tradimenti
Il Banchetto dei Sensi
hermes8013
07.03.2026 |
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"Mentre Sara la baciava con passione, Marco la penetrava da dietro, con colpi lenti e profondi..."
Elena non tornò più indietro. La donna timida e trascurata che viveva nell'ombra di suo marito era morta, dissolta in un'epifania di piacere e trasgressione. Ora viveva in uno stato di grazia perenne, una consapevolezza erotica che permeava ogni suo gesto, ogni suo pensiero. Non cercava più di fuggire dalla sua vita, ma di infilarvi il veleno dolce del desiderio, di contaminare la sua quotidianità con il segreto inconfessabile della sua nuova natura. Era libera, e la sua libertà aveva il sapore del peccato.La sua trasformazione più radicale non era avvenuta nei club privati o nei letti altrui, ma dentro le mura della sua stessa casa. Marco, il suo marito, era diventato il suo sfondo, il suo pubblico involontario. Iniziò in modo sottile. Una sera, mentre cenavano in silenzio, lei, sotto il tavolo, si sfilò una scarpa e iniziò a salire con la punta del piede nudo lungo la gamba di lui. Marco sobbalzò, guardandola sorpreso. "Cosa fai?" le chiese, con il suo solito tono annoiato. Elena sorrise, un sorriso enigmatico e nuovo. "Niente. Solo un gioco."
Ma non era un gioco. Era una dichiarazione di guerra silenziosa. Quella notte, per la prima volta da anni, lo iniziò lei. Si spogliò lentamente sotto i suoi occhi, non con sensualità, ma con la calma di chi sta indossando un'uniforme. Si pose sopra di lui e lo prese dentro di sé con una meccanica fredda e precisa, usando il suo corpo come uno strumento per il proprio piacere, ignorando le sue reazioni goffe e sorprese. Venne con un gemito sordo, si rialzò, e andò a farsi la doccia, lasciandolo lì, confuso e insoddisfatto. Era la sua prima vendetta.
La sua audacia crebbe. Un pomeriggio, ricevette un pacco. Non sapeva da chi venisse. Dentro, c'era un piccolo vibratore di platino, silenzioso, elegantissimo, con un telecomando a forma di braccialetto. Accanto, un biglietto senza firma: "Per quando la noia ti assale. O per quando tu voglio assediare la noia." Elena capì. Forse era Alessandro. Forse era un altro ammiratore segreto. Non le importava.
Il giovedì successivo, Marco aveva invitato a cena i suoi due soci, uomini noiosi e pieni di sé come lui. Elena preparò una cena impeccabile, vestita con un abito di seta blu che aderiva ai suoi fianchi come una seconda pelle. Durante l'antipasto, mentre i uomini discutevano di fusioni e acquisizioni, lei attivò il braccialetto. Una vibrazione bassa e profonda iniziò a pulsare dentro di lei, nascosta sotto le mutandine di pizzo. Un brivido la percorse. Continuò a servire, a versare il vino, con un sorriso impeccabile, mentre dentro di lei un'onda di piacere cresceva lentamente.
"Sei un po' pallida, Elena," commentò uno dei soci. "Sta bene?"
"Mai meglio," rispose lei, la voce leggermente rotta. "Deve essere il calore."
Aumentò l'intensità. La vibrazione divenne più insistente, martellante sul suo clitoride. Si appoggiò al tavolo per un istante, le dita che stringevano il tovagliolo. Guardò Marco, che la ignorava completamente, intento a raccontare una barzelletta stupida. E in quel momento, l'idea la colpì con la forza di una rivelazione. Voleva il culmine. Voleva venire lì, in mezzo a loro, nel cuore della sua noia.
Mentre la donna del domestico portava il secondo, Elena si alzò. "Mi scuso, signori, devo assolutamente fare una telefonata privata." Si ritirò in salotto, lasciando la porta semiaperta. Dal salotto poteva sentire le loro voci confuse. Si sedette su un divano di pelle, sollevò la gonna, allargò le gambe e chiuse gli occhi. Con il pollice, portò la vibrazione al massimo. Un'ondata di piacere travolgente la investì. Si masturbò con il vibratore, le dita dell'altra mano che le stringevano un seno attraverso la seta. L'orgasmo la scosse con violenza, un sussulto silenzioso che le piegò la schiena. Morse un cuscino per non gridare.
Quando tornò in sala, il suo viso era arrossato, gli occhi lucidi. Si sedette con un sorriso sornione. "Scusate il disturbo," disse, con la voce impastata dal piacere. Nessuno notò nulla. O forse sì, ma non avrebbero mai osato dirlo. Quella notte, per la prima volta, si sentì onnipotente.
Il suo atto finale, la sua consacrazione, avvenne un mese dopo. Organizzò una festa nel loro giardino, una di quelle noiose feste di società che Marco adorava. Invitò decine di persone, colleghi, vicini, conoscenti. Ma invitò anche tre ospiti speciali: due uomini e una donna che aveva conosciuto alla Gabbia, creature affascinanti e disinibite come lei. Li chiamò, nella sua mente, "i suoi complici".
La festa era nel pieno del suo svolgimento. Musica bassa, bicchieri che tintinnavano, conversazioni futili. Elena, meravigliosa in un vestito rosso fuoco, fluttuava tra gli ospiti come una regina. A un certo punto, scambiò uno sguardo con i suoi complici. Il segnale. Loro annuirono quasi impercettibilmente.
Elena si ritirò nella sua cabina dell'armadio, una stanza grande come una piccola suite, con un grande specchio a parete. Dopo un minuto, bussarono dolcemente. Era la donna, una mora statuaria di nome Sara. Entrò e chiuse a chiave. Senza parlare, si avvicinò a Elena e la baciò. Era un bacio di fuoco, di complicità femminile. Le loro mani si esplorarono, i loro vestiti finirono in un angolo. Erano due dee che si veneravano a vicenda, la loro pelle illuminata dalla soffusa luce della stanza. Sara la fece sdraiare e le leccò la figa con una perizia che la portò in cielo in pochi istanti.
Poi, ci furono altri due colpi bussati alla porta. Erano gli uomini, Marco e Rocco. Entrarono, e senza una parola, si unirono a loro sul tappeto. Non era un'orgia caotica. Era un rituale. Elena era al centro. Mentre Sara la baciava con passione, Marco la penetrava da dietro, con colpi lenti e profondi. Poi si scambiarono. Fu Rocco a prenderla, più rude, più possente, mentre Sara le succhiava i seni. Elena si perse in un vortice di sensazioni, di corpi, di pelle, di sudore e piacere. Guardava il riflesso nello specchio, se stessa in mezzo a quelle tre persone, una regina nel suo banchetto dei sensi, e provò un'ebbrezza così potente da farle venire le lacrime.
Quando tutto finì, erano esausti e appagati. Si vestirono in silenzio, con la stessa calma con cui si erano spogliati. Uno per uno, i suoi complici uscirono dalla cabina, tornando alla festa come se nulla fosse. Elena si rimise il vestito rosso, si diede un'ultima occhiata allo specchio. Il suo viso era ancora arrossato, le labbra gonfie, i capelli in disordine. Sorrise. Era il sorriso di una donna che aveva conquistato il suo mondo.
Tornò in giardino, prese un bicchiere di champagne e si mescolò agli ospiti. Nessuno sapeva. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare. E quel segreto, quella doppia vita che viveva a pochi metri di distanza, era la sua più grande, la sua definitiva trasgressione. Non aveva più bisogno di luoghi nascosti o di uomini che la possedessero. Aveva trasformato la sua prigione nel suo regno
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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