Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Prime Esperienze > La conferenza a Budapest 2/10
Prime Esperienze

La conferenza a Budapest 2/10


di Samirlau
17.01.2026    |    327    |    1 8.0
"Eszter la accompagnerà direttamente alla vostra suite in qualunque momento Giulia lo voglia..."
PARTE 2/10

Zsigmond si sedette di fronte a lei con movimenti fluidi, quasi coreografati, come se ogni gesto fosse stato provato mille volte in posti come questo.

Il velluto borgogna della sua giacca doppiopetto catturava la luce soffusa del MÚZSA, facendola danzare sui bottoni d’argento. Giulia sentì il cuore accelerare: era già un passo enorme per lei aver accettato che un uomo come lui le si sedesse di fronte. Non era scappata. Non aveva inventato una scusa. Era rimasta. E anche lui percepiva l’eccezionalità di questa situazione che lo esaltava proprio perché sapeva con assoluta certezza che si trattava di una enorme deviazione dalla norma per Giulia.

«Grazie per avermi permesso di unirmi a lei» Le disse piano, con quella voce bassa che sembrava avvolgere l’aria tra loro. «So che forse l’ho messa un po’ a disagio.»

Giulia abbassò gli occhi sul bicchiere, le dita che tormentavano lo stelo:
«Si in effetti Io… di solito non lo faccio...»

Lui sorrise, un sorriso lento, senza fretta:
«Sono contento che abbia deciso cosi»

Il silenzio che seguì non fu imbarazzante. Era denso, elettrico, come se il pianoforte in sottofondo stesse suonando solo per loro. Parlarono con parole rade: del Tokaji, della vista sul Danubio che si vedeva dalle finestre della lobby, di come Budapest di notte sembri sempre sul punto di rivelare un segreto. Lui non le fece domande dirette, non la mise in difficoltà. Ogni parola sembrava accarezzarla.

In quel momento arrivò Matteo.

Giulia lo vide scendere le scale maestose, aria stanca ma sollevata quando finalmente la individuò. Si avvicinò al tavolino con passo rapido, sorpreso ma non allarmato della compagnia in cui aveva trovato sua moglie.

«Amore…» iniziò lei, alzandosi a metà. «Lui è… il signore è un habitué dell’albergo. Abbiamo appena cominciato a parlare.»

Matteo sorrise, tendendo la mano:
«Matteo. Grazie per aver tenuto compagnia a mia moglie. Non mi piaceva l’idea che fosse qui sola e annoiata per colpa mia...»

Zsigmond si alzò con eleganza regale, gli strinse la mano con fermezza:
«Zsigmond. Un piacere. Sua moglie è una compagnia affascinante. Non potevo lasciarla sola in un posto come questo… prefetto per una piacevole conversazione.»

Ci furono convenevoli rapidi, cortesi: il tempo un po’ fresco di Budapest, il Tokaji che era eccellente. Matteo si sedette accanto a Giulia, le posò una mano leggera sul ginocchio sotto il tavolino: un gesto istintivo. Zsigmond osservò tutto: il modo in cui Matteo parlava con entusiasmo, il modo in cui Giulia lo guardava con una devozione dolce, per quanto fosse imbarazzata. Vide anche l’insicurezza nascosta negli occhi di Matteo – un uomo giovane, ambizioso, con la carriera in testa, che ancora non aveva capito quanto la donna accanto a lui potesse rendere la sua vita infinitamente più ricca, più sensuale, più piena.

«Sapete cosa?» disse Zsigmond dopo qualche minuto, con la sicurezza di chi non si aspetta un rifiuto: «Stasera al piano di sopra c’è un piccolo evento privato nella sala da ballo, niente di formale. Vi andrebbe di continuare la nostra chiacchierata lassù? È molto più… intimo.»
Matteo guardò Giulia e poi disse:
«Va bene» disse Matteo. «Perché no.»

Salirono insieme. L’ascensore li portò al piano nobile. Alla porta della sala da ballo li attendeva un uomo imponente in smoking nero, che si limitò a un cenno rispettoso. «Ben arrivato, signore» disse a Zsigmond, aprendo la porta senza aggiungere altro.

Dentro, una sala grandiosa: soffitti affrescati, lampadari di cristallo, un’orchestra che suonava un jazz lento e sensuale. Circa un centinaio di persone, tutte vestite con eleganza assoluta – smoking, abiti da sera, gioielli discreti ma preziosi. “Meno male che non era niente di formale…” pensa Matteo. Atmosfera ovattata, champagne che girava su vassoi d’argento, conversazioni basse, risate contenute.
Zsigmond li guidò verso una zona riservata approntata con le sue bottiglie e i suoi sigari preferiti. Ne offrì uno a Matteo che pero’ dice «No non funo…» ringraziandolo in modo un po’ goffo.

Appena si sedettero, arrivò lei.

Alta, un corpo teso, capelli neri lunghissimi lisci tirati all'indietro e lucidi che le arrivavano alla vita, abito nero scollatissimo che lasciava poco all’immaginazione. Movimenti fluidi, felini. Si fermò accanto a Zsigmond senza dire una parola. Era la ragazza che Giulia aveva intravisto prima al bar.

«Vi presento Eszter» disse lui con un sorriso calmo e compiaciuto: «La mia assistente.»

Eszter inclinò appena la testa in saluto, si sedette senza parlare. Matteo non poté fare a meno di fissarla un secondo di troppo – era magnetica, quasi irreale, con quell’aria di chi sa esattamente cosa susciti la sua vista e la sua presenza.

«Di cosa si occupa?» chiese Matteo, cercando di essere educato.

Eszter lo guardò dritto negli occhi:
«Pubbliche relazioni» rispose con voce bassa, tranchant, che chiuse la conversazione come una porta sbattuta.

Zsigmond sorrise divertito. Aveva visto questa scena migliaia di volte. Poi si rivolse a Matteo:
«Mi racconti della sua conferenza. Che cosa farà domani?»

Matteo si illuminò. Parlò di algoritmi, di intelligenza artificiale applicata alla finanza, di modelli predittivi. Era entusiasta, gesticolava, si perdeva nei dettagli tecnici. Giulia lo ascoltava con un sorriso dolce, orgogliosa, ma anche un po’ in imbarazzo per quanto lui si stesse dilungando. Ogni tanto abbassava gli occhi, arrossiva leggermente.

Zsigmond osservava. Vide l’ammirazione negli occhi di Giulia – quella devozione assoluta, quel modo di sacrificare un pezzo della propria gioia per lasciare spazio al marito che adorava. Era proprio questo a renderla irresistibile: la dolcezza di una donna che si era sempre messa in secondo piano, che aveva dimenticato di chiedere per sé ma con la gioia di farlo per l’uomo che ama e che vuole vedere realizzato.

Poi il telefono di Matteo vibrò.

«Scusate» disse, guardando lo schermo. Si alzò, si allontanò di qualche passo. Quando tornò, era agitato: «C’è un problema con la presentazione. Devo tornare in camera e sistemare subito.»
Guardò Giulia, dispiaciuto: «Amore, tu rimani… mi sembra una bella serata, non voglio rovinartela.»
Giulia aprì la bocca per dire che lo avrebbe seguito, ma Zsigmond intervenne con calma e con tempismo perfetto:
«Matteo, torni pure tranquillo. Sua moglie è in ottime mani. Eszter la accompagnerà direttamente alla vostra suite in qualunque momento Giulia lo voglia.»

Matteo annuì. Si chinò, diede un bacio tenero sulla fronte di Giulia:
«Torno presto, amore. Divertiti. Grazie a voi»

E se ne andò.

Il silenzio che seguì fu carico, Giulia avverti come se parte delle sue difese fossero venute meno lasciandola veramente sola.

Zsigmond si alzò lentamente, tese la mano a Giulia:
«Venga. Voglio farle vedere una cosa.»
La guidò tra i tavoli, lungo le pareti riccamente decorate. Si fermarono davanti a un dipinto: una donna adagiata in un giardino fiorito coperta solo di veli, il suo sguardo perso... assente, mani legate da nastri di seta rossa. Giulia sentì il respiro accelerare…
«Bello, vero?» mormorò lui. «Ma ce n’è un altro più interessante.»

Camminarono ancora. Davanti a un secondo dipinto – più oscuro, più sugegstivo: una figura femminile in un bosco notturno inseguita da fauni…

Poi quasi senza che Giulia se ne accorgesse si trovarono davanti ad grande una porta chiusa, sorvegliata da due uomini in smoking nero, uno per lato.
Zsigmond fece un cenno impercettibile. Uno dei due aprì la porta senza una parola. Lui rimase sull’uscio, si voltò verso Giulia:
«Vuole vedere cosa c’è oltre questa porta?»

Lei deglutì:
«Ci sono… altri quadri?»

Zsigmond sorrise, gli occhi che brillavano di una luce oscura:
«Beh, c’è una forma d’arte piu vivace della pittura… più interessante di un quadro: è fatta di immagini, ma anche di odori, di sapori, di rumori e di umori. Stasera, questa è la porta dell’eros.»
Fece una pausa, poi aggiunse con voce morbida:
«Non si preoccupi. Sarà Eszter ad accompagnarla. Solo cinque minuti. Solo per guardare… se vuole»

Giulia sentì le gambe tremare:
«Non credo sia uno spettacolo che fa per me…»

«Come fa a saperlo?» rispose lui, senza pressione, senza giudizio. «Un quadro, per apprezzarlo o meno, lo deve prima guardare. No?»

Si voltò leggermente verso Eszter, che era apparsa silenziosa al suo fianco:
«Accompagna la signora. Solo per il tempo che desidera.»

Eszter tese la mano, palmo in su, in un gesto di invito assoluto.
Giulia guardò quella mano. Poi la porta socchiusa. Poi Zsigmond.
Il cuore le martellava nelle orecchie.

E, per la seconda volta quella sera, non disse di no.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.0
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per La conferenza a Budapest 2/10:

Altri Racconti Erotici in Prime Esperienze:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni