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Prime Esperienze

La giovane collega - Il giro in moto


di Membro VIP di Annunci69.it FolleGentile
27.10.2026    |    2.449    |    3 9.5
"Nicole sentì il cazzo pulsarle dentro il culo, lo sperma caldo che la riempiva a getti lunghi e spessi..."
Manuele la chiamò di sabato mattina, Nicole era ancora a letto col fidanzato che le russava accanto.
«Ho pensato a un giro in moto. Solo un giro. Ti porto al Lido di Locarno con la Harley e poi ti riporto a casa, prima di pranzo. Niente di strano. Prometto.»
Nicole chiuse gli occhi e premette le dita contro la fronte.
«No, Manuele. Meglio di no. Lo sai. Abbiamo deciso. Io sono fidanzata. Non è una buona idea.»
«È solo un innocente giro in moto tra amici, Nicole. Aria, strada, lago. Niente mani, niente bocca, niente cazzo. Soltanto il suono del motore e il vento in faccia. Prendiamo un caffè al lago e torniamo. Non hai sempre detto che ti sarebbe piaciuto fare un in Harley?»
Lei restò in silenzio qualche secondo. Il calore iniziava già a salirle tra le gambe, solo a sentire quella sua voce bassa e roca.
«Non è una buona idea», ripetè, ma stavolta con meno convinzione.
«Se a un certo punto ti senti a disagio, ti riporto indietro subito. Parola di Harleysta. Solo un’oretta. Poi sparisco di nuovo e soltanto colleghi, come abbiamo fatto finora.»
Nicole guardò il fidanzato che dormiva. Poi sussurrò:
«Va bene. Solo un giro. Ma niente di più.»
Due ore dopo erano al Lido di Locarno. Manuele fermò la sua Road King in una zona appartata del parco, dietro una siepe alta di alloro.
Il lago scintillava in lontananza.
L’erba era ancora umida di rugiada.
Nicole scese e si tolse il casco.
Aveva le guance rosse dal vento e le cosce ancora un po’ tremanti per le vibrazioni del motore.
«Ok, possiamo dire di essere stati al lago di Locarno», disse cercando di suonare leggera. «Ora riportami a casa.»
Manuele si avvicinò.
Non la toccò subito. Si limitò a guardarla con quello sguardo silenzioso e penetrante che lei conosceva fin troppo bene.
«Hai ancora lo stesso profumo», mormorò. «Quello che mi faceva impazzire quando ti scopavo sul tavolo della sala riunioni.»
Nicole indietreggiò di un passo.
«Non farlo Manuele. Abbiamo promesso. Non voglio.»
Lui fece un altro passo avanti.
Le prese un polso con delicatezza, ma senza lasciarla andare.
«Ti ricordi quella volta che abbiamo scopato in sala riunioni? Ti ricordi come mi pregavi di mettertelo dentro?»
Nicole sentì il calore salirle subito tra le gambe.
Cercò di tirare indietro il polso, ma non ci riuscì davvero.
«Smettila Manu, non è giusto.»
Manuele la spinse dolcemente contro il sellino della moto. Una mano le scese lungo il fianco, poi le si posò tra le cosce, sopra i jeans.
«E quella volta in bagno? Ti ho fatto girare, ti ho abbassato i pantaloni e ti ho inculata mentre Donata faceva le pulizie dietro alla porta. Ti stringevi così forte intorno al mio cazzo che pensavo di svenire. Ti ricordi quanta sborra ti ho lasciato nel culo quel pomeriggio?»
Nicole emise un suono soffocato.
Le ginocchia le tremarono.
Manuele premette il palmo contro la sua fica attraverso il tessuto e sentì quanto era già calda.
«Dimmi che non ti eccita», sussurrò contro il suo orecchio. «Dimmi che non sei bagnata solo a ricordare come ti scopavo.»
Nicole chiuse gli occhi. La resistenza le stava crollando pezzo per pezzo.
«Cazzo Manuele, non dovevamo.»
Lui le slacciò la cintura con una mano sola, le abbassò jeans e mutandine fino a metà coscia.
L’aria fresca le toccò la pelle nuda. Manuele le passò due dita tra le labbra già umide e le fece entrare facilmente.
Le dita scivolarono dentro di lei senza alcuna fatica, e Nicole non riuscì a trattenere un piccolo gemito.
«Senti come sei bagnata», disse lui con voce roca. «So bene che sei una puttana affamata del mio cazzo. Anche da fidanzata.»
Nicole non rispose più con parole.
Si limitò a spingere indietro il bacino contro le sue dita.
Manuele le fece fare qualche movimento, poi le tolse le dita e se le portò alla bocca, leccandole lentamente mentre la guardava negli occhi.
«In ginocchio», le ordinò a bassa voce.
Nicole esitò solo un secondo.
Poi si inginocchiò sull’erba ancora umida, davanti a lui.
Manuele si sganciò i jeans e tirò fuori il cazzo.
Era già duro, spesso, venato, con la cappella lucida di liquido pre-spermatico. Nicole lo guardò per un attimo, poi lo prese in mano.
Lo sentì caldo e pesante nel pugno.
Gli diede una lunga leccata dalla base fino alla cima, raccogliendo il liquido con la lingua, poi gli aprì la bocca e se lo infilò dentro.
Manuele emise un suono gutturale.
Una mano le andò tra i capelli, senza spingere, solo per sentirla.
Nicole cominciò a succhiarlo con movimento lento e profondo, facendo scorrere le labbra lungo tutto il pene nodoso, la lingua premuta contro la vena inferiore.
Ogni volta che arrivava in fondo, il glande le toccava la gola e lei emetteva un piccolo suono soffocato.
La saliva le colava dagli angoli della bocca e le scendeva sul mento.
«Mi sei mancata Nicole, cazzo, come lo succhi con passione», borbottò Manuele. Nicole accelerò.
Una mano gli stringeva la base del cazzo, l’altra gli massaggiava le palle.
Faceva piccoli movimenti circolari con la testa, succhiando forte quando tirava indietro, lasciando che le labbra facessero uno schiocco umido ogni volta che il glande usciva quasi del tutto. Manuele la guardava dall’alto, le guance di lei scavate dallo sforzo, gli occhi lucidi, la bocca piena del suo cazzo.
Quando sentì di essere troppo vicino a venire, le tirò i capelli indietro e le fece staccare la bocca.
Un filo di saliva collegava ancora le labbra di Nicole alla cappella del suo cazzo.
«Basta così», disse con voce roca. «Altrimenti ti sborro in gola e non ti scopo.»
La fece alzare, la girò e la piegò in avanti sulla sella della Harley.
Le aprì le chiappe con le mani e le leccò la fica con una lunga, lenta passata, dalla clitoride fino all’ano.
Poi ci spinse dentro la lingua, leccandola e succhiandola mentre Nicole gemeva e spingeva indietro il bacino.
Le labbra di lei erano gonfie e lucide, e ogni volta che Manuele le succhiava il clitoride lei emetteva un suono acuto e rotto.
Quando fu abbastanza bagnata, Manuele si alzò, si allineò dietro di lei e le strofinò il cazzo tra le grandi labbra già umide ed accoglienti. Poi la penetrò d’un colpo solo.
Nicole strinse i denti e lasciò uscire un lamento lungo.
Il cazzo di Manuele la riempì completamente, spingendole le pareti della fica.
Lui non le diede tempo di abituarsi. Cominciò a scoparla con colpi profondi e regolari, tenendola ferma per i fianchi, tirandola indietro ad ogni spinta. Il suono umido della fica che succhiava il cazzo riempiva l’aria tra gli alberi.
Ogni volta che andava fino in fondo, le palle gli battevano contro il clitoride della giovane.
«Più forte», gemette Nicole. «Scopami come facevi allora. Come una puttana.»
Manuele le diede uno schiaffo secco sul culo.
La carne le arrossò subito.
Poi un altro, e un altro ancora, mentre continuava a scoparla.
Le chiappe di Nicole diventarono calde e rosse.
Lui si chinò su di lei, le morse la spalla attraverso la maglietta e le parlò all’orecchio mentre la penetrava: «Sei fidanzata ma pensi ancora al mio cazzo, vero? Ti bagni ogni volta che ci pensi. Dimmi.»
«Sì Manuele, ci penso e sì, mi bagno».
Manuele uscì da quella figa vogliosa e ben aperta ormai. Si sputò abbondantemente sulla mano e la strofinò sull’ano di Nicole, già un po’ rilassato.
Lei si irrigidì quando sentì la pressione della cappella dell’uomo contro il suo buco del culo stretto.
«Lo vuoi nel culo?», chiese lui.
Nicole annuì senza parlare, con il viso premuto contro il sellino.
«Allora dimmelo.»
«Voglio sentire il tuo cazzo nel culo Manuele, mettimelo tutto dentro.»
Manuele spinse.
L’ano resistette un secondo, ma poi cedette.
Il glande entrò con uno schiocco. Nicole emise un suono acuto, mezzo di dolore e mezzo di piacere.
Lui entrò piano, centimetro dopo centimetro, sentendo il canale stretto e caldo, finché non ebbe il cazzo interamente sepolto nel suo culo fini alle palle.
Restò fermo un attimo, lasciandola abituare, poi cominciò a muoversi.
Prima lentamente, con colpi lunghi e profondi.
Poi sempre più forte.
Nicole si aggrappava al manubrio della moto, le unghie bianche contrastavano con il nero della Harley.
Ogni spinta le strappava un gemito. Manuele le allungò una mano davanti e le sfregò il clitoride con due dita, massaggiandola in cerchio mentre la inculava con forza.
Nicole venne per prima.
Si contrasse tutta, in modo che il suo bel culetto stringesse il cazzo di lui a ondate ritmiche, la fica che gocciolava lungo le cosce.
Manuele non si fermò.
Continuò a scoparle il culo con colpi lunghi e profondi, tenendola ferma.
«Ancora», le ordinò. «Vieni nuovamente mentre ti inculo.»
Nicole scosse la testa, ma il suo corpo non le ubbidì.
Dopo pochi minuti di quel martellamento costante ebbe un secondo orgasmo ancora più intenso del primo.
Le gambe le tremarono.
Sarebbe caduta se lui non l’avesse tenuta per i fianchi.
Manuele accelerò.
I colpi diventarono più corti, più violenti. Il suono della pelle contro pelle riempiva il piccolo angolo di parco.
Alla fine lo spinse tutto fino in fondo e venne con un gemito basso e gutturale. Nicole sentì il cazzo pulsarle dentro il culo, lo sperma caldo che la riempiva a getti lunghi e spessi.
Rimasero così per alcuni secondi, entrambi sudati e ansimanti.
Poi Manuele uscì lentamente tenendo allargato il culo di Nicole con le mani.
Lo sperma le colò fuori dall’ano in un filo denso e le scivolò lungo la coscia interna, fino al jeans ancora abbassato.
Nicole si raddrizzò con le gambe molli e tremolanti.
Si sistemò i vestiti senza dire niente. Manuele si riallacciò i pantaloni e le porse il casco.
Si guardarono negli occhi ma nessuno dei due disse «non doveva succedere».
Nicole salì dietro di lui.
Mise le braccia intorno alla vita di Manuele e premette il viso contro la sua schiena mentre la Harley ruggiva uscendo dal parco.
Sapeva già che non sarebbe stata l’ultima volta, e la cosa non le dispiaceva affatto.
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