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Mia per sempre


di Antdick
18.06.2026    |    121    |    2 8.0
"» Monica aumentò l'intensità, le sue anche che si muovevano con una forza primordiale..."
I frammenti di carta color crema sparsi sul parquet del soggiorno erano le uniche tracce rimaste della festa. Monica osservava il pacchetto aperto sul tavolo da caffè, il suo cuore ancora un po' accelerato dalla risatiera contagiosa delle sue amiche. Lì, posato con una noncuranza quasi offensiva sul velluto scuro della scatola, c'era il regalo: uno strapon nero, realistico, con un'imbracatura in pelle intrecciata e un dildo di silicone che prometteva una notevole consistenza e dimensioni. Le sue amiche, quelle scapestrate, avevano pensato fosse il regalo perfetto per "ravvivare" il matrimonio, un gesto scherzoso ma carico di un sottotesto spinto che Monica aveva accolto con un rossore improvviso sulle guance.
Le luci della stanza erano state attenuate, creando un'atmosfera intima e ovattata. Le ultime amiche avevano appena varcato la soglia, lasciandola sola con la figlia della sua migliore amica, Elena. La ragazza, una diciannovenne con lunghi capelli castani e occhi grandi e liquidi, non se n'era andata con le altre. Era rimasta in piedi vicino alla finestra, le mani giunte dietro la schiena, a fissare Monica con un'intensità che fece drizzare i peli sulle braccia della donna.
«Tutti se ne sono andati,» sussurrò la ragazza, la voce appena un sussurro che si perse nel silenzio della stanza.
Monica sospirò, raccogliendo la scatola per riporla via, nascondendo l'oggetto imbarazzante alla vista. «Sì, è stata una lunga serata. Dovresti andare a dormire anche tu.»
«No,» rispose la ragazza, facendo un passo avanti. I suoi occhi non si staccavano dalle mani di Monica. «Non voglio dormire. Voglio vedere... voglio vedere quello che indosserai.»
Monica si congelò. Le sue dita affondarono nel velluto della scatola. «Non capisco. È solo uno stupido scherzo delle tue madri. Non lo indosserò mai.»
«Lo farai,» insisté la ragazza, avvicinandosi ulteriormente finché Monica poté sentire il profumo dolce della sua pelle, una miscela di vaniglia e sudore leggero. «Ti prego, Monica. Lo desidero. Ho sempre desiderato vederti così.»
La donna scosse la testa, cercando di mantenere un tono di voce ferma, ma le sue guance bruciavano. «Sei pazza. È inappropriato. Sei la figlia della mia migliore amica, sei quasi una figlia per me.»
«Non sono tua figlia,» replicò la ragazza, e ora la sua mano si posò delicatamente sul polso di Monica, fermandola. Le sue dita erano calde, tremolanti leggermente. «E sono vergine, Monica. Non so nulla di queste cose, ma so che voglio che sia tu a mostrarmele. Voglio che sia tu a... prendermi.»
La confessione colpì Monica come un pugno fisico. I suoi occhi si spalancarono, scrutando il viso della ragazza in cerca di un segno di scherzo, ma trovò solo desiderio puro, vulnerabile e disarmante. La ragazza si morse il labbro inferiore, arrossendo fino alla radice dei capelli, ma non distolse lo sguardo. La resistenza di Monica, già fragile per l'alcol e la stanchezza, iniziò a incrinarsi. L'idea di dominare quella giovane innocenza, di essere la prima a spezzare quella barriera, scatenò un caldo brivido che le scese lungo la colonna vertebrale, riscaldando il basso ventre in modo incontrollabile.
«Sei sicura?» chiese Monica, la voce che le uscì roca e profonda. «Non potrai tornare indietro.»
«Sono sicura,» sussurrò la ragazza. «Per favore.»
Monica fece un profondo respiro, annuendo lentamente. Prese la scatola e la ragazza la seguì, silenziosa come un'ombra, fino alla camera da letto matrimoniale. Una volta entrati, Monica posò la scatola sul letto e iniziò a sfilarsi l'abito da sera, le sue dita che lavoravano con una lentezza deliberata. La ragazza la guardava, i suoi occhi incollati a ogni centimetro di pelle che veniva scoperto. Quando Monica rimase in biancheria intima, prese l'imbracatura. Il tatto della pelle fredda contro la sua pelle nuda le fece sobbalzare. Indossò l'imbracatura, allacciando i lacci dietro la schiena e regolando le cinture intorno alle cosce. Il dildo di silicone si ergeva maestosamente dal suo inguine, nero, lucido e minaccioso, un'estensione della sua stessa volontà.
La ragazza esitò un istante, poi si avvicinò, inginocchiandosi davanti a lei. Le sue mani tremavano mentre raggiungevano l'arto finto, accarezzandolo come se fosse reale, sfiorando contemporaneamente le cosce di Monica.
«È... è grande,» mormorò la ragazza, alzando lo sguardo verso di lei.
«Non ti farà male se sei rilassata,» disse Monica, lasciando cadere ogni residuo di inibizione. La sua voce assunse un tono comandante, autoritario. «Spogliati. Voglio vederti tutta nuda.»
La ragazza si alzò e si sfilò la maglietta, poi la gonna. Il suo corpo era snello, pallido, con seni piccoli e sodi che si muovevano al ritmo del respiro affannoso. Si sdraiò sul letto, le gambe divaricate, offrendo la sua verginità con una miscela di timore e anticipazione. Monica si avvicinò, posando le mani sulle ginocchia della ragazza, spingendole ulteriormente all'indietro. Le sue dita scivolarono lungo le cosce interne, sentendo la pelle fredda e la muscolatura tesa.
«Chiudi gli occhi e respira,» ordinò Monica. «Lascia che ti guidi.»
La ragazza obbedì, ma il suo corpo rimase teso come una corda di violino. Monica si chinò, le sue labbra che sfioravano la pelle delicata del collo della ragazza, poi scesero lungo la clavicola, mordicchiando lievemente il seno. Le mani di Monica scesero verso il pube, le dita che separavano le labbra della fica della ragazza, che era già bagnata, calda e pronta. Monica inserì un dito, poi due, sentendo la resistenza dei muscoli interni che cercavano di adattarsi all'intrusione. La ragazza emise un gemito soffocato, le anche che si inarcavano involontariamente.
«Sì, così,» sibilò Monica, sentendo il potere scorrere nelle sue vene. «Sei così stretta, così calda.»
Si posizionò tra le gambe della ragazza, allineando il dildo con l'ingresso della fica. Con una mano, Monica si lubrificò l'arto finto con i succhi della ragazza, poi premette in avanti, lentamente, con una costanza implacabile. La testa del dildo superò l'anello muscolare esterno e la ragazza gridò, un suono acuto di dolore e piacere, le sue mani che si aggrapparono alle lenzuola.
«Respira,» incitò Monica, fermandosi un attimo per lasciarla abituare alla sensazione di pienezza. «Il peggio è passato.»
Poi, con un movimento deciso, Monica spinse oltre, rompendo la barriera dell'imene. La ragazza si irrigidì, un singolo, lungo gemito che le uscì dalla gola mentre il suo corpo accettava l'intrusione. Monica non si fermò. Iniziò a muoversi, ritmando le spinte con i gemiti della ragazza. Ogni affondo era profondo, deliberato, sfregando contro le pareti sensibili della fica vergine.
La ragazza, ora, non resisteva più. Le sue gambe si avvolsero intorno alla vita di Monica, tirandola verso di sé. «Sì,» gemeva, la voce rotta. «Sì, Monica, scusa... scusa...»
Monica aumentò l'intensità, le sue anche che si muovevano con una forza primordiale. La base del dildo premeva contro il suo clitoride, inviando onde di piacere che si irradiavano in tutto il suo corpo. La guardò sotto di sé: il viso della ragazza era contorto in una maschera di estasi pura, i capelli incollati alla fronte dal sudore.
«Vieni per me,» comandò Monica, affondando con violenza. «Sfogati.»
La ragazza urlò, il suo corpo che si scosse in un orgasmo violento, i muscoli della fica che si contraevano spasmodicamente attorno al dildo, trascinando Monica con sé. Monica sentì il proprio piacere esplodere, un'ondata di calore che la investì, facendole gemere a sua volta mentre continuava a spingere, prolungando l'orgasmo della ragazza fino a quando entrambe crollarono sul letto, esauste e tremanti.
La stanza era piena del profumo pungente del sesso e dei loro respiri affannosi. Monica si distese accanto alla ragazza, accarezzandole i capelli bagnati di sudore. La ragazza si accoccolò contro di lei, il suo corpo che tremava ancora leggermente, un sorriso soddisfatto e stanco sulle labbra. Monica guardò il soffitto, sentendo il peso del dildo ancora addosso, e sapeva che quella notte era solo l'inizio.
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