5. Miro
⁃ Ecco la nostra maestra!
Miro bacia la mano prima a Paola, inchinandosi. Siedono in 3 a un tavolo da 4, con un posto apparecchiato.
⁃ Stiamo aspettando Alfredo, un dermatologo.
Poco dopo arriva Alfredo, vestito in modo elegante, un abito di lino écru e sotto una camicia bianca, con una cravatta verde. Paola avverte un profumo gradevole, forse Dior.
⁃ Paola, le presento Alfredo.
Segue un altro baciamano.
⁃ Alfredo fa gli esami agli uccellini prima che vengano...
⁃ A beccarci, lo interrompe Amparo ridendo.
Alfredo prende con due dita dal taschino della giacca un biglietto da visita e lo porge a Paola, seduta alla sua sinistra.
⁃ Ti puoi fidare, è bravissimo, dice Amparo. Ha anche una barca di 8 metri a Rimini.
⁃ Sempre a sua disposizione, fa Alfredo, galante.
Conversano di cose frivole. Poco dopo arrivano i piatti. A portarli è un cameriere in marsina con un carrello. Inizia la preparazione finale, mentre Paola si volge verso Amparo con una espressione interrogativa. Amparo fa il suo solito sorriso e guardano in direzione di Miro.
⁃ Si, è Annibale. L’ho fatto assumere qui. Conosco la gestione.
Paola non è mai stata servita al ristorante da un cameriere al quale ha fatto una sega il giorno prima. Il cameriere evitan lo sguardo di Paola, cui fa un impercettibile inchino, e inizia la preparazione finale dei piatti. Poco dopo si allontana con il carrello. Paola lo segue con lo sguardo e, a un tavolo, vede l'altro eunuco, Guido, seduto con altre 5 donne e uomini in abito da sera. Ha l’impressione di un mondo dove si è appena affacciata, e decide di avere tutto il tempo di capirlo e di godersi l'atmosfera. Il suo sguardo torna ai suoi commensali, che ora stanno parlando della guerra in Ucraina e di come finirà, se finirà. La conversazione procede normalmente. Ciascuno dice qualcosa di sé. A un certo punto Paola si accorge che è Miro a iniziare gli argomenti, con poche frasi. Poi parla Amparo, poi Alfredo, poi fanno tutti e tre silenzio e aspettano che sia lei a dire la sua. È come una danza. Al quinto giro Paola decide di rompere il ritmo e rimanere in silenzio, per vedere che succede. In questo momento tutti la guardano. Fino a che lei rompe l'argomento è chiede:
⁃ E chi sono quelle donne sedute con l'altro eunuco e due uomini che non conosco?
⁃ Pia, Olga, Tolosa e Lo, risponde Amparo. Poi te le presento tutte e cinque. Gli altri sono loro eunuchi. Tutte abbiamo i nostri eunuchi preferiti. La loro regola è l' obbedienza. Poi, come hai visto, hanno anche loro l' uccellino.
⁃ Mi state prendendo in giro?
⁃ No, dice Miro, desideriamo che lei Paola entri a far parte del nostro gioco. Ne saremmo tutti felici.
La conversazione riparte, ora più disordinata. Amparo racconta ad Alfredo del suo viaggio di mare, mentre Miro si rivolge a bassa voce a Paola:
⁃ Venerdì pomeriggio, alle 5, io sarò qui da solo. Se lei vuole farmi l'onore della sua compagnia, sarei lieto di spiegarle le nostre regole, delle quali, del resto, lei mi sembra già padrona. Lei potrà farmi qualsiasi domanda. Qui c'è il mio telefono. Non decida subito. Mi mandi un sms con il nome di un uccello a sua scelta come conferma. Io capirò che è lei.
Amparo la guarda per un attimo, come per rassicurarla, poi torna alla sua traversata, alle balene e alle spiagge di trichechi, racconta dei giorni di navigazione a forza 5, di Madera e delle altre tappe del viaggio. Verso la fine della serata Guido e la cinese vengono a salutare.
⁃ Lo, le presento Paola. Paola, Lo gestisce una boutique di parrucchiera. È bravissima. Le consiglio di provare. Lo, hai un biglietto da visita?
Lo è piccola, con lineamenti cinesi, e ha i suoi anni. Porgendole il suo biglietto sorride con aria complice. Finita la cena, sulla via di casa, le due donne fanno in silenzio la stessa strada della loro prima notte. Poi la passione le prende e le porta dove vuole.
***
Venerdì Amparo prepara Paola all'incontro. L'atmosfera è rilassata. Pranzano assieme alla madre e alla bambina, che ricorda alla brasiliana le sorelline perdute 6 anni prima. La madre ha fatto qualche domanda, ricevuto risposte evasive e, saggiamente, non ha insistito. La piccola le ha subito voluto bene ad Amparo e ormai la considera di casa. Quando c’è, fa con lei cose graziosissime e impreviste. Più tardi le due donne restano sole. Dalle domande di Paola su come avvengono gli incontri Amparo capisce che è intenzionata ad iniziare. L'ultimo consiglio è:
⁃ Quando accetti, fagliela vedere e toccare. Basterà. Lo conosco.
Paola arriva a ristorante con un certo anticipo. Data l’ora, non c’è nessuno. Viene ricevuta con la solita professionalità. La signora della reception le indica un tavolo appartato, all'aperto, sul retro.
Quando Miro arriva, Paola osserva una leggera irregolarità nel suo passo e, di seguito, altri dettagli. Pare che non si fidi di una sola gamba. Si appoggia sulla mano sinistra. È vestito come sempre, un semplice completo blu scuro di foggia cinese, chiuso da 6 alamari con piccoli nodi al posto dei bottoni. Ha un profumo leggero di canfora, forse patchouli. I denti, regolari, hanno segni di età. La pelle di una mano e di un braccio cambia colore poco prima della manica.
⁃ Paola, lei è veramente una donna notevole, non solo per la sua bellezza, ma per il suo modo di portarla. L' ho ammirata.
⁃ Non è sempre stato facile. Ma alla fine mi sono abituata.
⁃ Se vorrà raccontarmi la sua vita, dopo quello che mi ha detto Amparo, io sarò lieto di ascoltarla.
⁃ In Amparo ho trovato una vera amica. Cosa le ha detto?
⁃ Solo di aver aiutato una donna notevole in una situazione difficile, senza altri dettagli. È stata molto discreta. Mi racconti lei quello che vuole. Spero che avremo tempo.
Paola racconta il suo tentativo di furto e quello che lo ha preceduto. Miro, mentre parla, le riempie il bicchiere. Finito il racconto, Paola è diventata allegra, forse anche grazie al vino, si alza, sposta la sua sedia, fa un giro fra i tavoli nello spazio deserto in modo che Miro possa guardala tutta. Poi si accorge che il suo gesto può parere una mezza accettazione, ma non vuole ancora renderla palese. Quando torna a sedersi, Miro sorride.
⁃ L'altro giorno ho visto che lei ha già compreso il gioco.
⁃ È un gioco vecchio...
⁃ Le regole sanitarie sono le più importanti. Anche gli uomini hanno i loro diritti. Le verifiche sono regolari. Se ne occupa Alfredo, che lei ha conosciuto. È molto accurato. Le analisi possono essere effettuate dalla ASL, a meno che lei non preferisca rivolgersi a privati. Sarebbe disposta a fare gli esami?
⁃ È nel mio interesse. Sì. Non ho mai avuto malattie e preferisco non correre rischi...
Resta in silenzio per un po’, poi dice:
⁃ Fare le cose in sicurezza è una bella libertà.
⁃ È la premessa di tutto il resto. Deciderà sempre tutto lei, questa è la seconda regola. Se per qualsiasi motivo le persone o il loro comportamento non sono di suo gradimento, non esiti a parlarmene. Io trovo il mio piacere nel vostro, più di quanto non sappia dirle. Faccio quanto posso per creare le condizioni più adeguate perché sia veramente tale. In questo è tutto il mio divertimento.
Passa un angelo. Paola guarda quell'uomo misterioso che le propone la sua protezione con una strana intensità.
⁃ Chi sono le altre?
⁃ Sette, come i giorni della settimana. Ma Lo, la cinese che ha conosciuto, ha i suoi anni, non ha bisogno di soldi e ora vuole viaggiare. Amparo mi aveva parlato di lei, ora posso dirlo, con molto affetto.
⁃ Ha inventato lei questo gioco?
⁃ No. Al principio ho adottato le regole di Gilberto, un architetto bolognese, che forse avrà occasione di conoscere. Le regole sono il risultato di tanti piccoli aggiustamenti in base ai racconti. L'idea delle cicale l' ha suggerita Olga quando ha visto "Il giorno più lungo", un famoso film. Quella dei richiami l'ha inventata Amparo. Quella degli eunuchi è di uno di loro, che ora serve Lo è potrà passare a lei se lo gradisce. Era seduto al tavolo con Guido, l'altro giorno. Quella del cimitero è venuta qui, durante una cena, quando ho raccontato di essere andato a visitarlo: è un una specie di labirinto, un posto magico.
⁃ Si, con qualcosa di erotico. Eros e Thanatos...
⁃ Ma ci sono anche le barche di Alfredo, per esempio.
⁃ Ne ha più di una?
⁃ È un grande appassionato di mare. L'anno scorso ha noleggiato in Turchia un quarantaquattro metri con nove cabine...
A queste parole a Paola viene in mente del marito, la sua malcelata invidia degli amici più ricchi e la sua fuga con la segretaria ai Caraibi. Avverte una sensazione di vittoria, nel non aver bisogno di trucchi volgari come il furto di denaro, suo nella fattispecie. Segue una idea di gratitudine, se il mondo nel quale Miro la sta invitando, così diverso dal suo, non è una illusione. Ma la felicità con Amparo nel letto non lo è. Sorride pensosa.
⁃ Un giorno alla settimana potrebbe venire a raccontarmi le sue avventure.
⁃ Una specie di psicoanalisi?
⁃ No, un gioco di parole. Il nostro è un gioco sicuro, nella misura del possibile, e quindi libero. Anche dal bisogno. Non avrà mai più problemi si soldi. Freud la butta troppo sul serio. In genere gli psicoanalisti passano il tempo a spillare un po' di denaro a persone sfortunate. Noi invece cerchiamo di aver fortuna. La libertà è qualcosa di fondamentale, indispensabile ma ineffabile, come abbiamo imparato da Checov, noi russi.
⁃ Ah ecco, Checov. Ho visto in teatro Il Giardino dei Ciliegi, bellissimo. La casa, il rumore delle scuri...
Paola tace per un momento. Ripensa al flirt con lo studente russo che l’aveva sverginata, ormai tanti anni fa, che gli parlava di Pushkin e di Dostoevskij e a quando faceva l’amore col suo vecchio professore. Qualcosa in Miro glielo ricorda.
⁃ Lei naturalmente sceglierà le persone, i modi, i tempi, tutto insomma. Se ha dubbi mi chiami. Dato che è l'ultima arrivata, la nostra giornata di colloquio sarebbe quella di Lo, il martedì. Ci vediamo nel ristorante che preferisce. Poi al pomeriggio possiamo continuare da me. Ma se abbiamo altri impegni vedremo di aggiustare le date...
Di nuovo un silenzio. Arriva il cameriere con i piatti. È sempre Annibale, quello al quale ha fatto una sega una settimana prima. A Paola pare girare la testa e, mentre Annibale prepara i piatti, pensa al suo cazzo a pochi centimetri e sente che, ricordando come era duro, come a schizzato, e Amparo che si faceva sbattere, la fica le si gonfia. Respira e si dà un contegno. Miro guarda da un'altra parte come se si fosse accorto di qualcosa.
⁃ Le racconterò volentieri qualcosa di me, Miro, ma non ora. Vuole raccontarmi di lei?
⁃ Sono felice di ubbidire a qualsiasi suo desiderio, ma l'avverto che il mio racconto potrebbe farle male.
⁃ Prosegua.
⁃ A 22 anni suonavo il piano come maestro sostituto al Boshoi di Mosca. Poi sono andato volontario in Cecenia. Fui ferito (scopre il braccio e le mostra la vasta cicatrice di una ustione) e fatto prigioniero, con altri. Mi hanno risparmiato, forse avevano letto nei documenti il mio cognome, che è ceceno. Mi hanno accusato di tradimento, interrogato, poi hanno fatto una specie di processo dal quale sono uscito assolto, per fortuna. A trasferirsi a Pietroburgo erano stati i miei bisnonni, al tempo della rivoluzione. Quindi sono russo a tutti gli effetti. Mi hanno mandato in un campo di lavoro a riparare i loro mezzi. Se fossi riuscito a scappare, cosa abbastanza facile, avrei dovuto fare tre o quattrocento chilometri a piedi, in territorio nemico, per tornare al mio reparto. Così sono andato a oriente, dove la guerra non c'era. Vicino a un villaggio mi hanno ripreso. Erano di una tribù, forse mongola. Gente mai vista, capivo male il loro dialetto. Mi hanno messo in un buco in terra chiuso da una grata di ferro, dove pioveva, e le donne, vecchie e giovani, anche bambine, venivano a portarmi il cibo e a pisciarmi addosso ridendo, accovacciandosi sulla grata. Era come un gioco, per loro, farsi vedere dall'alto. Mi facevano in continuazione dispetti da donne, così infantili e a volte schifosi che preferisco non raccontarli mentre mangiamo. A volte mi sembrava che parlassero fra loro di cosa fare di me. Credo che siano state loro a decidere il seguito. Sono state loro, comunque, a tirarmi fuori. Mi hanno prima legato nel buco un palo sotto le braccia, poi mi hanno tirato su con una corda e richiuso la fossa. Mentre ero appeso mi hanno tagliato il cazzo, solo quello, lo hanno messo su una graticola e se lo sono mangiato davanti a me, un pezzo per una. Volevano farmi vivere la tortura quotidiana di desiderare le donne senza poterne possedere più nessuna, una loro cosa di barbari. Credo che abbiano anche un nome per questa tortura.
Paola ha un momento di orrore. È quasi insopportabile sentire un racconto del genere dalle labbra della vittima viva e presente, lì, davanti a lei, col suo sorriso triste. Si sente a disagio ma decide di superarlo.
⁃ Mi spiace per lei.
C'è un momento pesante.
⁃ È un sogno ricorrente delle donne, balbetta Paola. Anche gli ebrei tagliano il cazzo a neonati di otto giorni... deve essere un residuo di matriarcato… Quando Freud parla dell’invidia del pene… mi è sempre sembrata una sciocchezza.
⁃ È solo cannibalismo.
⁃ È questo che le fa fare quello che fa?
⁃ Forse.
Di nuovo silenzio, durante il quale Paola ricorda come Amparo aveva reagito alla copia di gomma del cazzo di suo marito.
⁃ Mi hanno portato in macchina davanti all'abitazione di un console russo che ha trovato il modo di rimpatriarmi. Per loro ero una specie di avvertimento: ecco cosa facciamo ai nostri nemici. In ospedale mi hanno detto che avrei anche potuto avere figli, se avessi trovato la donna adatta. Ho preferito di non imporre a un bambino o una bambina a queste atrocità. Ho avuto il congedo e una buona pensione, che mi ha permesso di viaggiare. In teatro avrei potuto riprendere il mio posto, ma ormai erano passati 4 anni, e non sopportavo più l’ambiente, fatto di frivolezze e di invidia fra artisti. Sa; non c’ è niente di più noioso che organizzare divertimenti. Qui, ho conosciuto per caso Olga, una russa, presentata da quel Gilberto. Siamo diventati amici. Ho cominciato a immaginare per lei come potevano svolgersi i suoi incontri. Poi lei mi ha fatto conoscere altre. Amparo è l'ultima e se lei mi permetterà di servirla... diventerà penultima.
Paola guarda l’uomo, prova il desiderio di toccarlo in mezzo alle gambe. Miro prende dalla borsa una busta e la pone sul tavolo.
⁃ Questa, se vuole, è sua. È un dono. Ringrazi Amparo, non me. Io ho già dimenticato.
Paola apre la busta e trova una cicala come quella di Amparo e 6 biglietti da cinquecento euro. La rimette sul tavolo e rimane in silenzio. Prenderla è come una specie di contratto per "fare la vita". Le tornano in mente i sogni che faceva da ragazzina. Lo guarda con aria interrogativa. È di nuovo frastornata. In quel momento, tenere la busta le pare un modo di restituire a quell’uomo elegante qualcosa di vitale. Pensa che non c’è ragione di non provare a fare, finalmente, in questo modo così studiato, educato e sicuro, la puttana. La vera puttana. Scopare per soldi. Paola lo guarda e pensa ai consigli di Amparo e, nella penombra, solleva un ginocchio e apre le cosce. Miro la guarda a lungo.
⁃ Così?
Le tocca il ginocchio, poi scivola lungo la coscia, trova la fessura umida ricoperti di una peluria ancora corta, poi si porta la mano al viso e chiude gli occhi.
⁃ Si. Così. Detestiamo i tagli. Lei capirà.
Allora Paola si fa coraggio, lo tocca fra le gambe, lui resta immobile. C’è un silenzio intenso durante il quale Paola trova quello che resta delle parti intime di Miro e si smarrisce.
⁃ Non pianga.
Le fa un cenno di ricomporsi. Allora Paola prende la busta e la mette nella borsa.
⁃ Va bene. Quando comincio?
Miro fa un segnale. Arriva, dopo poco, Annibale con la bottiglia in un secchio di ghiaccio e due calici. Questa volta sorride. Restano in silenzio per qualche minuto. Li riempie. Miro aspetta che Paola ne prenda uno, poi prende il suo.
⁃ A Cechov, mormora Paola alzando il calice.
⁃ A Cechov, sorride Miro, pensieroso.
⁃ Ora, naturalmente se lei Paola è d'accordo, le farei conoscere le sue colleghe.
⁃ Le cicale? fa Paola ridendo.
⁃ Le cicale, i miei angeli… dice lui guardandola con gratitudine.
Ma oramai è tardi. C'è tempo di fare presentazioni, stringere mani, bere quello che resta nei bicchieri, poi Paola è Amparo si ritrovano in macchina.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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