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Prime Esperienze

Quella casa nel bosco


di pomponio
06.04.2024    |    9.146    |    4 9.4
"La casa era praticamente disabitata, ci andavo di tanto in tanto con qualche coppia amica per un fine settimana in allegria, con la scopata libera senza il..."

L’estate appassisce silenziosa e l’autunno lascia scivolare la rugiada dalle foglie ingiallite, una stagione un po’ triste, specialmente quell’anno in cui diverse cose mi erano andate storte e il lavoro era stato tanto e pieno di contrattempi.
In quel fine settimana avevo deciso di non vedere nessuno e starmene per i cavoli miei magari lontano da tutti a riflettere in silenzio.
Decisi di disdire una cena con amici con la scusa della stanchezza e di andare in collina in una vecchia casa ereditata da una zia, in mezzo ad un boschetto un paio di chilometri fuori un piccolo paesino della provincia laziale, ai confini con la Toscana.
La casa era praticamente disabitata, ci andavo di tanto in tanto con qualche coppia amica per un fine settimana in allegria, con la scopata libera senza il timore di essere visti o con qualche compagno ben conosciuto, oppure durante le vacanze estive a godermi qualche giorno di frescura.
In origine era un vecchio casale che la zia aveva ristrutturato molto bene con molti particolari inglesi, sua madre era scozzese.
La casa è circondata dal verde, al piano terra c’è un grande salone con tre finestre ad arco e vetri polarizzati dai quali si può vedere l’esterno senza essere visti…almeno di giorno, la sera, con la luce accesa, bisogna chiudere le tende per avere tutta l’intimità necessaria.
Accanto al salone una cucina ed un bagno, al piano superiore tre camere ed altri due bagni, quasi un peccato lasciarla disabitata ma l’affetto che conservavo ancora per la vecchia zia mi impedisce di venderla e, in fondo, mi dispiacerebbe anche data la sua comodità in certi momenti.
Tutta la proprietà è affidata ad un custode che la mantiene sempre in “forma” con giardino curato e alberi potati in modo che non invadano il piccolo prato che ha di fronte.
Sono arrivato nel tardo pomeriggio, ho messo la macchina nel garage sotto la casa cercando di non lasciare traccia della mia presenza per non essere disturbato da nessuno, mi sono buttato sul divano davanti al caminetto e mi sono addormentato.
Quando mi sono svegliato erano ormai le sette di mattina, avevo finalmente fatto una bella dormita di quasi 12 ore senza interruzioni, naturalmente avevo spento il telefono appena arrivato e nessuno ha potuto rompermi le scatole.
Un bel caffè ci stava bene, non avevo neanche cenato e dovevo mettere urgentemente qualcosa nello stomaco. Mentre sorseggiavo il caffè, ho sentito aprire il cancello e, dal salone, ho guardato chi fosse senza essere visto…era un ragazzone con la tuta da lavoro che non mi sembrava di conoscere, ma aveva le chiavi quindi qualcuno autorizzato.
Guardando bene mi sembrò il figlio del custode che non vedevo da anni e si era fatto veramente un bel giovanotto. Un ragazzone sul metro e ottanta, fisico asciutto, capelli cortissimi ed il resto potevo solo immaginarlo dato che non eravamo vicinissimi.
Nonostante la stagione, il sole era ancora molto caldo e, ben presto, il ragazzo si è tolto la tuta rimanendo con i pantaloncini corti e a dorso nudo mentre tagliava l’erba del prato. Un bello spettacolo che mi stavo gustando sapendo di non essere visto e attento a non farmi scoprire, volevo “spiare” fin quando possibile.
Ammiravo la sua pelle lucida per il sudore mentre vuotava il sacco del tagliaerba in un bidone per fare il compost. Un bel corpo, muscoloso ma non troppo, gambe lunghe e ben tornite, tipo calciatore. I pantaloncini piuttosto larghi mi impedivano di vedere il pacco e la fantasia volava lontano con la speranza che fosse abbondante…che troia che sono.
La mia curiosità fu presto soddisfatta quando il ragazzo, pensando che non ci fosse nessuno, ha tirato fuori l’uccello per fare pipi proprio rivolto verso di me. Azz…quanta roba, un bell’attrezzo circondato da un abbondante peluria che a me piace tanto, lo teneva in mano quasi come per mostrarlo e guardandoselo, ha abbassato tutta la pelle che copriva il glande per pisciare comodamente. Una bella “testa di gatto” è uscita da quella pelle e, mentre se lo menava per sgocciolarlo, ho avuto un’erezione di quelle indescrivibili…doveva essere mio…!
Ho seguito tutte le sue mosse, attento a non farmi scoprire, fino all’ora di pranzo quando si è denudato per fare una doccia, ce n’è una esterna in giardino…un corpo da bronzo di Riace, in fondo la famiglia aveva origini calabresi. Due glutei che urlavano leccami leccami, due palle meravigliose ciondolavano tra l sue gambe e quell’uccello che, insaponandolo, aveva deciso di espandersi quel tanto che basta per immaginarlo duro di fronte a me.
Lasciando tutti gli attrezzi fuori ho intuito che sarebbe tornato nel pomeriggio e così è stato.
Nel frattempo avevo tirato fuori la macchina dal garage per far capire che ero arrivato e dovevo cercare un modo per fargli almeno un pompino e leccarlo a dovere.
Quando è arrivato sembrava in imbarazzo per la mia presenza ma, dopo averlo salutato molto calorosamente, gli ho detto che non c’era nessun problema, poteva continuare tranquillamente il suo lavoro, anzi, ho fatto un caffè da prendere insieme. Mi sono complimentato con lui per la sua crescita, ormai era diventato un uomo, io non lo vedevo da diversi anni ed ero rimasto a poco più della sua infanzia.
Proprio per questo i discorsi si sono fatti più “maiali”, gli ho chiesto se avesse una ragazza, in fondo un bel ragazzo come lui se ne sarebbe potute permettere parecchie e, sciogliendosi, mi ha raccontato qualche sua avventura…poi io sono passato a raccontare qualcuna delle mie avventure maiale senza trascurare che badavo poco al genere purché ci fosse piacere e nei suoi pantaloncini cresceva qualcosa. Intanto ha finito il suo lavoro e gli ho detto che poteva farsi una doccia in casa, più comoda e con l’acqua calda. Ha accettato di buon grado ed io, molto furbescamente, avevo tolto gli asciugamani con la speranza che me li chiedesse a fine doccia. Così è stato, un po’ titubante mi ha detto che non c’erano asciugamani e ho provveduto subito scusandomi. Ho aperto la porta del bagno e me lo sono trovato davanti nudo e crudo. Senza indugio non gli ho dato l’asciugamano ma ho cominciato ad asciugarlo io, da dietro, con calma e delicatezza, indugiando sulle chiappe, quando si è girato ho avuto un sussulto, il suo cazzo era in gran tiro, rivolto verso l’alto e duro come il marmo riccamente venoso e con quella testa bella grossa, lucida e umida pronta per l’uso.
Non abbiamo detto una parola, mi sono inginocchiato ed ho cominciato a succhiarlo senza che lui facesse nessuna mossa. Alzando, col suo favore, una gamba, ho infilato la lingua sotto le sue palle gustandomi i suoi gemiti mentre le assaporavo entrambe, l’ho girato e, questa volta, la lingua è finita tra le sue chiappe fino al buco del culo. Arcuava la schiena per favorire le mie leccate muovendosi leggermente per portarmi ai suoi punti più sensibili, un bel maiale anche lui…
Ci siamo spostati sul letto per essere più comodi, tutti e due eccitatissimi e vogliosi di goderci quel momento.
Mi sono spogliato anche io mentre gustavo tutta quella grazia di Dio e mentre lui gemeva con gli occhi chiusi, forse per non avere distrazioni e gustarsi a pieno quei lavori che gli stavo facendo.
Facevo scivolare il suo uccello fino in gola e lo ritraevo mentre continuava a fare una grande quantità di precum che gustavo avidamente e che favoriva, come lubrificante, ancor più l’ingresso e l’uscita della sua poderosa cappella dalla mia avida bocca.
Era giunto il momento di passare al sodo, con una mossa quasi felina mi sono seduto sul suo uccello ficcandolo tutto dentro, fino all’ultimo millimetro. Non ho urlato per non spaventarlo, il dolore non è stato indifferente ma seguito a ruota da un piacere intenso.
L’ho tenuto dentro, fermo, per qualche secondo, giusto il tempo di far sì che il piacere superasse il dolore e poi ho cominciato a pomparlo piano piano ricompensato dai suoi mugolii e dai suoi “dai, dai che mi fai impazzire di piacere”…
Non contento mi ha girato a pecorina per guidare lui il gioco, prima dolcemente e poi con più foga fino ad affondarlo tutto e farlo uscire tutto per rinfilarlo ancora in profondità, cosi per almeno una ventina di minuti facendomi venire la pelle d’oca e sudare di piacere. Non so se per lui fosse stata la prima volta, non gliel’ho chiesto, ma di certo ci sapeva fare, culo o fregna che fosse.
Ormai il piacere era al massimo e aspettavo solo che venisse…ma non tanto in fretta. Ad un certo punto si è fermato e gli ho chiesto cosa fosse successo, mi ha risposto che succedeva troppo, tanto che stava per venire. Non ci ho visto più e sono partito con un pompino col culo…tre pompate ed ho sentito tutto il suo sperma entrare di prepotenza dentro di me. Il suo fiato sul collo e le sue spinte hanno fatto venire anche me inondando la coperta del letto fino alla spalliera.
Mi sono steso e lui con me, sopra, restando dentro di me ma sentivo un rivolo di sperma uscire dal mio culo ed era il momento di andare in bagno ma ho aspettato che il suo uccello uscisse da solo dal mio buco trattenendo tutto dentro. Ne aveva fatta una grande quantità, non finiva mai di uscire e mi bruciava anche parecchio.
Intanto mi ha raggiunto in bagno ed abbiamo fatto la doccia insieme, appena finito, mi ha chiesto di asciugarlo ancora io e, con gran piacere, ho cominciato come la prima volta ed anche lui, come la prima volta, si è eccitato.
Saggiando con la mano quella cappellona dura e ancora vogliosa, ho ricominciato con la bocca, lavorando di lingua sul frenulo e sopra la cappella ma, questa volta, è arrivato prima del previsto…inondandomi tutta la faccia.
Era arrivato il momento che ognuno facesse la doccia e si asciugasse per conto proprio, ormai avevo bocca e culo in fiamme!
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