Prime Esperienze
Alex, il collega
03.10.2025 |
259 |
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"I suoi occhi, azzurri, penetranti, da predatore, mi inchiodano, e sento il mio clitty contrarsi di nuovo, un misto di paura e eccitazione che mi bagna le mutande..."
Oh, Dio, eccomi qui, seduto alla mia scrivania nell'ufficio open-space che puzza di caffè stantio e ambizioni soffocate, con il cuore che mi batte come un coniglietto terrorizzato intrappolato nel petto. Mi chiamo... beh, all'anagrafe è un nome da uomo qualunque, tipo Marco o Luca, ma dentro di me, lo sai, sono Dolly. Dolly, con l'anima che freme per un paio di tacchi alti e un rossetto che sbava su qualcosa di grosso e caldo. Vivo questa vita da maschio, con i pantaloni larghi che nascondono il mio piccolo segreto, quel clitty patetico, minuscolo, che si contrae nei boxer ogni volta che la mia mente divaga verso fantasie proibite. Lavoro come addetto al marketing in questa agenzia di merda, dove passo le giornate a compilare report e a fingere di essere uno di loro: uno di quei tizi con la mascella squadrata e l'ego gonfio come un pallone da spiaggia. Ma non lo sono. Non lo sarò mai. E Alex... oh, Alex, quel bastardo alfa con i capelli pettinati all'indietro e il sorriso da squalo, è il mio incubo quotidiano. O forse il mio sogno sporco, a seconda dell'ora del giorno.È lunedì mattina, uno di quei lunedì che ti fanno desiderare di infilarti sotto le coperte e non uscirne mai più. Sto sorseggiando il mio tè, sì, tè, non caffè, perché anche nelle mie abitudini c'è quel tocco femminile che non riesco a scrollarmi di dosso, quando lo sento. Alex, appollaiato sul bordo della scrivania di Giulia, la stagista con le tette che sembrano uscite da un catalogo di Victoria's Secret. Sta pavoneggiandosi, come al solito, con quella voce baritonale che riempie l'aria come un ruggito da cavernicolo. "Sai, piccola, l'altra sera con quella rossa al bar... l'ho portata a casa mia, le ho dato una ripassata che non dimenticherà mai. Le donne adorano un uomo che sa il fatto suo, che non chiede permesso ma prende quello che vuole." Giulia ride, arrossendo, e io, dal mio angolo, sento lo stomaco torcersi in un nodo di invidia e disgusto. Che troglodita. Che maleducato, rozzo idiota che tratta le donne come trofei da scopare e buttare via. Non mi è simpatico, no davvero, lo odio, con quel suo modo di marciare per l'ufficio come se possedesse il mondo, di schioccare le dita per un caffè, di lanciare occhiate che ti fanno sentire piccolo, insignificante. Eppure... eppure, c'è quel ricordo che mi perseguita, come un marchio a fuoco sulla pelle.
Era successo un paio di settimane fa, durante una riunione di team. Alex si era alzato per scrivere alla lavagna, e i suoi pantaloni slim, quei maledetti jeans attillati che indossava sempre per sfoggiare, si erano tesi quel tanto che bastava. L'ho visto. Il suo pacco. Grosso, gonfio, un rigonfiamento che premeva contro il tessuto come una bestia in gabbia, venoso e promettente sotto quella facciata da spaccone. Il mio clitty ha avuto un sussulto immediato, un fremito traditore che mi ha fatto stringere le cosce sotto il tavolo. Mi sono eccitata lì, in mezzo a tutti, con il viso che bruciava e il cuore che galoppava. Immaginavo, no, non voglio ammetterlo, ma lo facevo, le mie labbra sottili, truccate in segreto a casa, che si aprivano intorno a quella protuberanza, ingoiandola piano, sentendo il sapore salato della sua virilità riempirmi la bocca fino a soffocarmi. Dio, quanto ero bagnata dentro, quel piccolo rigagnolo di umiliazione che colava nei boxer. Da quel momento, Alex non era più solo il collega stronzo: era il mio demone personale, il simbolo di tutto ciò che non sono e che desidero servire.
E così, oggi, non ce la faccio più. Deve essere lo stress, o forse quel prurito interiore che mi rode da giorni, quel bisogno di flirtare con il pericolo per sentire viva la mia Dolly repressa. Sto passando accanto alla sua scrivania, sto portando dei documenti a stampa, un pretesto banale, e lo sento ancora blaterare con Giulia: "Le piacevano i miei morsi sul collo, sai? La prossima volta ti mostro i segni." Lei ridacchia, e io... io sbotto. Non so perché, forse per gelosia verso di lei, o per punirmi da sola, ma le parole mi escono di getto, taglienti come unghie laccate di rosso. "Ma sul serio, Alex? Sei proprio un maleducato troglodita. Tratti le donne come carne da macello, eh? Un po' di rispetto non ti ucciderebbe."
L'ufficio si zittisce per un secondo, un silenzio elettrico che mi fa pentire all'istante. Giulia spalanca gli occhi, Alex si gira piano verso di me, quel sorriso lento che gli si allarga sul viso come una crepa nel ghiaccio. I suoi occhi, azzurri, penetranti, da predatore, mi inchiodano, e sento il mio clitty contrarsi di nuovo, un misto di paura e eccitazione che mi bagna le mutande. "Oh, oh, guarda chi si sveglia," dice lui, appoggiandosi allo schienale della sedia con aria rilassata, ma c'è una scintilla nei suoi occhi, un lampo di sfida. "Il nostro piccolo santo qui, che difende l'onore delle dame. Che c'è? Geloso perché non sei tu quella che mordo?" Ride, una risata profonda che rimbomba nel mio petto, e si sporge in avanti, le braccia muscolose che flettono sotto la camicia. "O magari invidioso di come le tratto? Dai, ammettilo: tu saresti perfetto come quella rossa. Dolce, remissivo... pronto a inginocchiarti per un po' di attenzione."
Le sue parole mi colpiscono come uno schiaffo, ma invece di rabbia, sento un calore traditore diffondersi tra le gambe. Inginocchiarti. La mia mente divaga per un istante: io, Dolly, in ginocchio nel suo ufficio dopo l'orario, la gonna immaginaria alzata, il suo pacco enorme che mi riempie la bocca fino a farmi lacrimare. Arrossisco violentemente, balbetto qualcosa di incoerente, "Non... non è quello che intendevo, sei solo un idiota", ma lui non molla, si alza e mi si avvicina, torreggiando su di me con la sua altezza, il suo odore di colonia speziata che mi invade le narici. "Troglodita, eh? Magari sì, ma almeno io so come far gemere una donna. Tu? Sembri il tipo che ascolta i loro problemi e basta. Patetico." Mi dà una pacca sulla spalla, forte quanto basta per farmi vacillare, e il contatto, la sua mano calda, ruvida, mi fa fremere. "Se vuoi consigli, passa dal mio ufficio stasera. Ti mostro come si fa un uomo vero."
Esco da lì con le gambe molli, il cuore che martella, e mi rifugio in bagno, chiudendo la porta a chiave. Mi guardo allo specchio: viso da uomo qualunque, capelli castani tagliati corti per non dare nell'occhio, ma gli occhi... oh, quegli occhi tradiscono tutto, un luccichio femminile, vulnerabile, assetato. Mi slaccio i pantaloni, e eccolo lì, il mio clitty piccolo e roseo, già semi-eretto, gocciolante di pre-sperma per quell'umiliazione. Lo tocco piano, immaginando la sua presa sulla mia testa, le sue dita che mi spingono più a fondo, il suo ghigno mentre mi chiama "brava troia". Vengo in fretta, un orgasmo patetico e silenzioso, schizzando sul lavandino mentre reprimo un gemito che suona troppo femminile. Pulisco tutto con carta igienica, mi ricompongo, ma so che è solo l'inizio. Ho provocato il lupo, e ora lui mi sta fiutando. Stasera, passerò dal suo ufficio? Dio, non voglio... ma lo farò. Perché Dolly dentro di me scalpita, e quel pacco grosso è la chiave per liberarla, un centimetro alla volta, fino a farmi inginocchiare e ingoiare tutto ciò che merito. Sono eccitata, terrorizzata, pronta a cadere.
E tu, che mi guardi, sai che non c'è scampo: diventerò la sua succhiacazzi, che lo voglia o no.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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