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Seduzione Matura: Il Segreto Cap 5


di Membro VIP di Annunci69.it GlamMan
09.06.2026    |    381    |    0 9.6
"Dal mio nascondiglio, sentivo il cuore battermi fin nella gola, la vista di quella carne che si mescolava, il respiro pesante dello zio che, invece di mostrare rabbia, gemeva di piacere per..."
Capitolo 5: Il banchetto dei sensi e l’ospite atteso

La mattina seguente la tensione era elettrica, palpabile come un temporale imminente sulle vette. Anna sedeva a tavola con una vestaglia di seta color giada, lasciata sbottonata quel tanto che bastava per far intravedere l’assenza di biancheria intima. Mentre sorseggiava il caffè, il suo sguardo posato su di me era carico di una promessa carnale.

«Ricorda, Giovanni,» disse con una voce che era una carezza velenosa, «oggi pomeriggio arriva Marco. È un uomo che non conosce mezze misure, un alfa nel vero senso della parola. Voglio che tu sia in casa, ma ricorda il tuo ruolo: sarai l’ombra, l’osservatore silenzioso. Quello che accadrà in soggiorno sarà uno spettacolo riservato ai privilegiati.»

Nel pomeriggio, il salotto era diventato un tempio del desiderio, una camera di risonanza dove ogni respiro, ogni gemito, assumeva una valenza sacrale. Marco non perse tempo. Non appena la porta alle spalle di Anna si chiuse, la bloccò contro il grande tavolo in mogano, le mani che risalivano fameliche lungo le cosce, affondando nella carne soda stretta dalle calze nere. Il rumore del pizzo che cedeva leggermente sotto la sua pressione febbrile era l’unica musica che accompagnava i loro movimenti.

Anna inarcò la schiena, offrendogli il collo, mentre lui le sfilava il vestito con una maestria brutale, lasciandola esposta in tutta la sua procace bellezza. La visione di lei, sospesa tra il tavolo e le sue mani, era un inno alla lussuria. Marco, con un’espressione di puro dominio alfa, iniziò a baciarla sul petto, mentre le sue dita – grandi, forti, sapienti – forzavano l’apertura delle sue gambe, costringendola a una posizione che esaltava ogni sua curva.

«Sei mia, Porca» ringhiò lui, la voce profonda che sembrava vibrare nel pavimento. Lei rispose con una risata roca, i tacchi a spillo che battevano ritmicamente contro il bordo del tavolo, un ticchettio secco, quasi ossessivo, che scandiva la furia del loro accoppiamento. La prese senza preamboli, penetrandola con un vigore che la costrinse a stringersi a lui, le unghie che scavavano solchi profondi sulla sua schiena nuda.

Ogni spinta di Marco era una dichiarazione di conquista, un ritmo incalzante che costringeva Anna a gemere, a supplicare, a perdersi in un abisso di piacere che sembrava non avere fine. La sentivo contrarsi, la sentivo accoglierlo con una voracità che superava persino la mia. Il movimento delle loro anche era un vortice, un suono umido e prepotente che saturava l’aria di odore di sesso, di sudore e di sfida. Lui la teneva per le anche, stringendola con una presa ferrea, costringendola a seguirlo in un’esplorazione che sembrava voler prosciugare ogni sua energia. Anna, dal canto suo, non era da meno: le sue gambe avvolte nel nero del nylon serravano il busto di Marco, i tacchi che battevano ancora, un battito di ali di una predatrice che si lascia catturare solo per banchettare meglio della sua preda. La tensione era tale che ogni tocco, ogni attrito di pelle contro pelle, creava scintille di pura elettricità. Ero lì, nascosto, a guardare ogni istante di quella monta brutale, estasiato e terrorizzato dal potere che Marco esercitava sul corpo di quella donna che credevo di avere ormai consacrato solo a me.

All’improvviso, il rumore del cancello esterno e il passo pesante di Andrea sul vialetto gelarono l’aria. Ma invece di fuggire, Anna lanciò un’occhiata divertita a Marco: sapeva esattamente cosa stava per succedere. Quando lo zio entrò, il suo sguardo non tradì sorpresa, ma una torbida, inconfondibile eccitazione. Andrea, il burbero forestale, si sbottonò la camicia con dita tremanti, rivelando il suo ruolo di cuckold consapevole, un uomo che traeva piacere supremo nel vedere la propria moglie posseduta da un maschio dominante.

«Giovanni è in paese, non disturberà,» sussurrò Anna, mentendo consapevolmente mentre io, a pochi metri da loro, trattenevo il respiro.

Andrea si avvicinò ad Anna e Marco, inginocchiandosi devotamente davanti a loro. La scena divenne una coreografia di devozione e lussuria. Andrea, con un sorriso sottomesso e una libidine evidente, iniziò ad accarezzare le gambe di Anna, baciando la seta delle sue calze mentre Marco, con un ritmo incalzante e animalesco, portava Anna al limite.

L’orgasmo giunse violento: Marco, con un ruggito di puro piacere alfa, si irrigidì. In quel preciso istante, la dinamica si compì con una precisione rituale. Anna, che guidava ogni movimento con la mano di Marco, spinse Andrea ad alzare il volto verso di loro. Mentre Marco si svuotava con voluttà, Anna guidò il viso del marito proprio sotto il corpo del suo amante. Fu un momento di estasi collettiva: lo sperma di Marco inondò il viso di Anna e quello di Andrea, che lo ricevette con una bramosia da devoto, come se fosse il battesimo del suo ruolo di cornuto.

Dal mio nascondiglio, sentivo il cuore battermi fin nella gola, la vista di quella carne che si mescolava, il respiro pesante dello zio che, invece di mostrare rabbia, gemeva di piacere per l'umiliazione subita, inondava i miei sensi. Ero testimone di una perversione totale, un rito che mi rendeva complice involontario della loro degenerazione, sentendo dentro di me che il mio gioco con la zia era solo il primo gradino di una scala verso un abisso di piacere che non avrebbe mai avuto fine.
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