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Ape e Dessert...
MaxXXL
11.06.2026 |
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"Quando gli chiesi perché avessero scelto proprio me, la risposta fu disarmante: «Alessia è sempre stata incuriosita da te a letto..."
Le luci al neon del locale si riflettevano sui bicchieri di cristallo, mentre i bassi di una traccia house dei primi anni 2000 picchiavano regolari in sottofondo, scandendo il ritmo di una serata che stava per prendere una piega decisamente inaspettata. Tutto era iniziato con un dramma da commedia: Federico, con la tipica sbadataggine che lo contraddistingueva, era riuscito a chiudere le chiavi all'interno della sua auto. Per fortuna il parcheggio era sicuro, ma col senno di poi, quello fu il piccolo sassolino capace di scatenare una valanga.Eravamo un gruppo affiatato. C'erano Alessia e Federico, ex colleghi di lavoro diventati ormai amici storici con cui adoravo passare momenti di pura spensieratezza, e con loro Elisa, l'amica del cuore di Alessia. Di Elisa avevo sentito parlare per anni durante le pause pranzo in ufficio: vacanze, segreti di gioventù, un legame indissolubile e complice che le rendeva quasi una cosa sola. Alessia, dal canto suo, era una ragazza stupenda e magnificamente spregiudicata; una di quelle donne capaci di far voltare l'intero ufficio. Anche se ero sposato, mentirei se dicessi che non mi avesse mai fatto sognare, costringendomi spesso a impormi un rigido autocontrollo per non affogare nelle fantasie.
Al tavolo, mentre ordinavamo il primo giro di spritz, la tensione era ancora leggera. Non perdevo occasione per punzecchiare Fede: ogni volta che potevo, inventavo una storia dall'incipit serissimo solo per concluderla ricordandogli che era un idiota con le chiavi bloccate nell'abitacolo. Ma arrivati al terzo giro, l'alcol cominciava a fare effetto su di loro. Raggiungemmo un accordo: li avrei riaccompagnati io. Così, a malincuore, dovetti fermarmi rigorosamente al mio secondo drink.
Tra un sorso e una patatina, l'atmosfera virò improvvisamente sul piccante. Alessia, incrociando il mio sguardo con malizia, mi chiese a bruciapelo quanto tempo mia moglie sarebbe rimasta via con i bambini. Elisa, invece, sembrava voler recitare la parte della diffidente, ripetendo con un sorriso provocatorio che non si sarebbe mai fidata a lasciare Alessia e Fede da soli con me. La situazione stava diventando surreale, quasi un gioco del nonsense alimentato dai cocktail. Le battute si fecero sempre più spinte: le due amiche iniziarono a stuzzicarsi a vicenda e a commentare l'avvenenza del cameriere, un aitante ragazzo nordafricano, sotto gli occhi divertiti di Federico.
Quando decidemmo di muoverci, tra le ultime frecciate all'auto abbandonata, salimmo sulla mia vettura. Durante il tragitto, Alessia crollò addormentata, mentre Fede era completamente stordito dall’alcol. Fu solo sul pianerottolo di casa loro che emerse il vero capolavoro della serata: insieme alle chiavi dell’auto, Federico aveva chiuso dentro anche quelle di casa.
«Controlla nella borsa di Alessia!», suggerì Elisa con foga.
In quel momento ero l'unico lucido: mi ritrovai a sorreggere Federico su una spalla e Alessia sull'altra per non farli scivolare. All’improvviso, con uno scatto repentino, Alessia si voltò verso di me e mi piantò in bocca un bacio profondo, un "limone" così improvviso e bagnato da lasciarmi senza fiato. Elisa iniziò a urlare sul pianerottolo, accusandomi scherzosamente di approfittare della situazione. Le sue grida destarono Federico che, con gli occhi sgranati, mi sbraitò contro: «Che cazzo fai con la mia ragazza?!». Io, con le mani ancora impegnate a sorreggerli, cercavo disperatamente di spiegargli che aveva fatto tutto lei.
Ma fu un attimo. Elisa iniziò a tirarmi dei finti calci sugli stinchi, mentre Alessia, ancora appesa al mio collo, scoppiò in una risata fragorosa. In un secondo, l'apparente dramma si trasformò in pura complicità: anche Fede ed Elisa iniziarono a ridere. Elisa si chinò prontamente su Federico e cominciò a sbottonargli i pantaloni sul pianerottolo, mentre Alessia, con dita rapide e febbrili, mi slacciò la cintura. La porta finalmente si aprì ed entrammo in casa come una furia travolgente.
Il salotto divenne il nostro palcoscenico. In men che non si dica mi ritrovai con pantaloni e slip alle caviglie, l'erezione già prepotente. Io e Federico eravamo al centro della stanza, e i nostri membri divennero l'oggetto di una contesa lussuriosa tra le bocche esperte delle due amiche. Mi sfilai rapidamente la camicia e i calzini, libero da ogni impedimento.
Alessia ed Elisa si trasferirono sul divano, mettendosi carponi con le natiche in bella vista e scambiandosi un bacio umido sulle labbra per provocarci. Sentivo il sangue pulsarmi alle tempie per l'eccitazione. Feci per avvicinarmi a Elisa, ma Federico mi afferrò per un braccio, lo sguardo lucido e complice: «No, amico mio. Adesso tu ti devi sbattere Alessia».
La passione esplose libera. Ci perdemmo in un turbine di baci e carezze ravvicinate, ma l'intensità di quel trattamento mi colse alla sprovvista: sentii che stavo per raggiungere il culmine troppo in fretta e rallentai il ritmo. Alessia se ne accorse subito e, con una punta di finta delusione ma infinita malizia, mi sussurrò: «Puoi venire dentro di me, vieni». Io tentennai per l'emozione, e lei, per non sprecare un solo istante, si girò e avvolse con la bocca ogni millimetro del mio sesso, succhiando con un'energia selvaggia. Poco distante, Federico spingeva fortissimo, sbattendo Elisa che urlava con una voce acuta e incredibilmente eccitante.
Quella fellatio intensa ed esclusiva, invece di svuotarmi, sortì l'effetto opposto. Sentii le ultime gocce di calore lasciarmi, ma immediatamente il mio sesso riprese vigore, tornando eretto, duro e quasi insensibile alla fatica. Un'erezione marmorea, da inizio serata. Alessia sollevò lo sguardo, mi fissò sbalordita e sorrise: «Di già?».
Non le diedi il tempo di rispondere. La feci girare sul divano e iniziai a possederla con spinte profonde, decise, regalandole un piacere che la fece urlare. Sentivo di avere un'energia inesauribile. Sfruttando quella mia condizione di totale controllo, decisi di focalizzarmi su Elisa, che nel frattempo era rimasta accovacciata sul divano con il culo all'insù, ancora desiderosa di attenzioni dopo che Federico si era momentaneamente allontanato.
Quando entrai in lei, Elisa cacciò un urlo acuto, vibrante: «Aspetta dammi tregua... così è troppo!», ansimò. Trovai un ritmo serrato e regolare; i suoi gemiti adesso non erano più proteste, ma una melodia che assecondava ogni mio colpo. La stanza era satura di calore, profumo di pelle e sesso selvaggio. D'un tratto, Elisa inarcò completamente la schiena, stringendo i cuscini del divano e lanciando un grido altissimo: il suo orgasmo fu così violento che un getto caldo e copioso mi bagnò interamente le gambe.
In quel preciso istante, la voce di Federico risuonò dal fondo della stanza, un misto di finta disperazione e divertimento: «Noooo! Lo volevo io lo squirt!».
Le nostre risate si fusero con gli ultimi ansimi di una notte indimenticabile, mentre la musica continuava a suonare nel buio della casa.
Federico rientrò in salotto muovendosi con una studiata lentezza che faceva molto club privato, tenendo in equilibrio quattro flûte tra le dita e stringendo nell'altra mano una bottiglia ghiacciata di Franciacorta. Ci tese i bicchieri e, mentre armeggiava per scartare la gabbietta e stappare la bottiglia, Alessia ed Elisa si scambiarono un rapido sguardo complice, sussurrandosi qualcosa all'orecchio che si perse nel rumore della musica. Un istante dopo, si avventarono sulle nostre cosce.
Le loro bocche trovarono l'inguine con una foga pazzesca; leccavano come matte, succhiando con un'energia tale che, nonostante non fossimo certo al primo giro di quella maratona, non passò molto tempo prima che il mio sesso risalisse prepotente, tornando in piena erezione. Federico, finalmente liberato il tappo con un botto sordo, versò un rivolo di spumante direttamente sul proprio membro eretto, posizionato proprio sopra la bocca spalancata di Elisa che raccoglieva ogni goccia. Subito dopo si avvicinò a me, facendo lo stesso con Alessia, che sembrava aver ricaricato le batterie e cominciò a succhiare ancora più forte, mescolando il sapore del vino a quello del mio piacere.
La tensione erotica salì ancora quando le due amiche si trasferirono su un grande pouf al centro della stanza, intrecciandosi in un magnifico e fluidissimo 69 saffico. Io e Federico ci inserimmo senza esitazione in quel groviglio di corpi, insinuando i nostri membri tra le loro lingue e le loro grandi labbra bagnate. Di tanto in tanto la lingua di Elisa scivolava profonda sotto il mio scroto, dandomi una scossa così intensa da farmi sentire sul punto di esplodere. I suoi gemiti, ormai, erano diventati rumorosi, acuti, incredibilmente eccitanti.
Durante un cambio di posizione, Alessia guardò l'amica negli occhi e le sussurrò con malizia: «Sei proprio una troietta con il culo sfondato...». Elisa, invece di offendersi, alternò risate complici a gemiti ancora più forti, finché non urlò che stava per venire. Un istante dopo, schizzò violentemente, bagnando il viso di Alessia. Federico si chinò subito per catturare la bocca di Alessia in un bacio umido e profondo; nel movimento io scivolai fuori da lei, e Elisa ne approfittò immediatamente per afferrare il mio membro rimasto libero, tirandolo dentro fino alla base. Con le sue dita lunghe da pianista mi accarezzava lo scroto con una delicatezza inaspettata. Sarà stata la situazione estrema, o quelle attenzioni nate proprio da chi, fino a un'ora prima, sembrava covare astio nei miei confronti, ma sentii che stavo per scaricare un'abbondante sborrata.
Elisa era sdraiata a pancia in su sul pouf, con la testa che sporgeva oltre il bordo. Mi alzai in piedi sopra di lei, le passai una mano dietro il collo per tenerla salda e iniziai a muovere il bacino, usando la sua gola profonda con colpi decisi. Bastarono pochi affondi per provocarle un fremito involontario, e le venni in bocca con una foga tale che a stento riuscì a trattenere tutto quel calore. Diedi ancora un paio di spinte e lo sperma le uscì dalle labbra, scivolandole sulle guance e fin dentro le narici. Mi allontanai super soddisfatto, mentre lei, riprendendo il fiato con gli occhi lucidi, mi lanciò un'occhiata di fuoco: «Questa me la paghi cara...».
Mentre cercavo di riprendere aria, Alessia si voltò verso di lei con un fare premuroso, quasi da crocerossina. Iniziò a baciare Elisa, leccandole via il sesso dal viso e chiedendole dolcemente se le avessi fatto male. Elisa, con il fiato ancora corto, rispose con un sorriso sornione: «È un porco... si è preso molto più di quello che volevo dargli».
Nel frattempo Federico aveva recuperato i flûte, li aveva riempiti di nuovo e me ne porse uno stracolmo. Lo guardai, ancora stordito da tutto quel delirio, e gli chiesi a bassa voce: «Ma... è tutto normale quello che sta succedendo?».
Federico scoppiò a ridere, dandomi una pacca sulla spalla. «Amico mio, tutto l'aperitivo, la storia delle chiavi... era tutto organizzato nei minimi dettagli per tirarti dentro questo casino.»
Eravamo felici, uniti da un'adrenalina pazzesca. Ci spostammo finalmente in camera da letto, mentre Federico continuava a fare il brillante, spiegandomi la loro filosofia di vita: erano libertini fin dal primo mese di relazione perché Alessia era insaziabile e sarebbe stato un peccato non condividerla. Quando gli chiesi perché avessero scelto proprio me, la risposta fu disarmante: «Alessia è sempre stata incuriosita da te a letto. Ha insistito parecchio sia con me che con Eli... avevamo solo paura che tu, essendo sposato e con figli, fossi un tipo un po' troppo all'antica per stare al gioco».
La nottata proseguì senza sosta, divisi tra l'enorme letto king size e il divano posizionato proprio di fianco alla struttura. Fu lì che mi addormentai, esausto, qualche ora più tardi.
D'un tratto, nel cuore della notte, mi svegliai di soprassalto. Sentii un calore umido e familiare: guardai in basso e vidi Elisa, mossa dalle ombre della stanza, intenta a succhiarmi con una maestria incredibile. Le allungai una mano sulla coscia soda, cercando di tirargliela su per poterla ricambiare e leccarla a mia volta, ma lei era decisa. Era maledettamente brava, delicata ma profonda nei movimenti, e proprio quando sentii che il piacere stava per travolgermi di nuovo, si sollevò con uno scatto e si sedette di colpo sulla mia faccia. Il suo inguine bagnato mi tolse completamente il fiato, schiacciandomi contro il cuscino. In preda a quel calore soffocante, finii per venirmi addosso da solo nel giro di pochi secondi.
Elisa si sollevò dalla mia faccia con un sorriso trionfante e, guardandomi dall'alto, mi sussurrò: «Te lo avevo detto che me l'avresti pagata».
Non ero per niente soddisfatto di quel finale interrotto. Andai in bagno a darmi una rapida pulita e, quando tornai nella stanza, la trovai sdraiata sul divano, stavolta a pancia in giù. Poco distante, sul letto, Alessia era a cavallo di Federico; muovendosi lentamente, i due si sussurravano quanto fossero fatti l'uno per l'altra, persi nel loro mondo.
Mi avvicinai furtivo alle spalle di Elisa. Mi sdraiai di fianco a lei, aderendo perfettamente alla sua schiena, e le Juntai la mia cappellona tesa direttamente contro il suo ano. Lei girò di scatto la testa, ma prima ancora che potesse emettere un solo fiato, spinsi dentro la punta con decisione. Mi sarei aspettato una protesta o un tentativo di allontanarsi, e invece Elisa inarcò il bacino e mi sussurrò sopra il respiro: «Sì... forza, dammelo tutto».
Mi misi comodo e cominciai a scoparla a cucchiaio, stringendola a me e tenendole una gamba sollevata e aperta da sotto il ginocchio, affondando regolare in quel calore proibito. Dopo qualche minuto di quel ritmo serrato, fu lei a chiedermi di cambiare configurazione. Ci spostammo: mi misi seduto sul bordo del divano e lei si calò sopra di me, dandomi la schiena. Iniziai a prenderla da sotto mentre lei, con il viso rivolto verso il letto, guardava la sua amica Alessia che stava cavalcando Federico nello stesso identico modo.
Il climax arrivò devastante per entrambi pochi istanti dopo, mentre la mia mano scivolava sul suo davanti per stimolarle con forza il clitoride, unendo i nostri gemiti a quelli della coppia di fronte a noi. Ma la notte era ancora lunga, e non era ancora finita.
I nostri respiri affannosi si mescolavamo al rumore del condizionatore che rinfrescava l'aria della stanza, ormai satura di umori, sudore e profumi intensi. Eravamo tutti e quattro esausti, ma la sensazione di essere completamente ricoperti di liquidi e appiccicosi divenne improvvisamente impossibile da ignorare.
«Ragazzi, siamo letteralmente da buttare in lavatrice», disse Federico dal letto, passandosi una mano sulla fronte lucida e scoppiando a ridere.
Alessia si sollevò a cavallo di lui, guardandoci: «Siamo troppo sporchi per rimetterci a dormire in queste condizioni. Però la doccia è piccola, direi di andare a coppie. Fede, muoviti, andiamo prima noi».
Mentre la porta del bagno si chiudeva dietro di loro e si sentiva il rumore dell'acqua che iniziava a scorrere forte, io ed Elisa rimanemmo nella penombra della camera da letto. L'adrenalina dei momenti precedenti stava lasciando spazio a una spossatezza dolce e rilassata. Mi sdraiai di fianco a lei e, in quell'attesa, iniziammo a coccolarci. Fu un momento di un'intimità inaspettata: lei si accoccolò contro il mio petto, e io iniziai ad accarezzarle lentamente la schiena e i capelli, stupito di quanta dolcezza ci fosse ora nei gesti di chi, fino a poche ore prima, sembrava non sopportarmi. Ci scambiammo baci lenti, morbidi, assaporando il calore dei nostri corpi ancora caldi di passione.
«Non avrei mai detto che fossi così passionale», sussurrò Elisa nel buio, sollevando lo sguardo e lasciandosi sfuggire un sorriso sornione.
«C'è sempre spazio per le sorprese», le risposi, dandole un bacio leggero sulla fronte.
Dopo un po', la porta del bagno si riaprì. Alessia e Federico uscirono avvolti negli asciugamani, profumati di pulito e rigenerati, lasciandoci il testimone.
Fu il nostro turno. Io ed Elisa entrammo nel box doccia, accogliendo con sollievo il getto d'acqua bollente. Fu un momento d'eroticità pazzesca, ma più intimo: l'acqua scrosciava forte, lavando via il sudore e lo sperma, mentre le mie mani insaponate tornavano a scivolare sulle sue curve bagnate, accarezzandole i fianchi e le natiche sotto la schiuma. Lei si voltò, appoggiandosi con la schiena contro il mio petto e lasciando che l'acqua ci accarezzasse entrambi, mentre la stringevo a me, fu talmente intimo e senza tempo che è qualcosa che rimase solo per noi.
Dopo esserci ripuliti per bene, uscimmo dal bagno asciugandoci con i grandi teli di spugna. Profumati e con i muscoli piacevolmente distrutti, ci infilammo finalmente tutti e quattro nell'enorme letto king size.
Le prime luci dell'alba iniziavano a filtrare timide attraverso le fessure delle tapparelle, illuminando i contorni di quella notte folle nata da un banale mazzo di chiavi dimenticato. Alessia si appoggiò con la testa sulla mia pancia, mentre Elisa si strinse al mio fianco, cercandomi la mano.
«Allora, Max...» sussurrò Alessia, sollevando lo sguardo con quegli occhi da cerbiatta che mi avevano fatto sognare per mesi in ufficio. «Direi che il verdetto è unanime. Non sei affatto un tipo all'antica.»
«Decisamente no», confermò Elisa, stringendo le mie dita prima di chiudere gli occhi.
Le nostre risate sussurrate salutarono il giorno che nasceva, mentre il sonno finalmente ci avvolgeva tutti insieme, custodi di un segreto che ci avrebbe legati per sempre.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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