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Scambio di Coppia

Al club scambista


di Membro VIP di Annunci69.it FolleGentile
01.07.2026    |    19    |    0 6.0
"Non c’era più pietà, la stavo scopando brutalmente, come un martello pneumatico che rischiava di spezzare quel corpo esile lasciando scie di dolore puro..."
La mia Harley è una bestia nera di cromo e acciaio, ruggisce sotto di me, vibrando attraverso il mio bacino come un secondo cuore, più reale di qualsiasi battito umano. La parcheggiai davanti all'ingresso del famoso "Sanctum", il club per scambiisti più esclusivo e perverso della città, noto per la totale assenza di giudizi dei suoi frequentatori.
Il motore si spense con un ultimo gorgoglio metallico, lasciando un silenzio carico di tensione tra le persone nel parcheggio che si erano girate per capire da dove arrivasse quel rumore così forte. Posai il casco sullo specchietto dirigendomi con passo sicuro verso l’ingresso. Non serviva un lucchetto per la moto: chi avrebbe osato toccare un'arma come quella per poi vedersela con il suo proprietario?
Appena entrato, fui accolto da un uomo che, mentre si accertava di chi fossi, mi spiegava regole e usanze del club. Gli risposi che non c'era bisogno di presentazioni o preamboli. Sapevo fin troppo bene dove mi trovavo. In quel luogo, le fantasie erano la valuta corrente, e tutto il resto, solo chiacchiere.
Quel “maggiordomo” capì senza batter ciglio e, con un cenno del capo, mi indicò la sala principale.
Entrando, l’atmosfera cambiò immediatamente. L’aria sembrava solidificata, un odore di sesso stantio, profumo francese costoso, lubrificante al silicone e desiderio animale. Musica jazz in sottofondo, le luci erano rosse, appena sufficienti per intravedere persone intrecciate.
Scene di pura depravazione: corpi nudi, lingue che esploravano ogni anfratto, gemiti che si scontravano con il ritmo della musica dolce.
Feci un giro panoramico per scrutare persone e situazioni, ma nel frattempo sentivo gli sguardi. Uomini e donne che scansionavano il mio corpo, i miei occhi scuri e la mia aria proibita da "cattivo ragazzo". Chissà cosa fantasticavano?
Mi appoggi al bar, ordinando un whisky liscio mentre osservavo le scene davanti ai miei occhi. Coppie elegantemente vestite conversavano sorridenti, ma gli scontri di occhi facevano trapelare desiderio. Le mani che indugiavano troppo a lungo sulle cosce, labbra che sussurravano fantasie e perversioni, tutto tradiva quella calma apparente.
Una coppia, staccandosi dalla massa, si avvicinò. Lui era elegante, ma con gli occhi che bruciavano di una brama oscura. Lei sembrava la dea della lussuria, era una bomba sessuale con un abito di seta nera che le stava aderente come una seconda pelle. Anche se lasciava scoperte le spalle e una schiena mozzafiato, evidenziava ogni curva e il seno turgido quasi traboccava dal corpetto.
I suoi occhi neri mi studiavano con un mix di curiosità e desiderio predatorio.
"La Harley fuori è tua?" chiese con voce roca che mi vibrò direttamente nell’inguine. “Sì, è mia" risposi, mantenendo il contatto visivo fissandola negli occhi.
"Non deve essere facile tenerla a bada. Mi piace il controllo, ma tenere a bada una donna è diverso da una moto." disse con sorriso malizioso che curvò le sue labbra. L'uomo sorrise, un ghigno complice.
E lei aggiunse “Immagino che sai bene come usarla, ma sai usare anche altro? Io e mio marito stiamo cercando qualcuno che sappia gestire entrambe le cose e che …… sappia davvero come trattare una donna mentre il suo uomo guarda. Stiamo andando in una stanza privata al piano superiore, seguici se vuoi”
Calai il whisky in un unico sorso e mi alzai per seguirli. L’uomo faceva strada e lei camminava davanti a me. Il suo culo era un capolavoro parlante e ogni tanto lei guardava indietro per accertarsi che io avessi lo sguardo rivolto proprio su quelle chiappe scolpite.
La stanza era un cubo di specchi e ganci al soffitto. Ma non c'era tempo per i preliminari e non c'era spazio per la vergogna o l'inibizione. Gli sguardi tra di noi erano pieni di complicità e brivido.
La spinsi immediatamente contro il muro dispecchi, la sua schiena nuda che strideva contro il vetro freddo. Le sollevai le gambe, il reticolo del corsetto che scricchiolava sotto la pressione delle mie mani. Lei era già fradicia. "Guardati" le ordinai, forzandola a guardare nello specchio della parete di fronte, mentre le aprivo le labbra vaginali con le dita, mostrando la fessura rosa, lucida e pulsante. Infilai due dita brutalmente dentro la sua figa, sentendo le pareti contrarsi spasmodicamente. "Oh Dio, siiii. Voglio il cazzo! Usami come la tua Harley!" urlò, dimenandosi. L'uomo era seduto ai piedi del letto e si era già tirato fuori l’uccello."Ti prego, non aspettare. Scopala, scopa mia moglie".
Mi sbottonai i jeans, liberando la mia erezione. Era una massa di carne venosa già dura come il marmo, la grande cappella lucida. La donna ansimò, le mani che tremavano mentre cercava di afferrarlo. "Lo vuoi?" dissi, afferrandole i capelli e tirandogli la testa indietro. "Sì! Lo voglio tutto dentro!"
La penetrai con un colpo unico, violento, direttamente fino alle palle. Lei urlò, un suono straziante di dolore e piacere estremo, le unghie che graffiavano il vetro. La sentii contrarsi intorno a me, stretta, calda, sembrava risucchiarmi l'anima. Ho iniziato a scoparla lentamente ma andando in profondità, ogni stoccata era come un rintocco di una campana. Il suono schlock, schlock, schlock di ogni affondo, riempiva la stanza. Intanto con le mani le strizzavo e il seno, le tiravo i capezzoli fino a farle urlare mentre implorava per averne ancora. "Ti piace come mi scopa?" disse con voce rotta al marito. L'uomo si masturbava furiosamente con gli occhi fissi sul punto in cui il mio cazzo scompariva dentro la moglie, le labbra vaginali che si estendevano innaturalmente per ospitare il mio pene largo e duro.
La donna era in trance, schiena inarcata, gli occhi indietro. Era in mio possesso. "Non ti fermare! Sono una puttana! Sono solo una puttana che ha voglia del tuo cazzo!" Aumentai il ritmo, la furia che prendeva il sopravvento. La sollevai da terra, inchiodandola al muro con la forza della mia penetrazione, i suoi piedi in aria. Ogni colpo era un'esplosione di piacere crudele. Sentivo le pareti della sua figa bagnata che pulsavano. Stava per venire la signora, ma io continuavo a martellare come un treno in corsa.
Quando non riuscì più a trattenersi ebbe un orgasmo che sembrò un terremoto. Fu violento, i muscoli che la strinsero in una morsa d'acciaio, urlando in modo inumano, mentre spruzzava fluidi su tutto il mio ventre. La sensazione fu troppo eccitante. Con un ultimo affondo, mi lasci andare, zampillando torrenti di sperma caldo e denso sul suo viso e sul suo seno dato che si era lasciata andare a terra.
L’uomo, continuando a masturbarsi, si avvicinò a noi come per vedere meglio il mio seme che colava dal viso della moglie esausta e la mia erezione che si ritirava lasciando una scia di potere.
La fissai per quanto era bella e soddisfatta, satura di intimità violata. La donna mi accarezzò il viso, fece un sorriso con occhi colmi di una gratitudine perversa. "Sei un animale", sussurrò, "Un animale meraviglioso." E uscirono. Nel frattempo non mi ero accorto che la scena aveva attirato sulla porta della stanza un’altra coppia di spettatori, pronti a gettarsi sulla preda come squali. Purtroppo non avevo capito ancora che la preda puntata ero io.
Lui era un tipo anziano e grassoccio, con uno sguardo che oscillava tra il viscido e l'avidità pura. Aveva l’atteggiamento tipico del riccone che può comprarsi tutto ciò che vuole, anche le persone.
Al suo lato c’era una ragazza esile che sembrava giovanissima, non più di 20 anni. La sua pelle chiara coperta solo da lingerie di rete bianca che non riusciva a contenere la sua fragilità e non lasciava nulla all'immaginazione: piercing che pendevano dai capezzoli duri come chiodi, figa rasata a zero e cosce tremanti.
I suoi capelli biondo platino, arruffati e sudati, si incollavano al viso pallido, accentuando gli occhi sgranati per il terrore e l'eccitazione.
Era minuscola, fragile, un contrasto stridente con la mia stazza e la mia brutalità.
L’uomo disse chiaramente ciò che voleva “Ti abbiamo visto da qui. Hai scopato quella donna come un animale. Sembrava volessi buttare giù anche il muro. Scoperesti così anche la mia fidanzata?”
La giovane ragazza mi fissava ed i suoi occhi sembravano supplicarmi di accettare. L’idea mi fece eccitare immediatamente. Invitai la coppia ad entrare e feci sedere la biondina sul bordo del letto mentre ero in piedi di fronte a lei.
Guardandomi dal basso in alto per la posizione disse “Sicuro che hai ancora voglia?”
La mia risposta fu silenziosa: la afferrai per quei capelli biondi tirandogli la testa indietro e le spinsi il cazzo già barzotto in gola. Lei non esitò e cominciò succhiarmelo facendosi scopare la gola mentre io e il suo ricco fidanzato ci fissavamo negli occhi in silenzio come fosse una sfida.
Quando spingevo più in fondo, la ragazza aveva un sussulto misto a lamento, ma non si fermava. Non passò molto e il mio cazzo era tornato duro, gonfio e voglioso. Adagiai la giovane sul letto pieno di cuscini, le allargai le gambe e mi misi sopra di lei. Mi soffermai a guardarla un attimo. Era completamente nuda, così esile che potevo contarle le costole. Le sue cosce erano magre, pallide, con vene bluastre visibili sotto la pelle sottile. Ai miei occhi sembrava una bambola. Aveva le gambe completamente aperte in attesa. La sua figa era piccola, stretta, di un rosa pallido, quasi infantile nel contrasto con la situazione perversa che stava per vivere. Il clitoride era piccolo e sensibile, già gonfio per l'eccitazione. Mi succhiai un dito per bagnarlo e lo infilai in quella piccola fighetta a mia completa disposizione. Era già pronta la giovane, si bagnò velocemente.
“Sono 4 mesi che non faccio sesso. Nessuno mi scopa. Voglio sentire il tuo cazzo! Voglio sentire ogni centimetro! Scopami come hai fatto prima con lei" disse chiudendo gli occhi. Guardai il suo fidanzato che non fece una piega sentendo quelle parole.
Afferrai il mio cazzo e appoggiai la cappella contro le sue labbra vaginali. Era sproporzionato rispetto alla sua esilità. Iniziai a farlo entrare e lei urlò di piacere. Era stretta, dolorosamente stretta. Le sue pareti interne pulsavano di terrore e desiderio, cercando di respingere la mia penetrazione, ma io non mi fermai e lo spinsi fino in fondo, senza alcuna esitazione. Ero completamente dentro. Sembrava una violenza che le faceva inarcare la schiena in un arco innaturale.
Urlava e gemeva, la testa reiettata indietro, gli occhi ruotati. "Sono tua! Scopami senza fermarti mai!" Al suono delle sue parole iniziai a scoparla con veemenza, con colpi violenti che la portavano sempre più indietro, ogni spinta era un affondo sempre più forte. Lei mise le sue gambe intorno al mio corpo, le unghie che graffiavano la mia schiena.
Con tutte le stantuffate ricevute era arrivata con la testa a ridosso della parete di specchi. Avevo la sensazione che la stessi rompendo. Sembrava una bambina ai miei occhi, ma il desiderio nel suo sguardo era quello di una donna perduta e vogliosa di cazzo.
Le sollevai la gamba destra con una mano sola, era così leggera che sembrava non pesare nulla. Non c’era più pietà, la stavo scopando brutalmente, come un martello pneumatico che rischiava di spezzare quel corpo esile lasciando scie di dolore puro. Il suo fidanzato guardava silenzioso e compiaciuto.
Poi la sentii contrarsi, mi fissò mettendomi le mani sul culo tirandomi a sè, come per invitarmi a dare gli ultimi affondi.
Ad un certo punto si abbandonò iniziando a tremare di piacere mentre io continuavo a scoparla. Stava avendo il suo desiderato orgasmo urlando un lungo “Siiiiiiiiiiiiiii”. Mi venne spontaneo guardare il fidanzato anziano dicendogli “Guarda come mi scopo la tua bambina! Guarda come la tua donna urla per un vero maschio!" Non disse niente. Allora la mia mano andò sul suo piccolo collo, stringendolo leggermente, comprimendo il suo urlo in gemiti soffocati. La violenza era un'arte, e io ero il maestro. Ogni affondo era un colpo crudele di pennello che dipinge un quadro di depravazione. Lei era la tela fragile che stava aspettando di essere firmata con il mio sperma denso e caldo. Le misi la mano dietro il collo per tenerla ferma alzandomi in piedi sul letto e le infilai il cazzo in gola. Ingoiò tutto fino all’ultima goccia la piccola donna. Eravamo coperti di sudore e stanchi come guerrieri. Nei suoi occhi c’era quel senso di soddisfazione di essere stata posseduta completamente, di essere stata l’oggetto del il mio piacere, ed io del suo.
L’uomo massiccio e ricco intanto aveva un sorriso idiota e soddisfatto stampato sul suo volto. Si avvicinò tendendo la mano alla fidanzata per farla alzare, sempre senza parlare. Ricordo ancora lo sguardo della giovane biondina mentre usciva dalla stanza ed il suo “Grazie” appena accennato.
Dopo essermi rivestito uscii dal “Sanctum”. La mia Harley era ancora lì, fedele compagna. Accesi il motore. Finalmente un ruggito familiare. Mi allontani dal club, lasciando dietro di me segreti e desideri consumati, pronto per la prossima avventura. Nel mio mondo, la libertà è la sola legge, e il piacere la sola religione
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