Prime Esperienze
Un sigaro di notte
AtipicaMente
27.11.2023 |
220 |
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"Cercavano, esploravano, mangiavano, si fondevano mirabilmente sotto il mio sguardo attento ed eccitato..."
Odiavo quel trasferimento, lo maledivo quasi ogni giorno.Mi chiedevo cosa ci facessi in quel paesotto e come mi fosse venuto in mente di lasciare la mia città, casa mia, per andare lì.
Sapevo di averlo fatto per lei, lei che poi era cambiata e tutto sembrava così freddo, così freddo da rimettere in gioco quella scelta.
Le giornate passavano lente, nessuno da incontrare o con cui fare qualcosa. Qualcuno direbbe che fossi depresso e magari lo ero davvero, senza forze e senza entusiasmo, perso in un tempo troppo lungo e vuoto.
Avevo iniziato a coccolare piccoli vizi, eppure non riuscivo a trovare una mia dimensione, qualcosa che fosse allo stesso tempo rilassante ed eccitante, come piace a me.
La sera iniziai ad avere un rito: balcone, sigaro, musica nelle orecchie. L'aria di primavera era già tiepida e stare in casa era soffocante. Mi sembrava l'idea perfetta.
Non che il balcone avesse chissà quale vista. Una strada poco illuminata che affacciava su una piazzetta sempre vuota, con un asilo in costruzione che sarebbe terminato anni dopo, erbacce, gatti randagi e poco altro.
Era un quartiere quasi isolato, tanto che la sera si riunivano auto di ragazzi a fumare e chiacchierare, certi che lì non passasse neppure la polizia.
Le mie sere diventarono quasi notti.
Li guardavo divertirsi e prendersi in giro fino a tardi, mi interrogavo sulle loro vite e passioni, origliavo la loro musica tra una boccata e l'altra del sigaro.
Spesso mi chiedevo se potessero vedermi lì al primo piano, ma sembravo invisibile o, più probabilmente, a loro non interessava la mia presenza.
Alcune auto erano lì tutte le sere, altre cambiavano con frequenza e magari tornavano giorni dopo. Ormai avevo imparato quasi a riconoscerle.
I giorni passavano e la noia aumentava, era quasi estate e lo si poteva notare dalle zanzare che arrivavano a sciami dal cantiere e dai vestiti sempre più succinti che potevo osservare nel mio rito quotidiano.
Ma una notte il caso o forse la volontà di qualcuno decise di mescolare le carte.
Un'auto bianca, l'avevo vista altre volte, sapevo perfino chi ci fosse dentro, era parcheggiata proprio di fronte al mio balcone e attirò la mia attenzione. "The great gig in the sky". La colsi subito. Non mi sarei mai aspettato una canzone simile tra mille note neomelodiche e qualche tocco di trap e latinoamericano.
Lei cantava
Io fumai ancora più profondamente per assaporare meglio quel momento inatteso. Una ragazza che canta quella canzone e che sfida quei vocalizzi è già una ragazza speciale.
Conoscevo i suoi lunghi ricci scuri, li avevo già visti diverse volte. Non conoscevo la sua voce, a quella distanza mi sembrava bellissima.
La luce interna era accesa e, finita la canzone, i due iniziarono a baciarsi. Il sottofondo dei Pink Floyd era ancora percepibile ma ora lei non cantava più. Le labbra e le mani di entrambi erano impegnate in altro.
Cercavano, esploravano, mangiavano, si fondevano mirabilmente sotto il mio sguardo attento ed eccitato.
La posizione dell'auto non era perfetta ma la luce interna mi permetteva di scorgere tutto. I pochi vestiti iniziarono a volare via e potevo osservarla pur non scorgendo i dettagli del suo intimo mentre si lasciava frugare dal suo partner.
Ero immobile, la mia bocca abbracciava il sigaro mentre la mia mano coccolava il mio cazzo duro che premeva contro i pantaloncini.
Non sapevo se sperare che mi vedessero e continuassero o restare invisibile, parte dell'arredo urbano, mimetizzato tra i balconi dei palazzi intorno alla piazza.
Fui sorpreso quando vidi le luci posteriori accendersi e sentii il motore avviarsi. Lei era quasi nuda, come avrebbero fatto ad andare via così?
L'auto non si spostò di molto, semplicemente si mise parallela al mio balcone, con lo sportello del passeggero rivolto verso di me. Assurdo, pensai, sembrava fatto apposta.
O forse era fatto davvero di proposito perché lei, dopo qualche secondo, si inginocchiò sul sedile volgendo il culo verso di me, all'altezza del finestrino, mentre i ricci scuri salivano e scendevano in un movimento inequivocabile.
Non potevo vedere il viso del suo compagno ma lo immaginavo godere.
Lei si muoveva piano, mentre lui posava la mano sulla sua testa senza forzare il movimento, solo per farle sentire ancora meglio quanto stesse godendo.
Quel culo era semplicemente un'opera d'arte, solcato appena da qualcosa di scuro che, probabilmente, sarà stato un perizoma sgualcito dalla foga di mani vogliose che lo avevano frugato poco prima.
Il mio cazzo scelse di uscire dai pantaloncini, superando ogni barriera posta dalla corteccia cerebrale e dal controllo degli impulsi. Svettava duro e ardente di desiderio, pur conscio che non avessero mai volto lo sguardo verso di me o di lui.
Il ritmo di quel meraviglioso pompino aumentava, mentre avevo l'impressione ma non la certezza che lui la stesse masturbando.
Sentivo i mugolii di entrambi, seppur sfumati dalla distanza e dalla musica, godevano a poca distanza da uno spettatore pienamente coinvolto dal loro piacere, come se intorno non ci fosse null'altro.
Capii che il loro orgasmo fosse vicino dall'aumentare del ritmo della testa e dei gemiti e decisi che anche io meritavo un orgasmo.
Lei venne prima di lui, o almeno i suoi gemiti si fecero così forti da lasciarlo intendere, io esplosi poco dopo, senza curarmi di dove andassero gli schizzi. Lui godette nella bocca di lei, che non si staccò neppure un attimo, nemmeno dopo aver ricevuto quel nettare caldo.
Si ricomposero piano, io fumavo ancora.
Un sorso d'acqua, un'occhiata allo specchietto dell'aletta parasole per controllare di essere a posto.
Un saluto ed un ciao, accompagnati da un sorriso, rivolti nella mia direzione.
Non li ho mai più visti.
Ma da quel giorno quella strada non mi sembra più così dannatamente brutta.
"non ho paura di morire, potrà essere in ogni momento, non mi dispiace.
Perché dovrei aver paura di morire?
Non c’è nessuna ragione per averla, devi andartene un giorno…"
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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