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Prime Esperienze

Regina e la scoperta del fuoco (parte 1)


di Membro VIP di Annunci69.it Vecna
10.01.2026    |    1.736    |    0 10.0
"Affrontai il gelo e la nebbiolina padana spingendo sui pedali della mia fedele due ruote come un pantani con l'accento di Alex Drastico..."
Regina la conobbi on line, un'era digitale fa. Parliamo davvero dell'inizio di tutto, dell'archeologia 2.0, quando capitava di chattare con un nick improbabile senza aver nemmeno visto una foto.

Non vivevo a Roma, in quegli anni, ma nel profondo nord. E quella signora, più grande di me, per un paio di settimane fu il mio sogno erotico. Regina era una 45enne simpatica, intelligente, e che non si sottraeva al sexting, anche se non esisteva nemmeno una parola per indicare un dialogo sessualmente esplicito. Io, quasi 25 anni piú giovane, continuavo a domandarmi se non fosse tutta una burla e se alla fine non avrei scoperto di aver chattato per settimane con il simpatico panzone dell'edicola sotto casa. Se oggi il virtuale è pieno di fake, oggi i fake sono anche più sgamabili. All'epoca il virtuale era davvero tale, non si era sovrapposto alla vita reale, e il nostro approccio di transizione era molto ingenuo, quasi innocente. Un candore che di lì a poco sarebbe stato spazzato via dalla cruda realtà.

Era da poco comparso - e nei siti, nelle chat e nei forum di quel tipo aveva avuto subito fortuna - uno straordinario programma (non si chiamavano ancora applicazioni) che ti permetteva di chattare, scambiare immagini e, se avevi una cam, di videochattare. Un grande ritrovato della tecnologia, che stava rivoluzionando il modo di comunicare e - non lo sapevamo ancora - di scopare.

Quando il dialogo passò su questo straordinario supporto (sempre sia lodato!) Regina mi disse che non aveva foto digitali sul pc. Quella del profilo riffigurava una papera. Non scherzo. Una papera gialla stilizzata. Ma aggiunse subito che se volevo un riscontro potevamo vederci in cam, fuori dall'orario di lavoro. Fu l'ennesimo elemento di frustrazione e l'ennesima leva di eccitazione. Fino a quella videochiamata avrei continuato ad arraparmi per una papera gialla.

Nei giorni successivi questa videochiamata non si materializzava mai. E quindi una sera, ormai passata la mezzanotte, decisi di far partire la videochiamata senza concordarlo.

Miracolosamente accettó!

Sentii un brivido, che attraversò la colonna vertebrale come una scossa e, volteggiano in mezzo alle mie natiche, mi raggiungeva prepotente dritto in mezzo alle gambe. Al tempo dovevi aspettare anche dei bei secondi prima di vedere l'immagine pixellata del tuo sogno erotico. La sua vera immagine.

Era l'alba dell'erotico-digitale e tutto aveva una sapore nuovo. Pionieristico.

Alla fine apparve. Grande sorriso, enorme chioma nera a fungo, ricci che sobbalzavano mentre rideva in modo accattivante. Un sorriso familiare.

No, non era il grasso edicolante. Ma la conoscevo. Magia della provincia italiana. Piccola città, bastardo posto, dove anche da forestiero alla fine conosci tutti.

Era la milf del bar latteria - quanto mi mancano i bar latteria... - in cui spesso passavo la mia pausa pranzo, in centro. Milf era un termine appena entrato nel nostro vocabolario e questo acronimo del porno restituiva dignità a una categoria che fino a quel tempo era stata declassata, identificata con l'orrendo lemma "tardona". Regina era tutt'altro che una tardona. Era una bellissima 45enne. Fragorosa, rumorosa. Emilianissima. Alta, in carne, mani curatissime, capelli neri vivi e ricci, carnagione leggermente olivastra, seni generosi e un culo che si faceva notare nella sua imponente armoniosità, mentre volteggiava tra la cassa e il bancone. Sempre in ordine, sempre truccata. Sempre sorridente.

Sempre, fottutamente, sexy.

Il forte accento, complice l'immaginario felliniano, mi arrapava ulteriormente.

Quella scossa di cui sopra per un attimo si dissolse in terrore. Ero attonito. Lei continuava a ridere, mi aveva riconosciuto. Si scuoteva il viso tenendolo tra le mani. Rideva ancora.

Io, paralizzato. Un sorriso inebetito stampato in faccia. Zero ironia.

Non ricordo esattamente perché ma, sebbene ci vedessimo in video, non ci sentivamo. Scrivevamo in chat.

Scrissi un modesto: "wow, che sorpresa... non me lo aspettavo proprio... ti conosco!".

Lei rispose: "dalla faccia che fai si direbbe che sei deluso, sai? Oppure sei semplicemente imbarazzato? Qui quella rossa dalla vergogna dovrei essere io".

Ero davvero imbarazzato. Fino al giorno prima le avevo scritto le mie lunghe fantasie, sconce e libere da qualsiasi giudizio, dopo che lei aveva descritto il suo corpo, le sue misure, le sue mise notturne, e mi aveva invitato a raccontarle come le avrei dismesse, quelle mise, per poi occuparmi del suo corpo. Le avevo prospettato un lungo massaggio, descrivendo ogni fase di un lento rituale.

Ero nella mia fase di passaggio dalla sessualità giovanile muscolare a quella adulta, più cerebrale. Meno onanistica, più protesa al piacere altrui.

Rotto il ghiaccio, passato lo shock, realizzai il momento. Il mio sogno erotico virtuale era il mio sogno erotico della pausa pranzo. Che botta di culo!!!

Potevo capitalizzare...

Ripresi a flirtare partendo dal promesso massaggio a lume di candela. Le confessai che da mesi passavo le pause pranzo a immaginarla nuda dopo che ero stato io a spogliarla. Rise, rise in modo entusiasta. E aggiunse: "e perché a malapena mi parlavi, se era così? Cioè io ti chiamo occhi belli e ti faccio sempre sorrisi smaglianti, da due o tre mesi lancio frecciatine, e tu nemmeno mi chiedi il numero di telefono?".

Era vero. Avevo già raggiunto un'autostima al limite dell'arroganza con le mie coetanee, ma ero ancora un salame quando si trattava di approcciare un milfone come lei. Un salame vero e proprio. E le milfone in quel periodo erano il mio vero target, ironia degli ormoni.

Mentre leggevo la sua risposta, immerso in un sentimento misto tra un vaffanculo a me stesso e un'estasi dell'ego, iniziai ad avere una potentissima erezione. E, ormai rientrato nel gioco, ammisi l'erezione e le scrissi: "così mi uccidi. Adesso o ci vediamo e vengo da te o devo salutarti per andare a fare una doccia. Il mio compagno di viaggio qui sotto è commosso ed ha bisogno di tante tante carezze".

Rise. Un sorriso luminoso e carico di desiderio, la lingua incastrara in quella dentatura bianca e larga. Mentre rifletteva, mordeva le labbra, pizzicandole con l'unghia del pollice laccata di rosso.

Si era raccolta sulla poltrona portando le gambe a sé. Maglione a collo largo, che faceva venir voglia di metterci le mani dentro, leggins. I seni che si incastravano morbidi in quella posa rannicchiata.

Io, come dicevo, ero preso da un'erezione che partiva dalla nuca, nuca che continuavo a sfregare, arrapatissimo.

Dopo secondi di sguardi, ammiccamenti e sorrisi, mi scrisse l'indirizzo e mi diede le indicazioni (non so se vi ricordate la vita prima di google maps... ma si faceva così: superi il distributore e svolti sulla seconda a destra, dritto fino alla rotonda, svolti di nuovo a destra etc...). La fortuna volle che non vivessimo nemmeno troppo lontani. Mi muovevo pur sempre su due ruote.

Io - forse non ci crederete car* libertin* - ancora adesso a pensarci mi sento addosso quella gioia elettrica e post-adolescenziale che pervade il corpo, mentre mi faccio la doccia, mi lavo i denti 12 volte e mi vesto. Frenetico. Nevrotico. Con le mutande fresche di stendino ma di nuovo bagnate. Vorrei poter fare un viaggio nel passato solo per dare un abbraccio a quel terrunciello arrapato.

Affrontai il gelo e la nebbiolina padana spingendo sui pedali della mia fedele due ruote come un pantani con l'accento di Alex Drastico. Ero il Kevin Bacon della bassa. Arrivai in quella villetta poco fuori dal centro in un baleno, esageratamente sudato e accaldato.

Un vero coglione nel pieno dei suoi anni...

Era una zona piuttosto isolata, una strada circondata dai campi e illuminata dalla flebile luce di una di quelle lampade che indicano gli ingressi delle villette. Evidentemente lei era lì in attesa da un po'. Mentre la chiamavo al cellulare, sentii il cancello che scattava e alzando gli occhi la intravidi comparire a una finestra che dava sul parcheggio, sorridente.

Entrai dal retro, come mi aveva indicato. E me la trovai di fronte, a piedi nudi, vestita solo di quel lungo maglione che avevo apprezzato poco prima in cam e che le solcava appena le natiche, lasciando intravedere le mutandine nere. Mi strinse il viso tra le mani allungandosi, e mi bació, mentre le mie mani la cingevano ai fianchi e i nostri corpi si incontravano per la prima volta. Un bacio umido e caldo, un bacio di labbra che si avvitano in altre labbra, evasivo e lento. Il massimo che si può chiedere dopo una sudata al gelo.

Mi prese per mano dopo aver detto, perentoria: "sei un cucciolo bagnato e infreddolito, ti serve una doccia bollente. Ci pensa Regina a te".

Aggiunse: "tu non muovi un dito fin quando non te lo dico io, e solo una volta finita la doccia io non muovo un dito fin quando non me lo dici tè, ok?".

Due minuti dopo essere entrato in casa sua, due minuti passati a baciarci in modo quasi feroce, mentre la cingo da dietro e le mordo il collo, due minuti passati a palparla mentre lei mi intimava l'alt, ero nudo in una doccia. Si fece seria e ripetè sempre più decisa: "non stavo scherzando mica, non devi muovere un dito! Da adesso fin quando non esci dalla doccia, fai quello che dico io".

Avevo un ordine della Regina. E, dopo i primi gesti di insubordinazione giovanile, le ubbidivo.

La guardai estasiato mentre si sfilava le mutandine e si toglieva il maglione. La lana grigia lasciava il suo corpo per liberare quei seni grandi che si stiravano in una sinuosissima goccia. Generosi.

Mi venne incontro, allungó le mani e prese le mie per portarle sulle pareti laterali della doccia - una di quelle docce a piatto lungo con tre pareti, incassate nel muro - e iniziò a inondarmi di acqua bollente e a insaponarmi. In modo quasi materno. Baciandomi il collo, il petto, i capezzoli. Accarezzando la schiena e i glutei.

Passarono così lunghissimi minuti in cui continuó a girarmi attorno, spingendo i suoi seni su di me, incastrandosi al mio corpo, per poi ritrarsi, sfiorando appena il mio glande con il ventre, ancheggiando sul mio pube per poi tornare sulla mia schiena e leccarla da capo a fondo, mentre mi stringeva il petto e i suoi seni - che prima si concedevano al mio di dietro - si negavano con malizia. Lunghe pause, sfioramenti. Il suo corpo ancora sul mio.

La sua lingua si occupava delle mie labbra obbligate all'immobilismo, mentre mi sfiorava l'inguine e mi lanciava vampate d'acqua calda sù per il culo.

Una splendida, sofferta, danza.

Dopo una lunga agonia - mentre me ne stavo aggrappato ai bordi delle mattonelle, sempre più insofferente agli ordini ma inebriato da questa esperienza acquatica e tattile - Regina si fece più famelica, inizió a mordermi. A graffiare. Scese con le mani e iniziò a insaponare il mio compagno di viaggio, ormai sull'attenti e agli ordini della Regina. Prese a masturbarmi vigorosamente, mordendomi dal collo al petto. Mani sapienti intente a detergermi e a prendersi cura del mio piacere.

Quando le mie resistenze erano giunte al limite, finalmente, si inginocchiò e me lo prese in bocca - non prima di aver prolungato l'attesa baciandolo, mordendolo e leccandolo per qualche secondo di ulteriori gradevolissimi patimenti - ripagandomi di tanta pazienza.

Le su unghie sfioravano il mio ventre mentre con l'altra mano mi stimolava il retto, appassionatamente intenta a inghiottire. Dritto in gola. Poi di nuovo a sbattermelo con le sue belle mani, giù sullo scroto con la lingua, inghiottendo a quel punto ciò che non toccava.

Dopo minuti di prodezze gutturali, allargó le mie gambe, si voltó, scivolò dietro di me e iniziò un violento rimming - esperienza nuova e sorprendente per me - spingendomi a sé dai fianchi. Ormai chino sulla parete e gemente, mi trovai la sua lingua dritta su per il culo e le mani intente a masturbarmi con grande vigore. All'unisono. Venni di lì a poco, dopo aver passato interminabili secondi a chiederle inutilmente di smettere, a dirle che non riuscivo a resistere. La implorai: "fammi venire in bocca". Ma senza essere ascoltato.

Mentre ancora ansimavo di piacere, ormai esploso in una liberatoria eiaculazione, si sollevó e mi abbracció da dietro, baciandomi la schiena e premendo quelle morbidissime tette su di me, continuando a stimolarmi. Diventando dolcissima.

Un abbraccio immerso nel vapore. Io, piegato dal piacere, quasi inginocchiato, mi voltai e mi aggrappai a quelle grandi tette penzolanti, spalmandomi in mezzo a loro e spingendola sul muro. Appagato e libero di strapazzarla un pó.

Infilai le mani nella sua chioma ispida e voluminosa. Ci baciammo a lungo, in quell'abbraccio vaporoso, mentre le mie mani potevano finalmente palpare quel bel culo emiliano, strizzare quei grossi capezzoli turgidi e con la coroncina arricciata, larga come una tazzina da caffè.

Decisi, per restituirle il favore, che avrei soddisfatto il mio desiderio tattile senza mai arrivare troppo dentro le sue gambe. Adesso quella vulnerabile e vogliosa era lei. E iniziava a contorcersi, aggrappata alle mie cosce, a tirarsi sù spingendo il suo pube liscio verso di me.

Quando capí a che gioco stavo giocando, disse, chinata sulla mia spalla e ormai consegnata al mio volere: "adesso mi sa che puoi farmi quel massaggio che hai promesso".

Io risposi: "è quindi da adesso quella che non può muovere un dito sei tu, Regina. Ed io sono il tuo Re".

Continua...
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