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Prime Esperienze

IL GIOCO DELLO SGUARDO


di Membro VIP di Annunci69.it hermes8013
26.03.2026    |    1.233    |    4 9.3
"Un gemito più forte, i fianchi che si sollevavano leggermente dalla poltrona per spingere il suo cazzo ancora di più nella sua presa..."
Questo racconto mi è stato richiesto da una coppia amica e, con il loro permesso, è dedicato a loro. A Marco e Giulia, che hanno avuto il coraggio di condividere con me la loro fantasia più segreta e di renderla, in parte, realtà. Giulia non era semplicemente bella. A quarantaquattro anni, era una di quelle donne che fermavano le conversazioni entrando in una stanza. Non era una bellezza aggressiva, ma una presenza magnetica. Alta, con un corpo che la ginnastica artistica della sua giovinezza aveva modellato in linee lunghe e flessibili, che la maturità aveva poi riempito di curve audaci e perfettamente distribuite. Un vitino di vespa che faceva risaltare ancora di più i suoi fianchi pieni e un seno prosperoso che portava con una naturalezza che sfidava la gravità. Il suo viso era un ovale perfetto, con zigomi alti, labbra piene e un paio di occhi azzurro ghiaccio, così intensi da sembrare quasi irreali sotto la sua cascata di capelli biondo cenere, che le incorniciavano il viso. Era una professoressa d'arte, e la sua eleganza non era una scelta, ma una conseguenza del suo essere. Marco, suo marito, era l'uomo che le stava accanto. Architetto di successo, quarantasei anni, un fisico da ex rugbista mantenuto con disciplina al mare e in palestra. Uomo dal carisma silenzioso, sicuro di sé, con uno sguardo che non chiedeva il permesso. Amava sua moglie con una devozione viscerale e, con lei, aveva esplorato ogni confine del piacere. O quasi. Il loro desiderio segreto, quello che sussurravano solo dopo che il sesso li aveva lasciati esanimi e vulnerabili, era quello di essere guardati. Volevano trasformare la loro camera da letto, il loro santuario in un appartamento signorile a Prati, in un palcoscenico. Ma l'idea di trovare uno sconosciuto, la persona giusta, li aveva sempre bloccati. Finché non hanno conosciuto Antonio. L'incontro non è stato casuale. È stato cercato. Dopo settimane di ricerche su forum discreti e chat specializzate, avevano trovato il suo profilo. Antonio, ventottenne, napoletano, 1.90 di altezza, "spettatore educato e riservato". Le foto erano del corpo, mai del viso: un torso scolpito, spalle larghe, un addome a tartaruga. Il suo profilo era intrigante e rispondeva esattamente a ciò che cercavano. Dopo qualche messaggio, avevano deciso di incontrarlo in un posto neutro, un lounge bar carino ma anonimo vicino a Piazza del Popolo. Antonio era esattamente come nelle foto, e di più. Alto, imponente, con un'aria di tranquilla sicurezza che non era arroganza, ma semplice consapevolezza di sé. Aveva un viso aperto, occhi scuri e vivaci, e quel modo di fare diretto e solare del sud. La conversazione fluì senza imbarazzi. Parlò del suo lavoro, del perché si trovava a Roma, e soprattutto, parlò del loro desiderio con una lucidità quasi clinica che li rassicurò. "Capisco perfettamente," disse loro, sorseggiando il suo cocktail. "Non è voyeurismo. È esibizionismo. È l'adrenalina di sentirsi desiderati, di trasformare un atto intimo in una performance d'arte. Non sono lì per giudicare, ma per apprezzare." Le sue parole furono la chiave. Quella stessa sera, lo invitarono a casa loro. L'atmosfera nell'appartamento era elettrica. Marco mise un po' di musica downtempo, Giulia offrì un aperitivo, ma le formalità durarono poco. Fu lei a rompere il ghiaccio, sedendosi sul bracciolo della poltrona dove Antonio si era accomodato nel soggiorno. "Antonio," gli disse, la voce un sussurro carico di promesse. "La nostra camera da letto è attraverso quel corridoio. Noi andremo lì. Tu, quando te la senti, puoi seguirci. E puoi guardare. È tutto quello che devi fare." Antonio annuì, un sorriso complice sulle labbra. "Sarà un onore." Marco prese la mano di Giulia e la condusse nella loro camera da letto. Una volta dentro, chiusero la porta, non per escluderlo, ma per creare un attimo di sospeso. Si guardarono, il cuore in gola. Era reale. Stava per succedere. "Sei pronta, amore mio?" le chiese Marco, le sue mani che le scivolavano sui fianchi, sentendo il tremore che la percorreva. "Non sono mai stata così pronta in vita mia," rispose lei, alzandosi sulla punta dei piedi per baciarlo. Il bacio fu diverso. Era un bacio di inizio, di proscenio. Le loro lingue si incontrarono con una nuova fame. Marco le sfilò il vestito con una lentezza studiata, lasciandola in intimo nero, un perizoma e un reggiseno a balconcino che esaltavano la sua pelle perlatamente bianca. "Dio, come sei bella," mormorò, le sue labbra che le percorrevano il collo, la scollatura. "E tu sei tutto mio," rispose lei, aprendo la sua camicia, le sue dita che si infilavano tra i suoi peli pettorali. Si spogliarono a vicenda, ogni gesto amplificato dalla consapevolezza che presto non sarebbero stati soli. Quando furono nudi, Marco la prese in braccio e la adagiò sul letto, al centro delle lenzuola grigie. Si sdraiò accanto a lei e il gioco di sguardi e carezze iniziò. Le sue dita le accarezzarono l'interno della coscia, risalendo lentamente fino a sfiorare il pizzo del perizoma, già umido di desiderio. "Apri le gambe, Giulia. Lascia che ti veda bene," le sussurrò all'orecchio, il suo fiato caldo che le faceva venire la pelle d'oca. Lei obbedì, le gambe che si aprivano lentamente, offrendogli la sua figa già gonfia e pronta. "Ti senti guardata già, vero? Anche se non c'è ancora nessuno." "Sì... lo sento. Lo sento sulla pelle," gemette lei, mentre le dita di lui finalmente le sollevavano il perizoma, inzuppandosi nel suo calore. In quel momento, la porta si aprì con un ciglio quasi impercettibile. Antonio entrò, chiudendola dietro di sé. Era nudo. Il suo corpo era ancora più impressionante di quello che immaginavano, una scultura di marmo vivo. Ma ciò che catturò la loro attenzione fu il suo sesso. Anche se non era completamente eretto, era di una dimensione sbalorditiva, lungo e pesante, che pendeva tra le sue cosce muscolose come un'arma sacra. Si sedette sulla poltrona nell'angolo, senza fare rumore, e semplicemente guardò. "Guarda, amore mio," sussurrò Marco a Giulia. "Il nostro spettatore è qui." La vista di Antonio, di quel corpo perfetto e di quel membro promettente, scatenò in loro una furia. Marco si inginocchiò tra le gambe di Giulia e, senza più preamboli, le infilò la faccia tra le cosce. Leccò la sua figa con avidità, la sua lingua che le tastava ogni centimetro, che le succhiava il clitoris rigonfio. Giulia si contorse, le mani che si aggrappavano ai cuscini, urlando il suo piacere senza più ritegno. "Sììì... così... leccami tutta... fammi vedere cosa sai fare... voglio che lui veda come godo," urlò, gli occhi che si fissavano su Antonio, che la guardava con un'intensità che le bruciava la pelle. Marco la leccò fino a portarla sull'orlo dell'orgasmo, poi si fermò. Voleva di più. Si posizionò sopra di lei e, con un solo movimento potente, la penetrò. Entrò in lei fino in fondo, e lei emise un urlo di.puro stupore e piacere. "Sììì! Marco! Sentilo tutto! Fottimi!" Il suo corpo rispose con un'energia che non provava da anni. Ogni colpo era profondo, deciso, spinto da un'orgoglio maschile amplificato a dismisura. Non stava solo scopando sua moglie, stava rivendicando la sua virilità sotto gli occhi di un altro uomo, dimostrando la sua padronanza su quella donna magnifica. "Ti piace, eh? Ti piace essere scopata così? Con lui che ci guarda?" le sibilò all'orecchio, piantandole i denti nel lobo. "Sììì... bastardo... voglio che guardi... voglio che veda che questa figa è solo mia," gridò lei, le gambe che si stringevano attorno alla sua vita, costringendolo a entrare ancora più a fondo. Cambiarono posizione. Si mise a quattro zampe, il suo corpo sinuoso che si offriva a Marco in tutta la sua magnificenza. Da quella posizione, poteva guardare dritto Antonio, che ora si era spostato sul bordo della poltrona, il torso in avanti, gli occhi incollati alla scena. Le sue mani erano poggiate sulle ginocchia, ma Giulia vide i suoi bicipiti contrarsi, la tensione che percorreva tutto il suo corpo. E vide qualcos'altro. Il suo cazzo, prima pendente, ora si era iniziato a sollevare, ingrossando, pulsando al ritmo del loro sesso. La vista di quell'erezione che si formava per lei la mandò in visibilio. "Guardalo, Marco," ansimò, mentre lui la prendeva da dietro con colpi sempre più violenti. "Lo stiamo facendo eccitare... cazzo, come si sta eccitando..." Marco la guardò sopra la sua spalla. Vide il membro di Antonio raggiungere una durezza che sembrava impossibile, una dimensione da favola, teso contro la sua pancia. Un brivido percorse la schiena di Marco. Non era gelosia. Era un istinto primordiale, la consapevolezza di essere al centro di un triangolo di pura testosterone e desiderio.

"Vuoi giocare un po'?" le chiese Marco, la voce roca.

Giulia capì subito. Annuì, un sorriso feroce e felice sul volto.

Marco si ritirò lentamente da lei, lasciandola vuota e tremente. Si alzò e, con un gesto che le parve il più erotico della sua vita, si avvicinò ad Antonio. Non lo toccò. Si inginocchiò accanto alla poltrona, a pochi centimetri da quel cazzo monumentale ora completamente eretto. Si voltò verso Giulia.

"Vai, amore. Toccalo. Voglio vederti."

L'invito di Marco, la sua approvazione esplicita, scatenò in Giulia un'ondata di calore. Scese dal letto, le gambe un po' tremolanti, e si inginocchiò tra le gambe aperte di Antonio. Era così vicino da poter sentire il calore che emanava quel membro. Con un tremito, allungò una mano e lo afferrò. La sensazione la folgorò. Era caldo, durissimo, incredibilmente pesante e liscio. La sua mano non riusciva a circondarlo completamente. Iniziò a masturbarlo lentamente, con movimenti lunghi e decisi, sentendo la pelle scivolare, la vena prominente pulsare sotto i suoi polpastrelli.
Antonio gemette, un suono profondo che partì dal petto. La sua testa si reclinò indietro, gli occhi chiusi, perso nel piacere che la mano di una donna, per la prima volta quella sera, gli stava donando.
Vedere la moglie così, intenta a masturbare quell'enorme cazzo, fu la cosa più erotica che Marco avesse mai visto. Si avvicinò ancora di più, il suo viso a pochi centimetri dalla scena. "Usa anche l'altra mano," le sussurrò. "Accarezzagli le palle."
Giulia obbedì. Con l'altra mano, prese le palle di Antonio, grandi e pesanti nella sua mano, e iniziò a massaggiarle delicatamente. La reazione di Antonio fu immediata. Un gemito più forte, i fianchi che si sollevavano leggermente dalla poltrona per spingere il suo cazzo ancora di più nella sua presa.
"Merda... è incredibile," sussurrò Giulia, più per sé che per loro. Era affascinata, ipnotizza da quella potenza tra le sue dita.
"Succhialo," le ordinò Marco, la voce roca di eccitazione. "Voglio vedertelo in bocca."
Giulia lo guardò, un lampo di complicità tra loro. Poi si chinò e portò la lingua sulla cappella di Antonio, leccando la goccia di liquido pre-eiaculatorio che era spuntata, un sapore salato e maschile che la elettrizzò. Poi, aprendo la bocca più che poteva, lo prese in bocca. Fece quello che poteva, leccandolo, succhiandolo, mentre la sua mano continuava a masturbarne la base. Non riusciva a prenderlo tutto, era troppo grande, ma lo faceva con un'avidità che li lasciò senza fiato.
Antonio iniziò a muoversi, un ritmo lento e profondo, scopandole la bocca. "Sì... così... cazzo che brava... vai così..." ansimava, le mani che ora si erano intrecciate nei suoi capelli biondi, guidandola senza forza.
Marco, dal canto suo, si era messo dietro Giulia e, mentre lei era intenta su Antonio, la penetrò di nuovo. La presa da dietro, mentre aveva la bocca piena di un altro cazzo. La sensazione di essere piena, usata, al centro di tutto, la portò al limite. Il suo corpo tremava, un orgasmo le montava dentro come una marea.
"Sììì... sto per venire... sto per venire!" gridò lei, con la bocca ancora piena.
Il suo orgasmo la travolse, facendole contrarre ogni muscolo del corpo, urlando un piacere incontenibile. Quella fu la goccia che fece traboccare il vaso di Antonio.
"Merda... adesso... adesso veno anch'io!" urlò lui, il corpo che si tese come una corda di violino.
Giulia sentì il cazzo nella sua bocca gonfiarsi ulteriormente, poi un primo getto caldo e potente le colpì il palato. Si tirò indietro di colpo, mentre il cazzo di Antonio, ora libero, esplose. La sborrata fu enorme, uno spettacolo della natura. Getti caldi e abbondanti le colpirono il viso, il collo, il seno. Sembrava non finisse mai, coprendola di un velo bianco e denso. Giulia rimase lì, inginocchiata, con la bocca aperta e il viso un dipinto di piacere, mentre Marco, vedendo quella scena, la riempiva a sua volta di sborra con un ultimo, potente colpo. Caddero uno sull'altro, esausti, sudati, soddisfatti. Per un po', nessuno parlò. C'era solo il suono del loro respiro che cercava di tornare normale. Poi Antonio si rialzò, un sorriso stanco ma felice sul volto. "Signori," disse, con un filo di voce. "È stato uno spettacolo indimenticabile."
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