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L'Imprevisto a Montreux


di Membro VIP di Annunci69.it hermes8013
03.10.2026    |    23    |    0 6.0
"Ingoiò quanto poteva, circa un terzo, e cominciò a muovere la testa, succhiando con avidità, le mani che masturbavano il resto dell'asta..."
L'estate del 2021 li aveva portati a Montreux, in un chalet isolato tra i vigneti che scendono verso il Lago Lemano. Marco ed Elena avevano quarantadue anni, quindici di matrimonio, nessun figlio. Lui elegante, fisico da nuotista, lineamenti marcati. Lei alta e magra ma con curve generose: seno prosperoso che sfidava la gravità, fondoschiena tonico e rotondo che si delineava perfettamente anche sotto abiti sobri.

La loro sessualità, pur attiva, era sempre rimasta confinata nei binari della tradizione. Non avevano mai osato nominare fantasie più audaci, paralizzati da un reciproco imbarazzo che li aveva sempre fatti apparire composti perfino nelle loro intimità.

Quella sera ospitavano quattro ventenni svizzeri incontrati in paese: Lukas, Jonas, Marc e David. Avevano perso la prenotazione dell'hotel; Marco ed Elena, mossi da un impulso insolito, li avevano ospitati sul divano letto del soggiorno.

Dopo cena, alcol e risate, Jonas tirò fuori un mazzo di carte. "Un gioco stupido che abbiamo inventato," disse, imbarazzato. "Si chiama 'Obbligo o obbligo'. Non c'è verità, solo sfide. Se rifiuti, bevi un intero bicchiere."

Iniziò leggero. Poi Lukas, il viso rosso per il vino, osò: "Elena, obbligo. Scegli chi ti bacia sul collo."

Elena guardò Marco. Lui annuì, sentendo il cuore accelerare in modo strano. "David," disse lei, indicando il più alto, biondo scuro con spalle da rugbista.

David si alzò, goffo per l'alcol e l'inadeguatezza. Si avvicinò e le baciò il collo, le labbra calde che sfioravano troppo a lungo, il respiro che accendeva la pelle. Elena rabbrividì, gli occhi che si chiudevano. "Ancora," sussurrò, quasi a sé stessa.

"Il gioco dice," intervenne Marc, timido, "che se ti piace, puoi chiedere di più. E se il partner acconsente..."

Marco si versò altro vino, la mano leggermente tremante. "Chiedi," disse a sua moglie, e la voce uscì roca.

Elena si alzò. Prese la decisione con un movimento lento, naturale: si tolse il vestito estivo sopra la testa. Rimase in lingerie nera, seno pesante sostenuto dal pizzo, perizoma che evidenziava il culo perfetto. I ragazzi erano paralizzati, imbarazzati come scolaretti, nessuno sapeva dove guardare.

"Obbligo per tutti," disse Elena, e la voce aveva un timbro nuovo, autoritario. "Un capo a testa. A turno."

Si spogliarono goffi, senza audacia, ognuno che cercava di non inciampare. Magliette, pantaloni. Poi, a turno, si abbassarono i boxer. E quando David si liberò dell'ultimo indumento, Elena sussultò visibilmente.

Era monumentale. Flaccido già imponente, divenne spettacolare mentre si induriva sotto il suo sguardo: venticinque centimetri almeno, spesso come un polso, la cappella che si gonfiava lucida e turgida. Gli altri tre erano ben dotati, cazzi giovani e dritti che puntavano verso l'alto, ma David era su un altro pianeta. Quella visione fu l'elemento scatenante.

Elena si avvicinò a David, nuda ormai anche lei, avendo slacciato la lingerie senza nemmeno rendersene conto. Prese quel mostro con entrambe le mani, e nemmeno così riusciva a chiudere la presa attorno all'asta. Lo pesò, ne sentì il calore, fece scorrere il pollice sulla cappella gonfia di pre-sperma.

"Non ci credo," mormorò. Poi si inginocchiò, aprì la bocca al massimo, e prese la cappella. Era un'impresa: le labbra si spalancarono, la mascella che faceva quasi male, ma ci riuscì. Ingoiò quanto poteva, circa un terzo, e cominciò a muovere la testa, succhiando con avidità, le mani che masturbavano il resto dell'asta.

David gemette, le mani che affondavano nei capelli di lei, cercando un appiglio. "Elena, è troppo... è..." Lei non si fermò. Anzi, prese slancio, cercando di ingoiare di più, la gola che si contraeva, gli occhi che lacrimavano ma brillavano di lussuria sfrenata.

"Marco," ansimò, staccandosi, il respiro affannoso, le labbra gonfie, "voglio sentirlo dentro. Tutto."

La camera da letto. Elena si stese sul materasso, gambe aperte, la figa rasata che luccicava di umidità. David si posizionò tra le sue cosce, quel cazzo enorme che puntava verso l'alto come un'arma.

"Entra," implorò lei. "Piano, ma tutto. Voglio sentirmi riempire."

David premette. La cappella enorme cercò l'ingresso, trovò resistenza, e il ragazzo spinse con una lentezza estrema. Elena gridò, le unghie che affondavano nelle lenzuola, gli occhi spalancati mentre quella lancia di carne penetrava il suo corpo, centimetro dopo centimetro, dilatandola come mai nessuno aveva fatto.

"Così piena," singhiozzò, voltandosi verso Marco che era accanto al letto, il cazzo in mano. "Cazzo, Marco, sono così piena, è enorme, è tutto dentro..."

David cominciò a muoversi. Lunghe, spinte profonde che facevano sbattere Elena contro il materasso. Ogni affondo era accompagnato da un urlo della donna, ormai senza alcun controllo. Lukas si era posizionato accanto alla testa di lei, offrendole il cazzo, e Elena lo prese in bocca con voracità, succhiando mentre veniva scopata con violenza crescente.

Jonas si mise a lato, leccando il clitoride di Elena mentre David la penetrava, la doppia stimolazione che la faceva impazzire. Lei venne dopo pochi minuti, un orgasmo che la fece irrigidire tutta, la schiena in arco, le unghie che graffiavano.

Ma David non si fermò. Continuò a scoparla, il ritmo che aumentava. Poi uscì dalla figa con un suono bagnato, premette contro l'altro buco. "Posso?" chiese, roco.

"Fottimi il culo," implorò Elena, sporgendo il bacino. "Con quel cazzo mostruoso, ti prego."

David penetrò l'ano stretto. Elena gridò più forte, ma sporse il culo, cercando di più. Il ragazzo scopò quel culo con violenza crescente, le mani che affondavano nei fianchi lasciando lividi. Lukas e Jonas vennero sul suo seno e sulla sua pancia, fiotti densi che la ricoprirono. Marc, il più timido, le leccò i piedi, gesto intimo e strano.

David finalmente esplose, riempiendole il culo di sperma. Quando uscì, il liquido colò lungo le cosce in modo osceno. Marco fu l'ultimo: si stese su di lei, scivolò nella figa dilatata, e venne con un gemito soffocato, guardandola negli occhi.

I ragazzi si ritirarono imbarazzati, come svegliandosi da un sogno. Ma Elena rise, libera. "Restate," disse. "Domani è un altro giorno."

E così, in quel chalet, una coppia che aveva nascosto desideri per quindici anni scoprì che la trasgressione, quando è condivisa, unisce più di quanto divide.
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