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incesto

Veronica Segreti in Famiglia #29


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
09.06.2026    |    978    |    2 9.2
"La dottoressa si alzò, ci fece sdraiare entrambe sul tappeto morbido dello studio..."
Mi svegliai con una sensazione strana tra le gambe. La luce del mattino filtrava morbida attraverso le tende chiare della camera che dividevo con Laura. Allungai la mano e toccai l’interno coscia sinistra. C’era una macchia biancastra, dal contorno rossastro acceso, leggermente in rilievo. Bruciava appena. La guardai per qualche secondo, il cuore che accelerava. Pensai fosse un semplice sfregamento dopo l’orgia selvaggia di qualche giorno prima. Misi un po’ di crema idratante, ignorai la cosa e tornai a dormire abbracciata a Laura, il suo corpo nudo e caldo contro il mio.
Due giorni dopo la macchia era diventata più grande. Oltre sei centimetri di pelle irritata, rossa ai bordi, con quel bianco al centro che sembrava quasi squamoso. Laura, mentre ci facevamo la doccia insieme, notò una piccola macchia simile sulla parte alta della sua vagina, proprio vicino al monte di Venere. Ci guardammo preoccupate. L’odore della crema che avevamo messo era dolce, ma sotto si sentiva già qualcosa di diverso, un leggero odore di pelle malata.
Andammo dal dermatologo il giorno stesso. La sentenza fu chiara e semplice: tigna. Una infezione fungina. Niente rapporti per almeno un mese. Massima igiene. Pulire tutto ciò che toccavamo. Creme e pasticche due volte al giorno.
Per la vergogna non dicemmo nulla né a Silvia, che continuava a mandare messaggi insistenti per venire da noi, né a Marco. Lo tenemmo a distanza con scuse banali: “abbiamo molto da studiare”, “non mi sento bene”, “abbiamo bisogno di tempo”. Lui non vedeva l’ora di mettere in atto il piano contro mamma e Manas, non vedeva l’ora di potersi finalmente scopare la zia. Ma noi eravamo in quarantena. Un mese intero di astinenza forzata.
Quel mese fu strano. Diventammo quasi delle sante. Studio ossessivo, università, due esami superati a testa con voti altissimi. Io evitavo persino di andare a casa dei miei: papà avrebbe voluto scoparmi e non volevo dare spiegazioni. Passavamo le serate abbracciate sul divano, nude ma senza toccarci troppo, a guardare film e a parlare. L’odore delle creme antimicotiche riempiva la casa, un profumo chimico e asettico che ci ricordava costantemente la nostra condizione.
Pensavamo spesso a chi potesse avercelo attaccato. Alla fine, una sera, mentre eravamo sdraiate sul letto, ricostruii tutto.
«Nia…» dissi piano. «Quello strano rossore che aveva vicino al culo quando mi leccava… cazzo, era lei. È stata sicuramente lei.»
Laura annuì, accarezzandomi i capelli. Le macchie lentamente andavano via, ma restava una specie di segno rosato, come una cicatrice leggera che ci segnava nella vergogna. Un marchio silenzioso di quella notte di eccessi.

L’ultima visita dalla dottoressa fu decisiva. La dermatologa, una donna piacente sui 55 anni, capelli castani raccolti, occhiali eleganti e un camice bianco che nascondeva un corpo ancora molto curato, ci visitò con attenzione.
«Siete guarite» disse con un sorriso. «Il problema è rientrato completamente.»
Laura e io, ancora spogliate nello studio, ci guardammo con gli occhi lucidi di gioia. Senza dire una parola ci abbracciammo e ci baciammo con passione davanti a lei. Le nostre lingue si intrecciarono, i seni nudi premuti l’uno contro l’altro, le mani che scivolavano sui fianchi. Era un bacio di liberazione, pieno di desiderio represso per un mese intero.
La dottoressa ci guardò in silenzio. Non disse nulla, ma i suoi occhi brillavano. Andò alla porta, chiuse a chiave con un click deciso e tornò verso di noi.
«Per essere sicure che non ci siano tracce invisibili all’interno, devo fare un controllo approfondito» disse con voce bassa e calda. «Veronica, mettiti sul lettino ginecologico.»
Laura annuì. Io mi sdraiai, aprii le gambe sui supporti. La dottoressa indossò i guanti di lattice con lentezza sensuale, si avvicinò e mi aprì delicatamente le grandi labbra. Infilò due dita dentro la mia fica. Ero sensibilissima dopo un mese di astinenza. Gemetti forte. Le sue dita erano esperte, calde, muovevano dentro di me con movimenti circolari precisi.
«Sei molto sensibile…» mormorò lei, continuando a muovere le dita più velocemente.
Laura, ancora con la gonna abbassata, si toccava tra le gambe guardando la scena. La dottoressa se ne accorse e le sorrise.
«Dopo controllo anche te, cara.»
Le sue dita dentro di me accelerarono. Ero fradicia. Venni violentemente, stringendo i muscoli intorno alle sue dita, tremando sul lettino con un lungo gemito.
La dottoressa fece un cenno a Laura. «Lecca bene la tua amica, puliscila.»
Laura si tuffò tra le mie gambe con fame. La sua lingua calda e vorace leccava ogni goccia dei miei umori. Nel frattempo la dottoressa si posizionò dietro Laura, le abbassò le mutandine bagnate e cominciò a leccarle il culo, spingendo la lingua dentro, poi scese sulla fica. Laura gemeva contro la mia fica, il suono umido e osceno della sua lingua che lavorava su di me mi faceva impazzire.
Mi alzai e lasciai il posto a Laura. Lei si mise sul lettino, gambe aperte sui supporti. La dottoressa si tuffò tra le sue cosce con passione, leccandola profondamente. Bussarono alla porta, ma lei non rispose, continuando a divorare la fica di Laura.
Prima due dita, poi tre, poi tutta la mano. La dottoressa la fistò lentamente, con maestria, mentre Laura urlava di piacere. Io mi misi dietro la dottoressa, le aprii il camice, le toccai i seni maturi e sodi, stringendole i capezzoli. Lei era eccitatissima. Aprì le gambe e prese la mia mano, portandosela sulla fica già bagnata.
Mentre fistava Laura con movimenti profondi e ritmici, io cominciai a fare lo stesso con lei. La mia mano scivolò dentro la sua fica matura, calda e incredibilmente bagnata. La dottoressa gemeva contro la fica di Laura, muovendo il bacino contro la mia mano.
Laura venne con un orgasmo devastante, squirting intorno al polso della dottoressa.
La dottoressa si alzò, ci fece sdraiare entrambe sul tappeto morbido dello studio. Si sedette prima sulla faccia di Laura, poi sulla mia, masturbandosi furiosamente mentre le nostre lingue la leccavano. Il suo sapore era intenso, maturo, eccitante. Il suo squirt fu disumano: un getto potente, caldo, abbondante che ci lavò letteralmente la faccia e i capelli. Sembrava che stesse pisciando di piacere. Io e Laura bevevamo tutto ciò che potevamo, soffocate dal suo orgasmo violento.
Alla fine si abbassò, ci baciò entrambe sulla bocca con passione, assaporando il suo stesso sapore sulle nostre lingue.
«Siete proprio guarite ora» disse con voce roca. «Dovete recuperare il tempo perso. Quando volete venire a trovarmi… la porta è sempre aperta.»
Laura, ancora tremante dopo il fisting, la guardò con occhi lucidi di piacere:
«Penso che un controllo tra una settimana lo vengo a fare.»
Uscimmo dallo studio mano nella mano, i capelli ancora bagnati dello squirt della dottoressa, il corpo che vibrava di nuova vita. La vendetta contro mamma poteva finalmente ricominciare. E questa volta saremmo state più affamate che mai.

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