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lesbo

Elena 2


di Antdick
20.06.2026    |    85    |    0 6.0
"I capezzoli si indurirono immediatamente sotto il suo tocco, piccoli picchi di desiderio che chiedevano attenzione..."
loro respiri si fusero nell'aria umida della camera, i corpi ancora intrecciati come li aveva lasciati l'orgasmo. Monica sentiva il calore di Elena contro la sua pelle, la vestaglia di seta completamente aperta ora, le sue curve generose esposte. Il viso di Elena brillava ancora dei suoi umori, un ricordo viscido del piacere che l'aveva travolta. Monica passò una mano tra i capelli biondi appiccicati alla fronte di Elena, le dita tremanti leggermente.

"Essere vista..." mormorò Monica, la voce roca dal piacere recente. "Mi ha fatto venire così forte."

Elena sollevò il capo, i suoi occhi scuri che la scrutavano intensamente. "Ti ho vista prima che entrassi," disse, la voce un sussurro carico di comprensione. "Dal corridoio."

Monica sentì un brivido percorrere la schiena. Non era solo l'ammissione, ma il modo in cui Elena l'aveva detta - come se avesse letto ogni suo desiderio più profondo. Si sollevò leggermente su un gomito, il seno pesante che oscillava con il movimento.

"Voglio di più," disse Monica, le parole uscendo in un fiato affannato. "Voglio che tu mi prenda. Che tu mi usi."

Elena si appoggiò sui gomiti, il suo corpo scivolando leggermente contro quello di Monica. "Come?"

"Legami," sussurrò Monica, gli occhi verdi brillanti di eccitazione. "Usa le cinture della vestaglia. O qualunque cosa tu voglia. Rendimi... la tua bambola."

Un sorriso lento si diffuse sul viso di Elena, un'espressione che mescolava sorpresa e desiderio feroce. "La mia bambola di piacere?"

Monica annuì, la lingua che le bagnava le labbra secche. "Sì. Fammi quello che vuoi. Sono tua."

Senza dire altro, Elena si mosse. La sua autorità naturale riemerse, la sua postura che cambiava mentre si metteva in ginocchio sul letto accanto a Monica. Prese la vestaglia di seta, il tessuto liscio che scivolava tra le sue dita. "Allungati," comandò, la voce ferma ma non crudele.

Monica obbedì immediatamente, sdraiandosi supina sul letto, le braccia lungo i fianchi. Elena prese prima la cintura destra, avvolgendola delicatamente ma saldamente intorno al polso di Monica. Il nodo era preciso, professionale, abbastanza stretto da tenere ma non da ferire. Ripeté l'operazione con il polso sinistro, legandolo all'altro dietro la schiena di Monica.

"Prova a muoverti," disse Elena.

Monica tirò leggermente le braccia, sentendo la resistenza della seta contro la sua pelle. Un sussurro di eccitazione le sfuggì dalle labbra. Era completamente immobilizzata, vulnerabile.

Elena si chinò, i suoi capelli che le cadevano sul viso di Monica mentre la baciava lentamente, profondamente. La sua lingua esplorò, rivendicando, dominando. Quando si separarono, entrambe respiravano pesantemente.

"Adesso," disse Elena, le sue dita che scivolavano lungo il corpo di Monica, "vediamo cosa può fare questa bambola."

Le sue mani iniziarono un'esplorazione metodica. Accarezzò il collo di Monica, poi scese verso le clavicole, le dita che tracciavano cerchi sulla pelle sensibile. Monica gemette, il corpo che reagiva a ogni tocco nonostante l'immobilità forzata.

"Sei così bella quando sei impotente," mormorò Elena, le sue mani che copiavano le curve generose del seno di Monica. I capezzoli si indurirono immediatamente sotto il suo tocco, piccoli picchi di desiderio che chiedevano attenzione.

Elena non deluse. Prese un seno tra le mani, massaggiandolo con movimenti lenti e deliberati. Il pollice sfiorò il capezzolo, poi lo pizzicò leggermente. Monica arcuò la schiena quanto le permettevano i legami, un gemito più profondo che le uscì dalla gola.

"Ti piace questo, vero?" chiese Elena, la sua voce un sussurro carico di potere. "Essere completamente sotto il mio controllo?"

Monica riuscì solo ad annuire, gli occhi chiusi, concentrata sulle sensazioni che le invadevano il corpo. Elena si spostò, la sua bocca che sostituì le sue mani sul seno opposto. La lingua calda avvolse il capezzolo, succhiandolo lentamente, i denti che lo graffiavano leggermente.

"Per favore," sussurrò Monica, le anche che si muovevano in cerca di frizione.

"Per favore cosa?" chiese Elena, sollevando la testa. "Bambole non parlano. Bambole obbediscono."

Monica morse il labbro inferiore, la frustrazione e l'eccitazione che combattevano dentro di lei. Voleva toccarsi, voleva afferrare Elena e spingerla verso il suo centro bagnato, ma era completamente alla sua mercé.

Elena continuò la sua esplorazione discendente. Le sue dita scivolarono lungo lo stomaco di Monica, fermandosi a giocare con l'ombelico prima di proseguire. Quando raggiunse il monte di Venere, Monica trattenne il respiro.

"Sei così bagnata," osservò Elena, le sue dita che scivolavano facilmente tra le labbra carnose. "Questa bambola è pronta per essere giocata."

Senza preavviso, due dita di Elena penetrarono profondamente dentro Monica. Il gemito che seguì fu quasi un urlo, il corpo che si contorceva sotto il tocco improvviso. Elena iniziò un ritmo lento, deliberato, le dita che si muovevano dentro mentre il pollice massaggiava il clitoride.

"Guardami," comandò Elena.

Monica aprì gli occhi, trovando lo sguardo intenso di Elena fissarla mentre la masturbava. C'era qualcosa di incredibilmente eccitante nell'essere completamente legata e osservata mentre veniva usata per piacere.

"Ti sto scopando con le dita," disse Elena, la voce roca. "E tu non puoi fare nulla se non prendere."

Monica sentì l'orgasmo avvicinarsi, un'onda che si costruiva lentamente nella parte bassa del suo stomaco. Elena sembrava sentirlo, aumentando leggermente il ritmo, le dita che si curavano per colpire quel punto perfetto dentro di lei.

"Non venire ancora," comandò Elena improvvisamente, ritirando le dita.

Monica gridò di frustrazione, il corpo che tremava di bisogno. "Per favore, Elena..."

"Bambole non implorano," ribatté Elena, ma c'era un sorriso sul suo viso. Si spostò, prendendo il fallo di vetro che era stato abbandonato sul letto. Lo tenne davanti agli occhi di Monica. "Credi che questa bambola possa prenderlo tutto?"

Monica annuì freneticamente, la bocca aperta in anticipazione.

Elena bagnò il fallo con la sua bocca, la lingua che avvolgeva la punta di vetro. Poi lo posizionò all'ingresso di Monica, sfiorandola leggermente. "Dimmi cosa vuoi."

"Voglio che mi scopi," ansimò Monica. "Voglio quel cazzo dentro di me. Usami. Riempimi."

Con un sorriso trionfante, Elena spinse lentamente il fallo dentro Monica. Il vetro freddo contro le sue pareti calde la fece gemere. Elena lo spinse più a fondo, centimetro dopo centimetro, finché non fu completamente sepolto dentro di lei.

"Ora," disse Elena, iniziando a muovere il giocattolo dentro e fuori, "il gioco può davvero iniziare."

Monica chiuse gli occhi, abbandonandosi completamente al piacere, al controllo, alla sensazione di essere esattamente dove voleva essere: una bambola di piacere nelle mani di Elena
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