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Prime Esperienze

Il Lupo E Cappuccetto Rosso – Parte III


di Membro VIP di Annunci69.it LAmanteFocoso
26.10.2026    |    421    |    2 7.6
"Scegliere cosa indossare, immaginare le mie reazioni, curare quei piccoli dettagli che facevano parte del nostro gioco..."
Nei nostri incontri abituali cercavamo sempre qualcosa che li rendesse più eccitanti, più intriganti. Un oggetto, un pensiero, un'atmosfera particolare. Qualcosa che portasse il desiderio a un livello sempre più alto.

Non era assolutamente un dovere. Ci veniva spontaneo farlo. A volte era il Lupo a inventarsi qualcosa, altre volte era la stessa Cappuccetto Rosso a prendere l'iniziativa. E questo mi faceva molto piacere.
Era il frutto di quella complicità fisica, ma soprattutto mentale, che giorno dopo giorno, incontro dopo incontro, stavamo costruendo.

Tra tutti quegli oggetti, pensieri e atmosfere, uno in particolare aveva assunto un significato speciale. Nelle fotografie che mi mandava Cappuccetto Rosso era quasi sempre presente.

Lei distesa sul letto al mattino. Lei che si preparava per uscire, che indossava un completo intimo appena arrivato, che mi mostrava i suoi outfit. Ma soprattutto quel sorriso. Un sorriso che ormai avevo imparato a conoscere molto bene.

Mi piaceva immaginare il momento in cui sceglieva cosa indossare. Un body, le scarpe con il tacco che le avevo regalato, qualche dettaglio pensato anche per me.

Solo in seguito avrei capito quanto le piacesse quella preparazione. Non era soltanto il desiderio di sentirsi bella o di provocarmi. Era già parte del nostro gioco. Un'attesa che cominciava nella sua testa molto prima che io arrivassi.

E in molte di quelle fotografie, quasi senza che ce ne accorgessimo, c'era sempre lui. Lo specchio.

Non lo avevamo capito subito. Non era stato nostro complice fin dalle prime avventure. Era qualcosa che avevamo scoperto poco alla volta, con grande piacere.
Arredava bene la sua camera. Uno specchio da terra, per fortuna, con una bella cornice dorata e sottile. Non molto grande, ma della misura giusta per poterci osservare da prospettive diverse.
Ogni volta lo prendevo e lo spostavo in lungo e in largo intorno al letto. Era diventato quasi un piccolo rituale.
Cappuccetto Rosso amava guardarsi allo specchio. E amava guardare noi, le mani, la lingua. Ci piaceva osservare i nostri gesti, i nostri sguardi, il modo in cui ci cercavamo e ci avvicinavamo. I vestiti abbandonati in fretta sul pavimento, i sorrisi, le provocazioni.

Quello specchio ci permetteva di vedere da fuori qualcosa che stavamo vivendo in prima persona. E, in qualche modo, amplificava le sensazioni che già provavamo entrambi.

UN DESIDERIO CONDIVISO
Lo specchio era diventato il nostro complice numero uno in tante occasioni. Ma ce n'è una, in particolare, che ricordo ancora oggi.

Da diverso tempo stuzzicavo Cappuccetto Rosso con un'idea. Un'esperienza che, secondo il Lupo, avrebbe potuto rendere ancora più intensa la nostra intimità: il sesso anale.

Avevamo già sperimentato tante volte i plug, ma non avevamo ancora vissuto insieme quel tipo di rapporto.

Era una curiosità che tornava a volte nelle nostre conversazioni. Lei non mostrava un atteggiamento di chiusura. Anzi, quando mi rispondeva «Vedremo», avevo l'impressione che anche lei fosse incuriosita.

Sapevo che aveva già conosciuto quell'esperienza in passato, ma che da qualche tempo non faceva più parte delle sue abitudini. Lo stesso valeva per me.

Ne parlavamo, ci provocavamo, lasciavamo che quell'idea rimanesse sospesa tra noi. Non c'era fretta. Dovevamo soltanto capire quando sarebbe arrivato il momento giusto.

IL MOMENTO GIUSTO
Era da un po' che non ci vedevamo. Il nostro appuntamento settimanale era slittato per diversi motivi e l'attesa si era fatta sentire.

Ricordo ancora quando entrai in casa di Cappuccetto Rosso. Avevo una voglia incredibile di rivederla. L'attesa, invece di spegnere il desiderio, lo aveva alimentato. E probabilmente per lei era stato lo stesso.

Sapevo quanto le piacesse prepararsi ai nostri incontri. Scegliere cosa indossare, immaginare le mie reazioni, curare quei piccoli dettagli che facevano parte del nostro gioco.

E poi c'era il profumo. Quel particolare che lei amava tanto e che sapeva trasformare un semplice ricordo in una sensazione immediata.

Bastò ritrovarci vicini perché tutta quella distanza sembrasse scomparire. Cominciammo a baciarci con passione, con quella voglia di ritrovarci che ormai conoscevamo bene. I baci e la lingua erano sempre stati uno dei nostri punti di forza. A volte delicati, altre volte impazienti. Bastavano pochi istanti per capire quanto ci fossimo mancati.

Ci fermammo in salone, davanti a quel divano bianco che tante volte era stato il precursore delle nostre voglie. Era una specie di avamposto della camera da letto. Un posto in cui spesso ci lasciavamo trasportare dalla passione, anche nelle posizioni più scomode, senza preoccuparci troppo di quello che ci circondava.

Dopo esserci «assaggiati» su quel divano, decidemmo di spostarci in camera. Il letto era decisamente più comodo per i nostri giochi.

E lì, naturalmente, c'era anche lui. Lo specchio.

Lo sistemai in modo che potessimo guardarci entrambi. Era ormai un'abitudine e Cappuccetto Rosso sapeva perfettamente perché lo facevo.

Quella mattina l'intimità tra noi fu particolarmente intensa. Ci cercavamo con un'impazienza che raccontava bene i giorni trascorsi lontani.

Ricordo i suoi occhi, il modo in cui mi guardava e quelle espressioni del viso che avevo imparato a riconoscere. Quando era felice, quando voleva provocarmi, quando desiderava qualcosa senza necessariamente dovermelo chiedere.

Era uno dei risultati più belli della nostra complicità.

Le nostre lingue continuavano a provocare piacevoli sensazioni in tutto il corpo, a bagnare e lubrificare i nostri organi sessuali, fino a quando la presi: l'afferrai per i fianchi, le aprii le gambe e le infilai il cazzo duro (decisamente merito suo) tutto dentro la fica. Iniziai a sbatterla alternando ritmi lenti e veloci, intervallati da pause durante le quali osservavo il suo piacere mostrarsi sul volto e nel corpo.

Cappuccetto Rosso, quando godeva, inarcava sempre la schiena. Era un segnale riconoscibile del suo estremo piacere.

Il suo caldo orgasmo lo sentii bene addosso anch'io. Si era bagnata così tanto che una buona parte di quel piacere, scivolando lungo il suo culetto, finì per impregnare anche il lenzuolo. Senza che lo avessimo fatto apposta, tutto questo contribuì a lubrificare quel suo lato B tanto desiderato.

Senza dirle nulla e con piena disinvoltura, provai a far entrare il mio cazzo, ancora bello duro e voglioso, nel suo culo, ancora per me vergine.

Non tutto fu immediato. Ci furono dei momenti in cui dovemmo rallentare, osservarci e ritrovare la giusta sintonia.

Quella mattina, però, riuscimmo a condividere un'esperienza che fino ad allora era rimasta soprattutto nei nostri pensieri. E fu proprio allora che lo specchio assunse un significato ancora più particolare.

IL NOSTRO COMPLICE
Il cazzo, piano piano, si fece strada. Qualche smorfia di dolore misto a piacere comparve sul suo viso. Lei non mi disse mai: «Fermati». Sapevamo che era arrivato il momento giusto per provarci.

Cercai di procedere delicatamente e, dopo qualche minuto, riuscii a infilarle tutta la lunghezza dentro. La sentii gemere con grande piacere. Iniziai a muovermi delicatamente e a sentire che, piano piano, il suo culetto si allargava.
E lo specchio, vicino a noi, amplificava ogni sensazione. Ci guardavamo, ci cercavamo con gli occhi: a volte direttamente, altre volte attraverso il riflesso.

Io ero sopra di lei, con le mani che le sollevavano le gambe per favorire la penetrazione. Lei, eccitatissima, mi cercava con la lingua, voleva baciarmi e toccarmi, godendosi appieno quel momento. Non voleva che quel momento rimanesse fine a se stesso, ma che diventasse un'ulteriore esperienza di complicità, qualcosa di unico da condividere.

Andammo avanti per diverso tempo, alternando momenti di passione (baci, movimenti lenti, carezze e giochi sui capezzoli) ad altri in cui la passione lasciava spazio all'impulsività (sculacciate, movimenti più veloci del mio bacino, mani che l'afferravano in modo deciso).

Tutto questo ci portò a un'eccitazione talmente elevata che non potei fare altro che sentirla godere di nuovo, questa volta nel culo, con grande soddisfazione.

L'eccitazione era talmente intensa che non potei fare altro che uscire dal suo buco e donarle il mio nettare sul suo ventre (uno dei posti che a Cappuccetto Rosso piaceva in modo particolare).

Ci guardammo negli occhi, ci accasciammo sul letto, un po' stremati, e ci baciammo con molta, molta passione.

Fu un momento magico, vissuto fino in fondo, con il solo piacere di aggiungere un ulteriore tassello alla nostra complicità sessuale.

E il nostro amato specchio, silenzioso complice di quell'avventura, aveva fatto molto più che riflettere i nostri corpi: aveva amplificato ogni emozione, regalandoci il piacere di vivere lo stesso momento anche attraverso gli occhi dell'altro.
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