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Prime Esperienze

La giovane collega - La cena di lavoro


di Membro VIP di Annunci69.it FolleGentile
30.10.2026    |    486    |    0 9.5
"Si ritirò all’improvviso, le fece girare la testa e le infilò il cazzo in bocca..."
Nicole aveva un fidanzato, e Manuele lo sapeva benissimo.
Non si davano mai appuntamento per scopare.
Tra loro non c’erano promesse, non c’erano “quando vuoi” o messaggi notturni al cellulare.
Capitava e basta.
Un’occhiata di troppo, un momento di debolezza, e l’impeto prendeva il sopravvento.
Poi ciascuno tornava alla propria vita come se niente fosse successo.
Manuele era dominante, provocatorio, sicuro di sé.
Sapeva esattamente come guardarla per farle perdere la concentrazione.
Nicole, invece, era timida.
Arrossiva facilmente, abbassava lo sguardo, ma non riusciva mai a dirgli di no.
Non ci riusciva proprio, e sotto sotto le piaceva essere presa da Manuele, in quel modo totalmente diverso a cui era abituata a farlo con il suo giovane fidanzato.
Quella sera, alla cena di lavoro, era già successo di nuovo.
Sedevano a tavoli diversi, ma Manuele non le toglieva gli occhi di dosso.
Ogni volta che lei alzava lo sguardo, trovava lui a fissarla, un mezzo sorriso malizioso sulle labbra.
Nicole sentiva il calore salirle tra le gambe e odiava se stessa per quanto facilmente si faceva scaldare da quell’uomo.
Verso le undici, Manuele si alzò e andò verso i bagni senza dire una parola.
Nicole non sapeva cosa fare, era tentata ma titubante.
Il dubbio non resistette neanche un minuto intero.
Poi si scusò con i colleghi e lo seguì.
Il bagno degli uomini era vuoto.
Sembrava che lui la stesse aspettando.
Non appena la porta le si chiuse alle sue spalle, Manuele la spinse contro il muro e le prese il mento tra le dita.
«Sei già bagnata, vero?» chiese a voce bassa, quasi divertito.
Nicole arrossì velocemente, ma non rispose.
Lui le sbottonò i pantaloni, le calò la slip e le infilò due dita dritto nella figa.
Era calda, aperta, già scivolosa.
Lei emise un gemito soffocato quando lui le massaggiò il clitoride con il pollice.
«In ginocchio.»
Lei scese senza esitare.
Si inginocchiò sul pavimento freddo, gli aprì la cerniera e tirò fuori il cazzo già duro, spesso, caldo.
Lo guardò un secondo con quell’espressione da ragazza brava che stava per fare qualcosa di molto sporco, poi lo leccò lentamente dalla base alla punta, sentendo il sapore salato della pelle.
Manuele le afferrò i capelli biondi e la spinse in avanti.
Nicole aprì la bocca e lo prese fino in fondo, soffocando quando la glande le toccò la gola.
Lui non fu delicato.
Cominciò a scoparle la bocca con spinte lente ma profonde, sentendo le labbra strette scorrere sul proprio cazzo mentre lei respirava dal naso e gli occhi le lacrimavano un po’.
Il suono umido e schioccante del pompino riempiva il bagno.
Nicole succhiava con voglia, le guance scavate, una mano che gli massaggiava le palle pesanti.
Ogni tanto Manuele la tirava indietro solo per guardarla: labbra rosse e lucide di saliva, un filo che le pendeva dal mento, gli occhi lucidi.
«Più a fondo», ordinò.
Lei obbedì.
Si costrinse a prenderlo tutto, fino a sentire le palle contro il mento, e restò così qualche secondo mentre lui le teneva la testa ferma.
Poi la lasciò respirare.
Nicole tossì piano, ma non si tirò indietro.
Tornò subito a succhiarlo, più vorace di prima, la lingua che gli girava intorno alla punta ogni volta che usciva.
Manuele sentì il piacere salire troppo in fretta.
Le strinse i capelli più forte e accelerò le spinte, scopandole la gola con ritmo deciso.«
Adesso apri la bocca perché voglio venirci dentro.»
Nicole non ebbe neanche il tempo di rispondere.
Lui venne in profondità, riempiendole la bocca di sperma caldo e denso.
Lei deglutì quasi tutto, qualche goccia che le scivolò dal labbro e le cadde sul mento.
Manuele restò fermo qualche secondo, il cazzo ancora pulsante tra le sue labbra, poi si ritirò lentamente.
Nicole tossì piano, si asciugò le labbra con il dorso della mano e lo guardò con gli occhi lucidi e le guance rosse.
Manuele le passò un pezzo di carta igienica, le sistemò i capelli con un gesto quasi affettuoso e uscì per primo.
Tornarono al tavolo come se niente fosse.
Nessuno aveva notato niente.
Quando la cena finì, Manuele le offrì un passaggio.
Nicole abitava a venti minuti, ma lui non le avrebbe mai fatto fare la strada da sola al buio della notte.
Salì sulla sua macchina nera senza fare domande, anche se sapeva già che qualcosa sarebbe successo.
Durante il tragitto parlò poco.
Lui guidava in silenzio, una mano sul volante, l’altra a volte sulla sua coscia, le dita che le accarezzavano l’interno della gamba attraverso il tessuto.
A un certo punto, senza preavviso, sterzò e entrò in un parcheggio abbandonato dietro un magazzino.
Luci spente, solo qualche lampione lontano.
Spense il motore.
Nicole lo guardò, il cuore che le batteva forte.
«Manuele, il mio fidanzato…»
«Lo so.», rispose lui, già sganciandole la cintura.
«Ma sei già bagnata di nuovo, vero?»
Lei non rispose.
Non serviva.
Manuele le abbassò i pantaloni e le mutandine fino alle caviglie, poi la fece girare e le spinse il busto contro il sedile del passeggero.
Lei si ritrovò a carponi sul sedile, il culo nudo esposto all’aria fredda della notte.
Lui le aprì le chiappe con le mani e le guardò la figa gonfia e lucida, ancora umida dal bagno.
Ci sfregò il cazzo contro, sentendo il calore e la scivolosità, poi entrò d’un colpo solo.
Nicole gemette forte, la fronte premuta contro il sedile, le dita che si aggrappavano al poggiatesta.
Lui non le diede tempo di abituarsi: cominciò a scoparla con spinte profonde e regolari, le mani strette sui fianchi magri, il suono umido della pelle che sbatteva contro la pelle che riempiva l’abitacolo.
«Che bella figa calda Nicole.» borbottò, accelerando.
Nicole annuì tra i gemiti, muovendo il bacino incontro alle sue spinte.
Manuele le diede uno schiaffo leggero su una chiappa, poi un altro più deciso, lasciando un segno rosso.
Lei strinse la figa intorno al suo cazzo, un gemito più lungo che le uscì dalla gola.
Lui cambiò ritmo, andando più lento ma più a fondo, quasi uscendo completamente prima di rientrare con una spinta secca. Nicole ansimava, la schiena inarcata, i seni piccoli che si muovevano leggermente a ogni colpo.
Manuele le raggiunse il clitoride con le dita e cominciò a strofinarlo in cerchio mentre continuava a scoparla.
«Vieni pure, non ti trattiene nessuno qui», le sussurrò.
Nicole venne poco dopo, con un gemito rotto e il corpo che le tremava.
La figa le pulsava forte intorno al cazzo di Manuele, che non si fermò.
Continuò a spingere attraverso l’orgasmo di lei, godendosi ogni contrazione, ogni gemito soffocato.
Poi, preso dalla foga, si ritirò all’improvviso.
Nicole emise un piccolo lamento di protesta, ma lui non le diede tempo di capire.
Raccolse un po’ della sua stessa scivolosità con le dita e gliela sparò sul buco del culo, massaggiandolo piano con il pollice.
«Manuele, aspetta.»
«Shhh.» Lui la zittì le accarezzandole la schiena con una mano mentre con l’altra le apriva piano l’ano.
«Lasciami fare.»
Poi ci premette la punta del cazzo contro.
Nicole strinse i denti, ma non disse di no.
Manuele entrò lentamente, centimetro dopo centimetro, sentendola stringersi forte intorno a lui.
Quando fu tutto dentro si fermò un momento, lasciandola abituare al bruciore e alla sensazione di pienezza, poi cominciò a muoversi con spinte corte e profonde.
Nicole gemette, parte dolore e parte piacere, la fronte ancora premuta contro il sedile.
Lui la scopava nel culo con ritmo costante, una mano che le teneva i fianchi e l’altra che le raggiungeva di nuovo la figa per strofinarle il clitoride.
Lei cominciò a muovere il bacino incontro alle sue spinte, sempre più eccitata nonostante il bruciore iniziale.
«Ti piace, vero?» le sussurrò Manuele all’orecchio, accelerando.
«Ti piace farti scopare il culo mentre pensi al tuo fidanzato che ti aspetta a casa?»
Nicole non rispose, ma il gemito lungo e rotto che le uscì dalla gola fu abbastanza eloquente.
Venne di nuovo, più debole ma più intenso, il corpo che le tremava mentre lui continuava a scoparle il culo.
Manuele sentì le palle stringersi.
Si ritirò all’improvviso, le fece girare la testa e le infilò il cazzo in bocca.
Nicole lo prese subito, succhiando con voglia mentre lui le teneva i capelli e le scopava la gola con un paio di spinte finali.
Venne nuovamente anche lui, riempiendole la bocca di sborra calda e densa.
Nicole ingoiò tutto.
Manuele restò fermo qualche secondo, poi si ritirò lentamente.
Nicole tossì piano, si asciugò le labbra con il dorso della mano.
Manuele la aiutò a rialzarsi e a sistemarsi i pantaloni.
Non dissero più niente, neanche una parola.
L'uomo ripartì come se niente fosse.
La lasciò sotto casa dieci minuti dopo.
«A lunedì», disse solo.
Lei annuì sorridendogli con dolcezza, poi scese e chiuse lo sportello.
Lui la guardò sparire nel portone, poi mise la prima e sparì nella notte, sapendo che prima o poi sarebbe successo di nuovo.
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