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tradimenti

Ancora


di hermes8013
07.03.2026    |    1.131    |    1 9.4
"Quando venne, le scaricò tutto il suo sperma caldo sulla schiena, con un gemito profondo di soddisfazione..."
I giorni successivi a quell'incontro furono un inferno per Elena. La mattina dopo, svegliandosi nel letto vuoto e freddo che condivideva con Marco, l'odore di Luca sembrava ancora impresso sulla sua pelle. Il sapore del suo sesso, il ricordo delle sue mani che la possedevano, l'eco delle sue parole volgari e cariche di desiderio. Si sentiva sconvolta, sporca. La parola "tradimento" le rimbombava in testa come una condanna. Guardò Marco dormire accanto a lei, ignaro, e per un istante provò un'ondata di disgusto per se stessa.

Ma la condanna si trasformò presto in ossessione. Durante la giornata, al supermercato, mentre faceva la doccia, persino durante le rare e insipide conversazioni con suo marito, la sua mente tornava implacabile a quella stanza, a quel letto, a quella scopata. E ogni volta che il ricordo riemergeva, il suo corpo reagiva. Un calore le saliva tra le gambe, i suoi capezzoli indurivano sotto il maglione, e una fame sconosciuta, bestiale, le si stringeva lo stomaco. Non era più la noia. Era pura, bruciante voglia di sesso.

Iniziò a costruire fantasie nella sua testa. Mentre lavava i piatti, immaginava che Luca la spingesse contro il lavello, le alzasse la gonna e la prendesse da dietro, lì, in mezzo ai piatti sporchi. Mentre guidava, chiudeva gli occhi per un istante e si vedeva su un'autostrada deserta, ferma in un'area di servizio, inginocchiata sul sedile del passeggerero mentre lui le infilava il cazzo in gola, costringendola a ingoiare fino in fondo. Le sue fantasie diventavano sempre più audaci, più rozze, più umilianti. E più erano umilianti, più la eccitavano.

Una sera, Marco era in viaggio di lavoro. Elena era sola in casa. Provò a guardare un film, a leggere un libro, ma era inutile. Il desiderio era una bestia in gabbia che le divorava dall'interno. Con le mani che tremavano, prese il suo cellulare. Trovò il numero di Luca. Lo guardò per un lungo minuto, il cuore che le martellava nel petto. Poi, con un respiro che le tagliò il fiato, gli scrisse un messaggio. Era solo una foto. Si era messa di fronte allo specchio della camera da letto, aveva sfilato il vestito che indossava e lo scatto ritraeva il suo corpo nudo, i seni sodi, i capezzoli turgidi, la mano posata delicatamente sul pube. Sotto, una sola parola: "Ancora".

La risposta arrivò dopo pochi secondi, un'eternità. "Adesso. Dove sei?"

"A casa. Sola."

"Apri la porta. Tra dieci minuti."

Elena si sentì svuotare e riempirsi allo stesso tempo. Corse a rinfrescarsi, a spruzzarsi un profumo tra le cosce, a mettersi un perizoma di pizzo rosso e un accappatoio di seta bianca. Le sue gambe tremano. Suonò il campanello. Lei aprì. Luca era lì, sulla soglia, con gli occhi infuocati di desiderio. Non le disse una parola. Entrò, chiuse la porta a chiave con un colpo secco, la spinse contro la porta e la baciò violentemente.

Lei ricambiò con la stessa furia. Le loro mani si strapparono i vestiti, l'accappatoio di Elena finì a terra. Lui la sollevò, le avvolse le gambe attorno alla vita e la penetrò subito, lì, in piedi, appoggiata alla porta. Elena gridò, un urlo di puro piacere. Lui la scopava con una rabbia che le rispondeva, una rabbia di desiderio trattenuto. Ogni colpo era una punizione, ogni gemito una confessione.

"Sei una puttana," le sibilò all'orecchio mentre la riempiva. "La mia puttana."

"Sì, solo la tua," ansimava lei, sentendosi perdere il controllo.

La portò in soggiorno e la gettò sul tappeto. Si inginocchiò tra le sue gambe e le divorò la figa, leccandola, succhiandola, mordicchiandola fino a farla venire con violenza, un orgasmo che la scosse tutto, facendola urlare e piangere. Ma lui non si fermò. Le girò il corpo, la mise a quattro zampe e la prese da di nuovo, con colpi profondi e potenti che le facevano sbattere il viso contro il tappeto. Le sue mani le afferravano i seni, le torcevano i capezzoli, la trattavano come l'oggetto del suo piacere che lei aveva sognato di essere.

Quando venne, le scaricò tutto il suo sperma caldo sulla schiena, con un gemito profondo di soddisfazione. Crollarono a terra, esausti. Elena era un cumulo di membra dolenti e appagate. Sentiva il sperma di Luca scivolarle sulla schiena, sentiva il suo corpo ancora tremare per gli orgasmi. Non c'era più rimorso, non c'era più sconvolgimento. C'era solo la consapevolezza di aver trovato la sua parte oscura, la sua fame. E sapeva, con una certezza assoluta, che non sarebbe più riuscita a farne a meno.
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