4. Caccia col richiamo
- Domenica lavoro. Vieni a vedere e a dare una mano?
- Come una mano?
- Niente. Mi avverti se arriva qualcuno che non c’entra. Fai da portiera, insomma.
- Da sola?
- Tu vieni solo a vedere. Ci sono due miei eunuchi che fanno tutto.
- Come gli eunuchi? chiede Paola sempre più meravigliata.
- Quelli che sul sito li chiamano singoli, o mortidifica, ma eunuchi è meno volgare e anche meno stupido. Si rendono utili gratis. E certi sono persone notevoli. Pensa che uno è un famoso attore, bellissimo ma con una specie di impotenza. Viene per guardare e a farsi qualche sega di nascosto.
- Va bene, vengo a vedere.
- Ci troviamo al bar B. alle sette. Comincio alle nove. È una specie di labirinto. Ti dico tutto prima. Mettiti un cappello a falda, un po' grande. Non ti mettere le mutande.
- Perché?
- Forse viene Miro.
***
Amparo aspetta leggendo un giornale sgualcito nell’ultima, silenziosa e poco frequentata saletta interna di un bar, seduta davanti alla tazza vuota di un caffè. È vestita con una vasta gonna di tela di sacco, che le ingrossa i fianchi e pare sostenuta da una crinolina o da una imbottitura, una semplice camicia di seta bianca, che nasconde poco il suo seno, un cappello di paglia a falda molto larga e una grande borsa da spiaggia di paglia di colore simile alla gonna. L’insieme è elegante.
Paola, un metro e ottanta coi tacchi, cammina nel lungo portico in un vestito elastico verde scuro senza maniche, sotto il quale le sue forme si indovinano come se fosse nuda. A quell'ora di mattina le automobili sono poche, non ci sono altri passanti e i passi echeggiano sotto le volte. Paola e Amparo non vedono l’ora di .incontrarsi di nuovo. In ambedue è vivo il ricordo delle ultime notti passate insieme. Al suo arrivo, Amparo si alza e le due donne si abbracciano un po’ di più di quello che si fa di solito.
- Come sei sotto?
- Tre settimane.
- Paola solleva con la mano il lembo del vestito.
Si vede ancora la pelle sotto i peli un po’ ricresciuti. Amparo risponde con un gesto simile, alza una coscia e mostra la sua selva. Nessuna delle due porta intimo, come si era raccomandata per telefono Amparo la sera prima.
- Oggi va bene così. Tu vieni solo a vedere come funziona.
L’una annusa l’altra, le sfiora con le labbra un’orecchia, quando si abbracciano il pollice di Amparo scivola nell’intimità umida e profumata dell’ascella di Paola è la trova glabra.
- Qui sei ancora la Paola antica… la signora.
Alza un braccio e mostrando il folto ciuffo di peli scuri che guarnisce la sua. Si riaccende il desiderio. Paola ha un sorriso complice. Avvicina il naso, lo preme sulla ascella dell’altra come l’aveva premuto sulla fica e si eccita con l’odore. Nella saletta, è arrivato da qualche minuto un gruppetto di 5 camminatori in tuta che bevono cappuccini preparandosi a salire al santuario, circa un chilometro e mezzo di salita. Fra loro un ragazzino di circa dodici anni si è accorto dei loro maneggi e si gira continuamente.
- Ti porto a conoscere Vladimir Vladimirovich.
- Come Putin?
- In Russia è un nome comune. Noi lo chiamiamo Miro. È colto, gentile. Vedrai. Gli ho parlato di te. Ora lo avverto.
Amparo digita un sms sul telefono poi guarda Paola con aria complice. Dopo poco riceve un sms a sua volta.
- Alle otto e mezza, abbiamo un'oretta. Tieni questa. È una cicala.
Le porge una specie di giocattolo di latta che ha la forma di una grossa mandorla.
- Che ci devo fare?
- Niente in principio. Se la premi fa un rumore del quale chi non ne sa niente non si accorge nemmeno. Un rumore, sono qui. Due, attenzione. O è la risposta, o significa che ci sono estranei in arrivo e che è meglio ricomporsi. Due più volte, allarme, via tutti, ognuno per la sua strada. Non servirà, ma nel caso… e ci ritroviamo fuori, al bar del parco.
Paola fa schioccare la cicala. Amparo fa schioccare due volte la sua.
- Facile, no?
Poi la mettono nelle loro borse, indossano i cappelli e si avviano all'uscita. Il ragazzino ha sentito le cicale e le guarda estasiato. Escono dal bar e si incamminano lungo il portico in leggera discesa.
- Potrei essere tua madre, dice Paola prendendo Amparo per mano.
- Dovresti avermi fatta a docici anni.
- Succede pure…
- Si, se ti stuprano.
Amparo gira a destra e, portata per mano, Paola la segue. Entrano in un enorme supermercato dove compra quattro bottigliette d’acqua.
- Te come la vuoi? Liscia o gassata?
- Gassatissima, risponde Paola ridendo
Alla cassa una madre nordafricana, col fazzoletto in testa, bambina sui dodici anni, attenta, stanno scaricando il carrello. Le guardano e si guardano, come se non ci fosse veramente altro da capire.
Poco dopo sono all’ingresso del cimitero monumentale. Amparo si aggiusta il cappello. Paola fa lo stesso. Entrano, girano a sinistra, per corridoi deserti. i loro passi risuonano sotto le volte negli enormi spazi freschi e silenziosi.
- Eccolo, fa Amparo.
In fondo alla galleria deserta, piena di statue di morti, un uomo in un vestito blu scurissimo, quasi nero, di foggia cinese, pare contemplare la tomba di un generale napoleonico. Ha una barba corta e quasi bianca, come le scarpe, età indefinibile, sicuramente ha passato i sessanta. Ha una grande borsa di paglia come quella di Amparo, dalla quale spunta un mazzo di crisantemi gialli. Guarda le due donne che si avvicinano, fa un cenno di saluto ad Amparo poi il suo sguardo si ferma su Paola. Amparo la prende per mano e le fa fare una specie di giro di danza, come per farla vedere anche dietro. L’uomo sorride. Ormai sono vicini.
- Buon giorno Amparo, tutto bene?
Le parole sono staccate e l’accento è inconfondibilmente russo.
- Questa è Paola, della quale ti ho parlato. Paola, ti presento Miro.
- Paola, è veramente un grande piacere conoscerla. Amparo mi ha parlato di lei. Lei è veramente bella, dice l’uomo con convinzione accentuando il «veramente». Paola sorride.
- Il piacere è mio, risponde, spigliata.
- Bene, facciamo il nostro giro. Abbiamo ancora una ventina di minuti.
L’uomo dà una occhiata al suo orologio. Amparo li guida in uno spazio dietro il monumento.
- Quale fortuna conoscere una donna così bella, non è vero, Paola? dice Vladimir. Rimangono a guardarla per una manciata di secondi, poi Amparo si chiude e fa un cenno a Paola, che slaccia un bottone e si mostra nuda, ma con naturalezza.
- Grazie, Paola. Lei è splendida. Spero vorrà raccontarmi di lei con calma. Ne sarò veramente lieto, dice guardando con intenzione le ginocchia di Paola. Ma ora si chiuda, la prego, è il momento di Amparo. Oggi abbiamo un chiurlo, un piviere, una cornacchia, un beccafico, un piropiro e un usignolo.
Miro tira fuori dalla tasca del kimono una cicala simile a quella di Amparo e la mostra a Paola.
- Sa come funziona?
- Amparo mi ha spiegato. Uccelli e cicale.
- Allora andiamo.
Si avviano in tre verso una parte meno monumentale del labirinto, passano diversi ambienti deserti fino ad arrivare ad un piccolo chiostro a colonne, umido e scuro, al quale si accede scendendo qualche gradino. Sul retro è aperto, appartato, misterioso. Amparo ha preso una vecchia scopa. Ce ne sono ovunque.
- È qui.
Si avvicinano due uomini vestiti di nero. All’arrivo del gruppo si inchinano senza dire niente.
- Questi sono gli eunuchi. A loro basta vedere. Come a Miro.
- Ora?
- Si, ora. È una specie di rito. Basta che gliela la mostri e loro ti fanno il baciamano. Niente altro, a meno che non sia tu a ordinarlo. In questo gioco le regole sono rigide e chi non le rispetta anche una sola volta non gioca più.
Nella cripta non c’è nessuno. I due uomini sono immobili, in attesa. Paola slaccia il suo vestito e si mostra. Loro rimangono fermi, ieratici. Poi, a un segno di Amparo, uno si avvicina, piega un ginocchio a terra come un cavaliere medievale delle favole e sfiora la mano che lei gli porge con le labbra. Il gesto è galante e misurato. La faccia dell’uomo è a pochi centimetri dalla fica di Paola, che sente il respiro come una carezza e si chiede cosa fare se l'uomo si azzardasse a toccarla. Ma non succede. Dopo un mezzo minuto, poi l’uomo si rialza, sorridente.
- Annibale, suo schiavo, signora. Comandi e sarà ubbidita.
- Fai sentire alla signora qui il tuo segnale, dice Amparo.
L’eunuco tira fuori dalla tasca una cicala simile a quella che Paola ha ricevuto prima, e produce con quella uno schiocco.
- Un suono per chiamare. Due suoni, attenzione arriva qualcuno. Due suoni ripetuti tre o quattro volte, smettere subito e allontanarsi.
- Grazie, dice Amparo stringendo un poco il braccio di Paola.
L’uomo si ritira e torna al posto di prima. È la volta dell’altro.
- Guido, per servirla. Comandi e sarà ubbidita.
Si svolge lo stesso rituale. La cicala di Guido ha la forma di una coccinella e un suono diverso. Paola pensa che quel nuovo linguaggio di suoni è libertà dal bisogno, e che non le dispiacerebbe comandare di farsi scopare subito da tutti e due i cosiddetti eunuchi, mentre la sua fica si gonfia.
- Ora siamo pronte, dice Amparo.
Consegna la scopa a uno degli eunuchi, gli indica dove usarla, poi confabula un po’ con l’altro. In mezzo alle tombe con la cicala in mano e il suo cappellone Paola si sente pronta a tutto e intrepida come Indiana Jones con la frusta.
Miro guarda il telefono e, al tocco di mezzogiorno, fa un grande inchino alle due donne e scompare fra le tombe.
Le due donne vanno nella galleria delle statue, che in quel momento pare deserta. Amparo preme fra due dita una peretta che aveva in borsa. Un richiamo d’uccello riempie lo spazio. Lentamente, con aria grave, sei uomini vestiti di nero si affacciano in ordine sparso poi, uno alla volta, si avvicinano. Ciascuno aspetta il suo turno e lascia cadere una busta di carta gialla, mezzo formato, nella grande borsa di Amparo, poi si allontana in una direzione diversa. Le due donne tornano al chiostro. Uno degli eunuchi è di guardia al varco dei tre gradini. Tornano al chiostro di prima. Amparo lacera la busta sulla quale è scritto a mano "1" e “chiurlo”. Contiene un fischietto di legno di foggia strana e alcuni biglietti. Amparo dà il fischietto all’eunuco, che ci soffia dentro con abilità, producendo il lungo verso del chiurlo. Emerge poco dopo dalle tombe uno degli uomini. È vestito in modo elegante, con una giacca di tweed e cravatta verde di lana. Entra nel chiostro sotto lo sguardo dall’eunuco. Paola vede Amparo e l’uomo confabulare, li sente ridere, li guarda pomiciare e alla fine vede lei mettersi in ginocchio, verosimilmente per un pompino, che dura una manciata di minuti. L’eunuco aspetta davanti alla porta. L’altro eunuco vigila che non arrivi nessuno dalla parte opposta del portico. Si sentono gemiti inequivocabili. Poi Amparo, mezza nuda, aiuta l’uomo a ricomporsi facendogli il nodo della cravatta. Ridono ancora, poi l’uomo le bacia la mano e esce. Avrà una quarantina d’anni, è alto, biondo e pare dotato di una solida muscolatura.
Quando incrocia Paola, lungo il portico, si sente il verso del piviere. Si voltano ambedue ad osservare il ripetersi della scena. Arriva un cadetto dell’Accademia di Modena, con il suo tipico mantello e il berretto da militare. Il chiurlo sorride a Paola, che ora ha capito il gioco.
- Signora, lei è splendida. Ha anche lei qualche lutto? chiede lui con sardonica cortesia.
Paola scoppia a ridere. Sola in mezzo alle tombe con lo sconosciuto i capezzoli le sono induriti. Apre l’unico bottone che chiude il suo vestito sul davanti e lo scosta un poco, lasciandogli guardare il suo corpo nudo. Si sente finalmente puttana e le piace. Lui pare in estasi.
- Facciamo due passi? Dice l’uomo facendo il gesto di mettere mano al portafogli.
- Solo due passi.
- Per oggi. Ma spero di rivederla.
- Andiamo.
Dietro al monumento del generale napoleonico sbriga, con un piacere così vivo da rimanerne lei stessa sorpresa, la cosa come aveva visto fare ad Amparo poco prima. Succhia con gusto. La pare di sentire il profumo dell’amica sul cazzo vibrante dell’uomo e quando lui viene ingoia tutto, sentendo in gola la tipica, piccante vivacità dello sperma. Poi lui la ringrazia con cortese galanteria, le mette in mano due biglietti da 50 euro e si salutano. Lui si avvia all’uscita ma lei, prima interdetta, gli corre dietro e lo prende per un braccio, trascinandolo nel primo anfratto che trova.
- Dai fottimi. Ho voglia. Vienimi dentro.
Lui è sorpreso ma solo per pochi secondi. È esperto, padrone di sé. Le offre il braccio. Da una occhiata in giro, dal posto dove sono arrivano ad una cappella laterale, che pare adatta, e non c'è nessuno. Ma è sporco, abbandonato, pieno di calcinacci.
- Aspetta qui un secondo, e si allontana.
Torna dopo poco con una scopa, pulisce il retro del monumento, poi si toglie la giacca e la stende sui due gradini del basamento. Paola si inginocchia e, prima di prenderla alla pecorina, lui la guarda e la palpeggia i seni e il culo proprio come Paola desidera che faccia. C'è una intesa immediata fra i corpi. Lui è esperto, sicuro di sé e la fa venire due volte prima di farle perdere il controllo mettendole un dito nel culo. Lei fa un urlo e lui viene a sua volta mentre con l'altra mano le chiude la bocca.
- Il mio vero piacere è sentire il tuo.
- Anche il mio.
Paola si rialza e guarda la fodera della giacca bagnata. Riceve un bacio dietro un orecchio e si sente appagata. Pensa che la gonna di Amparo le avrebbe permesso di farsi scopare di fronte e guardare l’uomo mentre veniva. Lui ora si è rimesso la giacca umida. È come se ora tutto si svolgesse in un altro ordine dove si sente libera da ogni peso. Escono dalla cappella come sono entrati, fingendosi una coppia venuta ad onorare un povero morto. Nel lunghissimo corridoio vedono Miro che si inchina e saluta da lontano.
Si sente il verso della cornacchia. Paola torna al chiostro e incrocia il cadetto che sta uscendo la guarda con curiosità, ma lei ora vuole vedere che succede nel chiostro e passa oltre. Un altro uomo, del quale vede solo il cappello nero, viene introdotto dall’eunuco, dopo una breve consultazione con Amparo, padrona della situazione.
Paola si avvicina al secondo eunuco, che controlla il caotico retro del chiostro. Nel punto in cui sono possono sentire Amparo che si fa scopare e avvertirla se si avvicinano estranei, dei quali comunque non si vede traccia. Amparo si accorge che Paola la sta guardando e le fa un cenno con la mano, mentre riceve i colpi sempre più forti e geme. Vedono i corpi che si inarcano e spingono e, quando l’uomo si rialza, una specie di fiore formato dalla la grande gonna, che l’avvolge tutta, come un come un calice, al centro del quale risaltano le cosce bianche e il triangolo scuro al centro.
L’eunuco Guido fa echeggiare il richiamo del beccafico. Si presenta un altro uomo e con cenni impercettibili viene indirizzato al chiostro. Quando ne esce l’eunuco aspetta la cicala di Amparo per suonare il richiamo del successivo uccellino.
Paola è quasi in estasi per la perfezione del meccanismo. Tutti hanno la loro parte. Pensa che il tempo della sua vita non è eterno. Ammaliata e eccitata, e mette una mano sulla patta dei pantaloni del cosiddetto eunuco, cerca il cazzo, lo trova duro, lo tira fuori e lo masturba guardando Amparo che scopa. L’uomo mormora un "grazie" e viene rapidamente, schizzando forte e lontano.
Alle tre del pomeriggio le due donne si ritrovano al bar dell’appuntamento della mattina. Paola è come ubriaca.
- Be’ che ne dici?
- Che la tua gonna è geniale.
- È una idea di Miro, anche quella. Le prime volte lo facevo in piedi e non era molto comodo. Ci abbiamo ragionato, poi sono andata da uno scenografo che mi ha preso le misure e è venuta fuori questa. Ci sono delle imbottiture e delle stecche di balena.
Amparo guida la mano di Paola che sente l’armatura sotto la stoffa.
- L’ha fatta una sartoria teatrale. Allora vuoi fare il miele alla nostra maniera?
- Ho già cominciato, ride Paola.
- Racconta.
- Un pompino al chiurlo, quando stava uscendo. Poi mi sono fatta scopare, sempre da lui. Poi ho fatto una sega a Annibale mentre ti guardavamo lavorare. Gli altri li ho lasciati andare, ma mi sarei fatta scopare da tutti. Peccato non averlo saputo prima.
- Avrai un gran successo, amore. Ora parla con Miro. Quando lui ti propone un incontro a due, non esitare. A me ha detto che ti trova meravigliosa.
- Ci sono altre?
- Siamo una mezza dozzina, ma non tutte lavorano sempre. Certe viaggiano. Certe collaborano. Miro pensa a tutti i dettagli, parla con i "clienti", spiega le regole e fissa gli appuntamenti. Un giorno alla settimana, poi nel resto del tempo sei libera di frequentare quelli che ti sono piaciuti. La chiave è la fiducia reciproca. Se dici qualcosa poi Miro se ne ricorda. Stai attenta perché se cade la fiducia reciproca, poi non si recupera. Del resto è sempre così. Andresti mai da un avvocato, o da un medico, sapendo che ti ha mentito?
- No certo. Ma tu, da quanto tempo lo conosci?
- Era un amico di Gilberto, o meglio li ha fatti conoscere Olga, ora una cicala anche lei. Vedrai che ti racconta lui tutta la storia. È quasi un artista che inventa donne che scopano
- Una specie di dio dell'amore...
- Una specie. Ha avuto anche lui le sue tragedie.
Miro recupera i richiami scambiando la sua borsa, vuota dei crisantemi gialli, che ha lasciato su una delle tombe, con quella di Amparo. Sono uguali. Paola è sempre più ammirata dalla perfezione del meccanismo.
- Che ne dite se domani ceniamo insieme?
- Al persiano! esclama Amparo, come uno sparo.
Paola dice di voler riposare. Torna a casa da sola, si fa una doccia profonda, mette i soldi sul comò, va a salutare la bambina che sta giocando vicino alla nonna, va in camera sua, chiude porta e finestre, butta a terra l’accappatoio e si sorride allo specchio guardando il ciuffetto ricresciuto, poi si butta fra le lenzuola e si addormenta, con la mano destra fra le gambe e l’altra sotto il cuscino.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per 4. Caccia col richiamo:

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