3. Due amiche (seguito)
- Facciamoci un regalo. Smetti di radertela. Ti spiego quando torno. Poi aveva preso la borsa ed era scomparsa oltre il gate 51.
Tornando a casa Paola con una mano tiene il volante, con l’altra prova a rievocare, toccandosi, quella notte, prendendo la leva del cambio solo quando serve. La sera, Amparo chiama da Praga.
- Mi manchi. Ti amo.
- Anche io ti amo. Vorrei che tu fossi qui.
- Che dici se vengo sabato e riparto domenica? C’è un volo che parte alle 9 di sera. 3 ore perché fa scalo a Monaco.
- Si vieni. Mi organizzo. Saremo sole. Vengo a prenderti all’aeroporto.
***
È il 31 agosto, fa molto caldo. Nei giorni seguenti Paola prenota una pensione adatta alle famiglie con bambini, all’Abetone, dove è più fresco, per la bambina e sua madre, per sei giorni. Il sabato le porta in macchina, pranza con loro. È improvvisamente allegra, tutto ha cominciato a girare in un senso sconosciuto e giusto, dopo i quattro anni passati dalla nascita della figlia, l’evento che sicuramente ha allontanato il marito. Mentre guida con la madre e la figlia sedute dietro, e tutte cantano, si rende conto che nella sua agitazione c’è il timore di far crescere una bambina priva di una figura maschile di attaccamento. Ora, grazie ad Amparo, questo strato profondo è venuto in superficie e pare risolto. Che bisogno abbiamo noi donne di maschi insicuri e bugiardi? Nessuno, nessuno.
La madre e la bambina sono allegrissime per l’inattesa vacanza. È una sorta di osmosi emotiva, anche questa di segno femminile. Ridono e scherzano con i tavoli vicini. I bambini fanno subito amicizia ed si rincorrono con piccole grida. Verso sera le saluta e va all’aeroporto, dove arriva con un' ora di anticipo. L'atterraggio è previsto per la mezzanotte. Guarda dalla terrazza gli aerei che atterrano e decollano al buio, in continuazione, per tutto il mondo. Le esplode nel corpo una felicità mai provata prima. Ha voglia di danzare. Su uno di quegli aerei arriverà Amparo per stare con lei la sera del sabato e la mattina di domenica, dodici ore tutte per loro. Cosa strana, nessun uomo prova ad avvicinarsi. E pure ce ne sono tanti, sulla terrazza dell’aeroporto. Paola pensa che è sabato e ripercorre a memoria i versi de Il sabato del villaggio -godi fanciullo mio- e a quel professore che, al liceo, un giorno in classe aveva parlato di Leopardi come di “un pervertito che non si lavava e non riusciva a portarsi le donne a letto”. Forse sono vecchia, pensa, e va be ne così.
Nel percorso in automobile si ferma 5 minuti ad una rosticceria cinese, già avvertita con una telefonata, e Amparo scende a prendere le pietanze preparate per tempo. Poco dopo entrano in casa, si liberano dei vestiti, fanno giochi d’acqua in bagno. Amparo si gira lentamente, avvicina le sue labbra a quelle di Paola e ricominciano il loro gioco delicato e femminile, interrompendolo per bere o godersi qualche dettaglio ancora sconosciuto l’una dell’altra.
Paola racconta delle ultime settimane nel periodo scambista con ii marito e di un’ orgia avvenuta in 5, lei il marito e 3 uomini, proprio lì, sul letto dove sono ora è dove era stata scopata tutta la notte senza provare quasi alcun piacere.
- Alla fine non vedevo l'ora che finissero e se ne andassero. Mio marito passava ore sul sito già prima del matrimonio. Quando abbiamo aperto la pagina abbiamo ricevuto centinaia di messaggi, quasi tutti volgari, molti di singoli con foto del cazzo, come se dovessi eccitarmi vedendole. Tutto il contrario. Mi sono fatta fotografare e filmare in tutte le posizioni. Ho accettato rapporti con uomini e donne, partecipato ad orge in villini sui colli, provando sensazioni anche piacevoli, ma di rado, è sempre limitate al fisico. Mi facevano pena e in qualche caso schifo.
- Si sì, so com’è. Me lo hanno proposto, ma non vogliono pagare. Uno ha avuto la faccia tosta di dirmi di pagare io non so che albergo.
- E tutti quei profili finti... i commenti sempre uguali... quelli che s'incazzano se non rispondi come vogliono loro... Eravamo iscritti come coppia. A mio marito bastava sollazzarsi con le donne degli altri. E questo è il suo cazzo, dice Paola tirando fuori da un astuccio il calco di gomma che avevano fatto due anni prima.
Amparo fa un urlo, storce la faccia, prende l’oggetto con due dita, come se fosse infetto. Poi con l’altra mano apre la finestra
- Tu permetti...
e lo butta in mezzo alla strada. Paola spegne la luce e le si avvicina. Lei è più grande e sentendosi abbracciata da dietro Amparo, che è più piccola, le monta sui piedi. Rimangono a guardare quel moncherino caduto sotto la luce di un lampione fino a quando un gruppo di studenti ubriachi lo vede, gridano, lo prendono a calci, poi lo raccattano. Nel silenzio della notte si sentono le voci che si allontanano.
- Questi incontri, che a volte finivano in modo sgradevole, mi hanno fatto nascere in lei l’idea di fare anche io la puttana. Così essere bella serve a qualcosa... Pensavo che avrei potuto chiedere compensi in denaro per fare le stesse cose, e che avrei avuto una mia indipendenza. Ma ho avuto paura delle pretese di sconosciuti, sia delle malattie, sia dei pettegolezzi, che qui sono peggio di una malattia. Però ho studiato la prostituzione, leggendo tutti i libri che trovavo sull’argomento. Fino a quando, un giorno, mio marito è scomparso. Poi lo sai.
- Le donne nel fondo sono tutte puttane, ride Amparo.
- Tutte puttane, fa eco Paola, ma certe non lo sanno. Le coppie invece sono quasi sempre il marito che cerca altre da scopare e lei che gli va dietro. O peggio, uomini soli.
Paola si dedica ad occhi chiusi alla grande vulva di Amparo, con il suo profumo naturale di muschio. I corpi, le gambe si intrecciano. La mattina, mentre Paola prepara il caffè, Amparo la raggiunge in cucina. Nude, belle, si guardano e si spulciano come due. scimmie. C’è nell’aria un odore amore tenero, di sudore, quasi di catrame.
- Hai i seni più grandi dei miei.
- Ci vuol poco,
sorride Amparo, mentre Paola, davanti allo specchio, le prende un capezzolo con due dita come in un famoso quadro francese. Fanno cose che le donne sanno fare meglio degli uomini. Si guardano per un po' nello specchio. Poi ricominciano a fare l’amore mentre la caffettiera fa il suo lavoro. Quando si sente il suo tipico gorgoglìo, Paola ha in bocca un orecchio di Amparo, che chiude il gas con la mano sinistra, e le tiene il dito medio della destra nella fessura delle natiche e poi le stringe la vulva con tutta la mano, facendola un po’ sussultare.
- Senti, c’è uno, un russo, che mi procura incontri a pagamento. Parla con i clienti, pensa ai posti, fissa le regole. Il denaro lo prendo io direttamente. Vuole solo che ogni tanto gli racconto come vanno le cose. Insomma è un po’ cuck, ma nemmeno. Un amico e anche una persona interessante, non finiamo mai di parlare, è coltissimo. Quando ha bisogno gli dò io dei soldi. Ma niente di obbligatorio, decido io. Qualche volta vado a riassettargli la casa o a fare cena insiemeq. È curioso. Vuole sapere tutto. Si diverte così.
- Che uomini?
- Gente che ha soldi da spendere e cerca donne belle e libere. Uomini di ogni tipo, anche simpatici, da andarci a cena anche per passare una serata. Uno specialista li visita e gli fa fare le analisi. È una delle regole degli appuntamenti.
- Niente coppie? Con una coppia non sai mai cosa veramente vogliono. Dicono tutti che vogliono trasgredire ma poi non sano nemmeno loro cosa...
- In genere solo singoli. O singole come noi. Capitano pure quelle. Con le regole giuste tutto fila naturale. Sono libera di fare quello che mi pare con chi mi pare. Vieni a vedere, poi vedi tu.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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