trio
Un sassolino nella Doccia
MaxXXL
19.05.2026 |
2.878 |
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"Era avida ma incredibilmente gentile nei movimenti; sembrava volerne assaporare ogni sfumatura, come se stesse degustando un vino d'annata o una pietanza prelibata..."
L’estate bruciava sull'asfalto della città, e dentro quell'appartamento l’aria era densa, carica di una tensione elettrica che si poteva tagliare con un coltello. Marco mi aveva chiamato due giorni prima. La sua voce al telefono era un sussurro rauco, tradiva l'eccitazione di un uomo che ha deciso di spingersi oltre il limite. Sapeva che la sua splendida compagna, Elena, sognava di essere posseduta, di trovarsi al centro di un gioco proibito con un altro uomo. Ma sapeva anche che il pudore le avrebbe impedito di fare il primo passo. Aveva bisogno di una spinta. Di una trappola tesa dal destino.Il piano era di una semplicità diabolica. Un piccolo sassolino infilato nel soffione della doccia aveva ridotto il getto d'acqua a un misero rivolo. Per giorni, i due avevano dovuto rimediare con le docce della palestra del quartiere, ma oggi il gioco doveva compiersi.
Suonai al campanello alle tre in punto, come d'accordo.
Quando la porta si aprì, fui investito dal profumo della loro intimità. Erano lì insieme, con il respiro corto e le guance arrossate. Era evidente che avessi interrotto qualcosa di intimo, di febbrile. Proprio come avevamo calcolato.
«Meno male che sei arrivato», disse Marco, con un sorriso troppo tirato per essere del tutto innocente. Con un cenno mi fece strada verso il bagno, per poi eclissarsi un istante, lasciandomi solo con lei.
Elena era una visione di sensualità casuale e disarmante. Indossava solo una t-shirt bianca del suo uomo, oversize, con le maniche tagliate che lasciavano intravedere la curva perfetta dei seni liberi da ogni costrizione, e un paio di pantaloni della tuta morbidi, calati bassi sui fianchi. Mi mossi verso il box doccia, inginocchiandomi con i miei attrezzi. Armeggiai per qualche minuto, svitando il metallo cromato e rimuovendo l'ostacolo sotto il suo sguardo curioso.
Fu allora che Marco rientrò. L’atmosfera cambiò di colpo, saturandosi di un erotismo torbido.
Lui le si tese alle spalle, le mani che scivolavano audaci sui fianchi di lei, accarezzando il cotone leggero della maglietta. Elena sussurrò un timido «No, dai, c'è lui...», provando a scostarsi, ma il suo corpo smentiva le sue parole: i suoi capezzoli, tesi contro il tessuto bianco, la tradivano. Marco, palesemente eccitato dalla mia presenza, continuava a stuzzicarla, spingendo il proprio bacino contro il suo retro, sfidando il suo pudore.
«Prova adesso, Elena... vedi se va», dissi io con voce ferma, incrociando il suo sguardo magnetico.
Lei fece un passo dentro il box doccia, ancora vestita, quasi sollevata che l'avessi allontanata dal suo uomo. Con una mossa studiata, mentre raccoglievo la mia chiave inglese, la mia mano sfiorò "accidentalmente" il miscelatore.
Il getto d'acqua esplose improvviso, potente, investendola in pieno.
Elena cacciò un piccolo grido di sorpresa, ma non si spostò. In pochi secondi, la t-shirt bianca divenne completamente trasparente, incollandosi alle suas forme generose, rivelando la pelle dorata e l'assenza di biancheria intima. L'acqua le accarezzava i capelli e le bagnava il viso, mentre io la fissavo, finto sbalordito, divorandola con gli occhi.
A quel punto, ogni freno inibitore crollò. Marco, lo sguardo accarezzato dal delirio del voyeurismo, liberò il suo sesso teso dai pantaloni e iniziò a darsi piacere davanti a noi, con ritmo serrato. Elena lo guardò, gli occhi sgranati tra lo shock e un'eccitazione primordiale che non poteva più reprimere.
Lui si protese in avanti, afferrandola per la nuca sotto l'acqua scrosciante, e la baciò. Un bacio profondo, umido, che accese definitivamente l'incendio che covava dentro di lei. Elena inarcò la schiena, abbandonandosi a quel vortice, mentre i suoi occhi, attraverso i vetri appannati della doccia, cercavano disperatamente i miei. Il sassolino era stato rimosso, e l'argine era finalmente crollato.
Il bacio si interruppe per un istante, lasciando tra le loro labbra solo un filo di saliva d'argento sotto lo scroscio dell'acqua. Marco le afferrò i fianchi bagnati, costringendola a voltarsi verso di me.
Con la voce ridotta a un sussurro rauco, che si perdeva tra il rumore delle gocce sul piatto doccia, le mormorò all'orecchio: «Max è qui per te... Adesso siamo in due a impegnarci soltanto per il tuo piacere».
Quelle parole furono la chiave che aprì l’ultimo lucchetto della sua resistenza. Elena mi fissò attraverso lo schermo liquido dell'acqua, i seni che si sollevavano ritmicamente sotto la maglietta bianca, ormai diventata una seconda pelle trasparente. Non c’era più timore nei suoi occhi, solo una fame antica.
Senza esitare, Elena si inginocchiò sul piatto della doccia, incurante dell'acqua che le sferzava il viso. Si dedicò avida ai nostri membri, alternando le sue attenzioni con un fervore che ci lasciò senza fiato. Poi, mossa da un istinto primordiale, diede le spalle al suo uomo, concedendo a Marco il proprio inguine bagnato mentre proseguiva, instancabile, la fellatio su di me. Era avida ma incredibilmente gentile nei movimenti; sembrava volerne assaporare ogni sfumatura, come se stesse degustando un vino d'annata o una pietanza prelibata. Si fermò solo un istante, sollevando gli occhi bagnati verso i miei, per sussurrarmi che avevo un sapore diverso, nuovo rispetto a quello del suo uomo, prima di riprendere con rinnovato trasporto.
Fu lei stessa, ormai inebriata dal gioco, a proporre di cambiare i ruoli. Uscimmo dalla doccia e, mentre ci dirigevamo con passo febbrile verso la camera da letto, Elena camminava tra di noi, baciando con passione il suo uomo e guidando entrambi tenendoci per i membri, regina assoluta di quel triangolo di fuoco.
Arrivati al letto, l'atmosfera si fece ancora più audace. Si posizionò carponi e, con un gesto di squisita spudaretezza, allargò le natiche con le mani, favorendo la vista della sua incantevole intimità, offerta al mio sguardo adorante. Al tempo stesso, si voltò verso Marco, iniziando a riservare al suo uomo lo stesso trattamento che prima era stato mio. Sentii il sangue pulsarmi nelle tempie. Mi avvicinai e, d'un tratto, Elena cacciò un gemito acuto, profondo, quando iniziai a sfregare lentamente il mio glande sul suo sesso bagnato.
Era completamente coinvolta, persa e inebriata da tutta quella marea di attenzioni. Fu in quel momento di altissima tensione che Marco mi fece un cenno d'intesa con lo sguardo: voleva che la tirassi su.
La sollevai, afferrandola per i fianchi. Dopo qualche istante di impacciato movimento per trovare l'incastro perfetto nell'equilibrio precario della passione, accadde l'incredibile: ci trovammo entrambi dentro di lei, a riempire le sue intimità. Elena rimase sbalordita, quasi travolta da quell'ondata di piacere assoluto e inaspettato. Prima si mise a urlare, un grido di pura estasi che riempì la stanza, e poi si voltò cercandomi per suggellare quel momento con un bacio profondo sulla bocca – un bacio che fino ad allora non avevo nemmeno osato cercare – mentre l'orgasmo la avvolgeva e la faceva tremare tra le nostre braccia.
Il culmine fu travolgente. Sopraffatto da quella morsa calda, venni praticamente subito dopo, liberando il mio piacere nel preservativo, mentre Marco, instancabile, continuò con numerose spinte forsennate, stringendola a sé e riempiendole il retto in un finale d'estasi pura.
Furono momenti intensi e carichi di passione, quel piacere che non valica mai il confine tra dolore e piacere. Il pomeriggio continuò così, in un’alternanza di carezze e sguardi complici, prolungandosi fino alla sera.
Più tardi, la tempesta si era definitivamente placata.
Ci ritrovammo tutti e tre nel loro grande lettone matrimoniale, avvolti dal profumo delle lenzuola e dalla spossatezza dorata che segue il vero amore profano. Elena era la centro, con la testa appoggiata sul petto di Marco e una mano che accarezzava distrattamente il mio braccio. Guardò il soffitto per qualche istante, poi si voltò verso di me, con un sorriso sornione e gli occhi ancora lucidi.
«Ma veramente... lui è qui solo per me?», chiese, con un tono di voce misto a incredulità e malizia.
Io e Marco ci guardammo, complici, e annuimmo contemporaneamente.
Elena si stiracchiò come una gatta, assaporando appieno quel trionfo e godendosi già, con l'immaginazione, il seguito di quella nuova complicità. Ci guardò entrambi e, con una flemma irresistibile, disse:
«E ci ha anche aggiustato la doccia... la prossima volta ti faccio appendere le mensole».
Il silenzio della camera da letto venne spezzato dalle nostre risate, liberatorie e complici, mentre Elena si allontanava, esponendo la sua bellissima schiena nuda entrando nel bagno.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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