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Quelle passioni mai rivissute
Principin0
22.06.2025 |
311 |
4
"“Volevo proprio vederti così, ” disse il Giovanni, con un sorriso basso, profondo..."
Non era sicuro di volerci andare, quella domenica. Il sole già caldo dal mattino presto, il letto ancora morbido che lo coccolava.Ma qualcosa spinse Carlo a indossare gli scarponi, l’abbigliamento tecnico e partire. Bevande, pranzo calorico e proteico al seguito, sale in macchina e si dirige al “punto zero” esattamente un parcheggio delimitato da una sbarra oltre la quale il primo pezzo del percorso si infilava fino alla gola più bassa del monte Tuscolo.
Al parcheggio le auto non erano molte, e tra queste quella di una coppia che rideva vicino a un SUV grigio.
Giovanili, occhi brillanti, abbigliamento tecnico, fisico asciutto entrambi: lei con una treccia nera che scendeva fino alla spalla sinistra e uno sguardo curioso, lui con l’aria sicura e sportiva di chi quei trekking li praticava da sempre.
“Ciao, anche tu verso il sentiero del crinale?” chiese lei.
Fu questo l’inizio.
Un po’ titubante e impacciato ma sorridente, Carlo rispose con un formale “Buongiorno” e proseguì “sì, anche se fino ad un’ora fa ero indeciso se avventurarmi o meno”. “Di queste parti anche voi?” Continua il giovane, incredulo per le parole di quella ragazza.
Come da sempre, il trekking era per Carlo quell’occasione, introspettiva e ascetica, per stare con se stesso e difficilmente chi incontrava sul cammino improvvisava una conversazione o una conoscenza.
Venivano da Roma, Lara e Giovanni, ed avendo i figli al mare quella domenica, ne avevano approfittato per trovare un po’ di relax e fresco sulle piccole catene montuose dei Colli Albani che dal monte Tuscolo giungono fino al Maschio delle Faete: si guarda Roma in partenza per giungere fino all’affaccio su San felice Circeo e tutta la piana pontina.
I primi passi scorsero leggeri per i tre, che alternavano silenzi a brevi discorsi, andatura simile che li avvicinava ad un passo più calzante che invece li divideva.
Erano allegri e compiaciuti, curiosi e felici di quell’incontro.
Il sentiero si snodava tra querce, faggete e leggere salite rocciose, e con ogni passo cresceva una strana armonia.
Nei momenti di vicinanza Carlo parlava delle sorgenti nascoste, dei sentieri secondari, delle stagioni migliori per vedere la piccola fauna locale.
Lara lo ascoltava con interesse autentico, facendo domande, incrociando spesso il passo con il suo e ridendo con quella risata che sembrava più un sussurro. Giovanni che conosceva bene quei sentieri si era trovato in perfetta sintonia con Carlo, commentando anch’egli il percorso intrapreso.
Lei ogni tanto, involontariamente, gli sfiorava il braccio mentre si fermavano a guardare un punto panoramico, o si sistemava la maglia, attirando lo sguardo di Carlo sulla pelle ancora timidamente abbronzata essendo ancora ai primi di giugno.
Lui percepiva qualcosa, ma non osava pensarlo troppo. Ricordava sempre lo spirito che guidava le sue uscite. Ricordava come erano sempre stati i trekking.
A metà percorso, ormai all’ora di pranzo, una grande roccia affacciata sulla valle pontina li accolse per una pausa.
Il marito, distratto da un improvviso whatsapp — “ho un po’ di campo qui!” — si allontanò di qualche metro. Lei invece dopo aver sistemato lo zaino, si sedette con lentezza sulla pietra in parte piatta, che era accarezzata dalla leggera brezza che risaliva dal basso, con le gambe piegate da un lato, il busto slanciato all’indietro.
Erano arrivati sul versante pontino, da cui si possono ammirare da sud i monti Lepini, San Felice Circeo, le splendide isole pontine e risalire con lo sguardo fino al mare di Torvajanica.
Si tolse gli occhiali da sole con le dita si mosse i capelli e guardò il ragazzo negli occhi.
Le dita iniziarono a disegnare cerchi lenti e irregolari sulla coscia, sopra i fuseaux sottili. Non sembrava farlo per distrazione: era un gesto deliberato, silenzioso, ipnotico. Il suo sguardo improvvisamente e per pochi interminabili attimi non lasciava il suo.
Carlo deglutì, voltandosi a guardare il panorama, fingendo disinvoltura. Ma dentro sentiva qualcosa smuoversi, un misto di curiosità e tensione. E di desiderio.
Alle sue spalle, lei rise piano. Una risata più bassa, più intima. Carlo non sapevo cosa la fece ridere, ma la curiosità iniziava ad alimentare la sua immaginazione.
Quando il marito tornò, lei non si spostò.
Guardò Giovanni, poi guardò di nuovo Carlo. E fu come se, in quel triangolo di sguardi, si aprisse qualcosa che fino a un attimo prima non esisteva.
Il marito posò lo zaino a terra e tirò fuori della frutta secca, una tavoletta di cioccolato fondente, qualche fetta di pane da farcire e della frutta deliziosamente invitante. “Siamo minimalisti, ma efficaci,” disse ridendo, passandogli un pezzo di pane a Carlo e addentando il suo. Il ragazzo lo prese, ringraziando, ma era distratto. Da lei.
Lara aveva preso e addentato un pezzo di mela e lo stava mangiando lentamente, come se fosse un frutto esotico, succoso. Le labbra umide, il morso pieno. Lo guardava, ogni tanto, come se volesse sfidarlo a capire se stava solo mangiando… o seducendo.
Durante il pranzo la conversazione tra i tre, inizialmente leggera e curiosa, cominciò a scivolare verso territori più personali. Le domande si fecero meno casuali, gli sguardi più lenti. Si parlava di desideri, di ciò che fa bene e di ciò che fa tremare. Ogni frase sembrava avvicinarli di qualche centimetro in più, invisibili ma tangibili. Per ora uniti solo dalle brezza che li accarezzava tutti e tre.
Quando fu il turno del cioccolato, lei ne prese un quadratino, lo mise tra le labbra senza masticarlo subito. Lo lasciò sciogliere, gli occhi socchiusi. Poi, senza dire nulla, prese un secondo pezzo, si avvicinò e glielo porse tra le dita, tenendolo per un attimo troppo a lungo, sfiorandogli la mano con le sue unghie curate. “Questo è il più buono,” sussurrò. E sorrise.
Lui lo prese, cercando di restare impassibile, ma il calore del tocco gli aveva già risalito l’avambraccio.
Attimi che sembravano ore.
Il marito intanto si era sdraiato sull’erba poco lontano, col suo telo e con il cappellino sugli occhi, come se si fosse momentaneamente dissolto.
Lei si alzò, si stiracchiò, e camminò lentamente verso un punto più soleggiato. “Fa bene prendere un po’ di sole sulla pelle,” disse, rivolgendosi a entrambi. Poi, con un gesto lento, si sollevò la maglia tecnica, mostrando un top sportivo aderente che lasciava intravedere la curva piena del seno. Si sedette di nuovo, gambe semi aperte e postura raffinata e disinvolta, le braccia indietro a sorreggerla, il viso rivolto verso il sole… ma gli occhi spesso cercavano quelli di Carlo.
Il ragazzo era immobile. Non c’era bisogno di parole. Cercava di sentirsi a suo agio, come sempre era stato. Ma quell’uscita era diversa.
Il marito, dal giaciglio trovato poco prima alzò appena il cappellino e li guardò. “Vi lascio cinque minuti. Vado a cercare campo qui intorno,” disse, con un mezzo sorriso.
Poco dopo Lara si voltò piano verso il ragazzo, abbassò un po’ il tono. “Hai capito, vero, che non è solo una gita?”
E lì, per la prima volta, il ragazzo non rispose. Ma non serviva. Semplicemente sorrise a Lara.
Il silenzio tra loro era denso come l’aria prima di un temporale. Lui era intanto arrivato a pochi passi da lei, ipnotizzato dalla più seduttiva delle creature, la Donna, seduta sullo spigolo della roccia, con il busto girato verso di lui, una gamba piegata, l’altra distesa. Il top lasciava scoperto l’addome, e una gocciolina di sudore le scendeva piano tra i seni. Il suo sguardo non chiedeva: invitava.
Lui si avvicinò, quasi senza volerlo e sedette accanto a lei.
Era come se qualcosa avesse già deciso per entrambi. Lei gli sfiorò l’avambraccio con le unghie, lentamente. Poi salì, verso la spalla, verso il collo, e si lasciò andare ad un bacio, morbido, sussurrato ed innocuo appena sotto l’orecchio.
Il ragazzo trattenne il respiro. Le labbra di lei si posarono di nuovo, più in basso sul collo, mentre la sua mano gli prendeva la nuca, guidandolo verso la propria pelle. Era dolce, calda, odorava di sole e desiderio. Carlo cedette, finalmente, baciandola con una fame che non osava nominare da troppo tempo.
Baci inizialmente innocenti, sussurrati, via via sempre più infuocati, ardenti e mirati a colpire le parti che il caldo di giugno rendeva obbligatorio scoprire.
Non si accorsero del ritorno del marito. O forse sì.
Lui era lì, a pochi passi, in piedi, appoggiato al bastoncino da trekking. Li guardava con un’espressione quieta, quasi compiaciuta ormai da oltre cinque minuti. Non disse nulla. Si avvicinò piano, si inginocchiò accanto a lei. Le prese il viso e la baciò con calma, mentre lei gli accarezzava la coscia con naturalezza, senza mai smettere di guardare il giovane nuovo amico negli occhi.
“Volevo proprio vederti così,” disse il Giovanni, con un sorriso basso, profondo. “E tu sei esattamente come ti immaginavo” proseguì poi.
Consapevole del benestare di Giovanni, Lara si voltò verso Carlo e gli prese la mano. Nessuna fretta, nessuna tensione: solo una complicità nuova, audace, che scivolava tra i tre come luce nell’acqua.
Il tempo rallentò. Il sentiero era lontano, i rumori del bosco sospesi. Solo loro, un triangolo in equilibrio perfetto, su una roccia affacciata sul mondo.
Quando Giovanni si alzó davanti a Lara slacciandosi i pantaloni per l’ormai troppa voglia di andare oltre, lei gemette, affamata e vogliosa di riempire quei vuoti che al solo pensiero le davano i brividi.
Guardò un attimo suo marito negli occhi, afferrò il suo pene già duro e con la maestria di chi quel pene lo conosce da sempre inizió a succhiarlo. Ma nei suoi occhi tornò subito dopo il riflesso di Carlo, che guardava insistentemente e che nel mentre era proprio lì al suo fianco davanti a Giovanni.
Lei lo invitó ad alzarsi e porsi al fianco del marito aiutandolo a slacciare i pantaloni. Era chiaro anche a Carlo che desiderava assaggiarlo, e la sua tensione, potentemente raccolta nei pantaloni che ormai non tenevano più il sul membro si mostrò tutta appena Lara gli abbassò gli slip ed iniziò a leccarglielo.
Prese la mano di Giovanni la pose dietro la sua nuca e lo invitó a spingere, spingere affinché Carlo potesse arrivargli il più giù possibile, in gola.
Un dolce soffocar di piacere.
E Lara gemeva toccandosi ormai palesemente con sempre più intensità sotto i due uomini. Giovanni non resistette: la alzó con fare brusco, giró quel corpo tonico e lei, che aveva già capito bene, camminò verso l’asciugamano che Giovanni aveva prima sistemato in una zona di mezz’ombra.
Al suo arrivo, mentre lei era intenta a sedersi, Giovanni la trattenne, la guidò a scendere e si pose davanti a lei. Era chiaro anche a Lara che avrebbe di lì a poco riempito un’altro vuoto. Ma quale, si chiedevano sia lei che Carlo in preda a Giovanni.
Con lei splendidamente a pecorina Giovanni le divaricò leggermente le gambe le afferrò le antiche per aprirle il giusto, e come un mago che aveva premeditato ogni cosa, bagnó quel culo splendido con un po’ di lubrificante. Lara era pronta, aveva ormai tutto chiaro. Finì questo pensiero che subito sentì la nerchia di Carlo, che intanto era riuscito miracolosamente ad indossare il profilattico tirato fuori dall’illusionista Giovanni, poggiarsi su quelle splendide pieghe cutanee che circondavano quello splendido orifizio. Il suo ano era perfetto, stretto al punto giusto, rosa e morbido. Giovanni ci infilò un dito e subito dopo altri due guardando Carlo in tiro e duro come i tronchi che li circondavano.
Lara sussurrava qualche verso, come una Musa dei boschi ma non si voltava aspettando di scoprire cosa i due avessero in serbo per lei. Le dita erano piene di miele di Lara e Giovanni le assaggió per bene continuando a guardare Carlo e dandogli quella sorta di imprimatur, di lascia passare che arrivó dritto nel cuore del ragazzo.
Carlo prese bene il suo splendido cazzo che madre natura ha deciso di donargli, e col fare delicato che lo caratterizzava lo spinse pian piano dentro. Prima il glande, che ritolse subito per poi rientrare più volte e farsi strada, poi pian piano mise tutto il pene dentro.
Lara, vista da lì, era tutto uno splendido liquido colante in appoggio su ginocchia e palmi. Una scultura. La sua voce accennava sussurri di godimento a piccole grida al ritmo di Carlo. E mentre Carlo la teneva per i fianchi come fosse stato un legame indissolubile, Giovanni, artefice di tutto, si era sistemato davanti la sua bocca per colmare l’altro vuoto col suo pene ed alternare il pieno ai suoi gemiti e alle sue parole di insaziabile donna vogliosa.
A tratti allungava il braccio verso Carlo e lo tirava per i i fianchi, mai piena, indomabile e mai finita. Voleva solo che quel culo le fosse riempito fino a dentro. Impazziva per quella sensazione.
Quel viso dolce e innocente su quel corpicino statuario, adorava farsi sbattere ed adorava il modo in cui Carlo, con fare colombiano come stesse ballando una bachata, la inculava. E non mollava mai con la sua bocca Giovanni, il suo grande amore, che guardava dritto negli occhi spingendo sempre più in gola il suo grande pene. Due vuoti erano stati colmati, Lara godeva tra i boschi e pensava già alla prossima posizione.
Dopo tanto gemere e godimento dato da questo splendido legame Lara fece capire a Giovanni che quella roccia non aspettava altro che vedere i due uomini colmare l’ultimo vuoto rimasto: la sua splendida vagina che già da molto era finita tra le dita di Lara e che colava continuamente di essenze prelibate.
Lara posta ormai sull’asciugamano adagiato sulla roccia, tolse tre dita imbevute di fica e le dette in pasto a Carlo che le succhió e leccó bene. Con quelle tre dita e le gambe ben aperte come la più bella valle che quei querceti avessero mai visto, lo avvicinó a se.
Prese il membro di Carlo dalla base e lo infilò pian piano dentro quella splendida vagina accostando il ragazzo al suo corpo. Lo strinse, come a voler trattenere, di quegli attimi, qualcosa, qualcosa che rimane in un abbraccio sincero, o tra due corpi che fanno l’Amore. Qualcosa che vada oltre l’atto in sé.
Giovanni eccitatissimo dal vedere la sua amata Lara così infuocata era proprio lì di fianco, che le spostava i capelli per rendere più naturali quei baci che con Carlo si scambiava, le toccava il seno e intanto si masturbava lentamente, come a godersi uno splendido spettacolo teatrale, col giusto ritmo. Lara era lì, perfetta, incolmabilmente vogliosa, bagnata e desiderosa che quei momenti non finissero mai. La pelle mostrava tutta la sua irrefrenabile voglia non nascondendo le contrazioni muscolari al di sotto. Lara arrossiva. Lara era splendida.
Di lì a poco da Donna quale era obbligó i due uomini all’atto finale prima di desiderare il loro nettare: invitó Giovanni a sedersi sull’asciugamano e a sorreggerla, si sedette col culo sul suo pene e lo fece entrare bene, gemendo e sussurrando a Carlo di penetrarla nella vagina per darle il massimo.
Da quel momento Lara fu presa da un turbinio di brividi e di eccitazione, quella faticosa doppia le stava strizzando ogni centimetro di pelle, i capezzoli stavano per esplodere sotto al top, il fuoco saliva sempre di più fino a culminare in una esplosione di miele che colpì direttamente l’addome di Carlo che intanto continuava a penetrare la sua splendida vagina. Proprio come nelle migliori situazioni i vuoti erano stati colmati: perché intanto Lara baciava Carlo con potenza, con fare adolescenziale, come i baci bagnati di un tempo.
Alla seconda venuta di Lara, ormai stanchi,
bagnati e sudati in mezzo al bosco, i tre si alzarono. Lara era stupenda, con maestria sfilò il profilattico a Carlo si pose davanti a Giovanni e spostò Carlo al fianco del marito: succhiò i due uomini come la più grande appassionata di film hard degli anni ‘90. Lei faceva l’Amore con quei due, con i loro cazzi. Loro che intanto si masturbavano, le vennero insieme sul volto, sulla lingua e in bocca. Lara adorava il loro sperma, e mai colma ripuliva alla perfezione i loro peni e gustava ogni goccia che continuava ad uscire guardandoli bene negli occhi.
Quando i tre si resero conto, dopo una carezza sul volto di Lara da Carlo ed un bacio d’Amore di Giovanni, che era passato tanto tempo da quando Giovanni le aveva aperto le natiche con Carlo dietro, scoppiarono in una risata che riportò tutto su un piano misticamente terreno. Come fossero stati ad occhi chiusi e ad immaginare per oltre un’ora qualcosa di fiabesco.
Quando riaprirono gli occhi — o forse era solo il tempo ad essersi risvegliato — il sole era già basso, color miele. Le ombre si erano allungate tra i castagni e le querce, e una brezza più fresca cominciava a salire dai pendii. Si rivestirono piano, senza fretta, come dopo un sogno lucido che non volevano infrangere.
Lara si deterse con l’acqua, usó le salviette umidificate per lavarsi e con un fare da attrice si rivestì come nulla fosse stato, ma con gli occhi carichi di passione e ardore.
“Dobbiamo rientrare,” disse lei con voce bassa, ancora impastata di calore e quiete.
Ripresero il sentiero tra foglie scricchiolanti e silenzi condivisi. Nessuno parlava molto, ma ogni tanto un sorriso scivolava da uno all’altro, leggero, complice. Sembrava che i chilometri scorressero più rapidi al ritorno, come se il bosco, testimone silenzioso, volesse custodire l’accaduto senza far rumore.
Al parcheggio, le auto rimaste erano solo le loro. L’aria profumava di resina e fresco, Carlo aveva tra sé il sapore e gli odori di Lara che avrebbe voluto non cancellare mai.
Lei si avvicinò al ragazzo e lo abbracciò forte, senza parole. Poi lo guardò negli occhi, come a cercare un varco nel tempo, e lo baciò. Un bacio lento, pieno, vibrante, ad occhi chiusi. Lui lo accolse con tutto ciò che non sapeva come dire e baciandola sospiró.
Giovanni gli diede una pacca sulla spalla, ed anch’egli lo abbracciò sorridendo con la sincerità di chi ha appena condiviso un segreto prezioso. “Alla prossima… se il bosco vorrà.”
Nessuno chiese un numero, nessuno parlò di contatti social. Era tutto lì, tra le foglie, nel cielo che scuriva, nella complicità sospesa di una giornata che non sarebbe esistita altrove.
Il ragazzo li vide salire sull’auto e allontanarsi tra i tornanti, poi si sedette per un momento sul cofano, lasciando che l’ultima luce scivolasse addosso ai monti.
Con un sorriso lieve sulle labbra, Carlo sapeva che non avrebbe dimenticato ed ancora oggi tra quei boschi cerca il sorriso compiaciuto di quegli alberi testimoni di quanto amore, fra le persone giuste, può nascere.
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