L’appuntamento particolare
FolleGentile
Erano le 20:47.
L’hotel "Motor Love" era un edificio di mattoni scuri, illuminato solo da una luce al neon rosa che frizzava e moriva intermittentemente.
Un luogo di passaggio, anonimo, perfetto per ciò che stava accadendo.
Seduta accanto a lui, Elena si guardava allo specchio del parasole.
Le sue mani, pallide e tremanti, erano strette intorno alla borsa.
Non aveva detto una parola da quando Marco aveva accostato l’auto nel parcheggio buio, dieci minuti prima. - Sei davvero sicura di volerlo fare? - le aveva chiesto il marito, con la voce incrinata.
Elena scosse la testa dall’alto in basso, lentamente.
Un movimento di consenso quasi impercettibile che per Marco aveva lo stesso effetto di uno schiaffo.
La realizzazione che era stata lei l’architetto di questo incontro, lo aveva paralizzato.
Ma ora, la macchina era spenta, il motore freddo, e l’uomo scelto da Elena era già lì.
Una Harley Davidson nera, lucida come l’olio, era parcheggiata di fronte all’ingresso.
E lì vicino uomo robusto con il gilet di pelle, massiccio e possente, sguardo deciso.
Era appoggiato contro il muro, guardava la sua moto per ingannare l’attesa.
Non aveva bisogno di parlare.
La sua sola presenza sembrava una minaccia fisica, un’affronto alla vita ordinata e pulita che Marco e Elena avevano condotto da sempre.
Marco sentì un nodo alla gola che soffocò il suo ultimo tentativo di trattenere la moglie: - Sei ….ancora…. in tempo…se…-.
Ma lei non lo fece neanche finire di parlare.
Aprì la portiera, l’aria fredda e umida invase l’abitacolo.
Marco la vide camminare verso l’uomo.
Non si voltò mai, camminando spedita, senza alcuna esitazione, dirigendosi verso quell’uomo che la stava attendendo con sguardo famelico che trasudava perversione.
Il biker le disse qualcosa, si diedero un piccolo bacio sulla guancia, poi le porse la mano, ed Elena lo seguì.
Un sussurro che solo Marco poté sentire.
La porta dell’hotel si chiuse e Marco rimase con la sua inquietante solitudine.
Il silenzio nell’auto era assordante.
Fissava l’ingresso dell’hotel immaginando la scena: la receptionist che non faceva domande, la chiave della stanza 204 consegnata con un semplice cenno del capo.
E nel frattempo, il suo stomaco si contrasse violentemente.
- Ora che faccio? - pensò.
La risposta non arrivò come un pensiero, ma come una vibrazione.
Vibrazione.
Il suo telefono, posato sul sedile del passeggero, si illuminò.
Marco fissò lo schermo come se fosse un oggetto alieno, pericoloso.
Con mani che tremavano così tanto da quasi fargli perdere la presa, lo sbloccò.
Era un messaggio da un numero sconosciuto.
Solo un’immagine.
Cliccò.
La foto era nitida, anche se fatta con la luce fioca di una lampada da comodino.
Si vedeva Elena.
Era seduta sul bordo del letto, la testa bassa.
La sua borsa era aperta sul pavimento.
Ma non era quello il particolare che fece mancare l’aria a Marco.
Era lo sguardo di Elena. Non era né triste né spaventata.
Trasmetteva l’idea di un abbandono totale.
E dietro di lei, sfocato, si intravedeva la sagoma massiccia dell’uomo che si avvicinava.
Ancora una vibrazione.
Stavolta un video.
Marco lo aprì con un click.
La telecamera tremava.
Si sentiva il rumore di una cerniera lampo che veniva abbassata.
Poi la voce dell’uomo, profonda, distorta dall’audio cattivo del telefono: - Finalmente siamo soli. -
La telecamera si spostò.
Elena alzò lo sguardo.
Fissò l’obiettivo.
Per un secondo, Marco credette che lei lo vedesse dietro lo schermo.
Ma i suoi occhi erano illuminati di eccitazione.
E fine del video.
Marco continuò a fissare il telefono.
Il cuore martellava nelle orecchie.
Era paralizzato, ma anche molto eccitato.
Vibrazione più lunga.
Una piccola raffica di notifiche.
Tante foto sequenziali.
Marco riprese il telefono, incapace di distogliere lo sguardo.
Era ipnotizzato.
Si vedeva la cornice di un grande specchio al cui interno c’era Elena in ginocchio con l’uomo in piedi di fronte a lei.
Un’altra foto in cui lei stava abbassandogli i pantaloni.
Quella dopo in cui gli teneva il pene con la mano.
Quella successiva aveva una prospettiva diversa, era fatta dall’alto in basso, con Elena che guardava l’obiettivo mentre leccava la base del membro del motociclista.
Marco non poté non soffermarsi su quel pene.
Era molto largo e duro, con grosse vene gonfie.
Anche la cappella era molto grossa.
Nella foto successiva il cazzo dell’uomo era per metà nella bocca di Elena che sembrava far fatica a lasciarlo entrare per la larghezza.
Alla vibrazione successiva, Marco sapeva già che avrebbe trovato un video in cui sua moglie stava facendo un pompino al biker.
E così fu.
L’uomo aveva una mano dietro la nuca di Elena e tirava la sua testa verso sé, mentre spingeva il suo cazzo in avanti con veloci colpi di bacino.
Non era un classico pompino come si aspettava, il biker stava letteralmente scopando la gola di sua moglie.
Si sentiva un suono gutturale ad ogni affondo e molta saliva colava sul suo mento.
E poi ancora la voce del motociclista: - anche a tuo marito lo succhi con tutta questa passione? -
Poi silenzio.
Marco aspettava il prossimo messaggio con impazienza, la sua erezione era un riflesso incondizionato.
Sapere che quel motociclista stesse usando Elena in tutti i modi lo faceva eccitare.
Ancora qualche altra vibrazione.
Questa volta era Elena ad aver scattato le foto.
Si vedeva la testa dell’uomo tra le sue cosce allargate, le stava leccando la figa.
Una cosa che Marco non amava praticare a sua moglie.
Nell’ultima foto si vedeva la figa bagnata di Elena che veniva penetrata fino in fondo con tre dita: indice, medio ed anulare.
Vibrazione.
In questo video si vedeva il soffitto ma si sentivano ansimi pesanti di lei e il rumore di pelle contro altra pelle.
E poi all’improvviso si sentì Elena: - Si, così! -.
Ancora una vibrazione.
Un vocale in cui l’uomo sorrideva.
Un sorriso crudele con aria trionfante.
Solito sottofondo di corpi che sbattono tra i gemiti di lei.
Poi la domanda diretta del motociclista con tono irrisorio: - Da quanto tempo non venivi scopata come si deve? -.
Vibrazione.
Ancora un video.
Elena a pecorina ai margini del letto.
Il regista era l’uomo che lentamente si avvicina, con due dita allarga la figa di Elena e affonda il suo largo pene venoso senza far neanche troppa fatica.
Lei sembrava supplicarlo, e subito il biker iniziò a martellare con colpi secchi e forti.
Ad ogni affondo vibrano le piccole natiche della donna, seguite da un gemito di piacere.
E il motociclista: - Ora sei soltanto mia! -.
Marco era combattuto.
Provava una sensazione oscura, vergognosa, che gli serpeggiava nelle viscere, ma anche un’eccitazione tossica, nata dalla distruzione della propria dignità.
Ogni video era un colpo al cuore, ogni immagine una pugnalata, ma ogni pugnalata lo faceva sentire più vivo, più coinvolto, più eccitato.
La realtà fuori dall’auto non esisteva più.
La pioggia, il parcheggio buio, l’hotel squallido: tutto era cancellato.
Esisteva solo la luce blu dello schermo, che illuminava il suo viso distorto da un piacere perverso.
L’ultimo video fu il più lungo.
La telecamera era stata posata sul comodino, orientata verso il letto.
Marco vedeva perfettamente tutta scena.
C’era Elena, completamente abbandonata, la testa reclinata indietro, le gambe aperte in trepidante attesa, gli occhi chiusi.
Vedeva la mano dell’uomo, grande e coperta di anelli, che le accarezzava il viso con una possessività che Marco non aveva mai avuto.
- Questo non lo dimenticherai più! -, la voce dell’uomo era chiara e diretta.
Tirò la giovane ragazza a sé, prese il suo cazzo in mano e lo posizionò tra le grandi labbra.
Con una piccola spinta, il cazzo affondò dentro Elena, che si contorceva di piacere.
I colpi del biker erano davvero molto forti, sia per la foga che per la sua stazza robusta.
Ad ogni stoccata Elena rimaneva senza fiato.
Più aumentava il ritmo dei colpi, più aumentava il volume dei gemiti di Elena.
Sembrava non fermarsi mai, fino a quando la giovane urlò: - Si, vengo! -.
E il motociclista, per godersi quello spettacolo, interruppe il suo impeto lasciando tutto il suo pene dentro.
Elena si contorceva per sentirlo ancora, ne era stregata.
Il tono dell’uomo era molto deciso e autoritario: - Ora tocca a me! -.
Passò dall’altra parte del letto.
Le prese i polsi e la tirò verso sé, lasciandola a pancia in su, con la testa che sporgeva dal letto. Senza esitare, le infilò nuovamente il cazzo in bocca, e in quella posizione si vedeva che non c’era alcuna resistenza per far arrivare la punta della sua grande cappella in gola.
Elena era assuefatta e bloccata per le mani, la sua bocca era a completa disposizione del biker.
Dopo qualche affondo prese il cazzo in mano e disse con tono perentorio: - Adesso guardami negli occhi e apri la bocca -.
La donna ubbidì senza esitare e spalancò la bocca il più possibile fissando il biker e rimanendo in attesa.
L’uomo si mise alla giusta altezza.
Si masturbava, ed ogni tanto lo infilava nella bocca aperta di Elena, poi si masturbava ancora, alternando la sua mano alla bocca della giovane ormai in estasi.
Ad un tratto, improvvisamente, smise di trattenersi.
Un gemito liberatorio.
Si vide un getto copioso di sperma bianco e denso entrare nella bocca di Elena.
E poi un altro getto, un altro ancora e ancora uno.
Sembrava interminabile.
Strizzò per bene il cazzone pulsante per far scendere nella bocca di Elena anche le ultime gocce del suo piacere.
- Non sprecarlo! - disse, chiudendo la bocca della donna con una mano.
Elena non poté far altro che ingoiare in un unico colpo.
Il motociclista era evidentemente soddisfatto mentre Elena si accarezzava il seno.
Poi rivolto alla telecamera: - Marco, hai davvero una brava mogliettina -, seguito da una lunga risata.
Marco fissò lo schermo ancora illuminato, che trasmetteva suoni indistinti del piacere altrui.
Il respiro corto, le mani sulla testa.
Si sentiva svuotato, distrutto.
Sapeva, con una certezza terribile, che non avrebbe mai potuto cancellare quei video dal suo cellulare.
E sapeva che forse, in un angolo oscuro della sua mente, non avrebbe mai voluto farlo, per vederli e rivederli ancora, magari anche insieme alla sua amata.
Mentre rifletteva, girandosi il cellulare tra le mani, la porta dell’hotel si aprì.
Uscì Elena insieme al biker, tenendosi per mano.
Si diedero un piccolo bacio e l’uomo si diresse verso la sua moto nera.
Elena si aggiustò il vestitino, con movimenti lenti, meccanici.
Non si guardò intorno, né cercò più l’uomo con lo sguardo.
Camminò direttamente verso l’auto di Marco che fissava la moglie avvicinarsi.
La vedeva attraverso il parabrezza, distorta dalla pioggia.
Quando lei aprì la portiera e si sedette, l’odore dell’uomo, del cuoio e del sesso, lo invase.
Elena non lo guardò, rimanendo a fissare il vuoto con viso impassibile.
Marco non disse una parola.
Non poteva.
In silenzio, mise in moto l’auto.
Ma c’era un altro motore che ruggì.
Un suono vuoto nel parcheggio buio dell’hotel.
Era il biker con la sua Harley Davidson che lampeggiò per salutare.
Elena le fece un sorriso e un cenno con la mano.
Marco sapeva che non si sarebbe mai liberato di ciò che aveva visto.
Ed Elena, seduta accanto a lui, silenziosa e cambiata nel profondo, sapeva che non sarebbe mai più stata la stessa donna che era prima di entra in quell’hotel.
La macchina si allontanò nella notte, portando con sé il peso di un segreto che li avrebbe accompagnati per il resto della loro vita.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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