La mia prima gangbang
Sul treno mi sono chiesto se due ragazzi stessero andando nella stessa direzione, arrivato in stazione il mio passo supera quello di un ragazzo, ha i pantaloni lunghi e un borsello, non ho dubbi che stiamo facendo la stessa strada.
Il locale è piccolo, già piuttosto affollato. Qualcuno inizia a girare con un asciugamano annodato in vita. L'organizzazione presenta le mogli, scendono da una scala a chiocciola sconvenientemente stretta. Questo istante segna la mia serata, due persone mi hanno colpito: una ragazza giovane, prosperosa, indossa un completo intimo blu con un certo numero di lacci e anelli, scende le scale domando in maniera lodevole la vertiginosa calzatura; un ragazzo, giovane anche lui, l'immagine mi porta alla mente Manny di Scarface.
La serata comincia, le donne sono al piano inferiore, gli uomini ci si fiondano e io li seguo. Scese le scale, sento rumore di sesso prima ancora di varcare l'uscio della zona adibita al gioco. Pelle che si incontra e voci femminili a provocare mi accolgono in una sala con due letti. La ragazza è appena arrivata, io le sono davanti. La bacio come a conquistarla, la sfioro e altre mani si aggiungono. Si annoia, le sono sembrato poco pronto. Spunta Manny e lei gli si addossa, sono lì insieme.
Faccio un giro, devo ancora ambientarmi nel locale, devo ambientarmi tra i corpi. Non sono il più giovane, sembro il meno adatto. In un corridoio si trovano due letti in due stanze, due mogli affollate e due mariti che sbirciano la stanza di fianco. Troppa calca, continuo a esplorare.
In un lettone ritrovo la ragazza, si sta occupando di due o tre cazzi, mi spoglio e inizio a toccarmi. Il mio turno non tarda ad arrivare, devo aver saltato la fila. Lo prende in bocca e succhia, non vuole essere toccata ma io voglio vederla godere, decido che devo essere il prossimo dentro di lei e poco devo aspettare perchè il ragazzo che la scopa abbia finito. Indosso il preservativo, lei si lubrifica. Il vigore non è pari l'eccitazione, non vuole darlo a notare ma si preoccupa che il condom si sfili, devo ritirarmi.
Il locale ha una sala fumatori, ho bisogno di una sigaretta. Non ho avuto il tempo di realizzare nulla di ciò che è successo. L'atmosfera qui è rilassata, un marito e la magnifica moglie mi distraggono con delle chiacchiere, si parla di vacanze e nudismo. Fuori dalla sala passa una coppia, lei è alta, bionda, indossa una maschera nera da cui cola una quantità di sperma che non può appartenere a un uomo soltanto. Tanto basta, devo uscire. Nel corridoio un gruppo di ragazzi sembrano api intorno a un fiore, il fiore parla un italiano stentato, riconosco la madrina della serata. Le chiedo con inglese maccheronico se possa scoparla, sorridendo fa cenno di no con il dito. Sono durissimo, duro come non sono stato dentro la mia musa. La madrina mi tocca l'addome e i fianchi, mi sega, mi guarda e si morde le labbra, mi sta chiedendo di venirle addosso, si stupisce della quantità di liquido che riceve. È stato un piacere per entrambi, ci diciamo, ma entrambi abbiamo altro da fare.
La ragazza è sullo stesso lettone di prima, penso non abbia avuto un momento di pausa e Manny me ne dà conferma, proponendole di rinfrescarsi al bar. È ancora circondata, non vuole fermarsi nonostante il caldo e il sudore, ansima e viene durante il sesso. Le prendo una coscia, mi avvicino inzuppando le calze negli umori che ha riversato sul pavimento, sono pronto a fotterla e, ancora, lo scenario è impietoso. Non so cosa senta, di certo non ciò che voglio darle, mi ritiro, c'è chi al momento può farle miglior servizio. La guardo mentre lo succhia a un ragazzo di colore, da come si comportano devono avere già avuto modo di conoscersi, mentre un instancabile Manny la scopa a pecora. La serata volge al termine, le forze iniziano a mancare, la prestante coppia si concede un momento di tenero contatto. Decido di lasciarli soli, a posteriori temo di averci visto solo io del romanticismo, quando invece sarebbe stato il momento per dare riposo a lui ed esaurire le energie di lei. Mi rivesto, recupero lo zaino, me ne vado senza salutare. Camminando verso la stazione sento l'aria fresca, in contrasto con quella del club ma soprattutto con la tensione che mi ha accompagnato all'andata. Sono sereno, tranquillo, sazio, ho trovato il mio mondo.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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