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Prime Esperienze

220 km per un incontro ( racconto reale)


di Membro VIP di Annunci69.it Paceville
05.11.2026    |    195    |    0 8.7
"Non c’era bisogno di tante parole: entrambi sapevamo di aver vissuto un primo momento particolarmente appagante..."
Una conoscenza nata su Facebook, un corteggiamento virtuale e tre giorni di complicità.

Tutto è cominciato su Facebook. Il primo passo l’ho fatto io, spinto dalla curiosità che quella donna aveva suscitato in me. Non ci conoscevamo, ma qualcosa mi aveva incuriosito al punto da trovare il coraggio di scriverle.

Tra noi c’erano circa 220 chilometri di distanza, non proprio una passeggiata. Eppure, quando una persona riesce a stimolare la tua curiosità, la distanza passa momentaneamente in secondo piano.

Abbiamo iniziato a scambiarci qualche messaggio, prima con una certa cautela, poi con sempre maggiore spontaneità.

Fin dai primi messaggi ho percepito una certa curiosità da parte sua. Credo che l’avesse colpita soprattutto il mio modo di scherzare, quella leggerezza che mi piace portare nelle conversazioni, senza però mai perdere di vista il rispetto per la persona che ho davanti.

Non avevo fretta di arrivare da qualche parte. Mi piaceva semplicemente conoscerla, scoprirne il carattere e capire se dietro quella curiosità iniziale potesse nascere una bella complicità.

A un certo punto ho deciso di uscire dalla semplice conversazione virtuale. Sono stato io a proporle di incontrarci, ma l’ho fatto un po’ a modo mio, spiazzandola.

Le ho detto tranquillamente che, nonostante i 220 chilometri che ci separavano, sarei stato disposto a raggiungerla.

La mia proposta la colse un po’ di sorpresa. Non mi disse subito di sì, preferì prendersi del tempo. Ma mi accorsi che voleva capire meglio chi fossi. Cominciò a farmi domande sempre più mirate, alcune apparentemente casuali, altre chiaramente legate alla possibilità di un nostro incontro.

Da quel momento iniziò una fase che ricordo con particolare piacere: il corteggiamento virtuale.

Messaggi, battute, provocazioni, qualche confidenza e quella complicità che cresceva giorno dopo giorno.

Piano piano le nostre conversazioni diventarono più intime e audaci, fino a quando lei stessa mi confessò di essersi lasciata andare al piacere pensando a me.

Dopo quella confessione qualcosa cambiò. Lei cominciò a essere molto più disinvolta, spontanea e libera nell’esprimere i propri pensieri e desideri.

Ci stuzzicavamo, ci provocavamo e, messaggio dopo messaggio, sembrava quasi che riuscissimo a ridurre quei 220 chilometri che ci separavano.

Finalmente il giorno dell’incontro

E poi arrivò il momento di trasformare tutte quelle parole in realtà.

Avevamo deciso di incontrarci. Io dovevo pensare soltanto a raggiungere la sua città, mentre lei si era presa l’impegno di trovare un alloggio dove poter trascorrere insieme tre giorni.

Anche questo suo gesto mi fece piacere. Non era più soltanto una curiosità virtuale: entrambi stavamo investendo qualcosa in quella conoscenza.

Finalmente arrivò il giorno dell’incontro. Ci eravamo dati appuntamento in una nota piazza della sua città.

Ricordo ancora come si era presentata. Era alta circa un metro e sessantacinque, indossava un top piuttosto scollato, dal quale si intravedeva appena il seno, e una minigonna che valorizzava le sue gambe. Portava dei collant velatissimi e scarpe décolleté con un tacco alto che le davano un’eleganza e una femminilità particolari.

Quando ci trovammo uno di fronte all’altra, decidemmo quasi per gioco di comportarci come due perfetti sconosciuti. Ci presentammo con una certa formalità, come se fosse la prima volta che ci vedevamo, nonostante avessimo già condiviso tante confidenze attraverso i nostri messaggi.

Resistemmo pochissimi secondi. Poi ci guardammo e scoppiammo entrambi a ridere.

Dopo quella prima risata, tutto sembrò venire naturale. Ci guardammo, ci avvicinammo e il primo bacio arrivò quasi spontaneamente.

Era come se avessimo semplicemente dato seguito a qualcosa che entrambi aspettavamo da tempo.

La curiosità, le provocazioni, le confidenze e il desiderio accumulato durante quelle settimane di messaggi avevano ormai lasciato spazio alla voglia concreta di stare insieme.

Decidemmo così di dirigerci direttamente in albergo. Dopo le consuete formalità alla reception, prendemmo la strada verso la nostra stanza.

Finalmente soli

Una volta entrati in camera, continuarono gli apprezzamenti reciproci. C’erano sorrisi, sguardi complici e una tensione che ormai non aveva più bisogno di tante parole.

Poi lei si lasciò andare sul letto, con le gambe divaricate e le braccia distese. Era un invito esplicito, un gesto che non lasciava dubbi sulla sua voglia di vivere quel momento insieme a me.

Mi avvicinai con delicatezza, appoggiandomi su di lei. Una mano cominciò ad accarezzarle una coscia, risalendo lentamente verso i fianchi.

Mi chinai per raggiungere la sua bocca e iniziammo a baciarci. Lei ricambiò con trasporto, lasciandosi coinvolgere sempre di più in quel lungo bacio.

Poi mi spostai lentamente verso il collo, soffermandomi sul lobo dell’orecchio, prima con le labbra e poi con piccoli baci.

Le mie mani continuavano a esplorare delicatamente il suo corpo, passando dalle cosce al seno.

Di tutta risposta, lei cominciò a stringermi sempre più forte a sé. Le sue mani si posarono sul mio sedere, per poi risalire lungo i fianchi, come se volesse accorciare ulteriormente la distanza tra i nostri corpi.

Cercava continuamente il mio contatto, mi attirava verso di sé e ricambiava ogni mia carezza.

A quel punto fu lei a prendere l’iniziativa. Cominciò lentamente a sbottonarmi la camicia, un bottone alla volta, senza quasi mai interrompere il contatto delle nostre labbra.

Continuavamo a baciarci con crescente trasporto, mentre il suo respiro diventava sempre più intenso.

Una volta sbottonata la camicia, me la sfilò con una certa irruenza. Devo ammettere che quel suo modo deciso mi fece particolarmente piacere. Percepivo che ormai si sentiva completamente a suo agio e che la voglia di lasciarsi andare era cresciuta.

Dopo avermi tolto la camicia, interruppe per un momento il bacio, si sollevò e rimase seduta sul letto, proprio davanti a me.

Cominciò a dedicarmi le sue attenzioni con una lentezza che contrastava con la determinazione mostrata fino a quel momento.

Nel frattempo cominciò a occuparsi anche della mia cintura e dei pantaloni, accompagnando quei gesti con sguardi complici e carezze sempre più audaci.

Mi colpiva soprattutto il suo modo di partecipare, di cercarmi e di prendere a sua volta l’iniziativa.

Una complicità sempre più intensa

A quel punto sentii che era arrivato il momento di ricambiare il piacere. La invitai dolcemente ad avvicinarsi, la baciai con passione e la accompagnai lentamente a distendersi sul letto.

Continuai a baciarla, scendendo dal collo verso le spalle, mentre le mie mani cercavano il contatto con il suo corpo.

Riuscii a sfilarle il top e mi ritrovai finalmente davanti a lei, senza più quella barriera che fino a pochi istanti prima ci separava.

Ripresi a baciarla lentamente, percorrendo il suo corpo con le labbra e le mani, come se volessi imprimere nella sua memoria ogni istante di quel primo incontro.

Non volevo limitarmi a qualche carezza distratta. Avevo voglia di prendere l’iniziativa, guidare il gioco della seduzione e sorprenderla con il mio modo di vivere l’intimità.

Arrivai alla sua gonna e cominciai a slacciarla, cercando di non interrompere quella complicità.

Mi soffermai sulle sue gambe, dedicando loro particolare attenzione. Mi accorsi che apprezzava quel modo di corteggiarla anche attraverso i piccoli gesti.

Bacio dopo bacio, risalii lentamente lungo le sue gambe, fino a ritrovarmi inginocchiato davanti a lei.

Era un momento di grande intimità, nel quale tutto ciò che avevamo immaginato durante le nostre conversazioni stava finalmente diventando realtà.

Fu un preliminare piuttosto lungo, durante il quale ebbi modo di dedicarmi completamente al suo piacere. Lei appariva sempre più coinvolta e desiderosa, tanto da cercare continuamente il mio contatto.

La cosa che mi colpiva maggiormente era proprio questa alternanza di ruoli. A volte ero io a prendere l’iniziativa, altre volte era lei a guidare il gioco, manifestando senza timidezza quello che desiderava.

Non c’erano schemi prestabiliti né qualcuno che dovesse necessariamente condurre. Era un continuo rincorrersi, fatto di complicità, provocazioni e desiderio reciproco.

Il momento che aspettavamo

Dopo quel lungo momento dedicato a lei, risalii lentamente lungo il suo corpo, lasciando una scia di baci fino a raggiungere nuovamente le sue labbra.

Mi avvicinai, appoggiandomi sopra di lei, e cercai i suoi occhi.

In quello sguardo lessi qualcosa che non aveva bisogno di spiegazioni. Era arrivato il momento di lasciarci andare completamente a quell’incontro che avevamo tanto desiderato.

Fu lei a sorprendermi prendendo l’iniziativa e guidando il nostro avvicinamento.

Ci ritrovammo finalmente uniti. Per qualche istante rimanemmo immobili, guardandoci negli occhi, quasi volessimo prendere coscienza di quello che stavamo vivendo.

Era una sensazione particolare: due persone che fino a pochi giorni prima erano soltanto due profili Facebook, adesso si ritrovavano finalmente vicine, dopo 220 chilometri di distanza e tante fantasie condivise.

Da quel momento sembrò cambiare tutto. Le delicatezze dei primi istanti lasciarono spazio a una passione molto più istintiva.

Eravamo diventati due complici, finalmente liberi di esprimere il desiderio che avevamo alimentato per settimane.

Iniziammo lentamente, cercando il ritmo e le reazioni dell’altro, per poi lasciarci coinvolgere sempre più dall’intensità del momento.

Lei partecipava attivamente, accompagnando i miei movimenti e cercando continuamente il mio sguardo.

Andammo avanti per un bel po’, cambiando posizione, cercando ogni volta un modo diverso di vivere quella passione.

Ormai la timidezza iniziale era completamente scomparsa. Non c’era più una regia, non c’era un regista e soprattutto non c’erano ruoli prestabiliti.

Ci alternavamo nell’iniziativa, sorprendendoci a vicenda, seguendo semplicemente il desiderio del momento.

Eravamo completamente assorti l’uno nell’altra, quasi sconnessi dal mondo esterno.

Non pensavamo alla distanza percorsa, al tempo trascorso o a quello che ci aspettava dopo. Esisteva soltanto quel momento, quella complicità e la sensazione di esserci finalmente trovati anche nella dimensione fisica.

Dopo il primo atto

E fu così che arrivammo al culmine di quel primo incontro. Quando le feci capire che stavo per lasciarmi andare, lei volle partecipare fino all’ultimo istante, con la stessa disinvoltura e complicità che aveva caratterizzato tutta la nostra intimità.

Poi, quasi improvvisamente, arrivò una piacevole stanchezza.

Ci ritrovammo distesi sul letto, vicini, cercando di riprendere fiato e godendoci qualche minuto di tranquillità.

Ci scambiammo sorrisi e sguardi soddisfatti. Non c’era bisogno di tante parole: entrambi sapevamo di aver vissuto un primo momento particolarmente appagante.

Ma la cosa più bella era un’altra: non era un saluto, non era la fine di un appuntamento e nemmeno un incontro consumato in poche ore.

Avevamo ancora un intero fine settimana davanti a noi.

Tre giorni da condividere, da scoprire e da vivere senza la fretta di doverci salutare.

E, ripensando a come era cominciata quella conoscenza su Facebook, avevamo entrambi un buon motivo per sorridere.
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