tradimenti
L’appuntamento particolare
FolleGentile
25.06.2026 |
78 |
0
"Senza esitare, le infilò nuovamente il cazzo in bocca, e in quella posizione si vedeva che non c’era alcuna resistenza per far arrivare la punta della sua grande cappella in gola..."
La pioggia battente contro il parabrezza dell’auto era l’unico suono che Marco riusciva a percepire, oltre al battito irregolare del proprio cuore. Erano le 20:47. L’hotel "Motor Inn" era un edificio di mattoni scuri, illuminato solo da una luce al neon rosa che frizzava e moriva intermittentemente. Un luogo di passaggio, anonimo, perfetto per ciò che stava accadendo.Seduta accanto a lui, Elena si guardava allo specchio del parasole. Le sue mani, pallide e tremanti, erano strette intorno alla borsa. Non aveva detto una parola da quando Marco aveva accostato l’auto nel parcheggio buio, dieci minuti prima.
aveva chiesto Marco, con la voce incrinata.
Elena scosse la testa, lentamente. Un movimento quasi imperceptibile.
Quelle parole lo avevano colpito come uno schiaffo. Quello che ho chiesto io. La realizzazione che era stata lei l’architetto di questo incontro lo aveva paralizzato. Ma ora, la macchina era spenta, il motore freddo, e l’uomo scelto da Elena era già lì.
Una Harley Davidson nera, lucida come l’olio, era parcheggiata vicino all’ingresso. Un uomo robusto con il gilet di pelle, massiccio e possente, sguardo deciso. Era appoggiato contro il muro, guardava la sua moto per ingannare l’attesa. Non aveva bisogno di parlare. La sua sola presenza sembrava una minaccia fisica, un’affronto alla vita ordinata e pulita che Marco e Elena conducevano da sempre.
Marco sentì un nodo alla gola. . Ma lei non lo fece neanche finire di parlare. Aprì la portiera, l’aria fredda e umida invase l’abitacolo. Marco la vide camminare verso l’uomo. Non si voltò. Il biker le disse qualcosa, si diedero un piccolo bacio sulla guancia. Un sussurro che solo Marco poté sentire, e lei, senza alcuna esitazione, lo seguì dentro.
La porta dell’hotel si chiuse. Marco era solo.
Il silenzio nell’auto era assordante. Fissava l’ingresso dell’hotel, immaginando la scena: la receptionist che non faceva domande, la chiave della stanza 204 consegnata con un cenno del capo. Il suo stomaco si contrasse violentemente. Ora che cazzo faccio? pensò.
La risposta non arrivò come un pensiero, ma come una vibrazione.
Ding.
Il suo telefono, posato sul sedile del passeggero, si illuminò. Marco fissò lo schermo come se fosse un oggetto alieno, pericoloso. Con mani che tremavano così tanto da quasi fargli perdere la presa, lo sbloccò.
Era un messaggio su Telegram da un numero sconosciuto. Solo un’immagine.
Marco cliccò. La foto era nitida, anche se fatta con la luce fioca di una lampada da comodino. Si vedeva Elena. Era seduta sul bordo del letto, la testa bassa. La sua borsa era aperta sul pavimento. Ma non era quello il particolare che fece mancare l’aria a Marco. Era lo sguardo di Elena. Non era né triste né spaventata. Trasmetteva l’idea di un abbandono totale. E dietro di lei, sfocato, si intravedeva la sagoma massiccia dell’uomo che si avvicinava.
Ancora un Ding.
Stavolta un video. Marco lo aprì con un click. La telecamera tremava. Si sentiva il rumore di una cerniera lampo che veniva abbassata. Poi la voce dell’uomo, profonda, distorta dall’audio cattivo del telefono:
La telecamera si spostò. Elena alzò lo sguardo. Fissò l’obiettivo. Per un secondo, Marco credette che lei lo vedesse dietro lo schermo. Ma i suoi occhi erano illuminati di eccitazione. sussurrò lei, la voce tremante ma chiara. . E fine del video.
Marco continuò a fissare il telefono. Il cuore martellava nelle orecchie. Era paralizzato, ma anche molto eccitato.
Ding. Ding. Ding. Ding.
Una piccola raffica di notifiche. Tante foto sequenziali. Marco riprese il telefono, incapace di distogliere lo sguardo. Era ipnotizzato. Si vedeva la cornice di un grande specchio al cui interno c’era Elena in ginocchio con l’uomo in piedi di fronte a lei. Un’altra foto in cui lei stava abbassandogli i pantaloni. Quella dopo in cui gli teneva il cazzo con la mano. Quella successiva aveva una prospettiva diversa, era fatta dall’alto in basso, con Elena che guardava l’obiettivo mentre leccava la base del cazzo del motociclista. Marco non poté non soffermarsi su quel pene. Sembrava molto largo e duro, con grosse vene gonfie. Anche la cappella era molto grossa. Nella foto successiva il cazzo dell’uomo era per metà nella bocca di Elena che sembrava far fatica a lasciarlo entrare per la larghezza.
Quando arrivò il ding successivo, Marco sapeva già che avrebbe trovato un video in cui sua moglie stava facendo un pompino al biker. E così fu.
L’uomo aveva una mano dietro la nuca di Elena e tirava la sua testa verso sè, mentre spingeva il suo cazzo in avanti con veloci colpi di bacino. Non era un classico pompino come si aspettava, il biker stava letteralmente scopando la gola di sua moglie. Si sentiva un suono gutturale ad ogni affondo e molta saliva colava sul suo mento. E poi ancora la voce del motociclista
Poi silenzio. Marco aspettava il prossimo messaggio con impazienza, la sua erezione era un riflesso incondizionato. Sapere che quel motociclista stesse usando Elena in tutti i modi lo faceva eccitare.
Ancora qualche altro Ding
Questa volta era Elena ad aver scattato le foto. Si vedeva la testa dell’uomo tra le sue cosce allargate, le stava leccando la figa. Una cosa che Marco non amava praticare a sua moglie. Nell’ultima foto si vedeva la figa bagnata di Elena che veniva penetrata fino in fondo da indice, medio ed anulare dell’uomo.
Ding
Un video dove si vedeva il soffitto ma si sentivano ansimi pesanti di lei e il rumore di pelle contro altra pelle. E poi all’improvviso .
Ding
Un vocale in cui l’uomo sorrideva. Un sorriso crudele con aria trionfante. Solito sottofondo di corpi che sbattono tra i gemiti di lei e la donna: . Poi la domanda diretta del motociclista con tono irrisorio:
Ding
Ancora un video. Elena a pecorina ai margini del letto. Il regista era l’uomo che lentamente si avvicina, con due dita allarga la figa di Elena e affonda il suo largo pene venoso senza far neanche troppa fatica. sembra supplicarlo lei, e subito il biker inizia a martellare con colpi secchi e forti. Ad ogni affondo vibrano le piccole chiappette della donna, seguite da un gemito di piacere. E il motociclista:.
Marco era combattuto. Provava una sensazione oscura, vergognosa, che gli serpeggiava nelle viscere, ma anche un’eccitazione tossica, nata dalla distruzione della propria dignità. Ogni video era un colpo al cuore, ognj immagine una pugnalata, ma ogni pugnalata lo faceva sentire più vivo, più coinvolto, più eccitato.
La realtà fuori dall’auto non esisteva più. La pioggia, il parcheggio buio, l’hotel squallido: tutto era cancellato. Esisteva solo la luce blu dello schermo, che illuminava il suo viso distorto da un piacere perverso.
L’ultimo video fu il più lungo. La telecamera era stata posata sul comodino, angolata verso il letto. Marco vedeva perfettamente tutta scena. C’era Elena, completamente abbandonata, la testa reclinata indietro, le gambe aperte in trepidante attesa, gli occhi chiusi. Vedeva la mano dell’uomo, grande e coperta di anelli, che le accarezzava il viso con una possessività che Marco non aveva mai avuto. , la voce dell’uomo era chiara, diretta. .
Il biker la tirò a sè, prese il suo cazzo in mano e lo posizionò tra le grandi labbra. Con una piccola spinta, il cazzo affondò dentro Elena, che si contorceva di piacere. I colpi del biker erano davvero molto forti, sia per la foga che per la sua stazza robusta. Ad ogni stoccata Elena rimaneva senza fiato. Più aumentava il ritmo dei colpi, più aumentava il volume dei gemiti di Elena fino a quando urlò:. E il motociclista rallentò per godersi lo spettacolo, ma non tolse il cazzo. Elena si muoveva per sentirlo ancora dentro sé. Il tono dell’uomo era molto deciso e autoritario:, e passò dall’altra parte del letto. Le prese i polsi e la tirò verso sè, lasciandola a pancia in su, con la testa che sporgeva dal letto. Senza esitare, le infilò nuovamente il cazzo in bocca, e in quella posizione si vedeva che non c’era alcuna resistenza per far arrivare la punta della sua grande cappella in gola. Elena era assuefatta e bloccata per le mani, la sua bocca era a completa disposizione del biker. Dopo qualche affondo prese il cazzo in mano e disse con tono perentorio:. La donna ubbidì senza esitare e spalancò la bocca il più possibile. L’uomo si mise alla giusta altezza senza smettere di masturbarsi e poi, quando il suo cazzo fu ad un paio di centimetri, smise di trattenersi. Un gemito liberatorio. Si vide un getto copioso di sperma bianco e denso entrare nella bocca di Elena. E poi un altro getto, un altro ancora e ancora uno. Sembrava non finire mai. Strizzò per bene il cazzone pulsante per far scendere nella bocca di Elene anche le ultime gocce del suo piacere. Poi chiuse la bocca della donna, che non poté far altro che ingoiare in un unico colpo. Il motociclista era evidentemente soddisfatto mentre Elena si accarezzava il seno. Poi rivolto alla telecamera: seguito da una lunga risata.
Marco fissò lo schermo ancora illuminato, che trasmetteva suoni indistinti di piacere altrui.
Il respiro corto, le mani sulla testa. Si sentiva svuotato, distrutto. Sapeva, con una certezza terribile, che non avrebbe mai potuto cancellare quei video dal suo cellulare. E sapeva che forse, in un angolo oscuro della sua mente, non avrebbe mai voluto farlo, per vederli e rivederli ancora, magari anche insieme alla sua amata.
Mentre rifletteva, girandosi il cellulare tra le mani, la porta dell’hotel si aprì. Uscì Elena insieme al biker, tenendosi per mano. Si diedero un piccolo bacio e l’uomo si diresse verso la sua moto nera. Elena si aggiustò il vestitino, con movimenti lenti, meccanici. Non si guardò intorno, nè cercò più l’uomo con lo sguardo. Camminò direttamente verso l’auto di Marco che fissava la moglie avvicinarsi. La vedeva attraverso il parabrezza, distorta dalla pioggia. Quando lei aprì la portiera e si sedette, l’odore dell’uomo, del cuoio e del sesso, lo invase.
Elena non lo guardò. Fissò il vuoto con viso impassibile. Marco non disse una parola. Non poteva. In silenzio, mise in moto l’auto. Ma c’era un altro motore che ruggì, un suono vuoto nel parcheggio buio dell’hotel. Era il biker con la sua Harley Davidson che lampeggiò per salutare. Elena le fece un sorriso e un cenno con la mano. Marco sapeva che non si sarebbe mai liberato di ciò che aveva visto. Ed Elena, seduta accanto a lui, silenziosa e cambiata nel profondo, sapeva che non sarebbe mai più stata la stessa donna che era prima di entra in quell’hotel.
La macchina si allontanò nella notte, portando con sé il peso di un segreto che li avrebbe accompagnati per il resto della loro vita.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per L’appuntamento particolare:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
