronto per entrambe. Per cui non esitai, e cogliendo l’attimo di quella vicinanza tra noi tre, tolsi le mie labbra da quelle di Maria, e tornai a baciare Elisa. Lo feci guardandola per bene, ma di tanto in tanto guardava anche Maria che ormai stavo attirando verso noi due col mio braccio sul suo fianco. In poco tornai a baciare Maria, e poi Elisa, e poi entrambe. Ero estremamente sorpreso da quanto Elisa, nonostante l’esitazione e la gelosia inziale fosse in realtà naturalmente disposta a condividermi con la madre. Sapevo chela madre stravedeva per me, e sapevo che Elisa era fortemente innamorata, ma non credevo a tal punto.
E questo pensiero rimase costante per tutto il tempo, ma non fu l’unico.
Avevo finalmente baciato madre e figlia: un sogno si era realizzato, tre lingue e tre bocche fameliche e vogliose di sesso che pomiciavano letteralmente come tra adolescenti. Quelle salive che distintamente mi avevano già fatto sognare erano ora una, quegli sguardi da donne selvagge ed insaziabili erano ora entrambi a pochi centimetri dai miei. Sentivo le voci fondersi, tremare ed ansimare.
I miei pantaloni lavati e stirati avevano ormai una chiazza enorme in corrispondenza del mio pene, Maria la notò e non resistette. Me lo fece notare sorridendo e lo disse ad Elisa già innamorata del mio cazzo da tempo. In due secondi mi avevano slacciato cinta e bottone dei pantaloni, con Elisa che continuava a baciarmi e a toccarmi e Maria che era pronta a fare quello che sognavo da tempo: un pompino di quelli che per terra fanno un lago. Dette subito un bacio sulla mia cappella, dopodichè inizio ad avvolgerla con le labbra, facendone scomparire un pezzo alla volta per poi ritrovarsela in bocca completamente e spingersi il pene sempre più giù, in gola godendo ed emettendo i tipici gemiti gutturali di chi ha un pene che ha iniziato a riempire la trachea. “Tale figlia tale madre”, pensai.
Forse in quel momento potevo anche morire, sarei stato pienamente soddisfatto di quanto vissuto: madre e figlia una mi bacia, la figlia, mentre la madre è china al mio lato a farmi un pompino.
Ma così non fu. Non morii, anzi, accadde l’inverosimile. Elisa non restò a guardare e scese anche lei e volle anche lei succhiarlo e leccarlo. Forse per dimostrare alla madre quanto fosse suo o quanto fosse brava? Non so, e seppur il pensiero rimase, non chiesi. L’incesto era semi perfetto e non volevo romperlo. Fui io a prendere entrambe le teste di quelle due splendide donne, in ginocchio davanti a me col mio cazzo in bocca misto a spritz e saliva e a contrapporle una di fronte all’altra col mio pene in mezzo. Era chiaro che volevo farle arrivare a baciarsi con me al centro.
Volevo farle guardare e non esitarono. Le due donne, madre e figlia, continuarono a leccarmelo e di tanto in tanto a darsi dei colpetti con le lingue, finche poi mi sfilai abilmente e le portai a baciarsi. Con la lingua, ed il sapore del mio cazzo tra loro. E non esitarono, chiusero anzi gli occhi e nemmeno io lo feci, anzi mi abbassai anche io, baciandole entrambe. Volli tutte e due le lingue in bocca. Mi rialzai ed iniziai ad infilarlo prima in bocca alla figlia, poi alla madre alternando questo gioco che le compiaceva per un po’..Ma poi mi dissi “Osa”..Ed osai: mi abbassai nuovamente e mettendo da parte il mio piacere che in realtà viveva anche del loro piacere (E fino a quel momento di quello di Elisa), iniziai a toccarle entrambe. I modi di godere erano simili, sensuali e subito in movimento sia madre che figlia. Sulla mano sinistra Elisa, un lago in cui perdersi per sempre sulla mano destra Maria. Maria donna matura ed erotica volle però prima masturbarsi col mio avambraccio, lo stesso accarezzato l’estate prima: mi tirò infatti fino a se fino a far scorrere quella splendida fica più su della mano e muovendosi sinuosamente sulla mia pelle, sulle mie vene..Adorava quel gioco le dava piacere ed eccitazione sfregare il clitoride su di me. Elisa intanto godeva con le mie dita che spingeva sempre più su con la sua mano muovendo la mia dentro di se. Volli ancora farle baciare e in un millesimo di secondo ci capimmo e tornammo a baciarci tutti e tre: eccolo, l’incesto era completo.
Eravamo tre persone adulte, amanti del sesso, due fidanzati e la madre di lei che tra il tavolo del salone ed il divano, per terra come in preda agli istinti più selvaggi si davano e cercavano piacere carnale e forti emozioni.
Erano madre e figlia legate da qualcosa di profondo come solo appunto madre e figlia sanno, che alimentavano quel desiderio forse mai confessato tra loro e che rendeva tutto più intenso a suo di baci e atti da sceneggiatura pornografica.
Con le mani colanti, mi rialzai e bagnai ancora di più il mio cazzo. Alzai piano Maria la accompagnai sul divano e la feci sedere aprendole con dolcezza le gambe. Portai anche Elisa, che prima bacia e poi feci mettere a pecora sopra la madre.
Si sa che “madre e figlia” sono un sogno che un po’ tutti i maschi hanno avuto nel tempo. Il mio si stava realizzando. Era li davanti a me ed era tutto vero. Appena fu sopra la madre mi avvicinai ai loro volti per baciarle entrambe, e le lasciai li, a guardarsi imbarazzate e a baciarsi con sempre più passione, mentre io con le mie labbra percorrevo ad Elisa il collo, la schiena e finalmente il culo..Delizioso e gustoso come sempre, una fica perfetta, proporzionata e profumata di Donna. La leccai a fondo. Ma la madre mi dette un colpetto col ginocchio, forse voluto o forse no, per cui scesi subito con le labbra e con la stessa bocca assaggiai finalmente Maria. Una donna incredibile dal sapore pazzesco che più leccavo e più si eccitava stringendo la figlia a se. Era vero, sapevano di Guayaba entrambe e dopo tanti liquidi ingeriti di entrambe quelle splendide Donne, mi alzai e come prima cosa infilai subito, una volta, il cazzo nella splendida fica di Maria per sentirne l’accoglienza, il calore e le carni. Ma lo tolsi immediatamente ed andai subito su, in cerca di quella di Elisa. Non credevo al mio tatto, al mio corpo e a ciò che stava succedendo. Il cazzo mi esplodeva letteralmente per l’eccitazione. Le rileccai entrambe, istintivamente, finche poi iniziai a scoparle, con dolcezza e forza entrambe, poco alla volta per tutte e due. Erano due Donne fantastiche, Femminili e selvagge come poche. Amavano il piacere, lo ricercavano sempre e quel giorno scoprii che lo amavano a tal punto da spingersi a tanto. Con mia e loro sorpresa e gioia. Godevano come Donne che si conoscevano da tempo e che non avevano taboo. Godevano e volevano godere di quel trio unico.
Ma in realtà avevano regole e taboo, ed in realtà, mi disse poi la sera Elisa, quella fu la prima volta che una cosa simile accadde.
Naturalmente era capitato di vedersi nude, di scambiarsi consigli su pratiche igieniche o su approcci con i primi uomini, ma mai si erano spinte oltre.
Purtroppo il tempo anche quella volta fu tiranno e volò. Volò talmente in fretta che Sandro suonò al citofono e poco dopo aprì con le chiavi il portone del palazzo intento a salire al secondo piano. Maria, persa nel godimento e completamente bagnata, si alzò spostando la figlia con cura togliendola da sopra di lei. Mi prese e mi baciò e baciò la figlia sussurrando ad entrambi: “Questo sarà il nostro segreto”. Sistemò il copri divano e corse in bagno a farsi la doccia. Io ed Elisa ancora eccitati, bagnati e vogliosi fummo costretti a rivestirci in pochi secondi sedendoci sul divano fingemmo di fare altro. Sandro entrò in casa avvertendo nell’aria la tensione emanata da chi rischiava di esser scoperto. Sorrise dicendo “Giovani! Embè? Ma mamma?” Ed Elisa disse “Mamma è sotto la doccia”
Lui proseguì e noi uscimmo.
Elisa mi fece fare forse due chilometri e poi mi fece accostare. Volle il mio sperma come mai, non ne lasciò una goccia e lucidò il mio pene come poche volte, forse ancora in cerca della madre. Era eccitatissima, seni gonfi, labbra morbide e rigonfiate. Era stupenda, forse più bella che mai. L’inverno proseguì, il discorso dell’università fu poi affrontato in famiglia senza di me. Elisa fece cambiare idea ai genitori, non come si può banalmente pensare, ma perché entrambi iniziammo anche a lavorare parallelamente alla nostra relazione e agli studi universitari. Così i genitori si convinsero che eravamo seri ed affidabili. E digerirono anche meglio il fatto che riportavo Elisa a casa due giorni alla settimana di ritporno da Roma. Specie la madre con cui da quel giorno ebbi un rapporto molto più naturale e meno formale.
Ma che non ebbi mai più modo di sfiorare, se non nei miei pensieri che di tanto in tanto la riguardano.
Con Elisa invece durammo ancora tutto il semestre, poi come la vita spesso fa, se l’è portata via e se n’è andata. In mille altri amori, in mille altre braccia e tra mille altre vite. Dieci anni dopo, oggi ancora credo che una parte di me la ami, e quando una volta l’anno ci godiamo un aperitivo tra persone che sinceramente si sono amate, riviviamo sempre quel brivido dei ventanni.
In una notte o in poche ore, ma sempre al massimo. Le esperienze tra Elisa e la madre si fermarono li, a quel sabato sera.
Ma nella mia mente sono ancora uno shock di dolcezza, amore, e sesso sfrenato che di tanto in tanto commentiamo con Elisa, con incredulità e sorpresa, ma sempre con gioia e felicità.

“Giorni, settimane, notti senza luna
Tra il lavoro, i sogni e un brivido alla schiena
E tu eri senza catene
Ad annusare il mondo per sentirti viva
Persi tra gli oggetti, persi negli sguardi
Persi nei risvegli e nelle notti folli
E poi è già ora di andare
Ti prego non partire”
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