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Alice capitolo 7


di bullmarchigiano
28.05.2026    |    2.397    |    0 9.2
"Trattali bene… o mando tutto il materiale nuovo a tuo fratello e alla tua famiglia..."
Capitolo 7
– Il ritorno di Marco
La mattina seguente, come sempre, c’era l’appello del personale. Stavo in piedi davanti a tutti, con la divisa corta, le guance rosse e lo sguardo basso. Le mutandine appallottolate erano ancora infilate nel mio culo, piene della sborra della sera prima. Matteo mi guardò e disse:«Alice, tocca a te.» Deglutii e iniziai con voce bassa:«Ieri sera sono stata con sei ragazzi. Mi hanno scopata nella figa e nel culo. Mi hanno fatto doppia e tripla penetrazione. Sono venuta sette volte.» Risate e commenti volgari riempirono la sala. Nel pomeriggio il direttore mi chiamò nel suo ufficio. Mi piegò sulla scrivania, mi alzò la gonna e mi scopò con forza da dietro. Stavo gemendo contro il legno quando la porta si aprì. Marco entrò con passo tranquillo. Vide esattamente la scena: io piegata sulla scrivania, il direttore che mi martellava da dietro. Il direttore grugnì un’ultima volta e tirò fuori il cazzo, sborrando sulla schiena e sul culo con schizzi densi e caldi. Marco sorrise, un sorriso lento e velenoso. «Ma guarda che spettacolo schifoso» disse con disprezzo. «La mia piccola aspirante modella piegata come una troia da due soldi mentre il direttore le sborra sul culo come su una latrina. Complimenti, Alice. Sei proprio caduta nel tuo posto naturale.» Il direttore si tirò su i pantaloni ridendo e uscì, lasciandoci soli.
Rimasi lì, piegata sulla scrivania, con lo sperma che mi colava lungo la schiena. Marco si avvicinò, mi afferrò per i capelli e mi fece girare bruscamente.
Lo guardai negli occhi, con la voce rotta:«Perché… perché mi hai mandata qui? Perché mi hai fatto questo?» Marco rise forte, una risata crudele e piena di scherno.«Perché sei stupida, Alice. Stupida, vanitosa e troia dentro.
Ti ho mandata qui perché ogni anno mando una troietta ambiziosa ad “allietare il personale”. Tu eri perfetta: bella, stupida e disperata. Una figa da copertina con il cervello di una gallina.
E sai qual è la cosa più patetica? Non c’è stata una sola volta in cui tu abbia detto “no”. Mai. Nemmeno una cazzo di volta.
Hai detto sì a tutto. Sì al servizio fotografico, sì a farti spogliare, sì a farti sfondare dai tre neri, sì a diventare la puttana di tutto il villaggio.
Sei una troia nata, Alice. Solo che ci hai messo un po’ a capirlo.»
Prese il telefono e avviò un video, mettendomelo davanti agli occhi. Era un montaggio crudele delle mie gang bang serali: io che venivo urlante con due cazzi dentro, io che supplicavo «scopatemi più forte», io che venivo una volta dopo l’altra con la faccia contorta dal piacere.«Guarda quante volte godi, troia» continuò Marco con disprezzo. «Conta gli orgasmi. Uno… due… tre… quattro… cinque… sei… sette…
La ragazza che voleva diventare famosa ora viene come una cagna in calore. Sei proprio una delusione, Alice. Ma almeno servi a qualcosa.» Si sedette sulla poltrona del direttore e aprì i pantaloni.
«Senti, invece di parlare usa quella bocca per fare ciò che sai fare meglio: succhiare il mio cazzone.» Mi inginocchiai tra le sue gambe. Presi il suo cazzo in bocca e iniziai a succhiarlo lentamente, con la lingua che girava intorno alla cappella. Poi lo presi più a fondo, rilassando la gola, succhiando con impegno mentre lui mi teneva per i capelli.«Brava… più lingua. Succhialo come la puttana che sei diventata. Più profondo. Ingoia fino in gola, troia.» Lo presi fino in fondo, sbavando, tossendo, con le lacrime agli occhi. Marco spingeva con calma ma con decisione, godendosi ogni secondo. «Così… brava troia. Ingoia tutto quando vengo. Non sprecarne nemmeno una goccia, schifosa.»Dopo un lungo pompino grugnì e venne direttamente nella mia gola. Ingoiai tutto, fino all’ultima goccia, sentendo il suo sperma caldo scendermi nello stomaco.Marco mi accarezzò la guancia con finto affetto. «Brava. Stasera ci sarà la solita gang bang. Io dirigerò e filmerò tutto.»Quella sera, nel bungalow 17, Marco assistette e diresse ogni cosa.Mi fecero spogliare e mi legarono a pecora su un tavolo, con i polsi e le caviglie fissati. Ero completamente esposta.Marco filmava con il telefono. «Inizia pure» disse ai cinque ragazzi più lui stesso.
Mi usarono per quasi due ore.
Uno dopo l’altro, a volte due insieme. Figa e bocca, culo e bocca, figa e culo. Mi cambiarono di posizione diverse volte, ma sempre legata a pecora.«Più forte nel culo» ordinava Marco. «Voglio vederla soffrire.» Venni diverse volte, piangendo di vergogna e piacere traditore, mentre loro ridevano e mi umiliavano.«Guardate come viene la troia.»
«La ex Miss ora supplica di essere sfondata.» Alla fine mi slegarono e mi misero in ginocchio al centro della stanza. Tutti e sei mi sborrarono in faccia, sul petto e sui capelli. Ero completamente ricoperta. Marco mi scattò l’ultima foto mentre ero ancora in ginocchio, con la lingua fuori e la faccia distrutta di sborra.Poi si avvicinò, mi sollevò il mento e mi guardò negli occhi. «Brava troia. Nei prossimi due giorni sarai la puttanella personale di due clienti VIP. Sono ospiti molto importanti. Trattali bene… o mando tutto il materiale nuovo a tuo fratello e alla tua famiglia.»
Tornai nella mia stanza alle prime luci dell’alba, distrutta nel corpo e nell’anima.Mi guardai allo specchio: viso incrostato di sborra, occhi gonfi, corpo pieno di segni.
“Marco ha ragione. Non ho mai detto no. Non con lui, non con i tre neri, non con Simone, non con lo staff del villaggio. Mai.
Forse è davvero questa la mia natura. Godere di più quando vengo trattata da troia. Forse sono sempre stata così… solo una stupida troia ambiziosa.”
Mi rannicchiai sul letto senza lavarmi.La mia discesa non era finita.
Era appena entrata nella fase peggiore.


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