La mia prima serata al Nautilus
Aletravmi
La nascita pubblica di Alessandra
Ci sono desideri che rimangono a lungo nascosti. Non perché non siano importanti, ma perché non troviamo il coraggio di viverli.
Il mio era uno di questi.
Avevo sempre frequentato il Nautilus in versione maschile. Un ambiente che conoscevo, nel quale avevo avuto modo di osservare, incontrare persone e vivere alcune esperienze. Ma dentro di me esisteva un’altra curiosità, molto più personale: entrare in quel luogo nei panni di Alessandra.
Alessandra non era una persona nuova. Esisteva già da tempo nella mia vita privata. Era presente nei momenti trascorsi davanti allo specchio, nella scelta degli abiti, nel piacere di truccarmi, vestirmi e fotografarmi.
Era una parte di me che conoscevo bene, ma che non avevo mai avuto il coraggio di mostrare all’esterno.
Il problema non era soltanto uscire vestita da donna. Era affrontare gli sguardi, i giudizi e soprattutto la possibilità di incontrare qualcuno che facesse parte della mia vita quotidiana.
Milano, per quanto grande, per me era diventata una città piena di possibili incontri imprevisti. Conosco tante persone, anche per motivi professionali. Clienti, fornitori, amici. E l’idea di poter incrociare uno di loro mi aveva sempre fatto desistere.
Avevo già avuto modo di vivere alcune esperienze lontano da casa, ad Ancona, incontrando Antonio in due occasioni. Ma trovarsi a quattrocento chilometri da Milano è diverso. Si è lontani dalle proprie abitudini, dalle conoscenze e da quel mondo nel quale si è abituati a essere riconosciuti.
Il Nautilus, invece, era vicino. Forse troppo vicino.
Un’occasione chiamata Halloween
Per mesi avevo pubblicato annunci, scambiato messaggi e immaginato come sarebbe potuta essere quella serata. Ogni volta, però, quando tutto sembrava pronto, trovavo una ragione per rinunciare.
Mi domandavo se sarei piaciuta, se sarei stata accettata, se avrei incontrato qualcuno che conoscevo.
Poi cercavo di ragionare.
In fondo, se avessi incontrato un cliente, un fornitore o un amico, non sarebbe stato necessariamente un problema. Anche lui avrebbe avuto una sua vita privata, i suoi desideri e le sue curiosità. Non c’era una persona giusta e una sbagliata. C’erano semplicemente adulti che avevano scelto di vivere un’esperienza personale.
Ma la razionalità non sempre riesce a vincere le paure.
Una sera, verso la fine di settembre, mentre frequentavo il Nautilus in versione maschile, lessi dell’organizzazione della festa di Halloween.
L’invito era rivolto a tutti: presentarsi mascherati.
Mi sembrò un’occasione perfetta.
La maschera avrebbe potuto aiutarmi a sentirmi più protetta, a vivere quella prima uscita con maggiore serenità.
Da quel momento cominciai a prepararmi.
Avevo settimane davanti a me per scegliere ogni particolare. Non volevo un’immagine volgare o eccessiva. La mia idea di femminilità era diversa: cercavo eleganza, sensualità e cura dei dettagli.
Scelsi un intimo di pizzo, un reggiseno della mia misura, una mutandina velata, un reggicalze e autoreggenti nere con la riga posteriore.
Aggiunsi un top, una minigonna a pieghe, una vecchia pelliccia recuperata in un negozio e un paio di tacchi.
Provavo gli abbinamenti davanti allo specchio. Mi osservavo, cambiavo qualche particolare, cercavo di trovare un equilibrio tra quello che desideravo essere e quello che mi faceva sentire a mio agio.
La maschera sarebbe stata l’ultimo dettaglio.
Il 31 ottobre
Finalmente arrivò il giorno tanto atteso.
Nel pomeriggio tornai a casa. Il giorno precedente ero stata dall’estetista, come faccio abitualmente, ma quella volta avevo voluto dedicare ancora maggiore attenzione alla cura personale.
Mi lavai e cominciai a prepararmi.
Provai nuovamente tutto il mio abbigliamento. Sistemai gli accessori, controllai il trucco e mi guardai allo specchio.
Dopo cena arrivò il momento.
Indossai il mio intimo, il reggicalze e le autoreggenti. Mi feci alcune fotografie, quasi volessi fermare quei momenti prima di affrontare qualcosa che per me aveva un significato particolare.
Sopra gli abiti indossai una tuta e scesi nel box.
Una volta in macchina, prima di partire, mi tolsi la tuta e rimasi con la minigonna e le calze velate.
Era cominciata la mia serata.
Il viaggio attraverso Milano fu una sensazione difficile da descrivere. Mi sentivo emozionata, curiosa, agitata. Ogni semaforo, ogni incrocio e ogni persona incontrata lungo il percorso mi ricordavano che stavo facendo qualcosa che fino a quel momento avevo soltanto immaginato.
Arrivai vicino al Nautilus e parcheggiai in una zona abbastanza appartata.
Completai la preparazione: tacchi, parrucca e una piccola borsetta.
Poi scesi dall’auto.
Il primo passo
Camminare verso il locale fu forse il momento più difficile.
Sono una persona alta e dalla corporatura importante. Non potevo pensare di passare completamente inosservata.
Attraversai un paio di bar e avvertii gli sguardi delle persone. Mi sentivo osservata, e per qualche istante ebbi la tentazione di tornare indietro.
Ma non lo feci.
Continuai a camminare.
Quando arrivai all’ingresso, trovai il locale pieno di persone. Inaspettatamente, quella presenza numerosa mi tranquillizzò. Non sarei stata l’unica figura da osservare. Avrei potuto confondermi tra gli altri partecipanti.
Entrai.
Mi guardai intorno, cercando di prendere confidenza con l’ambiente. Qualcuno si accorse subito che ero una presenza nuova.
Un uomo di mezza età si avvicinò e mi propose da bere. Accettai un gin tonic.
Cominciammo a parlare e, poco dopo, mi propose di appartarci. Accettai, ma gli spiegai chiaramente quali fossero le mie intenzioni e i miei limiti.
Fu il primo incontro della serata. Un’esperienza intensa, forse anche più impegnativa di quanto avessi immaginato. Quando sentii di aver vissuto abbastanza quel momento, tornai nella sala principale.
Avevo bisogno di respirare, osservare e soprattutto prendere confidenza con quella nuova dimensione.
La scelta di avvicinarmi
Continuai a girare per il locale. Mi sentivo osservata e cercata. Alcuni contatti mi piacevano, altri mi facevano percepire quanto fosse importante mantenere i miei confini.
Era una sensazione nuova: da una parte il piacere di essere desiderata, dall’altra la consapevolezza di dover scegliere con attenzione a chi concedere la mia attenzione.
Poi notai un ragazzo giovane, un po’ in disparte.
Questa volta fui io a prendere l’iniziativa.
Ci mettemmo a parlare. Mi raccontò che da poche settimane era rimasto single. Mi sembrò una persona piacevole e spontanea. Gli proposi di trascorrere un po’ di tempo insieme in privato.
Accettò.
Fu un incontro che ricordo con particolare piacere. Mi colpirono la sua cura personale, il profumo e il modo in cui si rapportava a me.
Ci fu intimità, ma soprattutto ebbi la sensazione di aver scelto io. Non stavo semplicemente aspettando che qualcuno si avvicinasse: ero stata io a individuare una persona che mi interessava.
Al termine dell’incontro ci scambiammo i contatti Telegram. Gli dissi che, se avesse avuto piacere di rivedermi, avrebbe potuto cercarmi.
Mi ricomposi e tornai nella sala.
Una serata che non dimenticherò
A quel punto sentivo di aver vissuto abbastanza.
Mi concessi un ultimo gin tonic, questa volta in solitudine. Non desideravo altri incontri. Volevo soltanto rimanere qualche minuto con i miei pensieri.
Poi uscii.
Raggiunsi la macchina e tornai verso casa.
Durante il tragitto ripensai a tutto: alla preparazione, alle fotografie, al viaggio, agli sguardi incontrati per strada, all’ingresso nel locale e alle persone conosciute.
Ma soprattutto pensai a una cosa.
Ero riuscita a farlo.
Per tanto tempo avevo lasciato che la paura decidesse al posto mio. Avevo trovato mille motivi per non uscire, per non mostrarmi, per non concedermi questa esperienza.
Quella sera, invece, avevo scelto di provare.
Quando arrivai a casa, non riuscivo a prendere sonno. La mente continuava a tornare a quei momenti. Ero ancora emozionata, quasi incredula.
Non era stata soltanto una serata in un locale.
Era stato il primo vero passo di Alessandra fuori dal privato.
Non so se quella notte abbia cambiato qualcosa nella mia vita, ma so che ha cambiato il mio modo di guardare a questo desiderio.
Ho capito che non dovevo necessariamente nascondermi dietro una ricorrenza, una festa o una maschera.
Potevo concedermi di vivere Alessandra anche al di fuori delle quattro mura di casa.
E forse la cosa più bella di quella notte è proprio questa: non aver scoperto una nuova persona, ma aver trovato il coraggio di mostrare una parte di me che esisteva già da tanto tempo.
Halloween era finito.
Alessandra, invece, aveva appena cominciato a vivere.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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